Alex ha trentaquattro anni e sta per tornare in Italia. Dalla sua casa ad Amsterdam guarda una vecchia foto che lo ritrae adolescente insieme ai quattro amici che allora rappresentavano tutto il suo mondo. Gli stessi che ha abbandonato da un giorno all’altro senza una spiegazione, quindici anni prima. Lui, Melzi, Eva, Torquemada e Rodolfo erano indissolubili, fragili e bellissimi, esseri unici e uniti come alieni precipitati su un pianeta sconosciuto a cui non volevano, non sapevano conformarsi. Poi, qualcosa si è rotto. Ora che Alex sta per affrontare il passo più importante della sua vita, prima di chiudere i conti con quel passato e con la causa della sua fuga, ha bisogno di rivederli perché sente di dover confessare loro la verità. Una verità che lo ha portato ad un punto di non ritorno oltre il quale, di Alex, non resterà più nulla. Per Eva, Alex è stato il grande amore, per Rodolfo il rivale-amico che aveva rubato il cuore della ragazza di cui era innamorato, per Melzi un dio messo su un piedistallo, per Torquemada un enigma da risolvere. Nessuno è mai riuscito a superare il dolore di quell’abbandono che ha alterato il corso delle loro vite. Per questo, nonostante tutto, decidono di accettare l’invito di Alex a trascorrere tre giorni nella sua casa in campagna – meta e rifugio di tanti momenti passati insieme. Ma quando vi arriveranno, la rivelazione che li attende sarà infinitamente più scioccante di quanto avessero mai potuto immaginare. Sarà solo l’inizio di un weekend fatto di verità e confessioni, pianti e risate. Al loro risveglio, il lunedì mattina, nulla sarà più lo stesso.
Un romanzo appassionato sulla forza dell’amicizia oltre il tempo e le metamorfosi, sul dolore e la meraviglia del diventare adulti, e sulla possibilità di essere, anche solo per un giorno, gli eroi della propria vita.
La storia che qui si racconta è interessante, toccante, affascinante, attuale. Ha aspetti delicati, struggenti.
È una storia di inquietudine e diversità. Un genere di diversità che, in un paese a forte imprinting cattolico come il nostro, diventato sempre più chiuso e intollerante, è difficilmente accettata. La regola vincente è appiattire, schiacciare, livellare ogni forma di diversità, maggiormente quella qui raccontata.
Tim Curry nella parte di Dr. Frank-N-Furter in “The Rocky Horror Picture Show”, 1975.
Intorno a questo nucleo si parla molto d’amicizia e amore, di fuga e ritorno, di sogni e speranze, di tradimento e delusione.
I cinque amici si definiscono alieni, il loro piccolo gruppo ha questo nome, gli Alieni: un sentimento di distanza dal mondo, inteso come un complesso di regole alle quali si sentono incapaci di adattarsi. A diciotto anni.
Reunion del cast 40 anni dopo il film, 2015: Tim Curry, Barry Bostwick, Susan Sarandon, Meatloaf e Patricia Quinn. I miei complimenti a tutti, in modo particolare a Susan Sarandon, magnifica attrice che ha fatto un patto con dio o col diavolo, non invecchia, che nel film era brava, sexy e sorprendente cantante.
Poi, invece, quindici anni dopo, quando si rincontrano per un weekend, l’ultimo del loro leader in pectore, l’impressione è che quelle regole le abbiano accettate perfino troppo. Chi più chi meno.
Tranne Alex, l’alieno più alieno, colui che finisce e ricomincia, scompare e si trasforma.
Un altro momento di questo intramontabile film.
Mi rendo conto che per evitare spoiler, mi tengo talmente nel vago da risultare confuso. In effetti, la rivelazione che Alex vuole annunciare ai suoi vecchi amici è esplicitata verso la metà del romanzo, o poco dopo – ma la si intuisce piuttosto presto. Tuttavia sarebbe un peccato anticiparla.
Peccato la scrittura non sorregga proprio il racconto.
Ogni volta che un gruppo di amici si rincontra molti anni dopo, ogni volta che si tratta di una reunion di vecchi amici, il pensiero corre automatico al capostipite del genere: “The Big Chill – Il grande freddo”, di Lawrence Kasdan, 1983.
Non lo avrei mai detto, un po' per un velo di antipatia che provo verso il Silvio Muccino attore, ma questo romanzo mi ha davvero segnato. Colpito dalla trama, mi son messo con parecchie remore a leggerlo e mi è scorso con una leggerezza malinconica imprevista, lasciandomi sospeso nei miei pensieri da neo trentenne nostalgico. Cinque amici che si ritrovano, anime affini, aliene al mondo che li circondava, separate dalla fuga del loro faro, del loro fulcro, che a distanza di 15 anni torna per rivelare a loro qualcosa che li cambierà per sempre. Mi duole dirlo, per l'antipatia di cui sopra.. ma davvero una splendida storia, scritta benissimo e coinvolgente, che lascia un solco sul cuore di chi ancora, a volte, si guarda indietro con malinconia.
Potrete mandarmi a fanculo, perdonarmi, capirmi o odiarmi se volete. Certo potreste anche non venire a questo appuntamento, ma vi perdereste la scena madre più sensazionale della nostra storia. Scusatemi se non so essere più chiaro di così. Forse basta dire: ho bisogno di voi, miei meravigliosi Alieni.
Il 2018 è agli sgoccioli e io ho avuto il piacere di avvicinarmi alla sua fine con una delle più belle letture fatte durante il suo corso. Quando eravamo eroi non mi ha solo commosso e colpito, mi ha proprio stupita. Ammetto che ero un pochino scettica e invece posso assicurare chiunque in questo momento stia lì lì per comprarlo che farà un ottimo acquisto.
