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A mano disarmata

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“Chi sta dalla parte giusta non perde mai. Chi ha scelto di sfidare a viso aperto la mafia la testa non la chinerà mai. Perché sulla bilancia alla sera ci si sale da soli, con la propria coscienza, ed è a lei che si risponde.”

Due spari nella notte, le finestre che si aprono e subito dopo un «Tutti dentro, lo spettacolo è finito!» Siamo a Ostia, nel 2013, e tra gli abitanti di quei palazzi c’è anche Federica Angeli, cronista di nera per le pagine romane di «la Repubblica», che in quella periferia è nata e cresciuta. Da tempo si occupa dei clan locali e ha subìto gravi minacce. Sa quindi come è fatta la paura, ma crede che l’altra faccia della paura sia il coraggio. Se i vicini rientrano obbedienti al comando del boss, lei decide di denunciare ciò che ha visto. Dal giorno dopo la sua vita è per la sua incolumità le è assegnata una scorta, eppure nessuna intimidazione fa vacillare la sua fede in un noi con cui condividere la lotta per la legalità. La storia giudiziaria di cui è protagonista fino alle più recenti sentenze ci parla di una possibile seppur faticosa vittoria, confermando che tutti insieme possiamo alzare la testa e cambiare in meglio. Federica Angeli ha ottenuto questa vittoria con l’unica arma che possiede, la penna, e in queste pagine ci racconta le tappe di una vera e propria sfida alla malavita, nel solco di un giornalismo nobile, illuminato di etica civile, che non compiace mai null’altro che la verità, con una coerenza a tratti severa. In un susseguirsi di colpi di scena, viviamo con lei le sue paure, a tratti la disperazione e i momenti di solitudine. La sua testimonianza puntuale, incalzante, senza respiro non dimentica mai la sua dimensione di donna, di madre e di moglie contesa alla serenità famigliare. Una serenità che, ispirata dalla Vita è bella di Benigni, Federica Angeli riesce magicamente a preservare, coinvolgendo i figli in un gioco alla guerra.
I diritti di questo libro sono stati acquistati dal regista Claudio Bonivento che trasformerà l’incredibile storia di Federica Angeli in un film.

298 pages, Kindle Edition

Published May 6, 2019

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Federica Angeli

14 books6 followers

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2 (1%)
Displaying 1 - 17 of 17 reviews
Profile Image for Laura V. لاورا.
545 reviews84 followers
September 5, 2018
La forza del noi

Coraggioso è l'aggettivo più immediato, e forse anche più scontato, che si possa esprimere già durante la lettura di “A mano disarmata” della giornalista Federica Angeli, libro che non lascia dubbi, fin dal titolo, sul coraggio dell'autrice.
Ma queste pagine sono segnate pure da un'autentica passione per il proprio lavoro di cronista e un fortissimo senso della legalità che, purtroppo, come i fatti qui raccontati dimostrano, non sempre si ritrova in ogni cittadino, e nemmeno in tutti i rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell'ordine.
E proprio a questo mondo alla rovescia, dove imperano la legge dei violenti e il silenzio omertoso che la protegge, la Angeli, seppur minacciata dalla mafia di Ostia, ha scelto di non assuefarsi, di non chinare la testa perché il fatto che le cose vadano in un certo modo – insegna G. Falcone – non significa che debbano andare così per sempre; e poi perché la mafia non è altro che “una montagna di merda!”, come urlava la penna di Peppino Impastato.
Con una scrittura schietta e appassionante, la giornalista catapulta il lettore nella minuziosa cronaca dei suoi millesettecento giorni passati sotto scorta, tra il 2013 e l'anno in corso, durante i quali la figura della professionista forte e determinata, che non esita a denunciare e condurre inchieste scomode ai danni dei boss del quartiere, si alterna a quella della madre, con le sue paure e fragilità, che gioca con i propri figli e lotta nella speranza di consegnare loro un mondo migliore. Ne emerge il ritratto di “una donna normale”, armata unicamente di parole con cui scuotere l'inerzia dello Stato, spesso assente in determinati contesti, e la coscienza altrui. Perché soltanto quando si compie questa “rivoluzione”, quando a una singola voce se ne aggiungono altre e poi altre ancora, allora sì che è possibile scrivere una storia diversa. Questo libro, prendendo le mosse da due spari nella notte per concludersi in un'aula di tribunale, ce lo insegna perfettamente!
Profile Image for Tittirossa.
1,067 reviews348 followers
September 4, 2018
Non una lettura facile, anzi decisamente spiazzante (e molto irritante). La colpa è sempre del lettore distratto (nel mio caso non avevo dato opportuno peso al sottotitolo "cronaca di millesettecento giorni sotto scorta"), per cui pensavo fosse il resoconto dell'inchiesta e incidentalmente qualche aneddoto personale. Ahimè, è il contrario.
E' una lunghissima forma di excusatio non petita nei confronti di tutte le persone – famigliari, collaboratori, amici, vicini di casa – per gli anni di disagi (ehm, disagi forse è poco) quotidiani in cui li ha fatti vivere. Ancora più indigesto perché permeato da una autoesaltazione continua, comprensibile se ci si sente soli di fronte al Male, meno se chi scrive ribadisce ogni dieci pagine che non si sente un eroe ma una persona normale.

