Jump to ratings and reviews
Rate this book

Cometa

Rate this book
In un punto preciso dello spaziotempo Raffaele, satiro irrequieto, inciampa da una storia all'altra in cerca di successo e Fabio, misantropo nerd, insegue se stesso e la fortuna in un agone digitale di improbabili social.
L'incrocio sbilenco delle loro vite innesca un romanzo selvaggio, labirintico, possente.
Cometa è l’epopea disastrata, erotica e lisergica degli eroi senza motivo. Archetipi di una generazione fuori fuoco, il cui centro è dappertutto ma sempre altrove. L'odissea senza approdo di una stirpe di eletti a niente che cavalca il progresso come una pulce su un cavallo imbizzarrito, traghettata da sogni frenetici e deliri tecnologici.

248 pages, Paperback

First published May 1, 2018

37 people want to read

About the author

Gregorio Magini

13 books50 followers

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
13 (25%)
4 stars
11 (21%)
3 stars
16 (31%)
2 stars
10 (19%)
1 star
1 (1%)
Displaying 1 - 14 of 14 reviews
Profile Image for Diletta.
Author 11 books243 followers
May 15, 2018
Pura percezione che diventa pessimismo non filtrato, anzi filtrato attraverso la narrazione, attraverso due storie che quando si incontrano, inevitabilmente, esplodono.
Profile Image for Marcello S.
647 reviews291 followers
August 20, 2018
Scrittura muscolosa, che procede a spallate. Efficace soprattutto nei momenti più esplicitamente sessuali.
La trama però è una roba che non ho capito e che spesso mi ha fatto perdere la pazienza. [67/100]
Profile Image for Luca Pantarotto.
Author 3 books68 followers
August 8, 2018
Se ogni epoca umana è modellata da un qualche dio a sua immagine e somiglianza, io mi chiedo spesso, ultimamente, come siano fatti gli dèi che hanno modellato la nostra. In questo senso c'è una frase di "Cometa" che forse va in questa direzione. "La società in mano ai sociopatici": tra tutte le citazioni dal libro che ho visto girare nelle ultime settimane qui sul fb (a dire la verità più o meno sempre le stesse) non credo di averla mai trovato, eppure è una frase importante, nell'economia del romanzo, almeno nella chiave di lettura con cui, tra le decine possibili, l'ho interpretato io. Viene pronunciata nel corso di una serata durante la quale Raffaele e Fabio, i due protagonisti, decidono di cementare la loro amicizia riempiendosi di droga a casa del primo e, nel pieno del trip, mettendosi a sparare cazzate su un social network che Fabio ha in mente da tempo da progettare. La sua idea è quella di creare un MySpace migliore di MySpace, un social in grado di mettere in comunicazione utenti dagli interessi simili incrociandone dati, gusti e interessi comuni e far cosi trovare a ognuno proprio la persona di cui ha bisogno in quel momento. Nel tempo del racconto siamo agli inizi degli anni 2000, quindi il periodo è quello lì, quello della nascita di fb, dell'esplorazione di un nuovo tipo di web con cui curare la solitudine di un'epoca che sta neanche troppo lentamente perdendo tutti i suoi storici riferimenti sociali e culturali. E come chiamare un social ideato per far incontrare la gente? Facile: Comeet, da co-meet. Un nome in effetti piuttosto evocativo, a cui Raffaele propone di aggiungere una "r" alla fine, così, tanto da dargli un'aria un po' più 2.0.

