Prendete autori del calibro di Stephen King, Charles L. Grant, Ramsey Campbell, David Campton, Greg Egan e Brian Lumley e metteteli insieme. Il risultato sarà un’antologia brillante e raffinata, difficile da dimenticare.
Karl Edward Wagner (12 December 1945 – 13 October 1994) was an American writer, editor and publisher of horror, science fiction, and heroic fantasy, who was born in Knoxville, Tennessee and originally trained as a psychiatrist. His disillusionment with the medical profession can be seen in the stories "The Fourth Seal" and "Into Whose Hands". He described his world view as nihilistic, anarchistic and absurdist, and claimed, not entirely seriously, to be related to "an opera composer named Richard". Wagner also admired the cinema of Sam Peckinpah, stating "I worship the film The Wild Bunch".
Se questi sono i 16 migliori racconti del 1988, non voglio neanche immaginarmi i peggiori. Gli unici che mi sono piaciuti sono: “La cicatrice” (l’ho riletto addirittura due volte; considerato che gli altri non li avrei letti neanche mezza volta direi che è tanto), ambiguo e intrigante al punto giusto, poi “I magri” (pessima traduzione, perché non renderlo con “I Sottili” più attinente all’originale e sicuramente più evocativo?) divertente e con la vibe da slender man, anche “Faccione” come ultimo racconto non è male, almeno mi ha tenuta intrigata, sebbene le rivisitazioni delle opere di Lovecraft di solito mi facciano dormire. Poi vabbè c’è anche “Popsy” di King, che avevo già letto altrove, e che sicuramente è buono sebbene molto telefonato. Una manciata di altri racconti aveva premesse interessanti (come quello dei cani di notte, o del ragazzo il cui padre fa robe strane per far sparire degli adolescenti, o ancora quello dell’abbazia o del tizio che si trasferisce in casa delle zie matte) ma l’esecuzione e risoluzione poi mi han lasciata tiepida. Che mi han proprio fatto schifo e non in senso positivo orrorifico, sono quello della fabbrica abbandonata col tizio che ha le visioni (non solo fan pietà la trama e la risoluzione, ma il protagonista non fa che porsi domande per tutto il racconto – Che cosa è quella luce? Perché? Cosa succede? Chi è? Come è? – giuro che l’avrei ammazzato, davvero snervante come cosa; non mi ricordo il nome dell’autore ma gli consiglio comunque di dedicarsi all’ippica), e soprattutto quello del pedofilo che va a fornicare in un villaggio “maledetto” con delle tredicenni (ma che monnezza è? Per cosa l’ha scritto l’autore, per il Playboy dei pedofili?), sul serio, che ti salta in mente di fare un racconto erotico del genere? Ma sei scemo? Gli altri invece sono talmente dimenticabili che… beh sì, non me li ricordo nemmeno.