Di ottima famiglia, ricchissimo e anche piuttosto affascinante, a nemmeno trent’anni il protagonista di questo romanzo è già uno stimato ingegnere cui non manca davvero nulla: ville, automobili, ma anche amici, donne e salute. Un eccesso di cose per lui sempre più opprimente. È per questo che di punto in bianco decide di dare una svolta radicale alla sua esistenza abbandonando il lavoro e rinunciando a ogni comodità per andare a vivere in una baita di montagna. Evocando le memorie dell’infanzia, scopre tra i ricordi visioni di cime lontane, limpide sorgenti, ruscelli canterini, pascoli verdi e soprattutto cascate lucenti di sole. Ma una volta tra i monti, dove finalmente può dedicarsi incessantemente alla contemplazione della palla infuocata, si accorge che le ore di luce a sua disposizione non gli bastano più…
Con la sua scrittura caustica e sferzante, Mauro Corona torna a dare voce all’epica della montagna con un grande racconto morale, una riflessione di assoluta attualità sul rapporto tra uomo e natura e una meditazione senza tempo sugli inganni del desiderio.
Mauro Corona è nato nel 1950. Da ragazzo ha lavorato come boiscaiolo e cavatore. Fin da bambino ha cominciato a intagliare il legno. Lo scultore Augusto Murer ha intuito il suo talento e lo ha accolto nel suo studio di Falcade, dove Mauro Corona ha approfondito la tecnica e l'arte che gli ha permesso di diventare uno scultore ligneo conosciuto in tutta Europa.
Alpinista e arrampicatore, ha aperto numerosi itinerari sulle Dolomiti d'Oltre Piave e partecipato a diverse spedizioni internazionali.
Nel 1997 pubblica il suo primo libro "Il volo della martora". La scrittura diventa così un'altra delle sue grandi passioni, grazie alla quale è oggi annoverato tra gli scrittori più apprezzati in Italia.
Mauro Corona - La via del sole Un giovane ricco, figlio di famiglia facoltosa, stanco di tutte le situazioni quotidiane, decide di ritirarsi su un monte per godersi tutte le ore di sole che la posizione della sua baita superlussuosa gli consente. Non è un ritiro spirituale o da eremita, è solo un appagare totalmente se stesso con la cosa a lui più cara, la luce del sole. L'uomo ricco è così viziato ed egocentrico, che inizia ad abbattere picchi rocciosi e punte di montagne che coprono il percorso del sole, solo per goderne della sua luce il più a lungo possibile. Con il passare del tempo diventa una missione vitale, dedica tutto il suo tempo a minare le cime delle montagne, l'unica cosa che gli importa è rendere il sole visibile per più tempo possibile. Nel suo procedere lavorativo, c'è un uomo che nota spesso nei pressi dei suoi cantieri, ne diventa amico seppur in modo poco tangibile, uno è la coscienza dell'altro ma non si cercheranno mai fino a quando gli eventi della vita porteranno il ricco distruttore di paesaggi naturali al punto di morte. Solo allora l'uomo si renderà conto delle proprie opere distruttive nei confronti della natura. L'uomo per avidità, ha voluto portare a termine l'appagamento di sè, anche quando era in grado di capire cosa era bene e cosa era male. Quest' ultimo romanzo di Mauro Corona vuole essere un ammonimento verso gli scempi dell'uomo. Il suo modo di scrivere, vuole sempre essere qualcosa di educativo. In una delle tante recenti interviste ha detto: «Non mi interessa che si leggano i miei libri, la situazione non cambierà se si continua a scriverne e basta. Bisogna dar vita ad una società di bambini nuovi, educati alla non violenza, al rispetto e ai valori. Talvolta sarebbe meglio toglierli dalle famiglie perché è lì che si annida il male sociale. In questo libro lo dico» Finito il 15/08/2016 (n°71)
Bello questo libro: anche se la copertina e il titolo lasciano presagire che sia un romanzo spensierato e tranquillo, leggendo si rivela tutt'altro. E' la storia di un uomo ricco, molto ricco, che a ventinove anni decide di lasciare tutto e tutti e ritirarsi a vita isolata in una baita di montagna. Fin qui tutto nella norma ma pagina dopo pagina traspare tutt'altro che una vita tranquilla da eremita amante del sole e della natura. Alla fine della storia mi rimane impressa una frase riportata dall'autore, non sua ma di uno scrittore famoso: "La vita si scrive in brutta copia, e non c'è tempo di correggerla e ricopiarla in bella". Consigliato a chi, come la maggior parte di noi, corre e corre e corre in una vita frenetica senza mai fermarsi ad assaporare ogni attimo se non quando è ormai troppo tardi...
