"Descubre muy temprano que nada le importa más que leer. Lee todo lo que puede, lo que encuentra. Lee hasta lo que no entiende. Poco a poco, sin duda porque dura más de lo razonable, su comportamiento, hasta entonces ensalzado como un ejemplo de juicio, madurez, civilización, cobra una cierta presencia, se vuelve demasiado visible. Los demás, misteriosamente, se sienten llamados a intervenir. El asedio ha comenzado".
Alan Pauls es Licenciado en Letras y escritor argentino. Sus novelas, ensayos y cuentos han sido traducidos al inglés, al francés, al portugués, al rumano, al italiano, al holandés y al alemán. Además de su labor como autor, Pauls ha enseñado teoría literaria en la Universidad de Buenos Aires, ha trabajado como periodista en el suplemento cultural del diario porteño Página/12 y ha firmado varios guiones cinematográficos. Su novela El Pasado, ganadora del Premio Herralde en 2003, ha sido adaptada al cine por el director argentino-brasileño Héctor Babenco.
Leggere è una passione spesso totalizzante, uno stile di vita, uno stato d’animo. Può essere un modo di collegarsi al mondo e allo stesso tempo il miglior sistema per isolarsi da esso. Non c’è nulla di peggio di chi interrompe un lettore, obbligandolo ad alzare gli occhi dalla pagina, a spezzare quel legame che si è creato con una storia. Chi ama leggere, lo fa ovunque, approfitta di ogni situazione possibile, sacrifica ore di sonno e comodità. Alan Pauls ci regala un brillante e sagace glossario della lettura, nelle cui voci è facile riconoscersi.
“Leggere non è solo una passione dell’immaginazione: è una pratica quotidiana, un lavoro, una missione, una militanza, un rituale da burocrate, una terapia, una disciplina, una fede, un’abitudine, un peccato, un investimento, un impegno, un debito, un hobby, una droga - tutto nello stesso momento, in ogni momento. Non c’è nulla che faccia con la stessa frequenza, la stessa dedizione, la stessa obbedienza bovina, lo stesso grado di necessità”.
due de casi letterari più famosi di tutti i tempi, madame Bovary e Don Chisciotte, sono stati a tutti gli effetti plagiati dalla lettura. La lettura ha cambiato le loro esistenze, le ha rese ardite, sopra le convenzioni, ha trasformato mere esistenze in vite assolute. Alan Pauls, con la consueta intelligenza (uno degli scrittori contemporanei più intelligenti che abbia letto), ci invita a riflettere sulla pericolosità della lettura in quanto forza o energia in grado di agire in modi diversi e persino contraddittori. La lettura è esclusiva, e rende un corpo, anche gracile, capace di raggiungere posizioni impensabili pur di continuare a leggere (vi farei vedere io su una poltrona dopo un'ora di lettura): cade in trance. Il lettore addirittura preferisce posizioni scomode come viaggi intercontinentali in aerei dai sedili troppo stretti per muoversi; l'obbligo di stare fermi che si trasforma in felicità è ciò che rende un lettore diverso da tutti gli altri umani. "l'annullamento di ogni altra possibilità, lungi dall'essere una tortura, assomiglia molto a un miracolo, in quanto realizza nella pratica, senza opposizione, un'utopia che nessun lettore conquista se non a prezzo di sangue, sudore e lacrime". Lo capisci se sei un vero lettore se hai figli, quando ti dicono fallo addormentare leggendogli una storia ad alta voce. Ciò che desidera il lettore è il contrario di ciò di cui ha bisogno come padre: "vedere il bambino attivarsi, stropicciarsi gli occhi per dissipare le ragnatele, balzare a sedere sul letto, e poi vedere nel suo corpo vigile e nel suo sguardo sognante il desiderio che gli travolge il cuore, il desiderio avido e sedizioso di fuggire da quella stanza e essere un indiano". La lettura, non lo pensano in molti, è causativa, causa la vita e non è vero il contrario. Ho capito, leggendo questo libro, che io appartengo a quella categoria di lettori che Pauls chiama estemporanei (in aperto contrasto con i lettori opportuni), nell'estemporaneità c'è una asincronia fondamentale: libro e lettore si incontrano prima del tempo o anche dopo, e il residuo di questa sfasamento "passa" nella lettura. Potrei indicarvi perfettamente la data in cui ho incontrato la prima volta questo libro: una notte di gennaio dell'82.