Alex ha 34 anni e a breve non ci sarà più. Ma non può andarsene così, non può chiudere la sua vita senza prima rivedere loro, gli Alieni. Eva, Rodolfo, Melzi e Torquemada, i suoi amici, i suoi Alieni, la famiglia con cui ha passato l'adolescenza. Fino a 15 anni prima, poi qualcosa si è rotto e le loro strade si sono divise. Ora, prima del grande gesto, ha bisogno di rivederli, di spiegarsi, di far capire loro le sue scelte. Organizza così tre giorni nella sua vecchia casa, tre giorni tra le sue vecchie cose, i loro ricordi, le loro scritte. Saranno tre giorni difficili e intensi, tre giorni in cui si confesseranno, si dichiareranno, urleranno, piangeranno, impareranno a volersi bene di nuovo e in modo diverso.
@pixabay Quanta nostalgia c'è in questo libro! E quanto cuore! Ecco, questo è un libro che parla di cuori. Del loro battito, dell'amore che li fa battere ma anche dell'odio e della delusione, dell'invidia e dell'amicizia che si annidano in loro. Sembra quasi sentirlo il battito durante tutta la lettura. Farsi veloce veloce all'arrivo di quelle mail spedite da un amico sparito nel nulla 15 anni prima, poi di nuovo quando ci si ritrova tutti insieme; e quindi rallentare quando si capisce, quando si viene a patti con quello che la vita ci dà. Già dalle prime pagine Silvio Muccino ci regala una squadra di protagonisti così intensi e particolari da lasciare quasi spiazzati. E li vediamo subito, riusciamo immediatamente a vederli davanti a noi, nelle loro caratteristiche ma soprattutto nelle loro fragilità: Eva che da quel giorno di 15 anni prima quasi non si è mossa e va avanti solo a psicofarmaci; Rodolfo che continua a macerarsi nell'invidia e nel senso di inferiorità; Melzi che è nella sua corporatura trova una prigione per l'anima, rinchiusa e piegata sotto il volere altrui; e Torquemada, lo spirito libero del gruppo, che non si è allontanato dai 20 anni.
@pixabay È un libro che parla anche di paure. La paura di quello che si sta per fare, la paura di cambiare, di essere stati una bugia e di esserlo ancora. Ma c'è anche la paura di crescere, di diventare quegli adulti che tutti pensano che siate, di lasciarsi alle spalle le estati insieme, le giornate a scuola, le avventure, i litigi, di quando si era giovani e potenzialmente chiunque. C'è nostalgia in questo libro, ci si guarda indietro alla ricerca di quello che si è stati, alla ricerca di quei ragazzini che si sentivano onnipotenti. Il ritorno di Alex rappresenta il punto di rottura ma anche di consapevolezza, è per loro il momento per guardare chi sono diventati, cosa sono diventati, per mettersi in discussione e decidere finalmente cosa fare della loro vita. E questo fa paura, deve fare paura, altrimenti non sarebbe così bello e così brutto al contempo, così tutto!
Muccino è stato bravo, bravissimo, a darci questa vagonata di sentimenti che ci sommergono, ci danno quasi alla testa. Ameremo Alex per la sua fragilità, odieremo Rodolfo per la sua invidia, sproneremo Melzi perchè mandi a quel paese la moglie-padrona, piangeremo insieme ad Eva per il suo amore smozzicato. E spereremo che gli Alieni, questi amici rotti e aggiustati alla bell'e meglio, continuino a cercarsi e a ritrovarsi, ad accompagnarsi nella scalata e ad un appuntamento che darà un taglio netto alla propria vita.
Lo dico subito: non sono mai stata una fan di Silvio Muccino, non ero una di quelle che correvano al cinema per vederlo, anzi. Confesso di non aver mai visto un suo film. Diciamo che abbiamo vissuto ignorandoci, serenamente. Adesso che ho letto "Quando eravamo eroi" posso affermare di non sapere se Silvio Muccino sia o meno un bravo attore, ma di sicuro è un ottimo scrittore, e spero che questo sia solo il primo romanzo di una lunga serie.
Parlarvi di "Quando eravamo eroi" non è semplice perché è talmente denso di emozioni che in certi passaggi si fa perfino fatica a leggerlo. Si viene del tutto travolti dalle parole di Muccino, soprattutto dai suoi personaggi: Alex, Melzi, Eva, Torquemada e Rodolfo, questi amici che si sono soprannominati gli Alieni, hanno unito le loro fragilità quando erano adolescenti e non erano ancora riusciti a trovare il loro posto nel mondo. Quel gruppo era diventato il loro posto, con dinamiche chiare fin dal principio: il perno, il punto di vista, l'unica, l'ultimo, l'altro.
Ognuno ha sempre rispettato il suo ruolo, recitando il suo copione, anche quando avrebbe avuto bisogno di buttare via quelle pagine e scrivere una nuova storia. Si sono lasciati consumare dagli anni, gli Alieni, quando il loro perno ha deciso di abbandonarli. Hanno girato a vuoto, hanno accampato scuse, hanno puntato il dito dalla parte sbagliata, hanno preferito accusare piuttosto che chiedere, recriminare invece di capire (e capirsi).
E adesso che Alex li ha rimessi insieme, dopo 15 anni, ogni castello di carte è destinato a cadere. Alex li ha condizionati da sempre, con il suo amore, con i suoi occhi limpidi, con il suo silenzio, con il suo sorriso che non ha mai chiesto nulla in cambio. Loro hanno donato ma soprattutto preso, e ora lui gli sta chiedendo una delle cose più difficili che gli esseri umani possano fare: comprendere. "Comprendere" etimologicamente significa "prendere insieme" e mi piace pensare che Alex abbia domandato proprio questo agli Alieni, di prendere insieme una nuova strada, di prendere insieme una nuova consapevolezza.
