Tempo fa avevo letto di Isabel Losada l’interessante e divertente “Voglio vivere così”, una lunga cavalcata in mezzo alle più svariate occasioni di “crescita spirituale” e di “consapevolezza”, con la sufficiente quantità di ironia e di intelligenza per evitare che l’approssimazione e la mediocrità delle filosofie new age potessero avere la meglio su una persona che, sinceramente, cercava di migliorare il suo benessere. Mi aveva comunque colpito il fatto che la Losada, per come si descriveva, fosse di gusti piuttosto difficili in quanto a uomini; separata con un figlio, a latere della sua ricerca spirituale non le sarebbe dispiaciuto trovare un uomo con cui avere una relazione di un certo impegno. Ma uno non le andava bene perché le sembrava che avesse una certa ossessione per i numeri, un altro perché lasciava troppo “decidere a lei” in quanto gli pareva che quello che decideva lei fosse sempre il meglio (e sarebbe una colpa?), e in conclusione finiva per rimanere sempre da sola. E questo aspetto del suo carattere mi aveva sempre lasciato un po’ perplesso. Ma deve essersene accorta lei stessa. Perché in seguito, dopo alcuni anni e altri libri (di cui uno sul Dalai Lama, pare) ne ha scritto uno, questo, proprio sul tema degli uomini. E, come al solito, esso ha trovato me più che essere io a trovare lui, venendomi tra le mani su una bancarella come risposta alle perplessità e alle curiosità che la lettura dell’altro mi aveva lasciato. Me lo sono comprato di corsa e, dopo alcune settimane di lista d’attesa, me lo sono letto con piacere. Dunque: il problema della Losada, delle sue amiche e anche di varie mie amiche, è presto detto: dove sono gli uomini? Quelli interessanti, affascinanti, quelli con cui - come dice lei - si va volentieri fuori a cena una prima volta e altrettanto volentieri ci si andrebbe di nuovo una seconda. Per il bene suo e delle donne sue coetanee in generale, lei decide allora di svolgere un’indagine scientifica sull’argomento. Per prima cosa analizza la esperienze accumulate nella sua vita di single, rendendosi conto che gli uomini interessanti da un certo momento in poi sono tutti sposati. Come tali al massimo: a) hanno una storia con un’altra donna come amante mettendo subito in chiaro che non lasceranno mai la moglie; b) nascondono il fatto di essere sposati o dicono che comunque è una cosa che va male, in cui c’è poco o nessun feeling, ventilando una possibile separazione senza però mai addivenire a vie di fatto; c) sono disponibilissimi all’intesa, al feeling, al sorriso e al tempo passato insieme, ma tirano su un muro di fronte all’idea di possibili ulteriori sviluppi sentimental-sessuali perché loro amano e rispettano la loro moglie. Inutile dire che sono proprio questi i più “interessanti”, peccato non averli incontrati prima… E allora, come fare? La Losada per prima cosa cerca sui siti di incontri su internet, poi partecipa ai tristemente famosi “eventi per single” (party, speed-date, eccetera), rimanendo prima profondamente delusa dal tipo di uomini che si incontrano a questi eventi (tutto tranne che seducenti, affascinanti e interessanti; se a quarant’anni e oltre sono single e non sposati ci sarà bene un perché…). Allora va ad intervistare la titolare di una famosa agenzia matrimoniale di Londra (peraltro fuori dalla sua portata per i costi veramente elevati) scoprendo che anche nelle agenzie matrimoniali la disparità uomini-donne è spaventosamente sbilanciata a favore (si fa per dire) delle seconde, tanto che la titolare deve sguinzagliare veri e propri “cacciatori di teste” nei più vari ambienti per trovare i possibili candidati per le sue clienti. A quel punto la Losada decide: andiamo a cercare gli uomini, cerchiamo di capire dove sono, cosa fanno, cosa vogliono. Perché a molti di loro - quelli più interessanti, of course - sembra che avere un rapporto con le donne interessi poco o niente… E con la stessa determinazione già esibita ai tempi della sua ricerca “su sé stessa”si iscrive a un corso per idraulici, va a lavorare in un cantiere, frequenta un club di motociclisti, partecipa ad un centro di campagna dove vengono organizzate attività prettamente maschili - eventi sportivi, tiro a segno - entra in contatto con uomini e ambienti della High class inglese (che, come si sa, è veramente molto high, gente che vive di rendite miliardarie e che, quando lavora - generalmente nella finanza - mette insieme redditi di centinaia di milioni di sterline