"multitasking. Forse oggi il tratto più problematico della lettura è il suo esclusivismo, la dedizione totale che richiede, incompatibile con qualsiasi altra cosa. Leggere, anche nei casi più comuni, sulla spiaggia, in metropolitana, in una sala d’aspetto, anche con gli oggetti più banali, best seller, biografie, libri di autoaiuto, riviste di attualità, esige la consacrazione piena come conditio sine qua non. In caso contrario, il risultato non è una lettura «peggiore», «fallita», «impropria»: semplicemente, non c’è lettura. Non è una questione di qualità ma di natura. La lettura è esclusiva o non è. È questa la sua perversione, il suo anacronismo, e anche la sua potenza: il segreto della sua intensità incomparabile. Perché solo l’esclusività – solo la sorta di monogamia assoluta che impone – fa sì che la lettura funzioni contemporaneamente su tutti i canali, tutte le piste, tutte le frequenze che è capace di occupare. Solo così, refutando le obiezioni con cui la cultura del multitasking cerca di minimizzarla, la lettura, oltre ad avere il dono delle lingue, è immaginazione, memoria, intuizione, calcolo, anticipazione, concettualizzazione, conoscenza."
Attraverso alcuni degli scrittori che maggiormente ama, quali Cortazar, Borges e Puig, solo per citarne alcuni, racconta della bellezza della lettura. Un saggio sulla figura del lettore che vive quasi uno stato di trance, al punto da "isolarsi dal corpo" quando viene in contatto con un libro che ama. Il lettore che invece di preoccuparsi di fare la valigia per un weekend o una vacanza, pensa ai libri da portare durante il soggiorno, sperando che siano sufficienti, è tutti noi. Pauls descrive idiosincrasie, manie in cui ogni lettore può ritrovarsi per continuare a praticare questo amore sconfinato per la lettura.
Forse mi aspettavo un libro diverso. Non mi è piaciuto. Ogni capitolo è dedicato alla spiegazione di una parola (tutte le parole sono in ordine alfabetico).
Sembra quasi un "dizionario" delle parole che "caratterizzano e/o ricorrono" in un lettore.
L'ho trovato scollegato, non scorre e non mi invoglia ad andare avanti.
L'ho terminato anche perché era breve e volevo vedere se mi faceva cambiare idea ma.. non è stato così..
Diccionario lector de Alan Pauls. Las entradas están saturadas de complicidades que parecen idiográficas, pero dejan la sospecha nomotética, aun contra el autor. Hay un núcleo del libro en la idea de coartada post hoc de la lectura. Es decir, leemos porque se nos antoja, por compulsión, por avidez, por vicio, por escape de la vida o por profundización de la vida, leemos porque leemos. Las justificaciones vienen después, nunca son previas, no son razones, son coartadas, nuevas ficciones. Leer es un trance, un estado alterado de conciencia. No es tan malo. La conciencia está sobrevaluada. Como dijo Marvin Minsky, uno de los fundadores de la Inteligencia Artificial como rama de la matemática, creamos historias sobre nosotros mismos. Después inventamos que son causas, pero en realidad son sólo racionalizaciones. Hay también una oscilación muy interesante en este diccionario entre la evanescencia, la vaporización de las categorías del lector actual y cierta afirmación extraña por su fuerza, como de voz de catedrático. Por momentos agarra fuerte las riendas, por momentos se cortan. Es que está vivo, en narcolepsia confesa como complexión, pero totalmente vivo.
(!!!) "Esa exageración, ese éxtasis, él los reservaba para los trances de lectura sublimes: los que agregaban mundos al mundo." Es sublime este libro, de esos textos que te quedan grabados, rumiando en la cabeza y querés tener cerca para volver a leerlos en cualquier momento. Sus exclamaciones más que bien ganadas! El glosario del final, con todas las referencias citadas, es una cosa tan bella, es un guiño de lector a lector.
L’ho letto con avidità, come sempre con la matita in mano e nelle posizioni più scomode, un po’ di notte, un po’ sull’autobus. Sembravo uscito dalla sua penna. Forse un po’ faticosi alcuni passaggi, ma una grande capacità di restituire il noi “lettore”, con passione e umiltà.