"Un gruppo di freak meravigliosamente sballati, irrisolti, insicuri, infelici e destabilizzati", li definisce Nina. L'ho invidiata perché ha potuto passare del tempo in loro compagnia, mentre a me ne è stato concesso troppo poco. Invidia a parte, mi è piaciuta Nina, con la sua libertà così ingombrante, con i suoi "non me ne frega" che secondo me nascondono un sacco di roba dentro. Spero che Torquemada ci possa scrivere un libro, non si sa mai.
Gli Alieni sono un gruppo di cinque amici che si conoscono alle superiori e poi si allontanano quando Alex, il perno del gruppo, scappa da tutti senza spiegare il perché. Da quel momento la vita di tutti e quattro, senza Alex, cambia e anche loro si perdono di vista andando avanti con l'età. Questo fino a quando un giorno ricevono una mail da parte di Alex, che chiede a tutti di unirsi per un'ultima volta alla casa in montagna. Cosa succederà? Ammetto che non avrei mai letto questo libro se non fossi stata 'costretta' dalla challenge a cui partecipo, per questo sono rimasta piacevolmente sorpresa! Ho apprezzato innanzitutto lo stile dell'autore: uno stile scorrevole, con alcune immagini ricercate che ci fa apprezzare ogni singola parola che leggiamo. Poi ho trovato la trama molto originale: devo dire che l'autore ha saputo stupirmi verso metà libro (e chi lo ha letto sa il perché). Infatti ho iniziato a leggere convinta di una cosa e poi sono stata colpita da una rivelazione che mi ha fatto cambiare prospettiva. Un punto di forza di questo libro per me poi sono i personaggi, che ho trovato super caratterizzati. Infatti mi è sembrato di poterli conoscere uno a uno tramite le descrizioni dell'autore, cosa che non succede sempre. Quello che mi ha più colpito è che ogni personaggio ha la sua voce, c'è qualcosa di impercettibile che ci fa capire di chi sono le parole che stiamo leggendo. Mi ha molto colpito questo aspetto perché riuscivo proprio ad immaginarmi la persona che parlava ogni volta che era il suo turno, forse questo è dovuto al lavoro cinematografico dell'autore. Tutti i personaggi mi hanno colpito, non ce n'è uno a cui sono rimasta più legata di altri. Ho trovato in tutti un qualcosa che è riuscito a far colpo su di me: sarà stata la fragilità che caratterizza ogni personaggio a modo suo o la loro devozione verso Alex, per quanto riguarda quest'ultimo sicuramente la sua scelta di vita e il suo carisma. Ho trovato poi il racconto tramite punti di vista diversi molto azzeccato, in questo modo ognuno racconta un pezzo di storia e quindi riusciamo ad avere una visione più completa di questa. L'unico punto debole che ho trovato è la lunghezza: ho trovato il romanzo un po' breve, avrei voluto fosse molto più lungo per poter entrare meglio in sintonia con i personaggi e saperne di più.
Silvio Muccino, attore regista e scrittore italiano, ci stupisce con “Quando eravamo eroi” un libro che tratta temi importanti con leggerezza e allo stesso tempo dà la giusta importanza ad argomenti che a volte vengono trattati in modo troppo superficiale. Il libro parla di Alex e dei suoi amici Rodolfo, Melzi, Torquemada ed Eva.
I 5 amici hanno trascorso insieme il periodo dell’adolescenza per poi perdersi di vista per 15 lunghi anni. Alex diventa il fulcro del racconto riunendo il vecchio gruppo per parlare loro di qualcosa che cambierà per sempre la loro amicizia.
Trascorreranno insieme un weekend, durante il quale verranno affrontate tematiche importanti, come l’amicizia, le relazioni di coppia e l’identità di genere. Con questo termine si intende il genere in cui una persona si identifica, ossia se ci si percepisce come uomo, donna o come qualcosa di intermedio tra questi.
L'identità di genere non deriva necessariamente dal sesso biologico e può capitare che i due elementi non vadano d’accordo.
Come è facile immaginare, la discordanza tra i due, se male affrontata, può portare a problemi psicologici di diverso tipo, tra cui la "disforia di genere" o il disturbo dell'identità di genere (DIG). Le persone affette da questo disturbo si troveranno probabilmente a dover affrontare anche complicazioni accessorie legate principalmente all’accettazione sociale, soprattutto in ambienti in cui non vengono ammessi o accettati degli atteggiamenti di espressione sociale (ruolo di genere) differenti dal sesso biologico dell'individuo.
Per quando riguarda l’Italia, dal 1982 è possibile cambiare sesso chirurgicamente, a seguito di un lungo percorso psicologico unito ad una terapia ormonale. Alla fine del percorso lo Stato italiano riconosce alla persona il sesso in cui si identifica.