Il protagonista di questo romanzo è un ragazzo talmente abituato a ottenere tutto dalla vita che ormai tutto gli va a nausea. Di ottima famiglia, bello, ricchissimo (grazie al padre industriale di successo nel ramo del marmo con cave in tutto il mondo), stimato ingegnere, a ventinove è già oppresso da un eccesso di cose (ville, automobili, donne e salute) a cui ben presto vuole dare un taglio, prendendo di punto in bianco una decisione che porta ad una svolta alla sua esistenza: abbandonare il lavoro, rinunciare a tutto e a tutti per andare a vivere in una baita di montagna. Complice di questa decisione sicuramente le memorie dell’infanzia che gli evocano bei ricordi di cime lontane, sterminati pascoli verdi, limpide e fredde sorgenti, meravigliose cascate lucenti di sole. Ed è proprio il sole il ricordo più bello, il motivo vero per cui il giovane ingegnere vuole recarsi lassù: per poter contemplare l’astro in tutto il suo splendore nella sua quotidiana parabola attraverso la volta celeste. Per questo motivo, grazie al denaro del padre, si fa costruire una baita-chalet ipertecnologica, dalle ampie vetrate, montata su un perno che gira seguendo il corso del sole nell’arco della giornata, per poi durante la notte riposizionarsi al punto di partenza per cogliere pronta di nuovo l’alba. La baita è super accessoriata, dotata di ogni confort, con cibo e acqua in abbondanza, e montagne di libri che il giovane si ripromette di leggere, suoi fedeli compagni. All’inizio l’esperienza è difficile ma bella, se non entusiasmante: il contatto con la natura vegetale e animale è qualcosa di puro, di appagante per l’anima, e lo spettacolo del sole poi è magnifico! Dopo un anno però il giovane ingegnere si rende conto che il sole sorge troppo tardi e tramonta troppo presto a causa di certi picchi rocciosi, di certi spuntoni che lo nascondono prima del previsto, privandolo dell’unico spettacolo che veramente gli interessi. E qui inizia la sua follia che può mettere in atto grazie al denaro del padre: abbattere le pareti rocciose che gli impediscono di vedere il sole il più a lungo possibile! E così inizia a fare scempio della natura: per togliere di mezzo quelle rocce, deve abbattere boschi, distruggere prati, prosciugare ruscelli e cascate. Nessuno tuttavia riesce a fermarlo perché i soldi possono tutto, anche acquistare ciò che è patrimonio dell’umanità pagando le persone giuste. Al suo male ovviamente seguono altri mali: imprenditori con pochi scrupoli approfittano per costruire a loro volta impianti di risalita, alberghi, ristoranti. Facendo brillare le mine che distruggono i picchi delle montagne, l’ingegnere porta alla luce “tesori” (fossili, fonti d’acqua purissima e gelida, un pozzo profondo da cui esala zolfo), che ben presto gli fruttano altri soldi, diventando sempre più ricco. Passano ben 40 anni, da quella prima mina fatta brillare, una vita intera dedicata alla demolizione delle montagne, della natura tutta, ormai l’ingegnere è arrivato al capolinea della sua vita: un tumore ai polmoni con metastasi in tutto il corpo lo sta uccidendo. Solo negli ultimi giorni di vita e grazie all’unica persona che gli sia mai stata vicina e che lui considera la sua unica amicizia, l’ingegnere si rende conto di quello che ha fatto per tutta la vita, ma ormai non può più tornare indietro…
