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Hilarotragoedia

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«Hilarotragoedia se precipitó como un meteorito desde los cielos poco nublados de la literatura italiana de los Late Fifties hacia los mares intensamente agitados de los Early Sixties. [...] Desde entonces, la Hilarotragoedia continúa, ante nuestros ojos hipnotizados, descendiendo inclinándose calando rebajándose despeñándose derrumbándose, verbos todos que en la perspectiva léxica del libro significan la más triunfal observancia a un destino.»

Italo Calvino

136 pages, Hardcover

First published January 1, 1964

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About the author

Giorgio Manganelli

149 books89 followers
Giorgio Manganelli was an Italian journalist, avant-garde writer, translator and literary critic. A native of Milan, he was one of the leaders of the avant-garde literary movement in Italy in the 1960s, Gruppo 63. He was a baroque and expressionist writer. Manganelli translated Edgar Allan Poe's complete stories and authors like T. S. Eliot, Henry James, Eric Ambler, O. Henry, Ezra Pound, Robert Louis Stevenson, Byron's Manfred and others into Italian. He published an experimental work of fiction, Hilarotragoedia, in 1964, at the time he was a member of the avant-garde Gruppo 63.

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Displaying 1 - 12 of 12 reviews
Profile Image for Silvia.
367 reviews30 followers
April 22, 2025
"Transumanar per verba"

Il tema sotteso a questo incatalogabile testo di Manganelli è la morte, o meglio: l'irrefrenabile ed ineluttabile vocazione umana a discendere verso gli Inferi (la definizione pagana mi sembra più appropriata, visti i mostri poliedrici e polimorfici di cui la fervida fantasia dell'autore li popola).
Ma che circo Barnum è questo aldilà discensivo!
Inutile procedere ad una sintesi, perché non di trama o ordito si tratta qui, a mio avviso.
Occorre abbandonarsi, in un atto di amore, estasi, carnale passione alla fascinazione delle parole e lasciarsi avvinghiare, penetrare, stordire: è una resa, che viene ampiamente ripagata dalla soddisfazione di essersi lasciata imbevere da una lingua che osa, travalica i confini, inventa, riesuma dall'oblio termini fascinosissimi e desueti.
E' una sfida- come quel 'A noi due' che Gesualdo Bufalino (un altro a cui secondo me occorre inchinarsi) pone in incipit del suo sublime 'Le menzogne della notte'- che mi ha vista perdente naturalmente, ma con dignità: ho provato a razionalizzare la lettura, secondo il canale di decodifica che mi è congeniale, ma poi mi sono resa conto che stavo perdendo il piacere e il divertimento. E allora ha vinto lui, che come sempre ubriaca e incanta.
Meno male che ho ancora molto da leggere di Manganelli.
Profile Image for SCARABOOKS.
293 reviews265 followers
August 26, 2020
È un testo asperrimo, bisogna faticarci e riuscire con la fatica a starci dentro. Dentro alla frase oscura e a volte ermetica. Dentro alla storia umana di Manganelli, dolorosa e angosciante ai confini del surreale. Dentro alla sua storia di intellettuale curioso e tortuoso, colto fino all’insondabile e dalla creatività lessicale acrobatica.
Roscioni diceva che solo le ostriche malate contengono la perla. Lo diceva di Gadda, ma vale anche per Manganelli. D’altronde i due avevano punti di contatto biografici soprattutto, più ancora di quelli linguistici, su cui tanto si scrisse e polemizzò con loro in vita. Soprattutto da parte di un Gadda offeso fino al furore proprio dopo aver letto questo libro.
Fu una vera diatriba tra giganti doloranti (giganti della letteratura e della nevrosi), che sfociò in un epico confronto privatissimo, a casa di Manganelli dove Gadda si fiondò in preda alla rabbia, con unica testimone la figlia allora poco più che bambina di Manganelli, Lietta. Filippo Milani riporta l’episodio in un bellissimo articolo sul “The Edimburgo Journal”, il sito-miniera di materiali su Gadda più vasta e preziosa esistente al mondo.
https://www.gadda.ed.ac.uk/Pages/jour...
“A quanto pare Gadda continuava a ripetere tra l’accusa e la supplica: «Perché lei mi vuole rovinare?». Manganelli probabilmente non sapeva cosa rispondere dato che non si sarebbe mai aspettato di dover affrontare l’ingegnere furioso a casa sua. Il professore venne colto di sorpresa, ma in un modo o nell’altro riuscì a far ragionare il rivale e a tranquillizzarlo. Pare che la battuta conclusiva del loro concitato diverbio sia stata: «Non è colpa mia se entrambi abbiamo avuto le stesse madri».
Si, perché Gadda considerava Hilarotragedia una parodia de La cognizione del dolore. Ma non si tratta di una parodia. Piuttosto di vera e sanguinante parentela (per parte di madre per l’appunto, se mi si passa la battuta) tra i due libri. E il dolore che gravita attorno alla figura della madre é ed è stata per me una delle due chiavi di lettura fondamentali di questo testo.
L’altra mi ha fatto ripensare al Freud di Al di là del principio del piacere e ad un monologo di Baricco sulla Deposizione di Van de Weyden.
https://www.youtube.com/watch?v=BieC_...
Spettacolo indimenticabile in cui si parla proprio di quella che Manganelli chiama la “vocazione discenditiva”; di quella forma di piacere che Baricco chiama proprio felicità. Quella che si prova quando ci si lascia cadere, quando ci si abbandona alla caduta da una qualche Croce, quando si depongono, nella morte o in altra sconfitta, le pulsioni e i desideri. E si prova la sensazione liberatoria della discesa, della caduta, della Deposizione, appunto.
Una delle vette della cultura italiana del novecento.
Profile Image for SurferRosa.
110 reviews34 followers
May 13, 2016
La prima cosa che m'è venuta in mente appena terminato questo volumetto, è stato il famoso motto, che noi tutti mille volte abbiamo udito (e detto) fin dall'infanzia: il gioco è bello finché dura poco. Ascrivo dunque la manganelliana Hilarotragoedia al novero delle bambinate.
Colto, linguisticamente ricchissimo, posso dire anche, a posteriori, paradigmatico - è l'opera prima per data di pubblicazione dell'allora quarantenne scrittore - del Manganelli futuro, per quel gusto per il paradosso, per la vellutata giocherelloneria intelletual-snob, godibile solo fino ad un certo punto se è vero, ed è vero, che dalla metà in avanti ho smesso di divertirmi e non vedevo l'ora di liberarmene, questo trattatello, ghignantemente nel solco di quella manualistica specialistica del tipo hobby e fai da te, si rivolge fraternamente a tutti noi umani adediretti per mettere ordine, con piglio sistematico, nella trascurata materia relativa alla levitazione discenditiva, ossia ai modi con cui appropinquarci, o discendere, verso la nostra ineluttabile dipartita, detta altrimenti morte.
Orbene, essendo tutti inevitabilmente destinati a divenir terra da pignatta, eccoci finalmente tra le mani un piccolo compendio dei diversi modi del discendere in Ade, ad esempio in modo diretto per quelli che senza indugio si fiondano in giù a rotta di collo, o spiraleggiante per quelli che, forse consapevoli dell'orrenda estasi, volendo più pienamente gustarsi il momento, discendono appunto in guisa spiraliforme, in ampie volute per prolungare il piacere o, ancora, irregolarmente sfarfallante per quelli che - timorosi? incerti? - discendono ondeggiando in qua e in là tipo piuma che cada in balia delle correnti, il tutto arricchito dalle preziose definizioni di balistica interna ed esterna.Da non dimenticare una trattazione esaustiva dei suicidi e quelle che sono forse le parti migliori del volume, cioè la classificazione delle angosce e l'inserto sugli addii.
Insomma, abbiamo da discendere e allora tanto vale prenderla, non vorrei dire con filosofia, ma con un appropriato senso mostruoso e rivoltante, per assaporarne fino in fondo il gusto e godercela.

