Messaggio per l'editor. A pagina 186 si legge:
"Alberto, prima, in ogni caso, avrebbe dovuto andare con Luciano a Norimberga".
Il verbo servile 'dovere' assume, nel tempo composto, lo stesso ausiliare richiesto dal verbo che accompagna: nella lingua parlata questa regola viene sempre più spesso disattesa, tuttavia mi auguro che sia stata una svista!
Provenendo da quelle terre, da quegli anni di formazione (fine anni Novanta), ho rivisto nei personaggi alcuni aspetti di me stesso e di persone conosciute, sullo sfondo di un Veneto a me noto ed in evoluzione, non sempre positiva, verso un futuro slegato al nostro retaggio contadino di grandi lavoratori indefessi ("signorsi comandi" d'antan).
I tre protagonisti vivono delle vite parallele, talvolta fisicamente talvolta mentalmente, più' che potenziali. Forse il personaggio meglio approfondito e' Luciano, mentre quello meno approfondito, quasi tralasciato anche alla fine, e' Giorgio. Il più' complesso, nel senso di descritto in modo contraddittorio lungo le pagine, e' Alberto.
Oltre al linguaggio talvolta usato, come già' segnalato da altri goodreaders, queste incongruenze e/o mancanze di approfondimento lasciano talvolta basito il lettore, oltre a non marcare sempre bene i passaggi da un personaggio all'altro nei paragrafi.
Riconosco del potenziale allo scrittore, e attendo la sua prossima fatica.
"La gente si lagna [...] perché' in realtà' vuole l'attenzione degli altri, l'empatia, l'affetto, l'amore. La gente si dovrebbe lamentare solo di questo: che nessuno le vuole bene davvero".
"Resistere stando ai margini e' sempre più' difficile: tutti devono sentirsi inclusi, ossia, in qualche modo, felici".