Inizia con il racconto di una azione kamikaze, e si prosegue su questa falsariga per tutto il libro. Presumo che anche il giornalista più sprovveduto non riterrebbe particolarmente intelligente (né come azione strategica, né come mossa tattica) andare dal capoclan Spada (il boss della mafia del litorale di Ostia e non solo) per chiedergli a muso duro "E' lei il mandante dei killer di x?", coinvolgendo in azioni di questo tipo (reiterate in tutta la narrazione) colleghi ignari delle sue intenzioni.
La narrazione affastella casi su casi di denunce, minacce, situazioni sempre più pericolose, in un crescendo surreale (e purtroppo vero). La testimonianza di impegno sociale, prima ancora che professionale, è ammirevole, e forse senza la testardaggine di questa giornalista la mafia romana avrebbe continuato a dormire sonni tranquilli.

A metà tra la seduta di autoanalisi (per rassicurare se stessa e i propri cari che tutto va bene, e che si agisce sotto l'imperativo della coscienza), la captatio benevolentiae (con ampie citazioni dei buoni e dei riconoscimenti), e giustificazioni per essersi fidata (più e più volte) di soggetti quanto meno opachi, si arriva alla fine chiedendosi perché. Capisco la necessità dell'autrice di liberarsi, attraverso la condivisione, di un ruolo – quello della paladina dell'antimafia che da Falcone in poi è diventato un'offesa al contrario, una clava in mano a chi preferisce girare la testa piuttosto che denunciare – che il pubblico ti appiccica e ti rimane addosso a prescindere. Lo capisco, ma è quasi* inutile, se non come memoriale.

*quasi: rimane il disgusto per una vicenda – quella della "mafia romana" che pervade capillarmente la città, tra la quasi totale indifferenza dei cittadini, impermeabili a ogni colpo verso il basso, incapaci di reagire e sempre più assuefatti al malaffare, a uno status quo di cui sembrano compiacersi, senza distinzione di appartenenza politica. Anzi affratellati dal quieto vivere, e dalla possibilità di fare affari.

Un pensiero a Massi, il marito, che viene pubblicamente sbattuto in piazza, tra amplessi risate e complicità, e presumo tantissima preoccupazione per l'incolumità dei figli e propria.
Profile Image for Federico.
9 reviews
June 11, 2018
Millesettecento giorni sotto scorta e non è ancora finita. No. Non ancora. Nonostante gli arresti, i processi in corso, alcune sentenze già arrivate.
Il libro della Angeli è, per chi vive il territorio descritto nelle righe grondanti coraggio e dolore, uno strazio: una condivisione di dolore, rabbia, voglia di riscatto e allo stesso tempo un film del quale non si riesce a girare l' "happy end".
Scritto con una passione così travolgente, delle parole così taglienti, che, pagina dopo pagina, i suoi malesseri diventano i tuoi, i suoi spasmi di rabbia si insinuano nelle tue ossa, le sue lacrime sgorgano dai tuoi occhi.
Una storia intrinsecamente violenta che disvela un fiume di magma che scorre sotto le vite di tutti e, improvvisamente, può travolgere chiunque senza preavviso costringendo a scelte radicali o semplicemente alla resa.
Una storia durissima, di coraggio e di violenza, di malavita e resistenza civile, di diritto e di pistole: il racconto dell'Italia intera.
Profile Image for Romanticamente Fantasy.
8,085 reviews241 followers
July 27, 2018
Ho avuto il piacere di leggere questo libro proprio in questi giorni, poco prima dell’anniversario della strage di Via d’Amelio e dall’arresto di 37 membri del clan Casamonica a Roma. Devo dire che fa un certo effetto collegare nomi e fatti letti nel diario di Federica Angeli con quelli letti sui quotidiani.