E' una storia che merita di essere letta. Anzi, deve essere letta. E deve essere letta da tutte quelle persone che credono di poter dispensare lezioni di vita. Questo libro dà una lezione di vita, invece. Racconta con estrema chiarezza il fatto che ognuno di noi è artefice del proprio destino. Noi e nessun'altro. Alex ha fatto una scelta coraggiosa. Che guarda caso non è stata subito capita dai suoi amici di sempre. Perchè in loro ha prevalso l'egoismo, la rabbia per un abbandono che non comprendono. Non era certo questo che Alex si aspettava. Lui, che era sempre stato un ottimo amico, qualcuno di cui fidarsi e pronto ad aiutare chi ne avesse bisogno. Melzi, Torquemada, Rodolfo ed Eva, danno la colpa ad Alex dei loro fallimenti. Certo, la loro vita è stata stravolta dall'abbandono improvviso di Alex. Ma non è proprio forse in questi momenti che viene forgiato il carattere di ognuno di noi? Se invece di serbargli rancore, avessero provato ad andare avanti con le loro vite? Con le loro vere vite e non con un'ipocrita rappresentazione di essa? Forse perchè a loro è mancato quel coraggio che invece ha avuto Alex e che gli ha permesso di vivere la vita che voleva, e non la vita che volevano gli altri.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Cari Alieni, la nostra non è stata una conoscenza facile perchè ognuno di voi è molto diverso dalla me stessa adolescente e forse diverso anche dalla me stessa trentenne, ma voi tutti in queste pagine mi avete regalato molto. Un po’ come ad un’amica che vi ha osservati da lontano mi avete portato gioia, risate e lacrime. Il vostro racconto, la vostra vita, le vostre emozioni, sono state per me una scoperta continua come il ritorno di Alex, quel ragazzo che per anni è stato la luce del vostro gruppo e che improvvisamente è sparito lasciando il buio nelle vostre vite. Come Eva con la sua dolcezza e la sua fragilità, come Rodolfo con la sua rabbia, Torquemada con il suo sarcasmo e Melzi con il suo affetto. Personaggi unici e irripetibili che hanno trovato il loro posto nel mio cuore.
Sono stupefatta e intontita, perchè Silvio Muccino si è rivelato molto più di quanto credessi. Con delicatezza e impegno ha scritto un romanzo indimenticabile, tra i più belli che io abbia mai letto, perchè ogni frase, gesto, emozione è una stella splendente da ammirare. Ho amato Alex e Eva in modo viscerale, li avrei abbracciati entrambi e tenuti stretti per un tempo infinito, avrei voluto scrollare a forza Melzi e dirgli che lui è molto di più, avrei preso a sberle Rodolfo e Torquemada per il loro modo di fare.
Credetemi Lettori se un romanzo suscita queste molteplici sensazioni, vuol dire che ha davvero molto da dare a chi ha la fortuna di sfogliare e leggere ogni sua pagina. Sono stata volutamente misteriosa sul racconto vero e proprio, soffermandomi principalmente sulle emozioni provate, perchè non è giusto che sia io a raccontarvi dei tre giorni che hanno cambiato la vita degli Alieni, dovete essere voi di persona a conoscerli ed amarli e sentirsi infine fortunati spettatori di vite meravigliosamente eroiche.
Direi che Muccino sa scrivere e sa farlo bene, scavando bene nella psicologia dei suoi personaggi e sviscerando ogni sentimento. Muccino mi era già piaciuto molto come coautore di "Parlami d'amore", ma, trattandosi di una scrittura a quattro mani, il merito era ovviamente condiviso. In questo romanzo, invece, ho potuto avere conferma della sua grande sensibilità nello scrivere. Non che abbia uno stile particolarmente ricercato, ma la semplicità che usa viene messa al servizio della profondità delle riflessioni che induce. Mi sono fermata a tre stelline nel mio giudizio perché il personaggio di Alex mi è sembrato troppo irrealmente positivo. Quando si parla di lui sedicenne lo si descrive come una sorta di santo. Sa sempre come prendere le persone, come sostenerle nelle loro debolezze compiendo azioni che sono più da adulto che da adolescente. Ecco, solo per questa motivazione non dò più di tre stelle a Muccino, che comunque continuerò a seguire.
Primo libro di Silvio Muccino che leggo, e diciamo che mi è piaciuto a metà. Il libro scorre via molto facilmente, a dimostrazione che Silvio scrive bene: il suo stile è semplice, piano senza artifici o ridondante. La storia intriga, anche se mi è sembrata patinata (quasi fighetta), e questa mia percezione fa perdere alla storia sincerità e verosimiglianza. Alex, almeno secondo me, è sfacciatamente l'alter ego di Muccino: l'inverosimile un po' lo incarna anche il protagonista, oltre che la storia, perché lui è il centro della narrazione, il fulcro di tutta l'azione, più che un rapporto di amicizia è un rapporto di dipendenza quello che ha con gli Alieni. Alex capisce tutti, Alex aiuta tutti, Alex incoraggia tutti. Boh. Comunque, Silvio Muccino ha saputo descrivere bene il periodo dell'adolescenza, con i sentimenti spinti al massimo, quel periodo che condiziona, poi, la vita che verrà. Già lo immagino al cinema, sarei parecchio curiosa di vederlo.