E’ il primo romanzo che leggo di Mauro Corona, quindi non conosco affatto il suo stile di scrittura, perciò non sono in grado di dire se questo romanzo sia da annoverare fra i suoi migliori oppure no. Posso dire però se mi è piaciuta la sua prosa oppure no e purtroppo la risposta è negativa. L’ho trovata infatti alquanto puerile, molto più simile a quella di bambino di scuola primaria alle prime armi con una scrittura lunga, in cui i pensieri devono essere esposti in maniera che siano logicamente collegati fra loro, senza ripetizioni di frasi e concetti. Tuttavia la narrazione è costellata qua e là di piccole gemme descrittive sui paesaggi montani, sulla flora e sulla fauna, con metafore e similitudini interessanti e originali, che invogliano nella prosecuzione della lettura, nonostante tutto. Non mancano poi riflessioni piuttosto critiche dell’autore sugli sciacalli imprenditoriali che fiutano da lontano la possibilità di creare giri di affari miliardari sulla distruzione della natura offerta da qualche folle, come il nostro ingegnere, nonché sui politici prezzolati e collusi con le “mafie” di vario genere che autorizzano con una loro firma tali scempi, senza pensare al male che fanno alle generazioni future, compresi i loro stessi figli, in nome del dio denaro.
Tutto sommato quindi non mi è dispiaciuto leggere questo romanzo, anche se mi aspettavo una prosa decisamente migliore, matura e adulta, ma mi riservo di leggere in futuro altri romanzi di Corona in modo da verificare se questo sia effettivamente il suo stile o un romanzo riuscito non troppo bene. Per quanto riguarda la tematica affrontata, invece, è un romanzo adatto anche ai ragazzi “young adult” perché si presta a riflessioni che possono far maturare una certa coscienza verso la salvaguardia del nostro patrimonio naturale che è anche patrimonio culturale.
Amare il sole, la sua luce e il suo valore, tanto da volerlo inseguire. Tanto da diventare un'ossessione. Un giovane ingegnere, stanco di avere tutto, decide di ritirarsi in una baita di montagna per raggiungere ciò che più brama ma che non può acquistare nonostante il suo consistente patrimonio. Perché è il sole che lo affascina, che lo chiama, dalla tenera infanzia. Ma è tutto ciò che non può avere veramente. Un amore che si trasforma in ossessione, in follia distruttiva, fino a fargli perdere la ragione. Perché, di quella luce, ne vuole sempre di più.
"Che peccato, il mio amico non c'è più. Se non c'era quella montagna, sarebbe ancora qui."
Uno stile un po' diverso dagli altri libri di Corona, meno poetico e, allo stesso tempo, meno rude. Ci rifugiamo in una radura in mezzo ai monti assieme al nostro protagonista e, tra i ricordi della sua infanzia, siamo spettatori della sua follia distruttrice. Un libro dai temi forti, volto a condannare lo sfruttamento che l'uomo, da anni, compie a discapito della natura. Un libro che fa soffrire nella sua verità, che fa riflettere su come il progresso e l'avidità finiscano per corrodere quella natura che dovrebbe venire preservata e valorizzata, come a corrodersi è l'animo umano davanti alla ricchezza e al l'avidità. Una denuncia alla corruzione, alla politica, agli enti, alla mafia e agli individui senza scrupoli che non rispettano ciò che abbiamo di più importante: la natura. Un invito ad accontentarsi di ciò che si ha, godendo degli obiettivi raggiunti e dei tesori più cari, che non sono quelli custoditi nel conto corrente. Una riflessione sull' affannarsi dell'uomo durante la sua esistenza, senza godere realmente del tempo che si ha a disposizione. E sull'importanza del redimersi dei propri errori in tempo, prima che sia proprio tardi. Perché la vita è una sola e non c'è una seconda possibilità per farne una bella copia. Un libro che si legge velocemente e in modo scorrevole anche se, come già detto, lontano dal solito stile di Corona.
