Questa non è un'epoca per vecchi: nell'orgia di giovanilismo che contraddistingue i nostri giorni, donne e uomini anziani sono esposti a una sorta di rottamazione che nasce da un ingiustificato astio verso rughe e capelli bianchi, accompagnato da una ancora più ingiustificata esultanza per la giovinezza, della quale poco ci manca che si torni a cantarla «primavera di bellezza». Se poi la vecchiaia è una stagione della vita, una condizione del vivente che è lí per chiunque la raggiunga, che senso ha, ci chiediamo, parlare specificamente di vecchiaia delle donne? Non esiste una differenza delle qualità delle donne e degli uomini di tipo naturale, essenziale, oggettivo, genetico; esistono invece pregiudizi maturati nel tempo. Sulla vecchiaia delle donne pesano eredità di comportamento e «vestigia di gender», tra le quali sicuramente quella della sterilità, del venir meno della capacità di procreare che colpisce le donne diversi anni prima degli uomini.
Francesca Rigotti (Milano, 6 febbraio 1951) è una filosofa e saggista italiana. Dopo aver ricevuto borse di studio presso l'Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli e la Fondazione Feltrinelli di Milano, ha conseguito il dottorato in Scienze Sociali all'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze) nel 1984. Trasferitasi a Göttingen, è stata assistente alla cattedra di Teoria Politica di Walter Euchner dell'Università di Göttingen e ha conseguito la libera docenza (Habilitation) in Scienze politiche nel 1991. Dal 1991 al 1996 ha ricevuto un “Heisenberg-Stipendium” della DFG (Società tedesca della ricerca), grazie al quale ha potuto godere di un periodo di fellowship all'Università di Princeton e dal 1996 insegna come docente a contratto alla Facoltà di scienze della Comunicazione dell'Università della Svizzera italiana.
pag. 61 _______________________________ La situazione non migliora neanche con il cristianesimo, a iniziare dalle parole di Paolo che nella lettera a Tito (Tt 2,3-5) esorta le donne anziane ovviamente a «essere sottomesse ai loro mariti», ma anche a non darsi troppo al vino (la vecchia ubriaca è un topos dell'arte figurativa dell'antichità). Il pensiero cristiano non ebbe particolare interesse per la realtà concreta della vecchiaia: il vecchio in genere «servirà da immagine ripugnante a dimostrazione della decrepitezza della creazione e della vanità del mondo terrestre», mentre alle donne vecchie, sottomesse in caso di vedovanza ai figli maschi dal diritto feudale, verranno riservati i soliti appelli alla discrezione, alla ragionevolezza e alla rassegnazione, laddove l'arte religiosa tenderà ad assimilarle alle forze malefiche. …
pag. 105 _______________________________ Ci servono donne vecchie che si occupino di politica ai vertici, ma quando la posta in gioco è alta si preferiscono loro imprenditori miliardari razzisti, sessisti e incompetenti. ___________________________________ FROM BOOK:Buio (Francesca Rigotti)