Lo leí por recomendación de mi íntima amigaaaa Luna Miguel. Lo menciona en un par de ocasiones en "Leer Mata" y obviamente corrí a leerlo. Aguanten los ensayos que reflexionan acerca de la acción de leer❤️💫
‘Trance’ es un glosario de términos que dan pie a deliciosas entradas sobre la lectura donde lo personal acaba siendo universal gracias a la prosa del escritor argentino, a su capacidad de observación y de síntesis. Sus agudas reflexiones sobre la interrupción, el silencio, la lectura por azar y otros muchos mitos, misterios y lugares comunes del acto de leer me parecen esenciales.
Hermoso recorrido a modo de glosario por la vida de un lector. Fundamental para todo amante de la lectura, con momentos con los que seguro se sentirá identificado.
Un libro revelador que nos muestra tantas vivencias posibles que se dan al leer que uno incluso al cabo de todos estos años de lector se asombra. La lectura aparece aquí como un acto de libertad irrevocable del ser humano. Aquí entonces una lista de estas vivencias: se lee lo dicho y lo no dicho (a veces lo más importante)... se lee porque hay hiato como en "Las babas del diablo" de Cortázar. También lo que está entre las palabras, lo que se entiende, lo que no se entiende que en ocasiones es más importante por su carácter residual; permanece aletargado y reaparece en otro momento por circunstancias propicias. Por eso, leemos textos que se supone que no son para nosotros porque "no estamos preparados" para leerlos. See lee de forma clásica y también abusiva porque el "sentido nunca es un punto quieto [...] sino un rastro o una sombra, algo que no existe antes, ni siquiera en el antes del deseo del cazador, algo que nace y se hace y deshace en el encuentro entre un texto y un deseo de leer".
Se lee todo, incluso el cine, el ajedrez, la música... la textualidad esotérica de un cuerpo. Se lee de forma lineal contra la interrupción, la prohibición, la cultura multitasking, la incomodidad del cuerpo y la privación en una cárcel como hizo Fogwill, pero también contra el texto en desánimo. Leer es vivir, no su oposición. Se lee de forma extemporánea y de forma oportuna. Se empieza a ver el mundo a través del libro. Importan más las lecturas que los objetos leídos. Leemos el libro y somos leídos por él. "Leer no es necesariamente amar; ser leído, en cambio, es ser querido". Se leen libros elegidos pero también los encontrados fortuitamente. Se finge que se lee. Se lee de forma exclusiva. En voz alta para sentir su música. Se relee como "vía regia hacia lo nuevo". Un texto también es una pieza gráfica susceptible de ser tanto mirado como leído. El verdadero poder de leer sería el de resucitar. "La lectura es transfusión de sangre, shock eléctrico, posesión".
Por último, y para concluir, pienso como Kohan, otro gran lector, quien está en contra de dar consejos de lectura porque suelen ser infructuosos porque se plantean desde el género del sermón admonitorio, como si leer comportara una autoridad moral que el que lee y da el consejo tuviera ante el oyente que no lee. En todo caso, tanto mejor es el ejemplo en los hechos. Importa el acto de lectura que puede ser solipsista pero también un momento colectivo al compartirse con otros. Esto tanto como leer en presencia de otros acaso sean vías para poder transmitir la conveniencia de la lectura, toda vez que podemos tener estas vivencias que Pauls describe -no me parece una hipérbole decirlo- de forma excelente.
