Jump to ratings and reviews
Rate this book

Il grido

Rate this book
“Mentre gli androni s’illuminavano e il neon iniziava a bruciare, nuvole impenetrabili attraversavano il cielo sopra la città. Una figura entrò in un vicolo. Un’altra ne uscì, identica alla prima. La strada era cieca.”

"Funetta dà forma a una narrazione limpidamente minacciosa dove tutto procede verso una babele originaria: quel punto di non ritorno che a volte è l’oggetto più autentico del desiderio letterario." - Giorgio Vasta

Lena Morse è impiegata in una ditta di pulizie. Giorno e notte percorre la grande città in cui il trasporto pubblico ha smesso di funzionare da anni, i defunti vengono seppelliti su internet, la segregazione sociale ha raggiunto conseguenze estreme. Cresciuta senza l’affetto di una famiglia, Lena diventa donna in un microcosmo di alienati, ultimi reduci del lavoro manuale, bambini fantasma, individui sadici e apparizioni che popolano le sue giornate al limite della sopravvivenza. Uno strano amore, l’inquietudine dell’esistenza, la speranza di un futuro spingono Lena a cercare risposte non più su chi è stata ma su chi diventerà, mentre il mistero di un richiamo bestiale, e da sempre innominato, sembra perseguitarla, forse per ucciderla, forse per rivelarle chi è. Ambientato nei bassifondi di una metropoli straniante e vivida, “Il grido” conferma il talento di un narratore che ha la capacità di inventare storie prestando la voce ai nostri incubi e alle nostre paure. Con una scrittura ammaliante e attraverso personaggi sorprendenti, Funetta è abile a intrattenerci e a rivelarci quello che siamo proiettandoci in un futuro che ha già molto del nostro presente.

165 pages, Paperback

First published April 5, 2018

3 people are currently reading
146 people want to read

About the author

Luciano Funetta

14 books17 followers

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
24 (17%)
4 stars
62 (43%)
3 stars
44 (31%)
2 stars
10 (7%)
1 star
1 (<1%)
Displaying 1 - 21 of 21 reviews
Profile Image for Cosimo.
443 reviews
March 19, 2025
Come si poteva dormire?

“Ormai conosceva la strada - Cercò il torrente, prese a seguirlo. Le spalle iniziavano a formicolarle. Tutto intorno, fruscii e versi di bestie diurne e notturne che si avvicendavano. Lena si arrampicò su pareti di roccia, scavalcò scheletri di animali. Non ne aveva mai visti così tanti e pensò che in sua assenza doveva essere successo qualcosa. Oppure, più semplicemente, la foresta sull'orlo dell'oblio non era più la foresta”.

“Un varco nel sogno in cui urlo, e finalmente la vedo, la sua forma triste di grido”. Luciano Funetta per questo testo ha parlato di una forma di realismo ubriaco e fantasmatico, connotato da eccesso, assurdo, alterazione; la scrittura gioca nella trama, per la protagonista Lena, con la fantasia di essere minacciati, di divertirsi nello spaventarsi, avvertendo una presenza terza inquietante e persecutoria. Il romanzo tende a ibridare i generi, sconfinare tra discorsi narrativi (hard-boiled, distopia, gotico, fantastico), con proiezioni stilistiche che muovono da Chandler a Gottfried Benn e Hrabal. Siamo in un futuro-passato, un orizzonte metropolitano nel quale hanno corpo le paure profonde e gli incubi autentici, un microcosmo dove l'essere umano, in perenne dipendenza dall'oblio, è diminuito a reduce, superstite, alienato, fantasma, residuo spirituale, vittima inerte. Lena è un'orfana, cresciuta in una misteriosa Casa delle Dame, sopravvive nella solitudine sotterranea, lavorando in una ditta di pulizie e offrendo il suo corpo, e esplora lo spazio urbano in cerca di una rivelazione di desiderio e identità, amore e amicizia; vive un'avventura irrazionale in un Orto Botanico, con ombre amichevoli e sfigurate, extratemporali. Viaggia in un mondo virtuale secondario, tra bar reali e sentieri finzionali, si perde nel metafisico e nell'esotico, incontra i Dormienti, una strana specie di homeless anarchici e ribelli, che manifestano una protesta estrema, profanando le tombe dei trapassati nei cimiteri, ai quali ormai le persone accedono solo tramite la rete. Il potere è invisibile, il male è naturale, il luogo pubblico è scomparso, la funzione civile dispersa; le aree di prosperità sono isole remote, sigillate e invalicabili. Una geografia allucinata infesta la personalità di sbandati, marginali, perdenti; le atmosfere sono oniriche e, diluite nello squallore lugubre e nella rassegnata miseria, congiungono pathos e orrore. Insomma, se il sonno ci può mancare, con Funetta il lettore non rischia la privazione dei sogni, composti di materia surreale e primordiale follia.

