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272 pages, Paperback
First published May 15, 2008






L'opera di Santoni ci parla di un manipolo di ragazzi della provincia di Firenze che si ritrovano al bar di paese. L'hobby che li unisce �� il provare sulla propria pelle in modo coscienzioso (per quanto lo permette la loro et��), consapevole, organizzato, sistematico e corale tutte le droghe possibili. Nessuno ha particolari problemi a casa, non sono spinti dalla disperazione o dalla solitudine ma da pura curiosit�� e noia. Si inizia con un prologo, per poi, partendo da dieci anni prima, ripercorrere sotto forma di ���episodi��� tutte le esperienze che il gruppo ha avuto con le droghe da quelle legali (sesso, alcool, tabacco e caff��) quelle illegali; ogni capitolo una droga differente.
E' scritto bene, scorrevole, la narrazione �� asciutta sintetica e ci�� che pi�� �� importante per libri che narrano di esperienze di droga, �� priva di moralismi. Lo stile �� moderno, ma non troppo, viene fatto uso di alcuni termini dell'ambiente ma tutti facilmente traducibili. Questo libro non ci impone un giudizio sull'uso delle droghe ma ci offre il punto di vista viscerale di che le ha provate, non ci costringe a giudicare i personaggi, non ci dice cosa �� bene e cosa �� male. Non �� un capolavoro ma entra dentro, in poco tempo mi sono trovato assuefatto alla sua lettura e affezionato (quasi impossibile non esserlo) a questi giovani psiconauti dal volto umano.
Notevole l'uso dell'etichetta ���interesse comune��� affibbiata alla pratica che lega questo gruppo di, come dice la quarta di copertina, eroi nichilisti. Gi�� perch�� credo che ���spararsi��� 100 Km di bicicletta a settimana, 1000 metri di dislivello in montagna, 4 maratone l'anno, decine di migliaia di metri su piste da fondo, ore di kite surf/parapendio/ultraleggero/moto/calcetto/ecc rappresentino n�� pi�� ne meno una forma legale di droga: sono tutte attivit�� che alleggeriscono il cervello dell'arduo compito di pensare regalandogli in cambio brividi e/o emozioni. Sono tutte pratiche che legano delle persone che in comune hanno la dipendenza per qualche ���sostanza alterante��� sia essa l'endorfina, l'adrenalina o la meta-anfetamina.
��Forse, pensa Mimmo, [...] se tutti prendessero atto della vera quantit�� di droghe in giro, del fatto che si fuma tanta erba quanto si beve birra e vino, che ogni notte a Milano, Firenze e Roma vengono sniffati quintali di cocaina da gente di tutti i tipi, per nulla emarginata, che i pochi al mondo che ancora fanno ricerca spirituale lo fanno violando la legge, con funghi allucinogeni e acido lisergico, magari, oggi, vivremmo in una societ�� razionalmente antiproibizionista, con una mafia molto meno ricca, una giovent�� molto meno dedita alle sostanze, e di certo, servizi sociali, psicologi e SERT infinitamente pi�� efficienti��
Questi ragazzi si muovono su un terreno molto scivoloso ma sono uniti e la loro unione �� come la corda che lega una spedizione di alpinisti che evita loro, di cadere singolarmente dentro agli innumerevoli crepacci che il percorso (10 anni di vita) presenta. Nessuno viene lasciato indietro, se uno arranca o �� reduce da una disavventura, gli altri se ne preoccupano. Tutti, nel romanzo, prima o poi maturano e capiscono che dalla finestra aperta per mezzo di uno stupefacente devono prima o poi rientrare e che ���la poesia��� di certe serate, di certi momenti , di certi legami e di certi vissuti, viene corrosa dal tempo, viene progressivamente affievolita dalla pratica perch�� nella pratica si esaurisce la meraviglia delle prime volte. Il rientro ad una normalit�� di certi soggetti (Mella, Mimmo, Sandrone), chi per presa di coscienza, chi a seguito di qualche brutto ���viaggio���, serve agli altri da esempio, da faro, induce i superstiti a riflettere (il Mella rimane sempre nei pensieri del gruppo), serve loro a rendersi conto che la ���normalit����� (mediocrit��, dal loro punto di vista) prima o poi li attende.