"Il coraggio è una scelta."

Il messaggio che ho tratto da questa lettura è che “non esistono eroi”.

La Angeli è una giornalista di Ostia che ha realizzato una serie di inchieste molto scomode proprio nella città dove vive, svelando l’esistenza di ben tre gruppi mafiosi alle porte di Roma, e portando a diversi arresti negli ultimi anni.

Dal 2013 vive sotto scorta, il che significa che non può andare in auto col marito, che non può muoversi quando vuole, che non può neppure seguire il figlio malato all’ospedale, di notte, se “la scorta” non è disponibile. Significa che ovunque vada, soprattutto nella sua città, lei rischia la vita.

"Desolante. Una libertà che svanisce all’improvviso e a tempo indeterminato solo per aver fatto il proprio dovere. È così che funziona questo Paese? Ma andare ad arrestare loro e togliere a questa gente la libertà di fare del male non era più facile e meno dispendioso?"

Ha tre figli. Da un anno ce l’hanno pure loro, la scorta, e a una mamma questo dovrebbe mettere i brividi al solo pensiero.

Eppure leggendo questo diario-inchiesta ho dovuto rivalutare pesantemente il mio concetto di “eroi”. La Angeli non lo è. Vi spiego, sperando di non annoiarvi con questa divagazione.

Qualche anno fa ho avuto l’occasione di visitare Palermo in un viaggio culturale organizzato da Libera, incentrato sul tema delle mafie e delle terre liberate. Vedere Via d’Amelio, camminare i Cento Passi di Peppino Impastato, visitare un’azienda agricola confiscata a un boss mafioso, respirare quest’aria piena di minacce, pericolo, omertà, ma anche coraggio, lotta, diritti, vedere i giovani che alzano la testa, mi aveva lasciato un senso di orgoglio, di ammirazione, rispetto, ma principalmente una convinzione: chi vive in questi posti, anche se non è Falcone né Borsellino, è un eroe per il solo fatto di doversi misurare con l’illegalità ogni giorno, per il fatto di dover scegliere da che parte stare ogni giorno, per il fatto di combattere la mafia con il senso civico, con un comportamento etico, morale, e legale; qualcosa che “noi al nord” non riusciamo neppure a immaginare.

"Non sta ai figli capire i propri genitori e non vi chiederò di farlo mai. Quello che vorrei vi rimanesse di tutto il nostro gioco contro la mafia è il camminare a testa alta, sicuri, fieri, orgogliosi di voi."

Dopo la lettura che ho appena terminato, non sono più sicura di questo. “Noi al nord” non siamo affatto lontani dalla mafia, come Roma e Ostia non lo erano da Reggio Calabria (vedi appunto i recenti arresti dei Casamonica), come non lo è Reggio Emilia da Cutro.

La mafia al nord è più strisciante, sommersa, mascherata da attività più o meno illecite chiamate con nomi meno spaventosi. Noi ci sentiamo al sicuro, ci dimentichiamo che questo problema esista, lo deleghiamo ad altri e smettiamo di informarci, di stare all’erta. Eppure siamo raggiungibili, la corruzione e le reti di potere anti-istituzionali esistono eccome anche al nord. Un favore, un’agevolazione ottenuta aggirando le regole, e che magari un domani richiederà qualcosa in cambio.

"Perché il denaro sporco non si può tenere sotto il mattone. E perché per avere il controllo del territorio bisogna che si veda chi comanda. E comanda chi sa ripulirsi, mettersi su piazza esibendo facciate rispettabili messe a guardia di traffici impresentabili."

