Cosa succede quando improvvisamente, senza neppure capirne la ragione, perdiamo il potere e i privilegi che con fatica avevamo conquistato? Quando passiamo dall'essere adulati all'indifferenza più completa?
Varie sensazioni si impossessano di noi: frustrazione, disagio, rabbia, perdita di fiducia in se stessi, ossessione, depressione, voglia di rivalsa.
Sensazioni che doveva conoscere bene Zweig, che fu costretto, mentre era all'apice del suo successo, ad emigrare dal suo paese in quanto ebreo e a vedere per questo le sue opere osteggiate e messe al bando.
Zweig ci racconta questi stati d'animo in questi due racconti, abilmente accostati dall’editore, "Storia di una caduta" del 1912 e "Legittimo sospetto" pubblicato postumo. I due racconti ci mostrano due esempi agli antipodi: Madame de Prie, la splendida, intelligente e ambiziosa amica di Voltaire, nonché amante del duca di Borbone e.... un cane.
Una rabbiosa solitudine, quella che accumuna i due personaggi che, abituati ad avere tutte le attenzioni per sé, tentano invano di rivendicare tale diritto fino alla fine. Curioso che al termine del primo racconto, del 1912, la protagonista si uccida proprio per questa "caduta", anticipando l'epilogo della vita dell'autore. Come se Zweig avesse già previsto, con anni di anticipo, la fine della sua vita.
Mi sono domandato le ragioni delle fortissime sensazioni causate da queste “cadute”. Forse le persone che si trovano in determinate situazioni di successo o di potere tendono a sentirsi “migliori degli altri” dimenticando spesso che il potere, il successo, la fama, sono dovute non soltanto alla loro bravura (e alla fortuna a volte), ma anche all’apprezzamento e dell’approvazione della gente che le circonda (spesso snobbata e guardata dall’alto in basso). Solo quando l’apprezzamento viene meno queste persone si rendono conto di quanto fosse importante per loro. (OK, è vero, sono considerazioni scontate alla Alberoni, va bene, lo riconosco...).
La scrittura di Zweig, sempre raffinata, piacevole anche se un po' di maniera, ci regala pagine di fine scavo psicologico e di tensione. Molto più riuscito il secondo racconto rispetto al primo, forse a causa della maggiore maturità raggiunta.