Silvio Muccino, oltre ad essere un attore gradevole e preparato (oltre che un gran figo, aggiungerei) , ha dimostrato di avere una certa sensibilità anche nella scrittura confezionando un romanzo forte e appassionato come solo lui poteva fare. “Quando eravamo eroi” è una storia dolceamara che intreccia amore ed amicizia, due sentimenti fortissimi, e lo fa con inaspettata originalità! Siamo a metà degli anni ’90 circa e in una prima liceale si incontrano casualmente, 5 adolescenti apparentemente come tanti altri ma ciascuno con un fardello differente sul cuore. E’ così che nascono gli “Alieni”: Alex, Eva, Melzi , Rodolfo e Torquemada si “riconoscono” per una sorta di imprinting primitivo e selvaggio, unendo indissolubilmente il loro presente fatto di giornate scanzonate, di prove di coraggio e di intrecci amorosi che modificheranno per sempre i loro destini. Alex, dal temperamento carismatico e altruista è il magnete che aggrega la combriccola ed è proprio la sua uscita di scena improvvisa, dopo anni di sodalizio e proprio alla vigilia dell’esame di maturità, che lascia Eva, Melzi, Rodolfo e Torquemada inspiegabilmente disorientati e soli. La narrazione ricomincia 15 anni dopo, quando gli Alieni, ormai giovani adulti che arrancano faticosamente nelle loro esistenze “post Alex”, ricevono una inaspettata email dall’amico di una volta, che li invita a trascorrere un weekend nella casa di famiglia in Umbria per comunicare loro una importante notizia. Naturalmente, ciascun “Alieno” ritiene di avere un conto in sospeso con lui, per cui, si presentano tutti puntuali e certi di vivere, grazie ad Alex, ancora una nuova avventura. Alex non si smentisce e riserva loro un’entrata in scena ad effetto, un’accoglienza affettuosa e una sorpresa enorme ma riaccende anche rancori e risentimenti che si erano soltanto assopiti, scoperchiando il vaso di Pandora delle emozioni di ognuno di loro per arrivare, attraverso un crescendo rocambolesco, ad un finale a mio parere commovente e straordinario. Il romanzo si suddivide in capitoli , ciascuno dedicato ad ognuno dei protagonisti, che raccontano di volta in volta la loro storia e soprattutto il ritorno di Alex secondo un punto di vista personale, tracciando così un disegno d’insieme che consente al lettore (ed in particolar modo a me, che sono quasi coetanea dei protagonisti) di vivere nostalgicamente quegli anni di spensierate passeggiate in motorino, dei poster dei Nirvana appesi in cameretta e di quella maledettissima paura mista a onnipotenza tipica delle fasi di passaggio: da adolescente ad adulto, da studente liceale a potenziale lavoratore, da bambino a uomo… L’Amore e l’Amicizia sono due facce della stessa medaglia e sono il filo conduttore della vita di Alex e degli Alieni: Eva, fragile e sensibile, ha paura della solitudine; Melzi, figlio sfortunato, da sempre bisognoso di elemosinare amore; Rodolfo, il bello e benestante figlio di un padre arido e disinteressato, che rinnega e a cui suo malgrado tende a somigliare sempre più; Torquemada, l’ombra del gruppo, lo “spettatore” manchevole di una vita da raccontare, osservatore acuto e attento di quella altrui.. sono tutti animati dall’amore totalizzante verso Alex, che , al pari di un moderno santone, trova sempre una parola di conforto e un modo delicato per incidere la scorza indurita nel cuore di ciascuno di loro. L’amicizia, soprattutto quella che nasce durante l’adolescenza, è spesso destinata a durare nel tempo ed è meraviglioso saper di poter contare su qualcuno che non sia la tua famiglia di origine sempre e comunque...questo, a mio parere, è il messaggio di base del romanzo: in amicizia, così come in amore valgono tutte le regole, si ribaltano schemi e convenzioni e solo chi è capace di superare ogni barriera è capace di amare sul serio. Ce lo dimostrano benissimo gli Alieni: loro si perdono, si urlano contro ma si amano sempre! Un romanzo che consiglio di leggere e di cui sicuramente vorrei conoscere il seguito!! Bravo Muccino, hai guadagnato una fan!!
Recensione a cura di Kaila Swarte per Feel the Book
Voto 3,5
Vi ricordate “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi?
Bene, “Quando eravamo eroi” di Silvio Muccino ha più di un debito morale nei confronti di quello che è stato un romanzo cult per un paio di generazioni, a partire proprio dal nome del protagonista, Alex, e da tutta una cultura pop di riferimento, fatta di musica, droga e paura del “grande volo.”
Il “vecchio Alex” di Brizzi aveva diciassette anni, l’Alex di Muccino, meno letterario e più cinematografico, di anni ne ha più di trenta e anche lui sta per compiere un ultimo passo: tornare a casa, da cui manca da ben quindici anni, e rivelare al gruppo dei suoi amici più cari, gli Alieni, il motivo di quella fuga.
Quindici anni, però, sono una vita: Alex non è lo stesso che gli altri ricordano e non lo sarà mai più dopo quell’incontro, ma anche Melzi, Eva, Torquemada e Rodolfo sono soltanto le copie dei ragazzi bellissimi e fragili che lui ha conosciuto e con cui ha diviso sogni, paure e sofferenze.
Melzi, la cui paura atavica era di essere abbandonato, è schiavo di un matrimonio tossico, deriso e irriso da moglie e suocero strozzino; Eva ha sposato Rodolfo, pur amando Alex, e entrambi sono la ferita suppurante che tiene in vita l’altro; Rodolfo è diventato la copia del padre, l’incarnazione della sua idea di fallimento, è ricco, triste e incattivito: ama Eva e la tradisce con escort in alberghi da quattro soldi per godere anche di quel senso di svilimento totale. E Torquemada che ha vissuto una parentesi da scrittore, pubblicando un romanzo sulla storia di quei bellissimi alieni, vive con la madre, incapace di diventare adulto, senza ispirazione e speranza.
Voltandosi indietro tutti sembrano provare un’invincibile attrazione nei confronti del loro passato e una profonda mancanza per quel presente che li ha traditi, o che loro hanno tradito.
La richiesta di Alex di rivedersi nella vecchia casa che fungeva da porto franco nella loro adolescenza ha un che di doloroso e drammatico e tutti pensano che si tratti della rivelazione di una malattia mortale. Alex era il collante, l’anima del loro gruppo, capace di portare in superficie stima, amore, e resilienza in ognuno di loro; la sua fuga è stata molto più di una perdita, di un tradimento. Tutti si sono ritrovati improvvisamente monchi e adulti, senza il catalizzatore delle loro forze. Lo hanno amato, lo odiano, eppure non si sentono liberi di negargli quell’incontro. L’unico che vorrebbe farlo, Rodolfo, è costretto a presentarsi perché Eva aspetta da una vita un confronto con Alex.
