Il laboratorio di un progressivo distacco dalla tradizione del Novecento: così appare la produzione letteraria italiana degli ultimi decenni. Leggendola come riflesso di più generali trasformazioni socio-culturali in corso, Simonetti non si limita a indagare autori canonici e capolavori isolati ma interroga l'insieme di innovazioni formali, preferenze tematiche ed orientamenti strutturali di un ampio campione di opere. Al di là di gerarchie consolidate e confini di genere, lo studio della grande letteratura si combina con l'interesse critico per quella produzione mediocre e media, sempre più diffusa, il cui principale obiettivo non è conoscere ma evadere. Una mappa del nostro campo letterario, una storia delle forme, un'interpretazione complessiva dei molti modi in cui si scrive oggi.
Questo libro interroga la letteratura italiana degli ultimi decenni, intesa come un laboratorio di un distacco progressivo e irreversibile dalla tradizione del Novecento. Nel complesso, la maggior parte della letteratura che si scrive oggi non ha più nulla o quasi nulla a che fare con quella che si scriveva ieri o l’atroieri; attraverso l’analisi di alcune pagine esemplari verranno osservati da vicino i fenomeni linguistici, stilistici e culturali più importanti emersi a partire più o meno dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso, quando novità di rilievo cominciano a prodursi nel corpo di un gruppo vasto e significativo di opere. Si tratta, in ogni caso, di una soglia mobile, che non può coincidere con una data precisa. Anzi, per ricostruire la genesi di alcuni processi ancora in corso sarà talvolta necessario spingersi anche dieci o vent’anni più indietro, nella stagione in cui il Novecento inizia lentamente a finire. Di fatto, alcune delle opere meno recenti sulle quali dovremo soffermarci risalgono alla metà degli anni Settanta: idealmente è da lì che cominciamo.
Il giovane Baricco.
Da un lato si intendono correggere alcuni giudizi o pregiudizi della critica militante, di solito troppo impegnata a dire “mi piace” o “non mi piace” per farsi domande più articolate e radicali sul senso della letteratura che si scrive oggi.
Ci confronteremo quindi con opere ambiziose, coerenti e originali, ma anche con moltissimi prodotti Midcult, con un bel po’ di finta poesia, con tante “altre scritture” che non sono altre abbastanza, e perfino con una fluviale produzione di libri di consumo, o Masscult, che non nutre nessuna speranza di sentirsi bella. Caratteristica di questo libro è quella di unire allo studio della letteratura in senso forte, ad alta temperatura culturale ed emotiva, un interesse particolare per quella letteratura che definirei tiepida, sempre più diffusa e ingombrante socialmente, sempre più popolare, il cui principale obiettivo non è conoscere (e spiazzare), ma intrattenere (e distrarre).
Il giovane Aldo Busi.
Dovremo prendere di petto anche l’altra apparentemente opposta questione, quella del riciclo delle scritture dichiaratamente di genere, costruite proprio sulla riconoscibilità dei rispettivic odici, e sulla forza degli stereotipi.
Su un altro piano, l’azione di una critica letteraria sempre più promozionale e di bocca buona – oppure al contrario poliziesca, normativa e paralizzante, impegnata soprattutto a precisare, sulla base delle proprie buone intenzioni, cosa si può scrivere e cosa invece no.
Mauro Covacich
Fino a qui alcuni brani presi dalla prefazione dello stesso Simonetti che spiegano bene le caratteristiche e peculiarità del suo studio (documentatissimo, ricco di note, citazioni, riferimenti). Sono contento perché sono riuscito ad astenermi dal solito giochino che si fa quando si leggono libri così: chi c’è e chi non c’è, guai all’autore se ha saltato qualcuno che al lettore sembra fondamentale. Ho saltato il lungo capitolo (quasi cento pagine) dedicato alla poesia, e mi sono concentrato sulla narrativa. Avrei probabilmente gradito meno spazio per la letteratura Masscult, a cominciare da quella di Fabio Volo e Federico Moccia. Così come avrei invece gradito più spazio per una sezione che mi ha interessato particolarmente, “Scrittori italiani e cinema”. Notevoli le ultime pagine dedicate alla narrativa su anni-di-piombo, lotta armata e terrorismo. Nel complesso piacevole lettura e studio, con tanti autori che personalmente conosco solo di nome, non ho mai letto. Credo che sarà utile per qualche approfondimento, e ramificazione.
Di questo libro non saprei dare un giudizio in forma di stelle, per molti aspetti è interessante e stimolante, per giunta di libri di critica letteraria che riguardano il panorama contemporaneo nazionale ce n'è un gran bisogno. Si riflette su come la narrativa italiana (sulla scorta di una pressione che è internazionale) si sia, almeno dagli anni '90, resa più rapida, con descrizioni più essenziali e meno articolate, che si addicono più allo spirito dei tempi. In altre parole la prosa d'arte che aveva caratterizzato la nostra narrativa tende a marginalizzarsi, prevalgono "una semplicità formale basata sulla verosimiglianza e sull'artificio", sebbene vi siano ancora esempi eccellenti che rinnovano la tradizione dei Gadda e Landolfi e Bufalino (Mari di "Leggenda privata"), ma più in generale prevale l'intrattenimento nobile o meno nobile. Scrittori che hanno una certa abilità narrativa senza il piglio d'autore inconfondibile, come Veronesi o Ammaniti o Starnone, vengono apprezzati all'estero con questa precipua logica. Simonetti elenca e commenta in rassegna una moltitudine di autori; ciò che evita è di rimarcare quali libri siano davvero quelli importanti, "Leggenda privata" di Mari, ad esempio, viene specificato dall'autore (docente di letteratura italiana all'università dell'Aquila, nato nel 1973 a Potenza) che si tratta di un libro di grande valore soltanto in un'intervista radiofonica su Radiotre. Nel libro mi lascia interdetto lo spazio di approfondimento, non c'è approfondimento su nulla, tanto da rischiare l'evanescenza e l'indistinto, libri "commerciali" come quelli di Moccia o Volo, sebbene l'autore ci tenga a precisare di averli letti controvoglia e solo per dovere "panoramico", hanno più spazio di libri che l'autore ritiene importanti come "Works" di Vitaliano Trevisan o gli ultimi libri di Starnone (Scherzetto e Lacci) o l'opera di Siti (del quale è un allievo). Non figurano autori per me importanti come Cesare De Marchi e Paolo Di Stefano (quantomeno quello dei reportage narrativi di rammemorazione storica come La catastròfa o Giallo D'avola), si accenna soltanto a Letizia Muratori.