Definirei questi libro ingenuo perché l'intenzione sembra essere quella di scrivere qualcosa di "impegnato" sul piano socio-ambientale ma la realizzazione è deludente per via di una storia parecchio scontata (il ricco e potente senza scrupoli che si redime e pente in punto di morte) e una scrittura davvero elementare, per la frequente ripetizione degli stessi concetti, che ricompaiono più e più volte in varie parti del libro, ma ogni volta nello stesso modo, senza aggiungere nuove riflessioni o input. L'idea di fondo non è male, potrebbe racchiudere anche spunti interessanti o portare a un epilogo originale, invece termina con una morale prevedibile. Tutti i temi vengono trattati con superficialità, introdotti e chiusi con commenti veloci e allusioni che paiono quasi delle "frecciatine" più che un'analisi seria delle problematiche ambientali al centro del romanzo. Sono un po' delusa, non avevo mai letto nulla di Corona e, amando le montagne e sapendo quanto le ami lui, mi aspettavo qualcosa in più. Però proverò a leggere qualcos'altro prima di farmi un'idea definitiva.
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Per una volta, mettiamo da parte il nitore della scrittura, che proprio non possiamo invocare per questo libro (non è un libro ben scritto, spesso presenta una forma trascurata, in alcuni punti al limite della sciatteria) e diamo più importanza al contenuto e al messaggio... Tema ecologista, vero, con scarsi picchi di originalità, forse, ma ben delineata è la parabola di un uomo che ha sempre pensato solo a "salire" e mai a "scendere", che è sempre partito da sé e dalla soddisfazione dei suoi bisogni illudendosi di farli coincidere con quelli dell'umanità, incapace di ascoltare la voce del proprio inferno interiore finché non ha dovuto invece cercarlo per potersi salvare...Una bella favola, amara ma "vera".
Una scrittura semplice, diretta ed evocativa.In questo libro la metafora della follia umana che distrugge la natura. E' sempre piacevole leggere Mauro Corona perchè riporta alla luce i valori ormai perduti di una società allo sbando (consiglio a questo proposito il libro di Vittorino Andreoli "Homo stupidus stupidus") anche se alla fine diventa ripetitivo e a tratti noioso. Concetti triti e ritriti per scrivere senza avere niente di nuovo da dire, come attori che per tutta la vita interpretano lo stesso ruolo, tanto da venire identificati solo con quel personaggio. Repetita iuvant....ma nella letteratura stanca. Pertanto associo questo autore ad Andrea Vitali e prenderò altre strade...bye bye.
31.10.25 >>>>>>>>>>>>> Un quattro stelle molto inaspettato. Presi questo libro da uno dei scaffali più trascurati della biblioteca, e non mi resi conto di quanto sarebbe stato bello. Nonostante questa valutazione, ho un'opinione assai confusa su questo libro, perché dove, da un lato, è un libro che ti costringe a pensare e ti offre una prospettiva diversa, dall'altro lato, è un libro privo di un flusso scorrevole di narrazione con alcune lacune strutturali, espressive e di consistenza ( secondo le mie preferenze, ovviamente). Ma devo dire che gli aspetti positivi superano quelli negativi; Inoltre direi che è stata proprio la semplicità del racconto e del metodo molto comprensibile di trasmettere messaggi e questioni importanti al lettore, che l'ha resa una lettura piacevole. Decisamente lo leggerò di nuovo, e lo consiglio moltissimo.
Fôlego no final. Não conhecia o autor, mas entendi que eh uma figura diferente. Começo interessante, porém me desanimei um pouco pelo excesso de julgamentos durante a narrativa. De qualquer forma, salvo pelo final. Um pouco de auto ajuda,” para pensar: “La vita humana non dura che un instante. Si dovrebbe transcorrerla a fare quello che piace. a questo mondo, fugace come un sogno, vivere nell’affano solo cio che dispiace, é pura follia” (Hagakure).
Un Mauro Corona per quanto saggio, prevedibile. Condivido molti dei pensieri dell'autore ma, se ci soffermiamo sul libro in sé, risulta scontato e noioso. Non vorrei che Corona si dimentichi cosa fa uno scrittore: scrivere e raccontare, magari insegnare nel frattempo, ma prima raccontare una storia.