Tra ricordi e accuse, quello che Alex rivelerà loro metterà fine al passato fin troppo idealizzato e allo stesso Alex.
Leggere “Quando eravamo eroi” è come assistere alla proiezione di un film dei fratelli Muccino, uno a caso, di Silvio o del ben più celebre Gabriele, tanto il taglio dato alla narrazione sembra avvalersi di una serie di espedienti capaci di fissare sui singoli personaggi delle inquadrature cinematografiche.
L’impianto narrativo diventa così una messa a fuoco che, pur basandosi sugli Alieni, carica la figura di Alex di significati e aspettative. Troppe aspettative che, alla fine, si sgonfiano e finiscono in “caciara” proprio da commedia agro-dolce all’italiana.
In definitiva, siamo davanti a un romanzo gradevole, dalla scrittura piana, ma il testo appare grossolano, specie nella seconda parte, come mancasse di una rifinitura, a cominciare dalla bulimica presenza di segni di interpunzione gettati a manciate (“Cosa???”; “Finalmente!!!”; “Eccola!!!”; “Melziiiiii!!!!!”) per finire a una resa dei conti grottesca e spettacolarizzata in chiave politicamente corretta.
Di questo libro mi aveva colpita la bellissima copertina, ma una volta scorsa la trama e visto chi fosse l’autore è salita la diffidenza, avevo paura di trovarmi davanti a una storia pubblicata solo grazie al nome e alla notorietà.
Piano piano ho iniziato a vedere il romanzo ovunque, sui social e sui vari blog che seguo, e tutti ne parlavano entusiasticamente. Ho deciso quindi di acquistarlo e finalmente ho avuto l’occasione di leggerlo: è stata decisamente un’ottima scelta!
Questa è la storia di 5 amici speciali, 5 persone particolari, che non si trovano completamente a proprio agio nel mondo, ma che si creano un universo a parte più bello, felice, privo di pregiudizi e anti conformista. Si definiscono infatti “troppo strani per essere normali, troppo normali per essere diversi”, sono semplicemente “Alieni” che si sono creati un angolo dove non sentirsi inadeguati, ma solo e soltanto loro stessi, supportati e accettati dagli altri per quello che sono, difetti inclusi.
Alex il sognatore, il cinico Torquemada, l’insicuro Rodolfo, il dolce Melzi ed Eva l’innamorata sono i protagonisti di un’amicizia intensa e totalizzante, che ci si aspetterebbe durare per tutto l’arco di una vita, ma che invece si spezza improvvisamente con un’inaspettata fuga di Alex, che molla tutto e tutti senza una parola alle porte della maturità.
15 anni dopo, Alex torna nella casa di campagna teatro della loro amicizia, con la promessa della spiegazione del suo abbandono e del suo silenzio durato così a lungo. I 4 amici, nonostante il rancore, nonostante le conseguenze che questo fatto ha apportato nelle loro vite, decidono di andare ad ascoltarlo. Saranno 3 giorni di confronti, litigi, momenti empatici, sorprese, confessioni e lacrime, di sguardi acuti sulle loro vite, quelle vite che immaginavano in tutt’altro modo da Alieni, ma che hanno invece preso pieghe non previste, che non sono state contrastate ma accettate passivamente, previa assenza di felicità. I nostri protagonisti si troveranno a fronteggiare tutto questo, e a dover prendere una decisione: continuare così o essere eroi, anche solo per un giorno, per cambiare la propria vita una volta per tutte.
I personaggi sono tutti ben caratterizzati, grazie a capitoli narrati alternativamente dal punto di vista di ognuno di loro, che ci portano a scoprire tutti i pensieri e sentimenti più segreti, spesso contrastanti e dolorosi. Assisteremo ad una vera crescita, nessuno di loro sarà più lo stesso alla fine di questi giorni, anche se mi aspettavo di più dalla storia di Rodolfo: mi sono particolarmente affezionata a lui, e avrei voluto un approfondimento maggiore della sua vicenda, specialmente nella parte finale. Devo fare anche una menzione speciale ai capitoli che parlano di Alex ed Eva, che mi hanno fatto venire i brividi per l'intensità dei loro sentimenti.
Oltre ad essere un libro incentrato sull'amicizia, quella vera; viene trattato un argomento particolare, attuale, con una delicatezza fuori dal comune, quasi toccante. Non voglio aggiungere altro per non rovinare la lettura, visto che questo tema verrà fuori più o meno a metà libro, donandoci anche un po' di suspense. Un plauso a Muccino, che mi ha veramente sorpresa!
Alex ha trentaquattro anni e sta per tornare in Italia. Dalla sua casa ad Amsterdam guarda una vecchia foto che lo ritrae adolescente insieme ai quattro amici che allora rappresentavano tutto il suo mondo. Gli stessi che ha abbandonato da un giorno all'altro senza una spiegazione quindici anni prima. Lui, Melzi, Eva, Torquemada e Rodolfo erano indissolubili, fragili e bellissimi, esseri unici e uniti come alieni precipitati su un pianeta sconosciuto a cui non volevano, non sapevano conformarsi. Poi qualcosa si è rotto. Ora Alex sta per affrontare il passo più importante della sua vita, ma prima deve chiudere i conti con quel passato e con la causa della sua fuga, ha bisogno di rivederli perché sente di dover confessare loro la verità.