Leggere è un verbo arcitransitivo “Leggere non è solo una passione: è una pratica quotidiana, un lavoro, una missione, una militanza, un rituale da burocrate, una terapia, una disciplina, una fede, un’abitudine, un peccato, un debito, un hobby, una droga-tutto nello stesso momento, in ogni momento”. Alan Pauls è uno scrittore e critico letterario argentino, famoso soprattutto per i suoi studi su Borges. “Trance”, scritto in terza persona, non è altro che la sua autobiografia in quanto lettore, appassionato di Borges, Bolaño, Cortazar, Proust, che sono tra l’altro, gli scrittori da lui più citati e sui quali si diverte a raccontare aneddoti e riflessioni. Presentato come un vocabolario alfabetico/sentimentale , questo libro è di piacevolissima lettura , si divora in poco tempo ed è per i devoti della lettura, i quali si ritroveranno in tantissimi momenti dell’opera di Pauls. Interessante la similitudine della lettura con il gioco degli scacchi (ajedrez, la voce del glossario) “A parte leggere, è l’unica attività che non considera una frivolezza o uno scandalo. Gli scacchi-con quell’effetto di rapimento, l’autarchia e la splendida solitudine, così simile a quelli che sperimenta quando legge - (...). Gli scacchi sono il proseguimento con altri mezzi di una vocazione letteraria precoce “. Leggere è giocare, è una sfida con varianti, finale, combinazioni, chiusure eleganti o meno. È praticamene impossibile scegliere un passo da citare che non sia lungo. La scrittura di Pauls è quasi frenetica, un fluire ininterrotto di idee, talvolta illuminanti, riflessioni con il punto fermo che arriva quando il fiato è ormai esaurito. Concitatissimo. Mi sono ritrovata in tantissimi passi del libro, soprattutto quello dell’interruzione , quello del terribile momento il cui gli occhi devono essere staccati dalla pagina perché qualche incombenza impedisce di proseguire la possessione di un libro, la comunione con la storia, quella bellissima contingenza in cui la lettura aggiunge “mondi al mondo”. Non voglio scrivere troppo su questo libro, è breve (133 pagine), ma solo invitarvi ad una lettura distensiva di qualità. Vi lascio però terminando il pensiero del titolo del mio commento che è ovviamente una citazione dal libro: “Leggere, come pensare, è un verbo arcitransitivo, con un orizzonte di oggetti illimitato”. A voi la coniugazione!
Nonostante la scrittura di Pauls non sia molto scorrevole, ma invece piuttosto contorta e analitica, e forse proprio per questo, questo saggio/memoir che ha per protagonista il lettore generico e il lettore Pauls in particolare , a me è piaciuto tantissimo, perché lo scrittore non si è mai piegato alla banalità e ha scritto una seria autobiografia del lettore, che vale la pena di approfondire come un saggio vero e proprio sulla lettura e sul lettore. Il lettore in questo saggio non è solo una figura passiva, anonima, ma diventa un creatore attivo, al pari dell'artista visivo o del cineasta. Ci si scopre lettori prima di diventare lettori, al pari di come ci si scopre artisti prima di diventare artisti. Lettori si nasce. Ed è la spinta a colmare uno iato, uno spazio aperto che all'inizio pare incolmabile, tra te e il libro, che ti fa diventare un lettore, e ancora prima tra te e la scrittura. Ritornando alla banalità, poteva essere facile cadere in questa trappola, oppure rimanere invischiati su un'altra soglia, quella del racconto biografico e basta, del conto del mero vissuto personale, invece l'autore è stato capace di scavare a fondo in quella che si potrebbe parafrasare come "la vita segreta del lettore" e individuare attraverso una serie di "voci" imprescindibili, quelle che sono le categorie di un vero lettore. Il lettore vero, quello per cui la lettura è una pratica che a volte sfiora il dolore, il tormento, somiglia a una masturbazione senza via d'uscita, non ammette 'interruzione' alcuna, quello per cui la lettura è la vita stessa, non il lettore della domenica quindi.
Encarado a modo de glosario y escrito en una tercera persona que se refiere al propio autor para matizar la carga egocéntrica del texto, Pauls aborda de forma honesta y cautivante casi todo lo que puede decirse sobre la lectura, sobre el acto de leer. Desde el mismo título del libro se nos anticipa que la práctica de la lectura estará equiparada a un estado de trance: algo espiritual, especial y crítico a la vez, que se ejecuta con fervor religioso y un buscado aislamiento del mundanal ruido. En cada una de las entradas del texto Pauls aborda qué es la lectura (una disciplina, un trabajo, una misión, un trance, un shock eléctrico, una posesión, una fe, una inversión, una droga), para qué se lee (para aislarse del mundo, para conocer y penetrar en el mundo, para olvidarse del cuerpo propio), cómo se lee (en camas, en sótanos, en colectivos, caminando por la calle), en qué lugares se lee (en bibliotecas, cocinas, salas de espera, velorios, pasillos, baños) y todo lo que uno pueda imaginarse sobre el acto maravilloso y único de la lectura. Cualquier lector voraz y frenético se sentirá plenamente identificado con muchas de las premisas de este libro.