Un'idea che potrebbe renderli ricchissimi e forse anche rivoluzionare il tradizionale modo di concepire le relazioni umane. Se non che c'è un problema: Raffaele e Fabio sono due disadattati e odiano le persone. Il loro stesso legame di amicizia brilla per la sua disfunzionalità e resta un'eccezione, nel corso del romanzo, nel procedere delle loro vite sconclusionate, fatte di una serie infinita di difficoltà individuali, sociali, familiari e sentimentali, rapporti fallimentari e progressive alienazioni. Sono, come giustamente sottolinea Raffaele, due sociopatici. Ed è una cosa interessante che l'idea (anche se poi coronata da un nulla di fatto, ma non importa) di dare il via a una rivoluzione tecno-antropologica nel modo di relazionarsi con la realtà nasca dall'incontro di due sociopatici scollegati dal mondo, perché in fondo è esattamente quello che è successo con la nascita di Facebook. Anzi, a risalire ancora più indietro in un certo senso la stessa storia della genesi e della formazione dell'era Internet, se vogliamo dar retta alle teorie di Ellen Ullman in "Accanto alla macchina", è determinata in buona parte da persone (informatici, programmatori etc) che con la realtà, i rapporti emotivi, la relazione con l'altro e il proprio ruolo in quel nuovo mondo a cui stanno contribuendo a dare vita intrattengono dinamiche quantomeno problematiche. In questo quadro, la società in mano ai sociopatici è l'esito naturale di un processo di sviluppo culturale, sociale e umano che comincia almeno una trentina d'anni fa, se non di più, e dà i migliori esiti proprio adesso nella nostra contemporaneità. Così Raffaele e Fabio, con le loro vite disfatte e le loro personalità fracassate, finiscono per essere l'incarnazione più perfetta dei demiurghi che, nel corso dei decenni, hanno creato il nostro mondo quotidiano. Gli dèi che hanno modellato il nostro mondo a loro immagine e somiglianza, e solo perché non sapevano bene cosa fare di se stessi.

Che poi infatti sono loro il cuore del romanzo, mica Cometa, un social network abortito che si annuncia, arriva e passa con la velocità, appunto, di una cometa. Sviluppando in parallelo, dall'infanzia alla maturità, le esistenze di questi due personaggi distorti Magini scrive una specie di romanzo di formazione parallelo nel corso del quale Raffaele e Fabio danno quasi l'impressione di essere la versione esasperata, sclerotizzata e oscura dei due emisferi del nostro cervello, simmetrici e opposti. In Raffaele creatività, emotività, immaginazione e pulsioni artistiche si trasformano in edonismo, satiriasi, performance degenerate e deriva esistenziale. In Fabio logica, razionalità e inclinazioni analitiche e matematiche diventano fin da subito alienazione, nerdismo, solipsismo quasi schizofrenico e anaffettività. In entrambi, a fare da padrone, l'assenza di ogni scopo, il fallimento di ogni minimo tentativo di interazione con l'altro da sé, il riflusso nel proprio mondo emotivo interiore, claustrofobico, asettico e asfittico, freddo e insondabile come la coda di una cometa.

Nati in un decennio (gli anni Ottanta) dominato dall'egoismo del piacere e dall'illusione della soddisfazione immediata di ogni volontà, da una perenne vibrazione erotica a mediare qualsiasi rapporto, dalla moltiplicazioni degli immaginari di evasione e dalla nascita di tecnologie sempre più pervasive, Raffaele e Fabio scivolano, anno dopo anno sempre più cinici e distaccati, sulla liquefazione di tutti i valori su cui si basa una società civile degna di questo nome. Politica, morale, etica, cultura, realizzazione di sé, famiglia per loro sono facciate posticce davanti a cui recitare di volta in volta una parte diversa, senza troppa convinzione e senza nessun autentico coinvolgimento. Perché a loro non interessa davvero nulla: crisi economica, società dello spettacolo, rivendicazioni politiche, il G8, l"abbattimento delle frontiere. Niente di tutto questo: a Raffaele interessa solo la figa, e a Fabio i videogiochi e poi i computer. Sono quelle le stelle polari che orienteranno tutte le loro esperienze, mantenendoli paradossalmente sempre uguali a se stessi mentre tutto intorno il mondo e le persone perdono di identità. E che mondo può nascere da due dèi come questi, se non il relitto pericolante e fasullo, smarrito e intontito, che oggi popoliamo?