“La risposta più naturale è che alle sei gli uccelli cantano e che quindi tutti moriremo. Ma è un'eccezione. Non sapere da dove si viene può aprire strade singolari. Vedo un giorno fluttuante in un anno fluttuante in un tempo fluttuante. Ogni cosa è fluttuante. L'umanità tutta vomita affacciata dal ponte di un'imbarcazione, a causa di tutto questo fluttuare, di questo instancabile rollio, sul veliero del tempo che imbarca acqua. Eppure, se te lo permetteranno, tu ce la farai a tornare lì. E adesso sì che è il momento di chiedere”.
Profile Image for Fede La Lettrice.
866 reviews94 followers
April 11, 2018
Dopo l'esordio con "Dalle rovine" che avevo amato molto, Funetta non delude con questo nuovo romanzo e si conferma uno scrittore di grande talento.
Da come l'ho interpretato io - effettivamente può essere interpretato in mille modi e a più livelli e già questo è un pregio - non lo trovo un romanzo distopico, ma più un'allegoria del presente. C'è la metropoli che esilia (e potrebbe essere qualunque grande città) e stranisce, c'è il collasso dei mezzi di locomozione, la violenza sulle donne, il potere omologante dei 'capi', c'è l'intolleranza e c'è la fuga da tutto il brutto che esiste attraverso l'alcol o le droghe... c'è tanto altro.
C'è anche la Bellezza, reale o costruita, che regala un'oasi di pace, di riposo per ricaricare le batterie e affrontare un mondo ormai in frantumi.

"E il freddo che divorava tutto, il silenzio che ripuliva le strade, gli individui illuminati da una strana luce che veniva dal didentro, una candela, un mozzicone di anima."

