Aprile 1931. La cartomante Carmela Calise viene massacrata fra le mura della sua casa nel rione Materdei, a Napoli. Con la sua attività di medium regalava sogni alla gente, ma con quella clandestina di usuraia li infrangeva miseramente. Che succede a giocare con le illusioni delle persone? Si può inventare il futuro e poi sbriciolarlo impunemente tra le dita? Spetterà al commissario Ricciardi rispondere a queste domande e dare un volto all'assassino della donna.
Maurizio de Giovanni è uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano, autore perlopiù di romanzi gialli.
Maurizio de Giovanni is best known for his prize-winning series set in 1930s Naples featuring Commissario Ricciardi, a loner with the paranormal ability to see and hear the murdered dead. A banker by profession, de Giovanni also writes short stories and books about historic matches of the Neapolitan soccer team.
La trasposizione in fumetto è molto fedele al secondo romanzo di De Giovanni. Belli i disegni, ben rappresentati i tantissimi personaggi presenti, bellissime e molto ricche di particolari le ambientazioni interne ed esterne, ben riportati abiti, accessori e suppellettili, interessanti le note (interviste) relative alla realizzazione grafica alla fine del libro, complete di bozzetti e schizzi. Tra il primo e il secondo volume, lo sceneggiatore grafico e il disegnatore cambiano, ma alla fin fine la differenza si avverte poco; ormai la traccia di base c'era... difficilmente - penso - si sarebbe potuto deviare dall'impronta data con il primo volume. Promosso! (Ma il mio è anche un fatto di cuore...).
Confermo il piacere fisico di avere tra le mani un'edizione di grande formato e curata nei dettagli. Continua a piacermi anche la scelta di colorare le tavole con un'unica tinta (stavolta tocca al verde, che però poco concede all'idea della primavera). Ho particolarmente apprezzato le matite, soprattutto per la fedele ricostruzione degli ambienti d'epoca e per la cura e la dovizia con cui sono resi i particolari (come la chicca della fasciatura, ricostruita da manuali degli anni '30). Nel complesso questa nuova serie mi sembra iniziata sotto buoni auspici, spero riesca a mantenere le promesse.
Nel secondo volume de Le stagioni del Commissario Ricciardi, La condanna del sangue, l’indagine si intreccia con il dolore e la passione, portando alla luce i lati più oscuri dell’animo umano. De Giovanni, insieme a Brancato e Stellato, costruisce un racconto denso di atmosfera, dove Napoli diventa teatro di segreti, desideri e redenzioni mancate. Il tratto e la scrittura si fondono per restituire tutta la malinconia e l’intensità di un personaggio che ascolta le voci dei morti e, nel farlo, indaga anche la propria solitudine.
Io adoro De Giovanni e questo credo sia noto a tutto il mondo, visto la compulsività con cui lo dico. Ho letto praticamente tutto, da Lojacono a Sara a Mina Settembre, ma anche i romanzi autoconclusivi. Pochissimo invece ho letto riguardante Ricciardi. Non chiedetemi perchè, non lo so. Era come un blocco, forse l'ambientazione nell'epoca fascista, questo personaggio così misterioso, oscuro, cupo, come anche le ambientazioni dei suoi romanzi. Ma ho voluto superare questo vero e proprio blocco e finalmente ho letto il secondo romanzo della serie di Ricciardi, La condanna del sangue. Ovviamente ho ritrovato il mio De Giovanni, anzi forse, nonostante la cupezza e la malinconia del personaggio principale, mi ha coinvolto ancora più delle altre serie! Avevo già letto il primo romanzo della serie, Il senso del dolore, e ricordo che mi era piaciuto molto, ma Ricciardi mi aveva un po’ inquietato. Protagonista assoluto, infatti, di questa serie è il commissario Ricciardi, l’uomo che vede i morti. Infatti, la particolarità del commissario è quella di vedere tutti i morti nell’attimo stesso della loro morte, mentre pronunciano l’ultimo pensiero cosciente. Inoltre, il romanzo è ambientato durante