Di fronte a una minaccia di tipo mafioso, può essere che chi abita in un territorio dove questi sistemi sono noti sappia come muoversi, o abbia nel tempo sviluppato anticorpi sufficienti per non morire terrorizzato. Gli altri come me, come la Angeli, come i commercianti di Ostia, o i sindaci che non hanno la dovuta esperienza, trovandosi difronte a qualcosa che appare così grande, potente e spaventoso, devono muoversi alla cieca, scegliendo se affidarsi alla paura o al coraggio, al buon senso o al senso civico, alla fiducia nelle istituzioni o nascondersi nell’omertà.

Non ci sono soluzioni facili. La Angeli e la sua famiglia rischiano la vita da cinque anni, senza alcuna garanzia che il sistema funzioni (anche se i pronunciamenti ad oggi sembrano incoraggianti).

Lui si parò davanti alla porta. «No. Tu non scendi.»
«Massi, stai scherzando, spero!»
«No. Per niente. Hai visto cosa ha fatto la gente affacciata? È tornata in casa. Hai visto quanta forza hanno gli Spada? E te lo ricordi cosa ti ha detto Armando mentre eri chiusa, sequestrata in quella maledetta stanza? “Contro di noi non vinci.” Quale altra dimostrazione ti serve oltre a quella delle persone che si richiudono in casa per renderti conto che sei sola? Non lo capisci che è tutto molto più grande di te e che non ce la puoi fare a sconfiggerli? Tra pochi giorni esce l’inchiesta e ti togli tutti i sassolini che vuoi, ma ora rimettiti a letto. Sei una mamma, ai nostri figli non pensi?»

Il libro racconta di come a volte si sia sentita sola, come la politica spesso sia connivente, altre volte incurante, in casi fortunati fornisca ottimi supporti a chi si contrappone alle mafie, alle forze anti sistema. Il giornale per cui lavora, La Repubblica, e una rete di amici reali o virtuali le hanno dato la forza per portare avanti questa battaglia che non è solo sua, ma che deve essere collettiva.

"Non perdonerò mai la sinistra per aver lasciato campo libero alla destra estrema, la peggiore, che stava costruendo il proprio consenso elettorale con l’aiuto del clan Spada. I legami pericolosi vanno stroncati sul nascere, non quando ormai è troppo tardi. Così non fu."

E qui sta il punto. La mafia non si combatte da soli. È la quantità di gente che si lascia prendere dalla paura che regala loro forza. È la quantità di gente che si volta dall’altra parte che permette loro di prendere il potere. Più “rete” (o “comunità”) si riesce a fare, più anticorpi si sviluppano contro le infiltrazioni mafiose.

"Mi facevano tenerezza quelle donne e quegli uomini urlanti che difendevano con tanta passione Roberto Spada contestando l’operato dei carabinieri. Io li avrei abbracciati uno per uno, come fossero degli amanti incazzati e traditi, bisognosi di essere rassicurati, capiti, protetti. Soltanto creando un’alternativa al mondo capovolto degli Spada si restituiva la libertà di scegliere da che parte stare, a quali regole obbedire, a quali valori ispirarsi."

Per questo non ha senso mettere su un piedistallo come “eroi” quelli che combattono per un posto che vogliono chiamare “nostro e non loro”, che pretendono di vivere in un paese in cui i loro figli meritano di stare, quelli che fanno ciò che ognuno di noi… anzi, che tutti, insieme, dovremmo fare.

"Non sono una superdonna, né sono dotata di poteri speciali. Ho solo una penna. Quindi se posso farlo io possono farlo tutti. (… )Non voglio il tifo, voglio costruire un noi che si muova compatto. Io la mia parte la faccio e la continuo a fare, ma il cittadino deve stare in squadra con me e metterci del suo. Perché ci credo quando si dice che lo Stato siamo noi e non un loro proiettato come la pellicola di un film, in cui si combattono buoni e cattivi e i cittadini sono spettatori."

“A mano disarmata” è allo stesso tempo, però, anche un racconto intimo delle paure inespresse, della forza che è stato necessario trovare, dell’amore per i propri figli e per il marito. Delle debolezze, delle ingenuità e dei colpi di fortuna. È il racconto di come il mafioso appostato sotto la finestra sia diventato, agli occhi dei bambini, lo spasimante della mamma che faceva ingelosire papà, o di come i bambini non possono andare nel lettone perché la mamma sta andando in pezzi e non vuole mostrarsi a loro.