Un romanzo corale dallo stile semplice e diretto che mi ha emozionata davvero molto. All'inizio non mi aveva presa così tanto, trovavo questi personaggi un po' esagerati nei loro difetti, un po' troppo succubi e dipendenti da Alex. Ma poi mi hanno conquistata quando si sono rincontrati e hanno unito le loro fragilità che erano rimaste lì dormienti da quando Alex li aveva abbandonati, per risvegliarsi nel momento in cui si sono ritrovati. E lì inevitabilmente entri anche tu a far parte degli Alieni, anche grazie alle descrizioni vivide che ne fa Muccino, e ti riconosci immediatamente in un comportamento, una caratteristica caratteriale o nel modo di rapportarsi agli altri e ti senti subito parte di quel gruppo eterogeneo. Io mi sono subito sentita affine al buon Melzi che pur di accontentare tutti non pensa mai a se stesso, pur di evitare scontri e rendere l'atmosfera serena subisce dalla moglie, dal suocero e anche dagli amici. Ma lui è un animo puro che è felice di riflesso, è felice se quelli accanto a lui sono felici. Ma questa non è la vera felicità, questo forse è un modo vigliacco di rapportarsi agli altri, è un po' essere struzzi per evitare di guardare in faccia la dura realtà e quindi questo romanzo è uno stimolo ad avere il coraggio di accettarsi così come si è, ad avere il coraggio di accettare l propria vita così com'è ma tentando di cambiare e migliorare ciò che è possibile. E' un romanzo che ha toccato in me delle corde scoperte e che mi ha spinta a riflettere tanto su me stessa, per cui non leggetelo se avete paura di scavare in voi stessi perché una volta iniziato sarà inevitabile fare dei paragoni con noi stessi, con quello che eravamo da adolescenti e con quello che siamo adesso da adulti.
Sono emozioni coinvolgenti, che Silvio Muccino riesce a mettere su carta in maniera prepotente e cruda. Ogni personaggio, a suo modo, ha un’identità ben definita. Il racconto in prima persona si alterna a quello in terza. Il protagonista assoluto è Alex, ma cede spesso la scena agli altri regalandoci una visione a 360° di Eva, Rodolfo, Torquemada e Melzi. A fine lettura mi sono accorta che forse, paradossalmente, quello che sono riuscita a inquadrare e capire meno è stato proprio Alex. Con gli altri personaggi c’è stata una sintonia, una chiave di lettura che mi ha permesso di comprendere i loro stati d’animo sin da subito. Alex si è svelato poco alla volta; è un personaggio certamente molto complesso, molto più degli altri, di non facile comprensione. Il punto di vista dell’autore, assolutamente disincantato, che emerge nel racconto mi ha fatto male quasi quanto mi è piaciuto. Il colpo di scena, che doveva essere il punto focale del romanzo, mi ha delusa, lo ammetto, ma il fascino dei personaggi è riuscito a mettere una pezza e a sopperire. Un libro maturo, consapevole, amaro. Uno specchio in cui rivedersi o immaginarsi, per acquisire maggiore consapevolezza, per salvarsi, per rimettersi in sesto prima che sia troppo tardi, per inseguire i propri sogni senza paure e senza voler necessariamente accontentare gli altri. Perché, crescendo, certe cose le dimentichiamo. Le lasciamo nel cassetto, chiuse a doppia mandata, nel nostro passato. Voltiamo pagina, diventiamo adulti e la vita ci fagocita. Ritmi veloci, estenuanti, che ci sfiniscono giorno dopo giorno, anno dopo anno. Perdiamo di vista quello che conta veramente, quello che siamo. Questa lettura è un promemoria, ed è per questo che lo consiglio a tutti. Leggetelo, anche se siete amanti del romance e non vi piace distaccarvi dal vostro genere del cuore. Vi farà vedere le cose in una prospettiva nuova.
You can translate this review on: http://labibliotecadidrusie.blogspot.it/ Voto: 4/5 (8/10) Breve ma intenso. E' stato il primo pensiero che ho avuto non appena l'ho finito. Più che breve come lunghezza fisica, dovrei dire breve come lettura. Forse sono io che l'ho divorato, oppure è il libro che si lascia effettivamente leggere. E' uno di quei libri in cui la trama non è importante, anzi, è quasi assente, ma il contenuto è comunque bello. I personaggi sono approfonditi, ma sul momento attuale, mentre sappiamo pochissimo del loro passato. Solo gli episodi che li hanno portati a legarsi e al motivo per cui tutti adorano Alex e accorrono da lui. Su questa parte ammetto che avrei voluto saperne di più, ma mi ritengo comunque soddisfatta. Non ho amato tutti i personaggi allo stesso modo. La mia preferenza va a Torquemada e Melzi, quelli che ho percepito più vicini come pensiero o con cui sono entrata più in empatia. E forse sono anche i due a cui il finale riserva una conclusione migliore. Eva e Rodolfo invece non mi sono piaciuti. Hanno un modo di fare e di pensare troppo diverso e distante dal mio. E il misterioso Alex? Ecco, di lui non ho saputo cosa pensare. Ne ho ammirato il coraggio e i gesti del passato, ma non sono riuscita a capire tutto l'amore che provano per lui. La scrittura è bella, raffinata, introspettiva. Spinge a leggere sempre di più e a condividere pensieri e riflessioni con i personaggi. Si viene un po' portati a spasso dall'autore che 'manipola' abilmente i sentimenti e le emozioni che vuole provocare. Solo una cosa vorrei dire al signor Muccino: se vedo una donna con il rossetto sbavato, l'invidia è l'ultima cosa che provo e che glielo abbia sbavato un uomo è l'ultima cosa che penso.