l’epoca fascista, anche se la storia politica di quel periodo è solo accennata (almeno ne la condanna del sangue, nel primo non ricordo perché è passato qualche anno). Ricciardi si trova a dover investigare sulla morte di un’anziana cartomante, che si scoprirà essere anche usuraia. Come al solito lui la vedrà nell’ultimo istante pronunciare un proverbio, che ripeterà all’infinito fino a quando il suo spirito non svanirà. Sotto gli occhi freddi e distaccati (apparentemente) di Ricciardi passerà un’umanità varia, ognuno con i propri problemi, i propri dubbi, le proprie angosce. Ad aiutarlo nell’indagine è il brigadiere Maione, l’unico che lo apprezza, lo capisce e lo supporta, e soprattutto non lo teme, come tutti gli altri. Come anche negli altri romanzi di De Giovanni, oltre all'indagine principale c’è sempre un caso collaterale, che impegna uno o più personaggi del romanzo. In questo caso a essere coinvolto è proprio Maione, che grazie a questo evento di cui si occuperà, riscoprirà l’importanza della propria famiglia e l’amore verso la moglie Lucia. Quello che adoro di De Giovanni è che i suoi romanzi sono sì ben strutturati, la vicenda si svolge senza nessun tipo di esitazione o tutto collima alla perfezione, ma lo scopo ultimo dell’autore è di trasmettere emozioni, cosa che lui riesce sempre a fare in maniera mirabile. Non c’è bisogno che dica che ho adorato questo romanzo, come tutti gli altri d’altronde, ed è finalmente giunto il momento di recuperare tutta la serie, e sono molto felice perchè sono millemila libri!
Questa è la seconda volta che Ricciardi mi invita alla lettura e a livello grafico mantengo le riserve sulla debole plasticità dei personaggi (difetto riscontrabile in diverse matite di scuola bonelliana), in netto contrasto con la maniacalità con cui sono invece curati i dettagli e gli ambienti.
Di contro, la sceneggiatura ha fatto un notevole salto in avanti e ho apprezzato i numerosi stacchi, i salti temporali e una manciata di trame che promettono sviluppi nei volumi successivi.
Tra queste, giusto un lieve imbarazzo per la sofferta "storia d'amore" tra il protagonista e la dirimpettaia Enrica. Il muto appuntamento alla finestra in questo volume evolve con un colpo di scena interessante ma gestito in modo grossolano. I due, oltre a provare un sentimento reciproco e mai dichiarato, sembrano condividere anche la medesima ristretta capacità linguistica attraverso frasi IDENTICHE che si passano da una vignetta all'altra ("che stupido che sono", "che stupida che sono", "oh amore mio", "oh amore mio").
Abbiamo capito, sono in sintonia, ma la tenerezza tra i due è talmente evidente che certi dettagli risultano inutili e dannosi.
Come il primo volume: molto bella l’ambientazione e il personaggio. Molto azzeccata l’idea della peculiare bicromia. L’ intreccio anche in questo caso è carino, la storia si fa leggere. Ecco, forse il “romance” specifico del commissario l’avrei fatto meno melodrammatico, ma forse in quei tempi un comportamento simile avrebbe avuto più senso. Disegni dettagliatissimi (che “tradiscono” l’appartenenza al volume per libreria).
Adoro questa trasposizione in Graphic Novel dei splendidi romanzi di Ricciardi. Li sto prendendo tutti poiché seppur avendoli già letti standard ne trovo affascinante l’interpretazione grafica. Buona parte del merito certamente va dato Allo sceneggiatore S. Brancato e alla splendida creatrice delle tavole L.Stellato Le 5 stelle le meritano tutte
Even better than the first in the series, with relations and life developing even more quickly with the Inspector, his side and the women in their lives. The title of the English translation is Blood Curse. Once again the theatre is involved.
Prima volta che leggo un poliziesco in versione graphic novel. Le illustrazioni sono bellissime, rendono più che efficacemente l'effetto quasi cinematografico del racconto. Consigliato sia da leggere, sia da tenere nella propria libreria!