https://youtu.be/nfitWEZlBVY

Il grido
Luciano Funetta
Editore: Chiarelettere
Pag: 165
Voto: 4/5
Profile Image for Stefano Solventi.
Author 6 books73 followers
May 30, 2018
A stupirmi maggiormente di questo secondo romanzo di Funetta è il netto cambio di tono. Credevo - e un po' temevo - che la gabbia espressiva lynchiana dell'esordio Dalle rovine rappresentasse un'impronta forte, una moneta a cui lo scrittore pugliese non avrebbe rinunciato. Invece, ne Il grido sceglie una narrazione più limpida e lineare, quasi a compensare la cupezza oppressiva dell'ambientazione e - conseguentemente - dei personaggi. Mentre in Dalle rovine dava vita a una storia onirica, sottilmente perversa, che però si consumava in una dimensione tutto sommato realistica che tendeva anzi a sostanziare la normalità, a costituire la vibrazione profonda del presente, in questa seconda prova Funetta si misura con il codice della distopia, e lo fa giocando abilmente con gli ingredienti basilari del genere. La vicenda si svolge in un futuro indefinito ma prossimo, poco più che presente, una sorta di presente aumentato e avariato, nel quale la precarietà del lavoro e il conseguente abbrutimento (fisico, emotivo, culturale, esistenziale) è diventata sistematica e il collasso delle tecnologie lo sfondo muto di ogni prospettiva. Eppure, la tecnologia governa le esistenze, proviene da una municipalità così distante da sembrare trascendentale. Una tecnologia che fornisce uno svago artificiale, la possibilità di fuggire virtualmente (attraverso un non meglio precisato "portatile") dagli appartamenti-loculi aggrediti dal freddo. Tra questi "svaghi" ce n'è uno - in un certo senso quello definitivo - che prevede la visita alle tombe dei propri cari. Si tratta di veri e propri cimiteri virtuali, non-luoghi che detengono la memoria estrema, impalpabile e residua, di una vita. Ovvero quello a cui la vita - ogni vita - tende, il suo valore limite, la sua consistenza. Lena, la giovane protagonista del romanzo, si trova coinvolta per motivi - diciamo così - sentimentali in un tentativo di sabotare questo incantesimo funebre, come rivalsa per un sopruso che ha portato alla morte di Carmen, come lei impiegata in un'impresa di pulizie da incubo. Alternandola con i flashback dell'infanzia irrequieta di Lena - trascorsa in un orfanotrofio spettrale da cui fuggiva di notte per trovare rifugio in un suggestivo orto botanico -, Funetta affida la vicenda a sequenze più laconiche che liriche, pervase di una controepica noir cruda, quasi inevitabilmente contagiate da un realismo magico di stampo sudamericano che serpeggiano nella trama, impollinandola di simbolico e straniante. Più che la fabula, domina la tensione tra personaggi e situazione, il brulicare limaccioso di una fauna inquietante (i Dormienti, le Dame...) che popola un ecosistema esausto, nel quale ognuno è implacabilmente solo e condannato. Si tratta di una tensione costante, senza strappi, che sa condurre il lettore fino a un finale che ha forse il demerito di pagare qualche pegno alla retorica del grido-fattore umano-bisogno di libertà, del bisogno incontenibile di realizzazarsi, di essere, opposto all'oppressione schiacciante della macchina sociale. Ma la via d'uscita riesce a mantenere il giusto grado di indeterminazione, la giusta dose di vaghezza immaginifca ed evocativa, così da lasciare opportunamente aperti interrogativi e margini di interpretazione. Proprio il finale, per quella brama di punti di fuga e varchi salvifici, con quella compenetrazione di magico e reale, di virtuale e vitale, mi ha fatto pensare a un controcanto cupo e disperato alla favola contemporanea imbastita da Mohsin Hamid in Exit West. Con la differenza fondamentale che ne Il grido tutti i conflitti hanno già prodotto sconfitte, la geopolitica è implosa in un crepuscolo annichilente, l'umanità è un alfabeto sul punto di estinguersi.
Profile Image for Daniele.
322 reviews68 followers
May 20, 2022
Breve, intrigante e accattivante e ben scritto.
Mi sono lasciato trasportare da Lena e il suo peregrinare per questa città cupa, fredda e informe.
L'ho divorato in pochissimo tempo, anche se ammetto che non sono sicuro di aver capito al 100% il finale, però mi è piaciuto!
Bravo Funetta.

Non sapeva neanche lei quello che faceva. Non sapeva, a conti fatti, di esistere in quella forma, di trovarsi lì, ridotta a qualcosa che esisteva senza vivere.

«Che cazzo di vita è vostra?» disse Stepan quasi tra sé.
«Siamo tutti morti di fame, di freddo, di malattie, ma abbiamo deciso di rifiutare tutto quello che la società ci offre: cibo, case, cure. Il prezzo che pagate per guadagnarvi queste cose è troppo alto» disse il Dormiente.
Profile Image for Kim Fabbri.
114 reviews21 followers
March 15, 2025
Funetta ha creato un universo che potrebbe essere un futuro distopico ma ricorda più semplicemente un presente alternativo: un presente aumentato dai colori scuri e dalle temperature gelide nel quale anche i sentimenti hanno un altro sapore e un altro odore. Questo universo è abitato dalla protagonista Lena, un'orfana che ha passato la sua giovinezza in una misteriosa casa comandata dalle Dame, entità evanescenti, esistenti e non.
Lena lavora come donna delle pulizie in un mondo dalla geografia onirica e indefinita nel quale il trasporto pubblico ha smesso di funzionare e i cimiteri e i Paesaggi possono essere visitati su internet, come una sorta di non-luogo che sembra la realtà ma non lo è davvero.

