All'inizio di questo libro Umberto Pasti è un quarantenne che ama la bellezza. Ha viaggiato e vissuto. Ma nulla lo ha preparato a ciò che sta per succedergli. Nei pressi di un villaggio sperduto sulla costa atlantica del Nord del Marocco, stanco dopo una lunga camminata, si addormenta sotto un fico. Quando si sveglia ha subìto una metamorfosi. E' diventato un giardino. Rohuna è un luogo estremo e insospitale, quasi inaccessibile, senza acqua, senza luce, abitato da ragazzi violenti, donne fiere, vecchi saggi e spiritelli logicamente molto dispettosi. Ma è anche bella e solenne come l'apparizione di un dio. Per esistere, per realizzarsi, il giardino deve trasformarsi in giardiniere. Ecco le fatiche titaniche, il viavai dei muli carichi di terra, la pista scavata a mani nude, le piante salvate nei cantieri che sfregiano il Paese, la ricerca affannosa dell'acqua, l'invasione degli scorpioni. Ecco i ragazzi diventare prima amici e poi giardinieri, i malati da curare, i bambini da istruire. Ecco il paradiso farsi sempre più reale. Nonostante le battaglie legali, le minacce di affaristi senza scrupoli, la pressione crescente di un turismo predatore, in questo tempo di conflitti feroci tra Islam e Occidente Rohuna resta il luogo unico e insostituibile in cui un uomo venuto da lontano ha riconosciuto la sua casa e la sua famiglia. E, come alla fine di un rito iniziatico, ha trovato se stesso.
Vive e lavora in Italia e in Marocco. Dopo la laurea in filosofia della storia, ha collaborato con il Giornale, scrivendo di letteratura, di arte e costume. Impegnato nella difesa del territorio, ha fatto della natura del nord Africa la protagonista di quasi tutti i suoi libri.
È tradotto in inglese, francese, spagnolo e darija (arabo marocchino). Ha realizzato giardini in Italia, Spagna e Marocco, cercando sempre di utilizzare le piante autoctone. Il suo giardino di Rohuna, in un piccolo villaggio del nord del Marocco, dove ha messo in salvo centinaia di specie minacciate dallo sviluppo selvaggio della regione, è noto nel mondo intero.
Pasti è un ex ricco, colto, con ottimi gusti ed eccellenti frequentazioni. Per anni ha fatto parte di quella cerchia schiva e orgogliosa di espatriati occidentali a Tangeri, tutti con case bellissime e amanti mori facilmente a portata di mano. Tutto questo per dire che il rischio del cliché è dietro l'angolo. Rischio polverizzato da "Perduto in Paradiso". La realizzazione del giardino è un'operazione epica raccontata con piglio drammatico e a tratti elegiaco ma rievocata con grande lucidità scevra da romanticismo.
In uno dei momenti più delicati di questa esperienza straordinaria e dispendiosa (à la Herzog), l'Autore, nel far fronte a un parto disperato, invoca l'aiuto dei medici contro la terapia magica propalata da uno stregone. Di fronte all'ostilità palpabile della comunità agricola marocchina con cui si spartisce il sonno da anni, scrive: "Per la prima volta mi rendo conto che se [la ragazza] muore probabilmente la vendetta mi coglierà di sorpresa, in un vicolo di Tangeri o tra le stoppie appena fuori da un bosco" (pensa, lettore, quanto è preciso e nitido quest'ultimo dettaglio: e se pensi alla fine di Regeni puoi rabbrividire) (p.207). Come a dire: anche se hai speso tutta la sostanziosa eredità paterna a costruire il paradiso, a salvare un mondo in disfacimento e, soprattutto, ad amare questa terra, di chi la abita non puoi fidarti mai. Non esiste il buon selvaggio. In tempi insieme di razzismo isterico e buonismo ideologico, l'occhio guardingo di Pasti ci aiuta a vedere e a distinguere.
Unica pecca: vengono citate decine e decine di specie vegetali: senza illustrazioni rimangono puri nomi, puri suoni.
Este libro me lo dio una paciente muy agradable con la que conecté y que, además de tratarla en consulta, solía hablar el tiempo que la sanidad pública me permite. Su regalo fue una moneda lanzada al aire, y ella misma me insistió en que no sabía si me gustaría o no, pero como estuvimos hablando de mis ganas de tener un jardín y un huerto en un pequeño campo, sin muchas más pretensiones, decidió hacerme este regalo.
Lo cierto es que no fue el libro que más me ha gustado leer, pero sí me gustó más de lo que a priori esperaba de un libro de este estilo, que al final es más biográfico. No podía conectar con el protagonista -el autor- porque me parecía el típico rico que juega a tener poco, y que parece buscar en la pobreza de los demás la dopamina que le permita sentirse de valor en este mundo. No obstante, tiene pasajes muy buenos y me gusta que muestra no solo la cara fácil de aceptar por nuestra sociedad, sino otros aspectos más incómodos y hasta cierto punto desagradables.
A medio camino entre biografía, libro de viajes y narrativa, puede ser una recomendación para quienes disfruten de esos géneros. Yo elegí leerlo lento, disfrutando del entorno -gran parte lo leí de vacaciones en el campo en el que vivieron temporalmente mis padres por esas fechas- y tratando de imaginar bien lo que contaba, y creo que fue un acierto que hizo que me gustase más.