«Mamma, ho paura.»
«E di cosa, amore?»
«Quello, Spada, quello che stava sempre sotto casa nostra insieme al tuo spasimante… ha fatto uscire il sangue dal naso a uno… gli ha dato una capocciata fortissima. Mamma, ti prego non ci puoi fare la pace?»

Ma è anche quello che un giorno potrebbe essere un memoriale, se le cose non dovessero andare bene (cosa che nessuno di noi si augura, ma che non può essere dimenticato). Un saluto, una spiegazione ai bambini che un giorno cresceranno. Un testimone per tutte le inchieste a seguire, volto a contrastare anche la macchina del fango sfruttata da un avversario che sa usare più di un’arma.

"Gli Spada ora sono in carcere, chi ha contribuito alla loro tenuta sociale invece è in libertà. Come a dire: sveglia, perché se arriva, come vuole la logica malavitosa, un altro sodalizio criminale, e se non si rompono questi schemi mentali di assuefazione a una normalità che normale non è, tutto torna come prima. Se esiste il momento di rialzare la testa, di farlo davvero, è questo."
.
Nayeli - per RFS
Profile Image for Alessandra Spada.
Author 15 books6 followers
May 16, 2018
Appassionante come un giallo, preoccupante come una storia vera. Tutta la solidarietà all'autrice e alla sua famiglia.
Si legge tutto d'un fiato, anche se la scrittura è più giornalistica che letteraria.
Grazie per aver raccontato un pezzo d'Italia che molti non vogliono vedere.
Profile Image for Irene.
321 reviews6 followers
September 17, 2020
"Chi sta dalla parte giusta non perde mai. Chi ha scelto di sfidare a viso aperto la mafia la testa non la chinerà mai. Perché sulla bilancia alla sera ci si sale da soli, con la propria coscienza, ed è a lei che si risponde".
Una storia e una vita fatte di coraggio. Tanto, tantissimo coraggio.
Profile Image for Aina Sensi.
Author 5 books13 followers
December 18, 2018
Ho avuto il piacere di leggere questo libro proprio in questi giorni, poco prima dell’anniversario della strage di Via d’Amelio e dall’arresto di 37 membri del clan Casamonica a Roma. Devo dire che fa un certo effetto collegare nomi e fatti letti nel diario di Federica Angeli con quelli letti sui quotidiani.
Il messaggio che ho tratto da questa lettura è che “non esistono eroi”.
La Angeli è una giornalista di Ostia che ha realizzato una serie di inchieste molto scomode proprio nella città dove vive, svelando l’esistenza di ben tre gruppi mafiosi proprio alle porte di Roma e portando a diversi arresti negli ultimi anni.
Dal 2013 vive sotto scorta, il che significa che non può andare in auto col marito, che non può muoversi quando vuole, che non può neppure seguire il figlio malato all’ospedale, di notte, se non “la scorta” non è disponibile. Significa che ovunque vada, soprattutto nella sua città, lei rischia la vita.
Ha tre figli. Da un anno ce l’hanno pure loro, la scorta, e a una mamma questo dovrebbe mettere i brividi al solo pensiero.
Eppure leggendo questo diario inchiesta ho dovuto rivalutare pesantemente il mio concetto di “eroi”. La Angeli non lo è. Chi vive in questi posti, anche se non è Falcone né Borsellino, è un eroe per il solo fatto di doversi misurare con l’illegalità ogni giorno, per il fatto di dover scegliere da che parte stare ogni giorno, per il fatto di combattere la mafia con il senso civico, un comportamento etico, morale, e legale; qualcosa che “noi al nord” non riusciamo neppure a immaginare.
Dopo la lettura che ho appena terminato, non sono più sicura di questo. “Noi al nord” non siamo affatto lontani dalla mafia, come Roma e Ostia non lo erano da Reggio Calabria (vedi appunto i recenti arresti dei Casamonica), come non lo è Reggio Emilia da Cutro.
La mafia al nord è più strisciante, sommersa, mascherata da attività più o meno illecite chiamate con nomi meno spaventosi. Noi ci sentiamo al sicuro, ci dimentichiamo che questo problema esista, lo deleghiamo ad altri e smettiamo di informarci, di stare all’erta. Eppure siamo raggiungibili, la corruzione e le reti di potere anti-istituzionali esistono eccome anche al nord. Un favore, un’agevolazione ottenuta aggirando le regole e che magari un domani richiederà qualcosa in cambio.
Il libro racconta come a volte si sia sentita sola, come la politica a volte sia connivente, altre volte incurante, in casi fortunati fornisca ottimi supporti a chi si contrappone alle mafie, alle forze anti sistema. Il giornale per cui lavora, La Repubblica, e una rete di amici reali o virtuali le hanno dato la forza per portare avanti questa battaglia che non era solo sua, ma deve essere collettiva.
E qui sta il punto. La mafia non si combatte da soli. È la quantità di gente che si lascia prendere dalla paura che regala loro forza. È la quantità di gente che si volta dall’altra parte che permette a loro di prendere il potere. Più “rete” (o “comunità”) si riesce a fare, più anticorpi si sviluppano contro le infiltrazioni mafiose.
Per questo non ha senso mettere su un piedistallo, come “eroi”, quelli che combattono per un posto che vogliono chiamare “nostro e non loro”, che pretendono di vivere in un paese in cui i loro figli meritano di stare, quelli che fanno ciò che ognuno di noi… anzi, che tutti, insieme, dovremmo fare.
“A mano disarmata” è allo stesso tempo, però, anche un racconto intimo delle paure inespresse, della forza che è stato necessario trovare, dell’amore per i propri figli e per il marito. Delle debolezze, delle ingenuità e dei colpi di fortuna. È il racconto di come il mafioso appostato sotto la finestra sia diventato, agli occhi dei bambini, lo spasimante della mamma che faceva ingelosire papà o di come i bambini non possono andare nel lettone perché la mamma sta andando in pezzi e non vuole mostrarsi a loro.
Ma è anche quello che un giorno potrebbe essere un memoriale, se le cose non dovessero andare bene (cosa che nessuno di noi si augura ma che non può essere dimenticato). Un saluto, una spiegazione ai bambini che un giorno cresceranno. Un testimone per tutte le inchieste a seguire, volto a contrastare anche la macchina del fango sfruttata da un avversario che sa usare più di un’arma.
Profile Image for lalupagrigia LLL.
84 reviews3 followers
April 5, 2020
Dove sta la mafia?
Ovunque. Ma per vincere contro la mafia ci vogliono tante di quelle energie che molto spesso fa più comodo conviverci.
Federica Angeli, giornalista, no. Lei l'ha combattuta e sta vincendo (perchè la storia della sua battaglia contro la mafia di Ostia è ancora in corso) a prezzo della sua stessa libertà (scorta armata da quattro anni) e di un costante senso di colpa, di una gran paura di soccombere (anche fisicamente) e di non farcela.
Ma ce l'ha fatta.