È un libro irrazionale e incontrollato nel quale presente e passato di Lena continuano ad alternarsi creando confusione, la stessa confusione che ha cresciuto Lena e che le permette di affrontare quella vita ogni giorno. Questo presente alternativo mi ha ricordato l'universo creato da Volodine col suo post esotismo. Potrebbe davvero essere un pianeta tanto tanto vicino a quello. Vicino anche al nostro, per dirla tutta, forse più vicino di quello che crediamo.

Dopo "Dalle rovine", esordio davvero intenso, avevo amato "Domicilio sconosciuto" (se apprezzi i sudamericani devi leggerlo per forza), perciò avevo grandi aspettative su questo libro. "Il grido" non solo non mi ha delusa ma mi ha nutrita proprio di quelle sensazioni che cercavo.
Quel gelo avvolgente pieno di Oblio.
Profile Image for Vincenzo Politi.
172 reviews167 followers
May 1, 2021
Ho letto Il grido subito dopo aver letto Melancolia della resistenza... è un periodo in cui evidentemente mi sono dato alle letture allegre... e forse è per questo che, mentre leggevo, immaginavo le scene in bianco-e-nero, come in un film d'autore ungherese. Solo che Luciano Funetta non è ungherese, ma italianissimo, quindi condannato a essere criticato a priori dagli italiani, oppure snobbato, deriso, insultato, o ignorato. Del resto stiamo parlando dell'Italia, il paese in cui la gente non legge e quei pochi che leggono leggono tutto tranne che scrittori italiani. E se ne vantano pure. Io non ho mai visto da nessuna parte gente vantarsi di non leggere i propri connazionali, e dire che di posti ne ho girati tanti, praticamente ho perso il conto delle nazioni in cui ho abitato, ma così è. Forse è proprio perché sono un italiano che oramai non vive più in Italia da tanto tempo che riesco a prendermi il lusso non solo di leggere autori italiani, ma anche di parlarne con la stessa serietà che meritano le opere degli americani o degli inglesi o dei tedeschi o dei messicani o dei giapponesi.

E dunque, Luciano Funetta - che dire di Luciano Funetta? Un annetto fa avevo letto Dalle rovine, sua opera prima pubblicata dalla Tunué e candidata al Premio Strega. Era stato, quello, un romanzo divisivo: chi lo aveva amato, chi lo aveva disprezzato. Io lo avevo amato, ma con riserva (il maestrino lo devo fare per forza, tanto che mi costa?, e poi tutto ha più gusto con quel pizzico di vis polemica). Al di là dei gusti personali, però, bisogna ammettere che raramente il romanzo di un esordiente è riuscito a scuotere e dividere l'opinione dei (pochissimi) lettori italiani come aveva fatto Dalle rovine. Per questo dispiace che l'opera seconda di Funetta sia passata così sotto radar. Credo che, in origine, Il grido dovesse far parte di una nuova collana di Chiarelettere, però non ho capito bene se la collana è naufragata oppure se ci sia stata qualche bega con la casa editrice. Fatto sta che, nel giro di niente, il romanzo è finito fuori mercato, le copie invendute mandate al macero, non è possibile manco comprare la versione e-book. Pare, dunque, che Il grido sia stato messo a tacere per sempre, che pertanto io abbia letto un libro che non esiste più e che, di conseguenza, non stia facendo altro che scrivere una recensione astratta che parla di una cosa che non c'è. Capitano anche queste cose, nella vita...