I lettori sanno bene che un libro non è solo un prodotto costituito da fogli di carta, ma al loro interno c’è molto di più. Anche tutto quello che circonda un manoscritto, tutti i soggetti coinvolti, gli strumenti che si utilizzano, sono riconducibili all’oggetto libro. Proprio partendo da questo presupposto, Alan Pauls in "Trance – Autobiografia di un lettore", tradotto da Gina Maneri, crea il suo personale glossario che dà vita alla sua storia di lettore. Ogni voce è un episodio a sé, che parla di ciò che ruota attorno alla lettura, dell’impossibilità di smettere e della necessità di proseguire in questa vitale attività, quasi come se si fosse in trance. A poco a poco vengono snocciolate parole chiave per lo scrittore, che è prima di tutto un lettore, che rievoca i suoi maestri o fonti d’ispirazione come Borges, Barthes o ancora Ricardo Piglia, e si sofferma su abitudini comuni come quelle di sottolineare i libri o di leggere ad alta voce.
Non mi è mai capitato di avere sentimenti e un giudizio su un libro così contrastanti: gli do 1 e 5 stelline allo stesso tempo. Da una parte l'ho trovato astruso, inutilmente complicato, con frasi lunghissime piene di virgole e trattini che, per riuscire a capirne il significato, sarebbero da leggere, rileggere, studiare peggio di uno dei teoremi più complicati ( alcuni di questi pezzi/capitoli/voci/ li saltati del tutto). Dall'altra parte ho sottolineato un sacco: per un lettore appassionato questa analisi approfondita della pratica della lettura, vista come un vizio o anche come una cosa naturale come il respirare, è esaltante, illuminate. "Leggere non è solo una passione dell'immaginazione è una pratica quotidiana, un lavoro, una missione, una militanza, un rituale da burocrate, una terapia, una disciplina, una fede, un'abitudine, un peccato, un investimento, un impegno, un debito, un hobby, una droga - tutto nello stesso momento, in ogni momento."
Una pequeña joya, con reminiscencias de "Barthes por Barthes". Alan Pauls encuentra el tono exacto para hacer de estos fragmentos autobiográficos de su historia de lector -y de su génesis como escritor- algo muy personal y, a la vez, cómplice con la educación sentimental de cualquier lector cautivo. Más allá de las precisiones anecdóticas está la delicia de reconocerse en las insignias de un placer compartido y la perspicacia de los argumentos con los que el autor teoriza a ratos sobre la pasión por los libros, sugiriendo matices peculiares (como los que distinguen el deseo de escribir / el deseo de ser escritor, y también, el deseo de leer / el deseo de ser lector, por poner apenas un ejemplo). En general, he sentido más curiosidad que admiración por la obra de Pauls, pero con este texto me ganó.
Si legge a pagina 100: ''Per persistenti e fastidiosi che siano, non c'è intorpidimento, formicolio ai piedi, sensazione di artro fantasma, crampo, bruciore agli occhi, spasmo muscolare, fame, sete, sonno - volgari rappresaglie con cui il corpo cerca di ritrovare il protagonismo una volta conclusa la lettura - che riesca a inoculare in un lettore l'unico senso di colpa dal quale lo protegge al cento per cento la sua fede: aver passato due ore a leggere, lontano da tutto ma, soprattutto, lontano da sé stesso, dalla vanità, dalla presunzione, dai patetici limiti del proprio corpo, quell'anticaglia che per viaggiare ha ancora bisogno di muoversi''.
Para Pauls, leer supone entrar en un trance. De ahí el título. El libro no es sino una serie de derivaciones sobre lo mismo, la lectura, el culto a Barthes y a Borges, el tributo a sus mayores (Ludmer, Panesi, Piglia y Fogwill aparecen como personajes en este "Lo sé todo" autobiográfico) y la construcción de una imagen propia, impersonal e íntima de su figura de lector.
Lo leí con una sonrisa en la cara. Un disfrute total de encontrar en Pauls un lector, aún más cercano a lo que somos los lectores (no escritores) belleza de libro. Para releerlo y que nunca vuelva a la biblioteca porque se volvió referencial.
Difficile per i molti riferimenti non è amichevole alla lettura scritto come dizionario porta voci singolari e esperienze, intuizioni sulla lettura che varrebbe la pena di ricercare e rileggere.