Noi siamo fatti della stessa sostanza delle storie che ci appassionano. Mescolando finzione e realtà, fantasia e cronaca, stimolano desideri materiali, spirituali, vocazioni professionali, pulsioni sessuali, criminali. Suscitano emozioni, modificano la morale, facilitano azioni che la mente ha vissuto riproducendole come un simulatore. Oggi la fiction è una religione, lo storytelling un'ideologia politica e comunicativa, la viralità il valore della società delle Reti: influenzare gli altri, lasciarsi contagiare. Un'overdose. I fan più fanatici sono assetati di finzione e affamati di realtà: imitare soddisfa il bisogno di senso e autenticità. Questo libro è un'enciclopedia portatile degli effetti emulativi di narrazioni moderne, dal romanzo I dolori del giovane Werther al videogioco Call of Duty, e delle teorie che ne spiegano i meccanismi. Serve un senso di responsabilità diffuso verso le storie che produciamo e condividiamo, e le loro conseguenze, per vivere liberamente sotto la loro influenza.
“Emulazioni pericolose” vuole essere una riflessione sulla potente influenza della narrazione in ogni sua forma e declinazione sulle nostre vite e sulla nostra psiche. Mastrantonio, riportando un impressionante numero di fatti di cronaca e storici, dimostra in quanti casi storie inventate sono entrate nell’immaginario delle persone, ispirandole e motivandole a compiere azioni distruttive, autodistruttive (ma anche positive, a volte) e ragiona sulla responsabilità sociale degli autori di tali storie. Io l’ho trovato interessante, anche se un po’ confuso nel l’introduzione e nella conclusione. La tesi spesso sfugge e la posizione dell’autore non è del tutto chiara. Vuole invitare la stampa ad essere più responsabile nella divulgazione delle notizie, gli autori a porsi domande sull’eticità di fare soldi creando personaggi sempre più ambigui e spregiudicati e renderli attraenti utilizzando il fascino degli attori che li interpretano, pur salvaguardando la sacrosanta libertà dell’espressione e della creatività. Incita il pubblico a prendersi le sue responsabilità praticando un consumo consapevole dell’arte dopo aver descritto come l’arte va a influire in modi inaspettati sulle menti deboli... certo è un argomento complesso e trarre conclusioni non è facile. Comunque è una lettura intrigante.
Non mi è chiaro se l'autore voleva perorare la causa dei prodotti culturali o quella di chi li vuole censurati per non influenzare menti già bacate. Poiché in questo giochetto ambiguo sembra prevalere un certo moralismo non proprio malcelato, il giudizio è scontato: abbasso i telefilm più o meno violenti, addosso ai videogiochi tutti sangue e sparatorie, bruciamo i libri che non fanno bene alle coscienze più giovani. Per salvare la baracca, si citano statistiche che dovrebbero far riflettere i benpensanti. Ma davvero si crede ancora che basti una puntata di Breaking Bad per trasformare innocenti studenti in emuli di Walter White o, peggio ancora, che un vecchio romanzo di King sia all'origine di tutte le stragi a scuola negli USA? Tutte lezioncine di cui facciamo volentieri a meno e che annullano qualsiasi serio discorso sulla produzione culturale di massa più recente e la capacità di comprenderne il senso.