Attraverso questo libro che non esiste più, dicevo, ho cominciato a vedere volti e immagini in bianco-e-nero, tutto era terribile e soffocante, ma improvvisamente si cambiava scena e dal seppia smorto si passava a colori saturi, brillanti, colori liquidi e bavosi come visioni psichedeliche, e dal soffocamento a passare al capogiro e alla nausea era un attimo. A differenza di Dalle rovine che, trama folle e e voce narrante in 'prima persona plurale' a parte, seguiva comunque una struttura narrativa in tre atti tutto sommato abbastanza tradizionale, Il grido zigzaga fra il presente bianco-e-nero e il passato cromaticamente allucinogeno della protagonista, la quale è una umiliata e offesa in un mondo di umiliati e offesi in un futuro prossimo venturo e sventurato. Ciononostante, in questo romanzo ho ritrovato alcuni dei difetti del precedente, ovvero una mancanza di 'focus', se così vogliamo dire. Funetta tende a moltiplicare le storie, i dettagli, non tutto quello che viene raccontato è essenziale ai fini della storia, che rischia di perdersi in infiniti giri dell'oca, mentre certi effetti speciali sembrano stare lì giusto per far dire Ahhhh! e Ohhh! a quelle creature mitologiche che sono i lettori italiani. Eppure, proprio come con Dalle rovine, a volte ho avuto l'impressione che siano proprio i difetti, le superfici scabrose e poco levigate, le idee abbozzate e incompiute a dare quel tocco in più, quel je ne sais quoi, alle opere di Funetta. Mi arrendo quindi all'idea che questo scrittore scrive storie 'centrifughe': il centro della vicenda non c'è, oppure è ovunque, mentre i personaggi quasi rifiutano di farsi imbrigliare dalla rete del racconto, scappano da tutte le parti, si ribellano alle regole della narrazione.

Forse ne Il grido la mano 'visionaria' e 'surrealista' è stata ancora più pesante che in Dalle rovine. Forse Dalle rovine mi è piaciuto un filino di più, nonostante debba ammettere che Il grido contiene, assieme alle scene più scioccanti e a quelle un po' più superflue, dei momenti davvero emozionanti. È un capolavoro? È una cazzata? È un romanzo scritto da uno che non si capisce se ci è o ci fa? Da uno che si è fatto influenzare troppo da Antonio Moresco? È tutte queste cose assieme? Chissà. Dico solo che c'è una scena, nella seconda metà del libro, in cui un uomo racconta della bizzarra circostanza in cui si è trovato faccia a faccia con l'attore preferito di sua moglie. Si tratta di una scena talmente dolorosa, commovente e allo stesso tempo estraniante che solo quella vale tutta la lettura del romanzo. Dico inoltre che, a pensarci bene, a lettura conclusa uno non può fare a meno di chiedersi: "Ma come diamine ha fatto, Luciano Funetta, a concepire una storia del genere? Che s'è bevuto? Che s'è fumato? Boh!"

