“Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi.”
Tra l’aprile e il maggio 1875 per alcune settimane Arthur Rimbaud, il grande autore di Vocali, Il Battello ebbro e Una stagione all’inferno, dall’esistenza scandalosa e ricca di colpi di scena, si ferma a Milano dove sembra essere ospitato nella casa di una misteriosa vedova, affacciata su piazza Duomo.
In quello stesso 1875, il giovane prende la definitiva decisione di rinunciare alla letteratura, trasformandosi, per dirla con Mallarmé, in “qualcuno che era stato lui, ma che non lo era più, in nessun modo”.
Edgardo Franzosini evoca quei giorni con raffinata dovizia di particolari, ricostruendo come un investigatore tenace e sapiente il soggiorno di Rimbaud attraverso le tracce lievi e suggestive lasciate dal poeta nella Milano dell’epoca.
Un'indagine su una presunta storia d'amore tra Arthur Rimbaud e una non precisata gentile vedova milanese, nel corso del soggiorno del poeta francese nella città lombarda nel 1875. Franzosini porta riferimenti bibliografici e letture incrociate per suggerire l'esistenza di questo flirt, anche se poi si lascia il lettore nel mistero. Ritengo che questo libro sia per lo più un'operazione commerciale che spinge il lettore a credere che gli verrà narrato qualcosa di più o meno certo, invece si trova in un labirinto di informazioni, a volte distanti dall'obiettivo del titolo (e quindi riempitive), da cui se ne esce con un nulla di fatto. Peccato, perché l'autore gestisce molto bene la ricostruzione storica.
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Come partire da un dettaglio quasi insignificante di una biografia ancora troppo misteriosa, e costruirvi intorno un ricamo di dettagli che, a quella biografia nel suo insieme, restituiscono un senso e una forma coerente senza scadere nell'illazione vana.