Un appunto sulla lingua: "Cometa" è senza dubbio il libro italiano più sbalorditivo, sul piano linguistico, che io abbia letto da molto tempo. È uno di quei libri che andrebbero ricominciati subito dopo aver finito la prima lettura. La lingua di Magini è ricca, ma non affettata, immaginifica senza riuscire artificiosa, perfettamente adeguata al tono e al carattere di ognuno dei suoi due protagonisti, ironica e insieme distaccata. Un gran romanzo, sotto ogni aspetto.
Profile Image for Stefano Solventi.
Author 6 books73 followers
June 27, 2018
Quando venne a farci visita, nel 1997, la cometa di Hale-Bopp suscitò emozioni forti. La sua presenza, uno sbrilluccichìo sbaffato nella volta stellata, divenne una sensazione costante, un retropensiero, un miscuglio di meraviglia e insidie appeso sopra lo srotolarsi della quotidianità. Qualcuno se ne fece ossessionare: non mancò chi la giudicava un vero e proprio messaggero da un'altra dimensione/civiltà, tanto da ipotizzare un'astronave nascosta nella sua coda. A San Diego, California, la setta ufologica Heaven's Gate ipotizzò con così tanto fervore da optare per un suicidio di massa: 39 persone si avvelenarono credendo così di staccare un biglietto per salire a bordo del torpedone alieno. Un episodio estremo, certo, di un fenomeno comunque diffuso: Hale-Bopp fu un argomento di tendenza - diremmo oggi - per molte settimane, un vero e proprio meme - il primo? - per l'internet agli albori, almeno dal punto di vista della diffusione di massa, del suo impatto sulla cultura, sui costumi, sulla struttura del pensiero.
Tutto questo non c'entra molto con Cometa (NEO. Edizioni), secondo romanzo di Gregorio Magini, fiorentino classe '80. Eppure, mi è capitato spesso di pensare a quel senso di incombenza, di imminenza, di cambio di paradigma che avrebbe segnato (stava per segnare) una discontinuità profonda nelle vite di tutti, in quel finire di secolo/millennio che Hale-Bopp - a sua insaputa - ci stava annunciando. Questioni di timori atavici, di soggezione naturale per fenomeni che intrattengono con tempo e spazio relazioni ben più estese di quanto la nostra esperienza e la nostra intelligenza ci permettano. Fatto è che Raffaele e Fabio, i protagonisti di questa storia, sembrano incarnare due approcci opposti alla contemporaneità - sessuomane e cinico il primo, introverso e genialoide il secondo - che finiranno per incontrarsi e coincidere, cospirando per un attimo la soluzione perfetta per una società immersa in un brodo di afasia mimetizzata da fermento social. Ad unirli c'è in realtà qualcosa di profondo, anche se casuale: sono cresciuti scollegati dal resto, hanno sviluppato un'interfaccia tra sé e il mondo, una cortina fumogena di apatia e consapevolezza su cui proiettano una loro rielaborazione di ciò che (gli) accade. Sono, in un certo senso, gli autori/narratori delle loro stesse vite, delle quali non riescono però a dominare la trama, alla quale si abbandonano, invischiati dal suo risucchio gravitazionale.
Più che il plot, che si srotola abbastanza errabondo (una scelta tutto sommato congrua), a colpire sono i punti di vista, il modo in cui le due diverse sensibilità decifrano il reale, ne interpretano il codice. Per questo Magini passa dalla terza persona del periodo di "formazione" alla prima della crisi sentimentale/esistenziale, come se regolasse sensibilità e profondità dell'indagine, per cogliere il cuore dello spaesamento informatissimo, dell'eradicazione emotiva e culturale che ha saputo diventare sostrato del presente, consegnandoci ricettivi e vulnerabili al carosello sovrabbondante e frenetico delle suggestioni.
Irriverente, arguta, scomoda, brutale, sorretta da un lirismo vibrante e lucido, la scrittura di Magini diverte e scuote, ci trascina nelle maglie di un presente di cui ricostruisce - per così dire - le fasi costituenti, o una sua stratificazione, un'angolazione che oscilla costantemente dal marginale all'essenziale, dal comico al terrificante. A suo modo, questo romanzo fa il punto e ci conduce sul bordo. Ci invita ad alzare lo sguardo, a non distoglierlo dal buio.
Profile Image for Diego.
14 reviews189 followers
Read
May 30, 2022
(Questa recensione è apparsa su FuoriPosto il 28 febbraio 2019: https://fuoriposto.com/site/storie-di...)

Raccontare la contemporaneità è un compito che è sempre risultato ostico, sia per gli scrittori ma più in generale per gli artisti di qualsiasi epoca. Raccontarla ora, in cui le interazioni tra le persone spesso sono veicolate o filtrate da strumenti come i social, per certi versi diventa quasi un’impresa. Ci prova  Gregorio Magini, che col suo ultimo romanzo, Cometa (pubblicato da Neo Edizioni), ci racconta la vita e i fallimenti di chi, nato a cavallo degli Anni ’80, ha vissuto la fase embrionale di questo nuovo modello sociale e le sue zone d’ombra.