Il trattato è a questo punto completo ed è un peccato che invece si prosegua con una tediosa descrizione dei sobborghi alle porte dell'Ade e dell'esistenza (?) e del tempo (?) che quivi gli angosciastici discesi/discendenti trascorrono in attesa di varcare l'infera entrata, sezione dalle venature addirittura (improbabilmente) fantasy e dallo humor abbastanza sfiatato. Seguono poi altri capitoletti dimenticabili, a formare una sezione di "documentazione", come quelli del non-nato e del disordine delle favole, per poi concludere con ipotetiche e superflue visioni cosmologiche dell'Ade. Un peccato. A chi volesse leggerlo, consiglierei di fermarsi lì dove ho detto.
Profile Image for Claudia.
105 reviews11 followers
Read
November 1, 2024
piccoletto ma infido questo libro... da leggere solo in momenti di assoluta lucidità mentale. in ogni caso ho propinato qualche brano qua e là ai ragazzi che lamentano una "lingua difficile" nei libri di testo: BECCATEVI QUESTO...

mio bonus-anagramma per G.M.: "io, l'ingan me l'aggiro"
Profile Image for Fabio.
471 reviews56 followers
July 18, 2019
(It's not) Easy
Faticoso e stancante. Sospetto che Manganelli si sia divertito a scriverlo - ottimo esempio di virtuosismo lessicale estremo, che inizialmente affascina il lettore, poi tende a tediarlo. Possono tornare utili un dizionario e un diario ove annotare espressioni eleganti e potenzialmente utili per provare l'ebbrezza del parlar forbito. Smetterò di definirmi "esteticamente svantaggiato": ora potrò vantarmi di non aver "conseguito la ambigua fortuna terrena della beltà delle forme".