Ho dato tre stelle a questo libro unicamente per via del sentimento di tremenda devastazione che stimola al pensiero di ciò che compie il protagonista. Per il resto la retorica è piuttosto scontata e il finale è completamente ingiustificato.
Cinque stelle meritatissime per un romanzo che insegna (o perlomeno si prefigge di insegnare... perché chi non afferra il concetto ci sarà sempre ma il mondo è bello proprio perché è vario) tante cose in un linguaggio semplice e diretto.
secondo me uno dei racconti più belli che lui ha scritto, la storia di un ingegnere che lascia tutto per andare in montagna e perde la sua umanità distruggendo la natura per avere il sole. solo al momento della morte capisce di essere stato sempre solo e di aver fatto grandi sbagli nella vita
I paesaggi montani, con le loro cime e picchi, riescono sempre a scaldarci il cuore. E’ anche il caso del protagonista di questo libro, che vuole cambiare drasticamente la sua vita. Cresciuto negli agi e con abbastanza soldi da permettersi una vita senza preoccupazioni, decide di ritirarsi in montagna per godere della tranquillità e del sole. Ed è proprio questo particolare che si trasforma in ossessione.
La voglia di possedere sempre di più, anche una cosa effimera come la luce del sole, diventa la spinta della sua vita. Il suo ritiro idilliaco si trasforma in poco tempo in un incubo, dove grazie ai soldi non c’è limite a quello che si può realizzare. Distruggere un paesaggio o un’intera montagna diventa qualcosa di semplice, incurante delle conseguenze per gli altri.
L’obiettivo del libro è proprio quello di far riflettere su come l’uomo vada a modificare l’ambiente che lo circonda senza curarsi delle conseguenze. I bisogni e le esigenze umane, soprattutto di chi può permetterselo, diventano l’unica cosa che conta. E, quando ormai il danno peggiore è stato compiuto, è quasi impossibile tornare indietro. Tutto quello che rimane è il tempo per fare un bilancio, come accade al protagonista del libro, e capire se la propria vita è stata sprecata in azioni terribili. Il rimorso cosparge la parte finale del racconto, aggiungendo una nota di tristezza a tutta la vicenda.
Sintassi deliziosa, ma è l'unica cosa che mi è piaciuta: la storia è banale e piatta, alcuni concetti ripetuti più e più volte e la morale è abbastanza scontata.
Peggio del solito, incredibile ma vero... Come storia è inesistente, proprio perché non è affatto una storia ma un pamphlet eco-no-global. Ho sempre più voglia di boicottare questa gente, che divenuta famosa si può permettere di scrivere schifezze come questa contando sul fatto che tanti idioti come me si compreranno il libro nella speranza di tornare a leggere qualcosa di bello dall'autore che dopo tutto ha scritto un monumento come Storia di Neve. E sempre le solite immagini trite e ritrite come "la neve firmata". Mancavano giusto "il tonno che non è buono se non si taglia con un grissino" e "l'uomo che non deve chiedere mai"... Ma va' un po' dove dico io... 17 euro buttati via.
Questo è uno di quei casi in cui servirebbero delle stelle negative. Una delirante favoletta pseudoecologista scritta con uno stile a metà strada fra Celentano e Paolo Coehlo (al loro peggio). Non si comprende come una casa editrice prestigiosa (o che almeno lo fu un tempo) possa pubblicare tali orrori. Il libro scritto peggio che abbia mai letto in vita mia.
tentativi di critica alla distruzione di massa della Natura, riferimenti a trivelle, UNESCO (odiatissima da Corona) e privatizzazione acqua. tutto apprezzabile ma nel contesto del romanzo... mmm.. ripetitivo e poco incisivo. scritto in quattro mesi.. e si nota. ripeto.. meglio non scrivere..
Deludente. Non riconosco più il Mauro Corona delle leggende dei popoli delle montagne e delle storie del bosco.. Deludente come il penultimo libro sul Natale... si è commercializzato??? Peccato