Ecco: ho detto questo, ho detto quello, ho detto tutto. Il libro tanto non esiste più ma, qualora possa interessare a qualcuno, nel mio piccolo vorrei far sapere che in Italia esiste un giovane scrittore che si chiama Luciano Funetta, che crea l'inesistente e che è difficile da dimenticare.
Profile Image for Massimo Magon.
78 reviews2 followers
August 22, 2018
Luciano Funetta, ovvero dalla riuscitissima sorpresa del romanzo di esordio ("Dalle rovine", 2015) alle alte aspettative che circondano la pubblicazione della sua seconda opera ("Il grido", 2018). Tutti sappiamo bene come le aspettative rechino in sé la possibilità di rendere putrescenti le speranze; tutti sappiamo bene quanto le aspettative siano la principale insidia dell'uomo ingenuo che ancora osa sognare. Più che di sogni Funetta vuole essere scrittore di incubi, ma ugualmente non può sottrarsi alle aspettative che indugiano minacciose come iene attorno alla sua seconda fatica.
"Dalle rovine" è stato - ed è - un romanzo imprevedibile e magistralmente condotto che espande le particolarità delle sue contingenze narrative fino all'orrore del mondo storico e dell'uomo storicizzato che lo abita; "Il grido" appare invece contenere un soggetto più intimo, un trauma, come sempre sotto forma di incubo, che pur avendo i crismi dell'universalità affonda in una dimensione privata e inviolabile, protetto dalla natura femminile che ne è obiettivo e custode, essenza.
L'ambientazione è quella tipica funettiana: un futuro apocalittico tanto prossimo da essere contemporaneo, dove le coordinate del nostro mondo sono deformate di quel poco che basta a trasformare la nostra quotidianità dal corpo unitario a cui siamo immuni a un insieme di frammenti che ci fa ribrezzo: è questo il primo e fondamentale incubo che Funetta non manca di creare con abilità, stravolgendo i ruoli, sovvertendo le parti, ciò che è ufficiale e ciò che è clandestino, rendendo lecito ciò che è esecrabile, sottraendo al tribunale della legge e della morale ciò che oggi viene perpetrato nell'ombra. Il secondo incubo, altrettanto riuscito, forse la qualità più originale di Funetta, il lavoro di scrittura in cui lo immagino soffrire e gioire di più, è quello del linguaggio, dei sostantivi, degli aggettivi, delle immagini, delle metafore, perfettamente calibrato ed esasperatamente coerente, univocamente rivolto alla creazione dell'universo inquietante, della realtà rovesciata, dello slum senza luce e senza aria che corrode gli abiti, la pelle, i tessuti dei personaggi fino a mostrare lo scintillio dei loro scheletri. Il terzo incubo è quello che si nutre della tradizione di quella letteratura gotica, post-punk, weird e geek, fantascientifica e lisergica a cui Funetta attinge non solo per ispirarvisi, ma soprattutto perché sembra avere la ferrea volontà di appartenervi.
Nelle vene degli incubi le trame contano poco, la direzione e il senso emergono per differenza tra le scene che si susseguono, per sottrazione tra gli elementi reali e noti e quelli fantastici e inconsci: un gruppo di ragazze che prima di iniziare il turno di lavoro come addette alle pulizie di palazzoni terziari abbandonati si cambia di abito indossando la divisa e raccogliendo spugne e prodotti tossici dannosi per pelle e polmoni trattate come un gruppo di spogliarelliste dell'infermo che esibiscono le une alle altre i loro corpi gonfi o avvizziti, questo è Funetta. Lena, la protagonista, la sua musa e il suo fantasma.
Qual è quindi l'esito di questa seconda prova? Le aspettative sono state superate? La sensazione è che il talento e la caparbietà di Funetta si siano concentrate sula messa in scena di uno spettacolo secondario, non strettamente necessario all'autore, un intramezzo indispensabile a mantenersi visibile come scrittore pubblico e in allenamento per una prova più grande e più necessaria, un'ossessione più intima che di certo lo affatica. La collana "Altrove" dell'editore chiarelettere aveva bisogno di una prima pubblicazione di lancio che Funetta le ha garantito. Ma Funetta deve essere ben più di un narratore professionista, uno che coglie un'opportunità, deve sfuggire al pericolo di diventare classificabile e prevedibile, di genere; la cura della scrittura e l'abilità a costruire mondi spettrali non deve essere la sua unica cifra, rischierebbero di diventare le ossa di una gabbia da cui non saprebbe uscire. Se vuole continuare a inquietare e a fare paura per davvero deve restare lui per primo immerso nell'oscurità, correre i rischi dell'anonimato, raccontarsi il suo incubo prima di raccontarlo agli altri, sanguinare, non badare a nessuno, tornare, senza respiro, a sorprenderci davvero.