Ah, sarebbe un trattatello sul fatto che s'ha da morire, prima o poi. O almeno credo. Più le testimonianze di un mai nato e di un poco ordinato protagonista di favole (i bei cerebri mi vorranno male, se ammetterò di aver apprezzato queste divagazioni più lievi?), divagazioni sull'Ade e altre amenità.

Tanta stima per il talento dell'Autore, ma anche tanta voglia di salutare il volume per passare ad altro.

https://youtu.be/7RQeZmhQetk
Profile Image for Víctor Sampayo.
Author 2 books49 followers
January 9, 2019
Paso la última, febril página, de este libro engañosamente corto, y aún no sé qué acabo de leer. ¿Es una autobiografía? No exactamente. No hay nombres ni lugares reconocibles. No hay personajes en un sentido estricto, ni siquiera lo que comúnmente conocemos como «situaciones dramáticas». Y sin embargo, tampoco puede afirmarse lo contrario, tan cercanos y al mismo tiempo, tan paradójicamente nuevos son los caminos hacia las profundidades más oscuras del alma, alma que Manganelli pareciera ir desnudando entre, al menos es la impresión que por momentos me causó, risotadas desamparadas, lo cual los vuelve, en caso de ser verdaderamente episodios autobiográficos, tenebrosamente melancólicos, en particular porque se refieren a lo experimentado en el plano de las emociones... ¿O tal vez son las confesiones más secretas de un agradable y elocuente misántropo? Podría ser, aunque el lenguaje siempre las vuelve más terribles y humorísticas de lo que probablemente serían si, en efecto, de unas simples confesiones se tratara, porque lo que se confiesa no es este o aquel pecado, sino la estructura y disposición del alma en el momento en que el pecado trenzó una cadena de pensamientos y sucesos y, de alguna misteriosa forma, articuló su metafísico significado... O quizás simplemente, como sugiere Italo Calvino, con evidente deslumbramiento por el eficaz y turbador artificio, este texto es un espectáculo representado en una construcción arquitectónica llena de dramáticos eclecticismos, en el que el lenguaje es tanto el protagonista como el escenario, la prestidigitación, la acrobacia, la propia construcción arquitectónica, la máscara y la verdad aún palpitante de una tragedia que busca, por todos lo medios, exorcizar los demonios que llevaron a una vida —que de otra manera no habría tenido mayor importancia— hacia los heroicos y lastimeros senderos de su propia derrota.
Profile Image for Tyrone_Slothrop (ex-MB).
848 reviews114 followers
August 21, 2022
Un trattatello sull'Ade

La reazione a questo libro che si può avere rivela immediatamente il concetto personale della letteratura: chi pensa che l'autore abbia un dovere, un debito, un impegno verso il lettore, cioè quello di coinvolgerlo, intrattenerlo, emozionarlo, interessarlo o renderlo migliore (forse, il peggiore contratto possibile) ovviamente non apprezzerà molto di questo libretto di Manganelli.
Chi, invece, (come il sottoscritto) rivendica la totale libertà dello scrittore di ingannare, frustrare, sfruttare e sfanculare il lettore, saprà cogliere quanto il grande scrittore italiano si sia divertito nello scrivere la sua prima opera - rendendo la lettura quantomai ostica con un vocabolario estesissimo, coltissimo e iper-ricercato, con una sintassi barocca e ridondante, con una immaginazione morbosa e indifferente.
Ho molto apprezzato lo stile di scrittura, un ibrido tra un testo scolastico duecentesco e un trattato controriformista in cui il gioco metaletterario raggiunge già ottimi livelli e la capacità narrativa (specie nei racconti dell'uomo non nato e dell'indefinito personaggio delle favole) è solidissima.

Peccato davvero che la maggioranza dei lettori si ferma davanti all'oggettiva difficoltà di lettura, senza fare il (piccolo) sforzo di cogliere l'estremo divertimento del costruire un manuale per la discesa nell'Ade.
Ma come diceva sempre un importante maitre a penser nazionale:
Non c'è gusto in Italia ad essere intelligenti
Profile Image for Frieniphi Gruv.
4 reviews
April 20, 2018
Sin duda faltan lenguajes para definir el proyecto literario de Manganelli. Exquisita tormenta del lenguaje y la aliteración que puede amarse u odiarse, pero definitivamente no eludirse. La versión al español de este libro editada por Siruela es, deliciosa y pulcra.
Profile Image for Lily&#x1f33b;.
235 reviews11 followers
December 30, 2021
Difficilissimo scrivere una recensione su questo volume. Contorto ma geniale, intricato e volgare. Consiglio la lettura a chi ha un po’ di conoscenza della letteratura del secondo novecento, in particolare della Neoavanguardia.
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books132 followers
October 8, 2017
"Amo la compagnia, tra tutte discretissima, dei morti." (p. 67)

"Gli uomini vivono una facile vita sgrammaticata e anacolutica; a me è imposta la consapevolezza sintattica." (p. 113)

"Non c'è limite all'orrore che ci attende. Io già lo abito. E' delizioso." (p. 120)
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