Non sono un fan dell'attore, ma un amico mi suggerisce questa lettura e la trama è interessante, pertanto metto da parte i miei pregiudizi e comincio. L'inizio è buono vengono descritti i ragazzi, ognuno con le sue caratteristiche, i suoi problemi e la loro evoluzione dall'adolescenza all'età adulta. Alex è inizialmente il leader del gruppo, avvisa i vecchi amici Rodolfo, Eva, Melzi e Torquemada, che sta per tornare in Italia da Amsterdam per comunicare una notizia importante, anche se da subito viene percepita come qualcosa di terribile, visto che la mail che ha inviato non lascia intendere niente che sia qualcosa di positivo. Anche se non si vedono e non si sentono da quindici anni, anche se ce l'hanno tutti con Alex per averli mollati ed essere sparito, tutti accettano di incontrarlo, chi entusiasta, chi con un velo di delusione per il comportamento dell'amico. Ecco che i cinque si ritrovano nella casa dove da ragazzi sono cresciuti, si confidano, litigano, si fanno male mettendo a dura prova la loro amicizia. I dialoghi sono sentenze idealizzate, per tale motivo non mi sono sembrati veri, ognuno sembra il depositario della verità assoluta, eppure tutti i protagonisti sono incerti, indefiniti, si lasciano trasportare dalle avversità della vita. Un'altra cosa a me non gradita è il fatto di dover trovare a tutti i costi personaggi lontani dalla presunta condizione di normalità, esaltata nel finale dalla rivelazione di Alex.
Devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa da questo libro, che arriva a tirarmi fuori da un blocco del lettore che non vedeva fine. Partita totalmente all'oscuro, pensavo fosse un classico romanzo leggero e magari sentimentale, tesi supportata anche dallo scrittore e dai film che hanno visto Muccino protagonista. A me Silvio è sempre piaciuto, quindi non potevo lasciarmelo scappare. Un romanzo che tocca un tema delicato e molto attuale, supportato da tesi e atteggiamenti comuni. Gli alieni, così si fanno chiamare i protagonisti, attraversano tutte le fasi di una dichiarazione inaspettata: la rabbia, il disprezzo, lo spaesamento, l'accettazione. Peccato per lo stile un po' troppo mollo per il tema che vuole affrontare, che forse poteva essere affrontato in modo un po' più profondo, ma capisco la scelta per renderlo accessibile a chiunque. Punto cardine dell'intero romanzo è l'amicizia, il suo evolversi durante il tempo. Amicizia che non cambia mai, anche dopo 15 anni, ma che forse ha bisogno di cambiare. E allora viene buttata giù un pezzo alla volta, smontata come se fossero una serie di lego da rimettere a posto. Toccante, ma nemmeno troppo. Leggero, ma nemmeno troppo. Scorrevole, estivo e sicuramente adatto ad un periodo estivo nonostante l'ambientazione.
Questo libro mi ha davvero stupito. Con una scrittura piacevole, scorrevole, entra nelle emozioni in un modo così diretto da farti sentire quasi di esserci dentro. Ho amato alla follia Alex, questo alieno che decide di ricomparire dopo tanti anni insieme ad un segreto che vuol condividere con i suoi migliori amici, alieni quanto lui e forse più di lui, costringendoli a confrontarsi di nuovo con loro stessi, le loro vite, i loro desideri più profondi. Un libro che sembra un film e spero lo sarà, immagino già Muccino interpretarlo in maniera magistrale. Ho voluto bene a tutti i personaggi di questo libro. Proprio tutti. In particolare Eva che mi ricorda qualcosa di me. Grazie per questa storia meravigliosa!
This entire review has been hidden because of spoilers.
Sapevo che Silvio Muccino mi sarebbe piaciuto come scrittore!! La storia che racconta ha come protagonisti 5 amici [eroi/freaks/alieni] di cui conosciamo immediatamente l'incredibile discesa alla soglia dei 30 anni, ma l'incontenibile voglia di risalita. Tutti loro sono come specchi che riflettono le loro anime dannate su una parete di ricordi adolescenziali che fa fatica ad essere abbandonata con l'età adulta. Alex, salvatore e distruttore del gruppo, torna dopo un silenzio di 15 anni nelle vite incasinate dei suoi amici. Torna per dare loro il suo ultimo saluto. Incertezze, inquietudini, sofferenze e dipendenze sono i pilastri fondamentali della paura del cambiamento. Una paura che va combattuta solo con l'accettazione di sè, il grande tema di questo libro!
Un libro sull'amicizia, quella vera e rara, tra persone completamente diverse, accumunate dal sentirsi fuori posto e che non riescono ad omologarsi. C'è la nostalgia di un'adolescenza spensierata e vissuta appieno e i rimpianti di aver abbandonato i sogni e sopratutto se stessi, crescendo. Il libro è breve, ma intenso e vale la pena di leggerlo. Sinceramente non mi aspettavo che mi sarebbe piaciuto così tanto ed ero pure prevenuta quando ho visto chi era lo scrittore, ma mi sono dovuta ricredere. Consigliatissimo!
Un libro nostalgico, soprattutto per chi è stato adolescente negli anni 90, che parla della forza dell'amicizia e dell'amore ... e del trovare la propria strada, continuando a distinguersi dagli altri.
tematica interessante,che lascia in alcuni punti dei margini di riflessione, rovinata da una serie di stereotipi sviscerati in maniera del tutto banale dei personaggi sappiamo tutto e niente... cosa li spinge a fare quello che fanno? cosa diventeranno? non ci sarà un seguito, non lo sapremo
Bella storia. Dall'inizio sembrava banale, ma poi si rivela diversa e profonda. È molto breve, di Alex si scopre ben poco. Ci sono un pó di buchi nella trama. Hanno senso solo se si prevede un seguito.
...si riconosce il modo di raccontare di Muccino.. sembra di sentire la sua voce fuori campo, ma purtroppo non mi ha convinto molto ..si legge bene ma non è convincente...