Mi �� piaciuta la rottura della catena che lega l'uso di droga con l'autodistruzione, con il fallimento e con la morte, in questo Santoni �� stato bravo ad evitare questo luogo comune. I protagonisti del romanzo hanno un rapporto con le droghe pari a quello che la gente ���comune��� ha con l'alcool: assumere stupefacenti non significa essere tossicodipendenti esattamente come bere vino ai pasti o un aperitivo prima di cena non �� essere alcolizzati. Come tantissime pratiche di vita (alcool, denaro, gioco), anche l'uso di droghe non ��, secondo il mio umile punto di vista, da condannarsi a priori, diventa condannabile quando non se ne riesce pi�� a fare a meno per vivere e soprattutto quando l'esperienza condotta viene ���usata��� per isolarsi e non per aumentare l'empatia tra le persone. Il vero pericolo nell'alterarsi chimicamente sta nel fatto che il confine che porta alla dipendenza e all'autodistruzione �� molto facile da superare, specialmente se soli o particolarmente ���sensibili���.
��...I proibizionisti son di due tipi: quelli che non hanno idea di cosa stiano parlando, e quelli che sono d'accordo col sistema che sta dietro all'illegalit�� delle droghe...��
Bravo l'autore a mostrarci la dinamica evolutiva ���del gruppo��� (in cui mi ci sono ritrovato): da adolescenti il gruppo �� forte poi pian piano si disgrega, si passa preferirgli un partner, un lavoro o le proprie ambizioni personali. L'atto di accantonare gli amici non �� indolore, viene vissuto naturalmente (inteso come naturale processo di crescita) ma getta le basi per ricordi malinconici che li accompagner�� per tutta la vita
Le possibili strade da percorrere per attraversare la vita che si profilano dinanzi alla generazione di Iacopo&Co non sono in numero finito e ben asfaltate (come magari erano qeulle della generazione che li ha preceduti), sono invece infinite e quando va bene sono tracce labili di sentiero montano. I protagonisti rappresentano quella generazione definitivamente orfana della politica, radicalmente distaccata dalla religione, indifesa preda del consumismo, tradita dal falso mito delle lauree, crescere in una situazione culturale e morale del genere spaventa, atterrisce ci si ritrova assolutamente privi di poli magnetici in grado far funzionare la propria bussola interiore.
Per loro e per quelli che seguono, infatti, non esiste il lavoro sicuro, un titolo di studio non da certezze, l'amore non �� per sempre, il matrimonio non �� un obiettivo di vita che porta necessariamente alla felicit��, non esiste un Dio che li osserva e li giudica, non esistono speranze di rivoluzioni in cui credere, non esistono leader sociali da seguire e di cui fidarsi, non �� tangibile il senso di giustizia (nel senso pi�� ampio del termine) che la societ�� dice di offrire.
��Comunque per me si �� amazzato per quelle storie legate ai gruppi. E per la mancanza di fica���, insiste Iacopo. ���Se quella uccidesse, qui ci sarebbe un'ecatombe���, replica il Mella scroccandogli una Marlboro dal pacchetto��
Crescono fedeli al tacito grido ���Fuck the world���, coltivano una sorta di ���anarchia costituzionale��� in cui al di fuori dell'atomo composto dai compagni di ventura (dentro il quale esiste una costituzione e un ordine) nulla conta e il nucleo �� tenuto legato da forze facilmente scardinabili basate su un interesse comune discutibile. Forse i 10 anni dei nostri protagonisti non lasceranno traccia nella storia (come i dieci anni tra i 16-26 della gran parte delal gente), forse il tempo speso a sperimentare sostanza psicotrope non �� tempo utile ad alcuno (come il tempo speso egoisticamente da molta gente), forse, nel seguire questa strada, alcuni hanno compromesso un futuro avvenire da megaimprenditoriarraffatutto (quanta gente ci prova inutilmente ammazzandosi di lavoro?), sicuramente tutti non diventeranno mai campioni sportivi (quanti da ragazzini lo sognano e poi non lo diventano?) ma una cosa �� certa queste persone vivono, osservano, crescono e imparano su un terreno in cui a insegnare sono i fatti e non le qualunquistiche frasi fatte di un genitore ���democristiano���. E quando la vita , con il crescere, si mostrer�� loro sempre pi�� avara di emozioni (sia in termini di variet�� che di quantit��) e spazi vitali sicuramente non avranno rimpianti per le esperienze che avrebbero potuto fare e che non hanno fatto (certi ���viaggi��� si fanno all'et�� giusta o non si fanno). Al di l�� del collante che unisce questi giovani nelle vicende narrate, dal libro annusiamo, la trasgressione, l'amore (pochetto), il sesso (pochetto), l'amicizia, l'indipendenza, l'isolamento, la tristezza, la gioia, l'ingenuit�� e la superficialit��, tutti splendidi e indimenticabili ingredienti di qualsiasi giovinezza trans-generazionale.