Gregorio Magini torna infatti al romanzo dopo il suo esordio nel 2008 con La famiglia di pietra(Round Robin) e dopo la parentesi del progetto Sic (Scrittura Industriale Collettiva), coordinato assieme a Vanni Santoni, da cui nel 2013 nasce In territorio nemico(minimumfax), romanzo sulla Resistenza scritto da ben 115 autori.

I protagonisti di Cometa sono due ragazzi molto diversi tra loro, parliamo di Fabio e Raffaele: il primo definibile come misantropo e nerd, vive la sua alienazione sociale rifugiandosi tra libri e videogiochi; il secondo, sessuomane e irrequieto, vive i suoi fallimenti amorosi facendo di tutto per abbandonare il suo status borghese. Le storie dei protagonisti sono parallele inizialmente, e ci vengono raccontate con un alternarsi dei punti di vista. Entrambi vivono le loro vite e i loro fallimenti, fino a quando una mattina, per caso, si conoscono ad un corso universitario. Da quel momento nascerà tra i due un’amicizia che presto si trasformerà in collaborazione, visto che assieme progetteranno un nuovo social network(“un MySpace meglio di MySpace”): Comeetr. Un progetto che diventerà l’unica speranza a cui aggrapparsi, in un momento in cui per entrambi la caduta si manifesterà sempre più vicina.

Lo stile di Magini è frenetico, l’autore gioca col ritmo dando la sensazione che la pagina possa esondare tra le considerazioni o il flusso di coscienza dei personaggi, ed è un qualcosa che funziona, perché il tutto è sorretto da una lingua che risulta assolutamente credibile e coerente con le voci dei protagonisti.

Cometa è un testo di difficile categorizzazione. Ad una prima analisi verrebbe da considerarlo una sorta di romanzo di formazione, anche se sarebbe riduttivo, perché il leitmotif dell’opera si basa sul fallimento dei protagonisti: nessuno impara né migliora la propria condizione. Magini ci racconta, quindi, due diversi modi di percepire l’alienazione e un certo tipo di disagio esistenziale, senza avere la pretesa di consegnarci qualcosa di didascalico o pedagogico. Ed è proprio questa, probabilmente, la vera forza del romanzo.
Profile Image for Vaniglia Harris.
314 reviews
May 12, 2018
“Sapevano ch’è normale entrare in età adulta rallentando, come rallenta il fiume quando raggiunge la pianura, e di questa tradizione si accontentavano, pur senza rinunciare a rileggerla a modo loro”.

Raffaele Del Gatto, orfano, donnaiolo e nevrotico, ci racconta di sé in prima persona a partire dai primissimi mesi della sua vita: ha uno spirito da giramondo e si sposta frequentemente in giro per l'Europa. Handicappato nell’uso del computer, a un corso di editoria digitale conosce Fabio, un nerd geniale col pallino dei social network, tipo solitario, che esplora strani mondi virtuali senza mai spostarsi da casa. Dal loro fortuito incontro e immediata amicizia nasce un progetto particolare ed ambizioso, un social network decisamente speciale, il cui nome – Comeetr - nasce da un gioco di parole con l’aggiunta di una erre e che li trascinerà in un pericoloso intrigo internazionale. Tuttavia, la loro complicità è solida e si avventurano insieme verso la possibilità di una vita più autentica.

Ho incontrato non poche difficoltà nella lettura di questo strano romanzo, a mio parere non privo di difetti. La narrazione è piuttosto discontinua e abbondano termini tecnici legati al mondo del digitale e del web e il relativo, tipico, linguaggio. Ci sono anche parecchi termini di invenzione, che si mescolano – confondendo il lettore con sottile ironia – ai numerosi neologismi e tecnicismi. Tuttavia, il romanzo di Magini - trentottenne fiorentino alla sua seconda esperienza editoriale - ha diversi elementi tali da porlo all’attenzione dei lettori con una certa convinzione. Innanzitutto la scrittura, impeccabile, che utilizza la prima e la terza persona alternandole nelle diverse parti che scandiscono il tempo della narrazione. La tematica, attuale e per certi versi illuminante su fenomeni non di secondo piano nella nostra società degli anni 2000.
Insomma, se dovessi dire che ci ho capito tutto direi una bugia. Mi sono chiesta più volte durante la lettura: quale pubblico può catturare un romanzo così? perché l’editore – che lo definisce “Opera aliena, al contempo per palati fini e stomaci forti” - ha puntato su un libro che probabilmente metterà a dura prova la pazienza e la capacità di comprensione di moltissimi lettori, per lo meno di quelli che, come me, abbiano passato da un po’ l’adolescenza? Mi do questa risposta: perché il romanzo tratteggia i confini di un'epoca, quella in cui si districano i trenta-quarantenni di oggi, è scritto bene ed è gradevole: al coraggio dell’editore, che si dichiara certo che “Magini ha alzato un faro nel mare magnum dei romanzi di formazione e ha scritto un libro, a suo modo, generazionale” vanno quindi i miei complimenti e il mio invito a proseguire nella sua sperimentazione. Le grandi testate giornalistiche tendono ad ignorare le piccole case editrici che, al contrario, dimostrano spesso di saper fare ricerca e proporre buona letteratura.
Profile Image for Barbi  - Books Hunters Blog.
150 reviews6 followers
July 20, 2018
Quindi la morale è che non c’è nessuna morale? avrebbe potuto insistere quel qualcuno.
A quel punto ci sarebbe stata una reazione forte, Fabio l’avrebbe tenuto fermo e Raffaele l’avrebbe preso a ginocchiate nella pancia.