semplicemente stando davanti a un computer a spostare numeri). Il risultato dell’analisi è allo stesso tempo scontato e sorprendente, e anche un po’ desolante. Gli uomini preferiscono frequentare altri uomini perché considerano il rapporto con le donne quanto meno stressante, le donne vogliono che gli uomini facciano cose che a loro non piace fare, tipo passeggiate romantiche o giri per negozi, mentre per contro non sopportano quelle che a loro piacciono - guardare lo sport in tv, andare al pub a bere birra, eccetera. Sembra quasi che le donne ce l’abbiano con noi se ci divertiamo, dice a Isabel un muratore. Inoltre, molti uomini affermano che le donne sono interessate più al loro portafoglio che a loro come persone… In sostanza, rimanere nella loro zona di comodità - frequentare altri uomini con cui si capiscono meglio, partecipare ad eventi sportivi attivamente o da spettatori - per loro è molto più gratificante che vivere un ménage di coppia. Peggio ancora ciò che risulta dall’incursione nella High class: qui la Losada ha a che fare con uomini che per buona parte della loro vita - a causa delle prestigiose scuole solo maschili - non hanno avuto nessuna dimestichezza con il sesso opposto, arrivando a concepire il rapporto con esso ancora di più basato su fattori puramente venali (io valgo tanto quindi voglio tanto, soprattutto in termini di bellezza e di presenza - zero corteggiamento, zero seduzione). La cosa sorprendente sta nel fatto che le donne del loro ambiente non fanno nulla per cambiare questo modo di fare, tanto che nei locali e nelle situazioni dove si incontrano non si fanno troppi problemi, dopo una sommaria conoscenza, a far cadere nel discorso senza troppi giri di parole quello che è il loro prezzo. La Losada allora va a Cambridge a intervistare un professore universitario, tale Simon Baron Cohen (non il comico, evidentemente) il quale ha fatto accurati studi sulle differenze fisiologiche e cerebrali tra uomini e donne (tra l’altro uno degli argomenti affrontati nel libro “Tabula rasa” di Pinkler da me recentemente letto) e conferma che le dinamiche e le percezioni maschili e femminili sono strutturalmente differenti: da un lato tendenza all’organizzazione, alla sistemicità; dall’altro all’empatia. Poi, è chiaro che questi mondi possono incontrarsi, e che nessuno è mai totalmente empatico o sistemico, ma che le donne siano prevalentemente empatiche, e gli uomini prevalentemente sistemici è un dato di fatto. A questo si aggiunge un altro elemento, che solo di recente sta cominciando ad essere accettato come fatto naturale e non culturale: che la natura sessuale, appunto, di uomini e di donne è del tutto differente. Che se i primi cercano di “diffondere il seme” più che possono accumulando un palmarès di successi sessuali, mentre le seconde cercano un uomo che sia il loro compagno per la vita, le protegga e le assista, non è necessariamente perché i primi sono porci e opportunisti, e le donne buone e romantiche, bensì perché sono i geni che vogliono così. Peccato che il risultato è che probabilmente uomini e donne (come generi) non arriveranno mai veramente a capirsi nel profondo. La Losada continua con le sue ricerche; entra in contatto con l’ambiente degli appassionati di subacquea (anche questo prevalentemente maschile), e decide di andare sul Mar Rosso ad effettuare un corso e delle immersioni. E qui, sorpresa! conosce un egiziano di origine libanese, un istruttore sub, celibe, che corrisponde in gran parte alla sua idea di uomo ideale, tanto da andarci ripetutamente... a cena. Peccato solo che in questo caso sarà lui a non avere nessun interesse più che amicale per lei (né per altre donne, peraltro). E qui la Losada scopre un’altra inattesa verità: non basta trovare l’uomo giusto. Bisogna anche che sia l’uomo giusto a trovare voi… Conclusione: al termine della sua ricerca, l’autrice afferma, nell’ultimo capitolo del libro, che il motivo della carenza di uomini liberi e nonché dell’insoddisfazione maschile nelle relazioni con l’altro sesso che li portano a stare il più possibile tra loro e ad evitare il contatto con le donne, sono i matrimoni morti. In altre parole: quando un matrimonio non ha più motivo di andare avanti, per entrambi sarebbe molto meglio separarsi. Questo farebbe in modo di “rimettere sul mercato” molti uomini altrimenti costretti a una vita matrimoniale insoddisfacente che li induce da un lato a cercare vie d’uscita in relazioni puramente