��E' come se gli anni di magra sessuale gli avessero fatto rinunciare anche solo all'idea di poter rimorchiare, e tutto il suo essere si fosse concentrato nell'apparire sobrio e rassicurante, un uomo non dico da sposare ma di certo con cui avere una storia lunga e responsabile, ottenendo soltanto di farlo apparire ancora pi�� sfigato. Il marsupio verde fluorescente�� il marchio di infamia finale, la ciliegina sulla torta di merda, il calcio in faccia automatico a qualunque ragazza in grado di superare la guaina esteriore e magari intravedere che dietro a quella mise c'�� proprio una brava persona��
Agghiacciante – e forse l’unico aspetto serio del romanzo, nel senso che chiama in causa il lettore – la quasi-assenza dei “normali”, i “tranquilli” che non fanno né uso né abuso delle sostanze: un mondo di genitori, sorelle maggiori, coinquilini un po’ bambini, stolidi turisti australiani… Silhouette che passano sullo sfondo: i protagonisti quasi non credono nell’esistenza di questi fantasmi («se tutti prendessero atto della vera quantità di droghe in giro…»; «Loriano non aveva più problemi con le sostanze di quanti non ne avessero tutti quanti, in quel bar, in quel paese o in quella generazione»²) oppure negano valore alle loro esistenze di “tranquilli” («gente che ogni venerdì e sabato va nelle discoteche più pesanti, spende una fortuna in bevute e ingressi senza riduzione, prende rimbalzi con le tipe più cessose, e tutto senza neanche la giustificazione della droga»; «ce n’è anche troppa, di gente tranquilla, in giro. Bisognerebbe dare a tutti una svegliata. […] almeno fargli rendere conto di come sono. Di come siamo»).
È dunque messa in scena una contraddizione (i “tranquilli” esistono o no?), figlia complessa di una generazione che coltiva velleità rivoluzionarie e una virulenta ansia di auto-assoluzione. Esemplare al riguardo è il “manifesto” di quella generazione presentato nelle primissime pagine del romanzo, risposta a una domanda che sarà più volte formulata nel prosieguo: un “manifesto” che è al tempo stesso atto di accusa e arringa difensiva.
Insomma: il problema è sentirsi vivi. E per sentirsi vivi si fa di tutto e ci si racconta di tutto. Niente di nuovo (e di più umano) sotto il sole.
Tutto questo per dire… Che la provincia è un deserto, che ovunque è provincia, che la provincia è una condizione interiore ecc. (Anche se a volte un viaggio – in un altro paese, meglio specificare – pare riuscire per un istante ad allargare gli orizzonti: Berlino, per uno dei protagonisti: «la vista della città intorno lo riempie d’un senso di gloria: è come se tutto stesse succedendo lì e in quel momento» – i ragazzi e le ragazze berlinesi sarebbero d’accordo?) Per dire che si cresce, essenzialmente e malgrado tutto; e che tutto si sfalda ma allo stesso tempo tutto resiste.
Forse è più sociologia spicciola che letteratura. Oppure sociologia con una patina di letteratura.
«L’evoluzione sociale non serve al popolo se non è preceduta da un’evoluzione di pensiero», opinava Battiato nell’82. Quando poi mancano l’una e l’altra, il popolo è messo davvero male. Soprattutto in provincia.
1. Notevole il personaggio del “Pelle”, violento e aggressivo, di cui si dice: «grazie a Dio, ne esiste soltanto uno […] fossero stati anche solo in due, minimo conquistavano la Toscana a suon di cazzotti!». Un’invenzione degna del vecchio (e miglior) Benni.
2. Giudizi che delineano con chiarezza l’impostazione ideologica del romanzo: le droghe sono una realtà ineludibile e «i proibizionisti sono di due tipi: quelli che non hanno idea di cosa stiano parlando, e quelli che sono d’accordo col sistema che sta dietro all’illegalità delle droghe».