Quindi caro lettore, non farti questa domanda, non arrivare alla conclusione sbagliata se non vuoi trovarti con la pancia squassata da ginocchia feroci e infastidite. Per quanto mi riguarda non è andata malissimo: io ho avuto pazienza con Raffaele e Fabio, non ho insistito cercando la morale della storia, e loro hanno avuto pazienza con me, alla fine mi hanno fatto capire chi sono e cosa avevano da raccontarmi.

Quelle narrate in questo libro non sono le storie che siamo abituati a leggere nei romanzi, quelle che iniziano, si sviluppano e finiscono. Qui lo spazio e il tempo sono variabili e non costanti, i protagonisti ti obbligano a riflettere, non ti chiedono di capire o essere capiti, non ti chiedono di assecondarli o giudicarli. Solo devi leggere, arrivare fino in fondo sfidando ogni riga di questo libro. Qualche volta ho pensato di abbandonare la lettura ma la verità è che non ce l’ho fatta. Anzi, leggevo e leggevo, senza riuscire a prendere una posizione netta nei confronti della storia. Poi, quando ho capito che non era necessario schierarmi a favore o contro un’idea, un modo di vivere, un comportamento, allora mi è apparso tutto molto più chiaro e ho capito che il mio compito, in quanto lettrice, era solo leggere, con la mente aperta e attiva sulla modalità ascolto. Leggi, ascolta, lasciati portare laddove vanno i protagonisti: non giudicare, non etichettare, non standardizzare. Mi sono chiesta quale fosse il messaggio che l’autore voleva lasciarmi: ha voluto esplorare il disagio? Ha voluto provocare? Ha voluto provare a scrivere qualcosa di forte nell’intento di imprimersi nella memoria di chi legge? Voleva fare della filosofia? Cercava delle reazioni? Può essere tutto e il contrario di tutto. Il punto è che erano le domande sbagliate. Quando poi me ne sono resa conto, ho affrontato la lettura da un punto di vista completamente diverso.
See more: https://bookshuntersblog.blogspot.com...
Profile Image for Giusy Pappalardo.
172 reviews23 followers
June 13, 2018
Il mondo dei nati negli anni 80 raccontato attraverso due personalità opposte, ma convergenti. Ossessionato dal sesso, dispersivo, mai veramente determinato a fare qualcosa, sempre sfatto e sotto acidi, Raffaele; misantropo, appassionato di videogiochi e internet, esperto di social network, timido e introverso, senza fame di esperienza, ingenuo e geniale senza sapere di esserlo, Fabio. Entrambi vivono la loro formazione tra il 90 e gli anni 2000, sono spaesati, non trovano un luogo o un come, qualche vaga idea sul cosa. Raf oscilla tra l'impegno politico, l'università, il desiderio di essere qualcuno senza sbattimenti, l'ossessione della figa e gli acidi. Fabio si chiude nel suo mondo fatto di casa, mamma e coding, inconsapevole del suo potenziale. Così, tra una inconsapevolezza e l'altra, un non volere fino in fondo, un innamoramento e una delusione, un trip e un viaggio, queste due anime allo sbaraglio troveranno un senso nella magnificenza della visione di una cometa, come se quella sete di assoluto, capace di svuotare di contenuti concreti la vita, possa essere nutrita solo da lontananze e visioni siderali. La scrittura è esplicita, qualche volta esistenzialista, tronca in alcuni momenti, un giusto mix di conscio e inconscio, descrizioni e visioni, mai ostile nei confronti del lettore. Un bel libro.
Profile Image for La lettrice controcorrente.
598 reviews250 followers
July 4, 2018
Ho letto Cometa di Gregorio Magini (Neo edizioni) in poche ore, ma quando si è trattato di tirarne fuori un'opinione, è stata tutta un'altra storia. Scrivere una recensione sul testo di Magini è molto difficile perché quando sono arrivata alla fine, con l'espressione scioccata, ho pensato:"E' uno scherzo??". Per le prime 130 pagine non ho capito dove stessi andando e perché, in quelle restanti neanche, ma ero ormai così assorbita dalle vicende di Fabio e Raffaele da non rendermi più conto del paradosso all'interno del quale si muovono questi due amici.
Recensione completa
http://www.lalettricecontrocorrente.i...
Profile Image for Samuele Petrangeli.
433 reviews80 followers
January 7, 2019
Cometa è un libro enorme, che si sviluppa più in profondità che in lunghezza. Tipo il Tardis. E' enorme per le tematiche che affronta - la politica, la crescita, la tecnologia, l'amore, la precarietà - e per la varietà degli stili che riesce ad alternare, basti pensare al passaggio fra la voce di Raffaele, in prima persona, costantemente attento a sbatterti il cazzo in faccia, e il narratore di Fabio, in terza persona (anche se qua, mia ipotesi, è Fabio che parla di sé in terza persona, tranne in un punto in cui si lascia sfuggire un verbo alla prima persona plurale - cioè, in realtà sicuro è un refuso, ma a me piace come lettura e estrapolazione della sua alienazione e distacco il fatto di narrarsi come se fosse un narratore esterno, e quindi bon). Ma è enorme soprattutto per la coerenza fra il tutto, fra le singole tematiche e fra forma e contenuto. Anzi, la forza di Magini sta nel riuscire a creare un libro coeso, che è quasi impossibile da districare nei suoi diversi pezzi: ognuno si riverbera nell'altro, e nell'altro trova la sua forza. Il che è fondamentale nel momento in cui la struttura del libro è profondamente dicotomica, alternando le parti (parti, non capitoli, eh) dove a narrare è Raffaele a quelle dove sta Fabio. Tra l'altro, sia Fabio che Raffaele riescono a emergere come persone distinte, anche grazie alla grande differenza di narrazione, e forse il modo migliore per entrare dentro Cometa è quello di parlare di loro due, le tematiche seguiranno - che poi, se ci pensate, è un po' così pure nella vita delle persone, no?, cioè, se io vi parlo di boh, uno che spaccia, il tema della droga, dei suoi problemi sociali e tutto, segue a ruota perché contenuto nella sua vita.