"Il gridò arrivò e lacerò l'aria. Le strinse le dita intorno agli organi. Era il grido degli anni, sepolto sotto gli anni. Nei corridoi degli anni era rimasto in attesa, nella casa bruciata degli anni. Non aveva un'origine, se non nelle sepolture e nelle sparizioni e nei suicidi delle internate di Valpurga, nella vecchiaia delle lavoratrici, nel codice delle puttane morte, nella Casa dell'Asia, nei sogni delle orfane, nell'odore infiammabile dei prodotti per pulire. Adesso, nell'oblio, quel grido le stava cavando gli occhi. Era entrato nell'appartamento e lo stava devastando. Frugava dappertutto, polverizzava i mobili, le pareti, infrangeva gli specchi, strappava a morsi i tubi del gas. Non riusciva a trovarla".
Profile Image for Roberta Castelli.
Author 5 books15 followers
May 23, 2018
A volte è bello rompere gli schemi e sperimentare. È quello che ha fatto Luciano Funetta con questo libro, che può non piacere ma che rimane bene impresso.
Profile Image for Alex Di Nepi Finzi.
80 reviews5 followers
May 21, 2018
Prosa e lingua impressionanti. Un vero talento. L’ambientazione distopica è straniante. Debole la trama. Un autore da seguire con molta attenzione.
Profile Image for Gabriele Rosso.
42 reviews5 followers
May 17, 2018
Dopo l'esordio con "Dalle rovine" pubblicato per Tunuè, Luciano Funetta si conferma tra le voci più interessanti e trasognate della scena letteraria italiana contemporanea. "Il grido" è un viaggio distopico in una dimensione parallela acida e visionaria, un libro di atmosfere dense, narcotiche, amare. Bene ha fatto Chiarelettere a crederci.
Profile Image for Samuele Petrangeli.
433 reviews81 followers
November 26, 2018
Ci sono alcuni libri che puzzano. Che leggendoli si viene aggrediti da un tanfo quasi insostenibile di marciume. Che so, alcuni romanzi di Ballard, o Bukowski. Houllebecq, sicuramente. Il grido, secondo romanzo di Funetta, puzza. Puzza fin dalla prima pagina, da quando inizia a descrivere un mondo ormai più morto che vivo, dove non ci sta quasi più differenza fra notte e giorno da quanto l'oscurità sia completa e profonda. Funetta descrive un mondo di derelitti, alcolizzati, violenti, che pare che non possano morire perché già privi di vita. Lo popola di branchi di persone quasi mitologiche, come i Dormienti. Tutto, dalla descrizione degli ambienti (il Kraken, i palazzoni, le vie) al world-building (il crollo del trasporto pubblico, il lavoro che diventa quasi una prostituzione, un'implicita dittatura militareggiante) servono a delineare l'orizzonte psichico di Lena. Il grido non ha una vera e propria trama, bensì assistiamo al crollo emotivo e psicologico di Lena, il suo essere inghiottita dall'abisso nero forse della follia, forse di tutto ciò che esiste di brutto. La narrazione, infatti, segue Lena, che, a causa di una droga, ha delle allucinazioni da più di dieci anni: la narrazione quindi ondeggia fra realismo e allucinazione, riuscendo a ricreare lo stato psichico di Lena in modo espressionista. Se, Funetta ambienta comunque la sua storia in un mondo schizzato, orrorifico già di suo (atrocemente attuale), la mente di Lena gli fa calare sopra una cappa allucinata che lo rende un vero e proprio incubo. Lena e il mondo sono uno conseguenza dell'altro. Se, infatti, la nostra percezione incubica (non credo che esista come parola, ma va bene) della realtà dipende dall'occhio di Lena, Lena e la sua follia dipendono dal mondo, da una realtà che ha abbandonato i suoi derelitti, in cui domina la violenza e il sopruso, in cui si tira avanti perché troppo stanchi per ammazzarsi. Il mondo che descrive Funetta è già di per sé un mondo da incubo, che lo sguardo allucinato di Lena riesce a trasmetterci proprio perché lo riconsegna alla realtà onirica che gli appartiene. Lena, emarginata, orfana, è abbandonata totalmente a se stessa, il suo crollo psico-emotivo è fuori controllo perché in un mondo come questo, non ci sta nessuno che ha interesse a bloccarlo. Ogni legame sociale è scomparso. C'è solo solitudine e violenza. A chi importa se Lena sprofonda nella follia?
Se dal punto di vista narrativo, forse, gli avrebbe giovato essere più racconto che romanzo (ma anche sticazzi a una certa), Il grido riesce a far percepire al lettore questa lenta, e affascinante, discesa di Lena nell'abisso, che torna spesso come una O nera, come un pozzo senza fondo proprio perché non esiste fondo e forse nemmeno apertura, come un richiamo a cui Lena cerca di resistere e sfuggire. Il grido che non è solo metafora, ma vero e proprio corpo, e forse vero e proprio mondo, è implacabile proprio perché la realtà stessa ne è stata inghiottita. Pochi sprazzi di evasione sono ricondotti alla realtà virtuale, una realtà altra, finta, ma che si contrappone a quella terrena (qua la città, là i boschi). Il finale risulta ambiguo proprio per questa contrapposizione, per questo confine fra salvezza e fuga, fra possibilità e catatonia.
Il grido è un libro imperfetto, ma meravigliosamente espressionista, e che per un po' ti rimane addosso, sporco e puzzolente.
Profile Image for Salvatore Donati.
54 reviews2 followers
August 25, 2024
Un mondo nero, un amore nero, in una metropoli distopica nera, malata. Personaggi, umani e non, che vestono a pennello l'abbandono e l"oscura e densa patina di malata desolazione e alienazione presente in ogni angolo di queste pagine.