maschili (sport ecc.), e dall’altro a cercare relazioni con amanti alternative, che comunque sono dal punto di vista sentimentale vicoli ciechi. Dei bei divorzi consensuali rimetterebbero in circolazione un sacco di energie, maschili e femminili, che farebbero del bene e tutti e a tutte. Adesso però tocca a me fare qualche commento. Sicuramente la Losada non ha tutti i torti nelle conclusioni che trae dalla sua analisi. Ma esse mi pare partano da un principio piuttosto arbitrario: che la donna sola è una donna a metà, mentre l’uomo solo è comunque un uomo completo. In sostanza, mentre un uomo solo può trovare una soddisfazione eistenziale in un gruppo di pari con cui parlare di tutto tranne che di donne (o anche parlare di donne ma con toni non certo romantici), dall’altro a una donna sola manca sempre qualcuno. Perché deve essere così? Perché se si presume che gli uomini possono essere autosufficienti, lo stesso non può avvenire anche per le donne - fermo restando che, in presenza degli opportuni presupposti, un rapporto di coppia è sempre il benvenuto? Mi pare che questo tema la Losada non lo analizzi in maniera abbastanza approfondita. Così come lei stessa non pare particolamente capace di analizzare il perché delle sue difficoltà non dico a trovare un compagno, ma a viverci una storia (gusti troppo difficili? Scarsa capacità di accettazione e di adattamento?) E poi, diciamoci un’altra cosa: corteggiare una donna, mettere il proprio successo maschile nelle mani di un sì o di un no che l'essere dell'altro sesso pronuncia per ragioni imperscrutabili, alla lunga può essere stressante. Nessuno stupore che a un certo punto molti uomini ne abbiano abbastanza di quest'aleatorietà, tirino i remi in barca e trovino maggiore soddisfazione esistenziale in una bella partita di calcio con gli amici. Poi, le donne che si chiedono dove sono finiti i "veri uomini" dovrebbero prendere atto di questa realtà: i maschi alfa - quelli belli, seducenti, sicuri di sè, dominanti - sono pochi, e quelli che ci sono non hanno particolari motivi di rinchiudersi in un duraturo rapporto di coppia. Preferiscono sedurre e farsi storielle con la maggior parte possibile di esseri del sesso opposto, come natura comanda, d’altra parte. Inutile guardare a loro come possibili compagni per la storia di una vita, perché è ovvio che natura e istinti li portino altrove. Atteggiamenti che invece difficilmente saranno rintracciabili nei maschi scoloriti (o “rottamati”, come li definiva una mia amica) che frequentano i club per single e che, come dice la Losada, tanto lì quanto nella vita passano del tutto inosservati, se non invisibili. Esiste infatti un curioso paradosso nelle relazioni: ci si rende tanto più interessanti verso l’altro sesso, quanto meno si dimostra di averne interesse, o peggio, necessità. L’uomo che “vuole” una donna e per questo si iscrive ai club per single si mette in fronte l’etichetta di “sfigato” così ben percepita dalla Losada al punto da portarla non solo ad evitarli accuratamente, ma anche a disprezzarli apertamente. Ma attenzione, è vero anche il caso opposto. Una donna che si approccia ad un uomo con la prospettiva di “fagocitarlo” in una relazione come se fosse questione di vita o di morte - soprattutto se intende la relazione come qualcosa che deve essere "costruito in due" con poco o nessun rispetto per quella che è la storia e il passato dell'altro, alla ricerca di un’empatia che spesso fa rima con utopia - lo espone ad una dimensione di fatica e di stress alla quale lui preferirà facilmente una partita a calcetto con gli amici e magari, al bisogno, far ricorso a prostituzione o pornografia. D’altra parte anche Dashiell Hammett diceva che una prostituta non si paga perché venga a letto con te, ma perché, dopo, se ne vada... Per concludere, pensare al divorzio in termini non tragici bensì di amore, accettazione e reinizio, come propone la Losada, è una soluzione interessante ma che non sposta di molto i termini del problema: l’uomo interessante rimarrà “sul mercato” per un tempo determinato, prima di ritornare nella sfera privata di un’altra... Esiste anche un'altra soluzione: il poliamore, come teorizzato da Dossie Easton e Janet W. Hardy in “The Ethical Slut”, ovvero considerare legittima la coesistenza di relazioni intime con più persone, cancellando l'assunto che solo una relazione sia quella ammissibile e le altre odiose clandestine. Il tutto ovviamente tanto per lui che per lei.