RAFFAELE
Raffaele è ultra-sessualizzato. Nel momento in cui si mette a raccontare della sua vita parte raccontando di quando, da poco più che neonato, vede i suoi genitori scopare. E fare orge. E così via. Di quando per poco non fece un'orgia all'asilo. Di come perse la verginità a tipo 6 anni. Raffaele è fondamentalmente un bugiardo patologico. Però, è interessante come le sue bugie si concentrino soprattutto sul lato sessuale, come se fosse l'unico lato che gli interessi mettere in mostra. Raffaele è quel tipo di uomo che, per descriversi e per descrivere chi gli sta attorno, ti dice come scopa (o come pensa che sarebbe scoparlo). Ed è un nemmeno troppo sorprendente metodo di difendersi e di darsi un'identità precisa, o meglio, di fingersi di averla, per nascondere l'enorme vuoto che prova dentro. Ogni sua azione, ogni sua svolta ideologica è una dichiarata mossa per scopare. Lo è il suo aderire alla sinistra movimentista, lo è la sua svolta artistica. La cosa interessante è che proprio con questa sua smania di sbattere il cazzo costantemente sul tavolo, per ridurre sé al cazzo, Raffaele fa emergere tutta la vuotezza del mondo che lo circonda: l'edonismo degli anni '80, la sinistra movimentista smunta e sull'orlo del collasso, l'arte priva di ogni contenuto: "vogliono... vogliamo... volevo vivere subito... senza nessuna concezione né prospettiva, senza capire un cazzo di nessun ambito, sport, scienza, filosofia, arte, moda, senza nessuna visione del mondo, senza alcuna idea della vita, senza un punto di vista, senza una specializzazione, senza una morale e tantomeno un'etica, senza angoscia né rabbia né amore né disgusto. Tutto dissolto, nella cruda, cristallina, intensità del presente". Quando si inventa artista, la sua opera d'arte è un joystick con cui fargli una sega. Cosa che comunque fa notare come la voce di Raffaele sia estremamente ironica - ma non deve sorprendere, d'altronde Wallace aveva ben indicato nell'ironia uno dei grossi problemi di questi anni, di come finisca per mangiarsi tutto.
Il suo percorso, con grossa naturalità, va a finire verso il digitale. Con grossa naturalità perché il mondo digitale, per lo meno ora come ora, è già piuttosto saturo di un certo cinismo e di una certa mascolinità tossica di cui Raffaele è esempio. Il progetto (con Fabio, poi ci arriviamo) è Comeetr, una roba tipo Facebook unito al panopticon, solo che anziché essere una prigione è un invito a sbattere tutti insieme il cazzo sul tavolo - che è un po' l'unico modo che conosce Raffaele per relazionarsi con le altre persone. Per Raffaele è tutta una questione di stimolazione, di piacere, di orgasmo, perché, forse, al mondo ci sta poco altro. Dopo che tutto è crollato, nelle ceneri della realtà, cosa esiste se non l'ora e l'orgasmo? E allora tutto, tutto, dalle relazioni, all'arte, dalla politica, alla tecnologia, è ripensato in un'ottica di piacere. Raffaele è in pratica l'es di questa realtà. Solo che è pure una persona, e nessuna persona è soddisfatta di essere ridotta a un puro concetto psicologico, quindi è infelice, impaurito e tanto fragile quanto stronzo. "Abbracciavo Fabio ed ero tenero e gli giurai che ero una persona buona, poi cercai di prenderlo a cazzotti ma era troppo grosso, sbracciavo e piangevo, mi fermò con una sola mano, e avevo del sangue in bocca, e mi abbracciò, e piangevo, e piangevo, e mi odiai".