Maledettamente bella la scrittura di Funetta, quasi poetica, limpida, in netto contrasto con la storia di Lena, un alternarsi tra il suo doloroso passato, un presente in frantumi, un futuro incomprensibile. 

Non ha genere. Leggilo e poi decidi se ti piace o meno. E se non ti piacerà avrai comunque conosciuto un bravo scrittore.

Attenzione al ⚫
Profile Image for irene.
235 reviews15 followers
December 20, 2022
quando mi sono accorta di essere oltre la metà mi sono intristita, perché sarebbe finito troppo presto; ma la conclusione è così impeccabile da non aver bisogno di una pagina in più. un mondo di una cupezza cristallina, senza fiato, senza speranza, senza desiderio. la protagonista è vicina alla perfezione. interminabile orrore, un po' di horror. che scoperta.
Profile Image for Giovanna Tomai.
417 reviews5 followers
May 14, 2018
Una storia scritta bene, un po' complicata, non l'ho trovato così empatica.
Profile Image for ktulu81.
115 reviews10 followers
November 18, 2019
È il secondo libro che leggo di questo autore ed anche in questo caso le atmosfere evocative prevalgono a discapito di una trama perfettamente definita, cosa che per alcuni potrebbe costituire un grave difetto, ma non per me. L’opera narra di un futuro distopico ambientato in una grande metropoli in cui il gap tra fasce sociali sembra essere diventato una voragine incolmabile. Molto interessante il doppio livello di lettura: da un lato la storia drammatica ed allucinata di una donna perseguitata dai proprio fantasmi, dall’altra una denuncia di carattere sociale facilmente collegabile a fenomeni già oggi in atto.
Profile Image for Ania Marci.
360 reviews12 followers
October 28, 2018
La scrittura di Funetta è realtà aumentata, un libro che accende i sensi.
Profile Image for Irene Rosignoli.
233 reviews6 followers
July 11, 2018
Una volta mi hanno detto: "Irene, tu non puoi dire di essere senza parole, il tuo lavoro è trovare le parole esatte per descrivere ogni cosa". Con i libri di Luciano Funetta è difficile. Ho scoperto Dalle rovine quasi per caso quando è stato pubblicato, e altrettanto per caso ho scoperto adesso Il grido mentre curiosavo in libreria (non sapevo che avesse scritto un secondo romanzo). All'epoca ho detto che leggere Dalle rovine era come guardare un quadro di Salvador Dalì, un misto di estrema inquietudine e destabilizzazione e di incredibile fascino, quasi piacere morboso. Con Il grido ho provato qualcosa di simile, ma stavolta è come guardare il quadro e scoprire che la figura inquietante ha le tue fattezze.
Luciano Funetta è un grande scrittore. Non vedo l'ora di leggere il suo prossimo lavoro.
Displaying 1 - 21 of 21 reviews