Cronaca di quattro anni di lotta contro la mafia di Ostia da parte di una giornalista che non ha guardato in faccia nessuno pur di rendere il luogo in cui vive un posto civile e sicuro.
122 reviews
December 28, 2025
Cronaca della battaglia contro i clan di Ostia e come sono stati riconosciuti come mafia. Dal lavoro come cronista per Repubblica nel suo territorio, alle minacce, la scorta, allo stare al fianco degli amici e dei vicini a confrontarsi in aula con un boss che abbassa la testa nel guardarla. "Sarebbe ipocrita non riconoscere che lo Stato ci è accanto dandoci una scorta in quanto minacciati. Ma questo significa giocare in difesa rispetto alle mafie. Quando comincerà lo Stato a giocare in attacco?"

Profile Image for Katiuscia.
552 reviews8 followers
June 27, 2019
La storia, vera, della giornalista Federica Angeli, costretta dal 2013 a vivere sottoscorta per aver denunciato gli affari sporchi del lido di Ostia.
La sua vita fatta di quotidianità, tra la scuola dei figli e le cene con gli amici, e la rabbia verso il mondo, verso quelle persone che con assoluta noncuranza la minacciano in pubblico.

Da questo romanzo è stato tratto anche un film, interpretato da Claudia Gerini.

Romanzo consigliatissimo agli appassionati del genere "cronaca vera", si legge in un batter d'occhio e, alla fine, ci si arrabbia col mondo.
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