FABIO
Tanto Raffaele è ipersessualizzato, tanto Fabio è impaurito dal contatto, fisico e umano, fisico perché umano. Questa differenza è già alla base della narrazione. Se, come dicevo, i capitoli di Raffaele sono in prima persona ed è un po' come sentire parlare quel vostro amico sbruffone-che-se-le-è-scopate-tutte-almeno-tre-volte, quelli di Fabio sono in un apparente distaccata terza persona. Apparente perché, è una fissa mia sia chiaro, se devo immaginarmi Fabio che racconta della propria vita, io sono sicuro che lo farebbe fingendosi un narratore distaccato per evitare di trovarsi immischiato nella propria vita, o nella vita di chiunque altro a ben pensarci. Proprio come per Raffaele, che fosse vero o meno, il grosso dei problemi è cominciato nell'infanzia (se non vedendo scopare i genitori, quanto meno nell'affido allo zio ultra-macho), anche per Fabio il suo distacco dalla realtà è iniziato con i suoi genitori, dalla loro freddezza, dalla malattia del padre. Insomma, la realtà che si va a creare Fabio (proprio come Raffaele) è una risposta a quegli anni. Fabio, prima ancora di diventare un programmatore in età adulta, si crea la propria realtà virtuale da ragazzino, creandosi un mondo - ma perfino un avatar, l'astronauta - in cui estraniarsi e fuggire. Un mondo sicuro. Che poi si traslerà nel mondo dei videogiochi e dell'informatica. Che poi, oh, sia chiaro non è che Fabio è Fabio per motivi astratti o puramente suoi, ma anche perché quando ci prova a mettersi in gioco, poi le cose finiscono veramente male, tipo il rapporto tossico con Matilde (come si diceva prima, il crollo di un mondo). Raffaele e Fabio, per un verso, sono le due facce della stessa medaglia, agli antipodi, ma proprio per questo capaci di inglobare un'intera generazione perduta. Il loro incontro, quindi, in Comeetr li racchiude entrambi: il principio del piacere di Raffaele, l'idea di rapporto umano senza contatto di Fabio. Fabio, infatti, vuole avere rapporti (come tutti), ma senza contatto, senza rischio di essere ferito, senza essere toccato. Il che è ovviamente impossibile, il desiderio di un bambino. Quando poi arriva l'amore - e l'amore è un asteroide che fa piazza pulita di ogni convinzione del cazzo - Fabio si rende conto che non è vero, che l'amore è tale perché è impossibile non rimanerne toccati, non venirne mutati. L'ironia tragica sta nel fatto che però questo lo devasta, perché insomma, le cose brutte accadono. La grandezza di Fabio, invece, sta nel riuscire a non comportarsi da bambino e ad andare avanti e accettarlo. A essere una persona un po' migliore.