Interessanti nell'introduzione (che è la vera parte critica del testo) alcune riflessioni su come la letteratura circostante si sia fatta "consensuale e prodiga di informazioni sull'attualità; aggiornata e aggiornabile, come un profilo di un social network", "in febbrile collegamento con la cronaca" e caratterizzata da personaggi che alle volte sono meno interessanti e dibattuti dell'autore stesso che li ha creati, personaggi che sono una emanazione dell'autore (Mari, Busi, Siti, Covacich) che quasi li sovrasta, giocoforza, nell'insieme di interviste, presentazioni, interpretazioni di sé. "Sarà per questo che oggi prolificano le scritture del Sé", annota l'autore nell'ampia introduzione.
Le intenzioni di questo testo diventano esplicite soltanto con la lettura: non è principalmente un manuale di letteratura italiana contemporanea, se per letteratura si intende una selezione di testi dall'alto valore estetico. Lo è sicuramente se per letteratura si intende qualsiasi opera scritta pubblicata con velleità poetiche o narrative.
La prima parte è un resoconto, anche piuttosto veloce, di ciò che di buono è stato fatto in ambito narrativo e poetico negli ultimi trent'anni. Si può leggere uno schema agile e chiaro di quanto la critica ha raccolto negli ultimi anni, contribuendo a ordinare un panorama a volte fin troppo variegato.
La seconda parte è quella più interessante: S. analizza le strutture che sono alla base della letteratura di consumo o di successo, mettendo in mostra i gusti del pubblico contemporaneo. L'analisi è abbastanza esaustiva e a volte anche fin troppo approfondita per dei testi per cui, come lo stesso S. ammette, non vale tanto la pena. La seconda parte è interessante soltanto dal punto di vista della sociologia della letteratura (per il tramite dell'analisi retorica, com'è giusto che sia): evidenzia quali strutture catturino, oggi, l'attenzione del lettore medio. Tuttavia, questo studio va al di là: infatti, visto che la cosiddetta alta letteratura si interessa alle forme basse, avere un quadro chiaro sulla letteratura di successo permette di comprendere meglio alcune riprese ironiche del basso in autori dal più solido valore estetico.
Un libro denso che si legge molto velocemente, che riesce ad aprire una visione inedita per gli studi letterari, anche se può deludere molto coloro che andavano alla ricerca di un maggiore approfondimento dell'alta letteratura.
Scratchbook di Maria Di Biase Pubblicato da Maria Di Biase · 4 min · «Nella letteratura circostante l’identificazione con l’autore può essere perfino più importante di quella con il personaggio creato dall’autore. Sarà forse per questo che proliferano, oggi, le scritture cosiddette del Sé?».
Approfitto di questi giorni relativamente tranquilli per recuperare alcuni saggi che ho accumulato negli ultimi mesi. Ero curiosissima di leggere il nuovo libro di Simonetti; non voglio che la mia tendenza a leggere americano mi renda miope rispetto a ciò che oggi si scrive in Italia. E, in effetti, la panoramica di Simonetti è stata molto utile: è un approfondimento sulla narrativa (e la poesia) dei giorni nostri, sulla differenza tra letteratura di consumo e nobile intrattenimento, sul rigetto e la reinterpretazione dei generi, ma è anche un’analisi che tiene conto del precedente, quindi un disegno con uno sguardo che parte dalla seconda metà del Novecento e arriva a prevedere qualche direzione nel prossimo futuro.
Lavoro impressionante, sia per la mole di materiale letto e studiato, sia per il coraggio e l’abilità necessari per muoversi nelle acque ignote della letteratura (alta e di consumo/bassa, con tutti i gradi intermedi) contemporanea. Cercando di rilevare somiglianze, tendenze, tematiche e scelte stilistiche che permettano di ordinare parzialmente la massa magmatica di pubblicazioni, Simonetti ci riesce egregiamente rapportandoli a tendenze, costumi e necessità sociali, poiché la letteratura parte e ritorna dalla/alla società, sorta di suo riflesso. Inoltre, nell’esaminare questi aspetti, si astiene sì da un giudizio di gusto personale, ma riesce comunque a fare emergere punti di forza e debolezze più “oggettivi” e devo dire che viene poca voglia di leggere letteratura italiana dopo questo saggio (quantomeno quella più diffusa), ma almeno si ha una visione panoramica molto utile ad orientarsi e chiavi di lettura per andare a individuare determinati aspetti salienti in ciò che si legge. E se si legge (anche) per capire meglio la realtà circostante, la società che la plasma e interpreta e le persone che compongono quest’ultima, l’acuta analisi di Simonetti e la sua capacità di far dialogare il piano letterario con quello sociale aiutano molto a eseguire questo compito con strumenti più efficaci.