COMETA
Il finale è una roba strana. Cioè, è malinconico, ma anche piuttosto bello vedere 'sti due che, in fondo, sono cresciuti. Sono diventati adulti, non dico funzionali al 100%, ma insomma, che "per qualche tempo rigarono dritto". E poi arriva la Cometa - forse la versione reale di quella virtuale di Comeet? Boh. Arriva la cometa, le luci si spengono su tutto il mondo (o solo negli USA? o solo in quelle città?). E forse sono gli alieni. Forse è un enorme complotto. Forse è il crollo definitivo della civiltà. Forse è solo una cometa. Non lo so. Ma stanno Fabio, Raffaele e l'amico loro sotto questo cielo immenso stellato. Maestoso e sterminato. E stiamo al termine di duecento e passa pagine di dubbi, crolli e ironia. Ed ecco, finalmente, quel cielo enorme, che non si sa bene che significato abbia, ma "la Via Lattea si dispiegava intorno, ovunque, e molti si illusero che la somma di tutte le costellazioni componesse la figura serena, morbidamente adagiata sul giaciglio dello spaziotempo, della madre di tutti gli esseri". E a me tanto basta.
Profile Image for Adriano Pugno.
Author 2 books22 followers
July 30, 2018
È il libro più assurdo che abbia mai letto. C’è dentro tutto, forse niente. Non so cosa pensare, sono allibito, a tratti si accosta al lirismo apocalittico e altri allo Sgargabonzi, che è anche meglio. Se dopo Svevo tutti i protagonisti sono degli inetti o quasi, qui siamo al turbo-inetto, all’apologia dello sfacelo.
Profile Image for fdifrantumaglia.
208 reviews49 followers
October 1, 2018
Cometa è un romanzo strano, ma sempre vivo, in continua evoluzione. Legato a stretto giro al sesso, che la fa da fin dall'incipit, si allarga e si restringe pagina dopo pagina. Al centro di tutto troviamo due ragazzi, Raffaele e Fabio, l'uno che lascia redini della sua vita in mano alle proprie pulsioni sessuali come l'altro, invece, si lascia fagocitare dal proprio mondo di nerd smanettone. Insieme ai due, che si abbandonano a numerosi flashback dall'infanzia agli anni Novanta e primi Duemila, il romanzo continua in questo vorticoso raccontare, a metà tra voler raccontare una generazione e spingersi nel campo sempre ricco di possibilità della distopia.
Leggi la recensione completa qui: http://illunedideilibri.it/aspettando...
Profile Image for Junko.
15 reviews3 followers
May 5, 2024
Un libro brutto, sebbene io del brutto diffidi sempre. C'è sempre qualcosa di bello da trovare, anche nel brutto. Per esempio di bello qui c'è da capire come non usare il sesso in un libro. Come non usare il termine scopare. Che alcuni autori sudamericani usino il termine scopare con maestria è dovuto principalmente al loro ambiente. Questa gente è pelosa, davvero pelosa. Questa gente è davvero selvaggia, sono le prede dei cittadini. Per loro scopare è sinonimo di fare l'amore. Quando sentono l'espressione fare l'amore loro sentono immediatamente il cittadino che è in terreno di caccia col cane al guinzaglio. Noi invece abbiamo smesso di essere selvaggi tanto tempo fa, più o meno 1.5k anni fa. Noi siamo cittadini e della peggior specie. Guardiamo al peloso con invidia, vorremmo seguirlo, ma appena la mamma ci chiama scattiamo. Però da soli pensiamo all'amore e lo chiamiamo scopare come farebbe il peloso che vediamo dalla finestra. La quarta di copertina assume significati cancerogeni dopo aver letto questo libro piuttosto brutto. Si respira presunzione un po' ovunque, fin dall'incipit. Personaggi archetipici, tenta di affermare il venditore. Piuttosto personaggi stereotipati, cugini lontani del mitico mammone.
Displaying 1 - 14 of 14 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.