Cometa è un libro enorme, che si sviluppa più in profondità che in lunghezza. Tipo il Tardis. E' enorme per le tematiche che affronta - la politica, la crescita, la tecnologia, l'amore, la precarietà - e per la varietà degli stili che riesce ad alternare, basti pensare al passaggio fra la voce di Raffaele, in prima persona, costantemente attento a sbatterti il cazzo in faccia, e il narratore di Fabio, in terza persona (anche se qua, mia ipotesi, è Fabio che parla di sé in terza persona, tranne in un punto in cui si lascia sfuggire un verbo alla prima persona plurale - cioè, in realtà sicuro è un refuso, ma a me piace come lettura e estrapolazione della sua alienazione e distacco il fatto di narrarsi come se fosse un narratore esterno, e quindi bon). Ma è enorme soprattutto per la coerenza fra il tutto, fra le singole tematiche e fra forma e contenuto. Anzi, la forza di Magini sta nel riuscire a creare un libro coeso, che è quasi impossibile da districare nei suoi diversi pezzi: ognuno si riverbera nell'altro, e nell'altro trova la sua forza. Il che è fondamentale nel momento in cui la struttura del libro è profondamente dicotomica, alternando le parti (parti, non capitoli, eh) dove a narrare è Raffaele a quelle dove sta Fabio. Tra l'altro, sia Fabio che Raffaele riescono a emergere come persone distinte, anche grazie alla grande differenza di narrazione, e forse il modo migliore per entrare dentro Cometa è quello di parlare di loro due, le tematiche seguiranno - che poi, se ci pensate, è un po' così pure nella vita delle persone, no?, cioè, se io vi parlo di boh, uno che spaccia, il tema della droga, dei suoi problemi sociali e tutto, segue a ruota perché contenuto nella sua vita.
RAFFAELE
Raffaele è ultra-sessualizzato. Nel momento in cui si mette a raccontare della sua vita parte raccontando di quando, da poco più che neonato, vede i suoi genitori scopare. E fare orge. E così via. Di quando per poco non fece un'orgia all'asilo. Di come perse la verginità a tipo 6 anni. Raffaele è fondamentalmente un bugiardo patologico. Però, è interessante come le sue bugie si concentrino soprattutto sul lato sessuale, come se fosse l'unico lato che gli interessi mettere in mostra. Raffaele è quel tipo di uomo che, per descriversi e per descrivere chi gli sta attorno, ti dice come scopa (o come pensa che sarebbe scoparlo). Ed è un nemmeno troppo sorprendente metodo di difendersi e di darsi un'identità precisa, o meglio, di fingersi di averla, per nascondere l'enorme vuoto che prova dentro. Ogni sua azione, ogni sua svolta ideologica è una dichiarata mossa per scopare. Lo è il suo aderire alla sinistra movimentista, lo è la sua svolta artistica. La cosa interessante è che proprio con questa sua smania di sbattere il cazzo costantemente sul tavolo, per ridurre sé al cazzo, Raffaele fa emergere tutta la vuotezza del mondo che lo circonda: l'edonismo degli anni '80, la sinistra movimentista smunta e sull'orlo del collasso, l'arte priva di ogni contenuto: "vogliono... vogliamo... volevo vivere subito... senza nessuna concezione né prospettiva, senza capire un cazzo di nessun ambito, sport, scienza, filosofia, arte, moda, senza nessuna visione del mondo, senza alcuna idea della vita, senza un punto di vista, senza una specializzazione, senza una morale e tantomeno un'etica, senza angoscia né rabbia né amore né disgusto. Tutto dissolto, nella cruda, cristallina, intensità del presente". Quando si inventa artista, la sua opera d'arte è un joystick con cui fargli una sega. Cosa che comunque fa notare come la voce di Raffaele sia estremamente ironica - ma non deve sorprendere, d'altronde Wallace aveva ben indicato nell'ironia uno dei grossi problemi di questi anni, di come finisca per mangiarsi tutto.
Il suo percorso, con grossa naturalità, va a finire verso il digitale. Con grossa naturalità perché il mondo digitale, per lo meno ora come ora, è già piuttosto saturo di un certo cinismo e di una certa mascolinità tossica di cui Raffaele è esempio. Il progetto (con Fabio, poi ci arriviamo) è Comeetr, una roba tipo Facebook unito al panopticon, solo che anziché essere una prigione è un invito a sbattere tutti insieme il cazzo sul tavolo - che è un po' l'unico modo che conosce Raffaele per relazionarsi con le altre persone. Per Raffaele è tutta una questione di stimolazione, di piacere, di orgasmo, perché, forse, al mondo ci sta poco altro. Dopo che tutto è crollato, nelle ceneri della realtà, cosa esiste se non l'ora e l'orgasmo? E allora tutto, tutto, dalle relazioni, all'arte, dalla politica, alla tecnologia, è ripensato in un'ottica di piacere. Raffaele è in pratica l'es di questa realtà. Solo che è pure una persona, e nessuna persona è soddisfatta di essere ridotta a un puro concetto psicologico, quindi è infelice, impaurito e tanto fragile quanto stronzo. "Abbracciavo Fabio ed ero tenero e gli giurai che ero una persona buona, poi cercai di prenderlo a cazzotti ma era troppo grosso, sbracciavo e piangevo, mi fermò con una sola mano, e avevo del sangue in bocca, e mi abbracciò, e piangevo, e piangevo, e mi odiai".
FABIO
Tanto Raffaele è ipersessualizzato, tanto Fabio è impaurito dal contatto, fisico e umano, fisico perché umano. Questa differenza è già alla base della narrazione. Se, come dicevo, i capitoli di Raffaele sono in prima persona ed è un po' come sentire parlare quel vostro amico sbruffone-che-se-le-è-scopate-tutte-almeno-tre-volte, quelli di Fabio sono in un apparente distaccata terza persona. Apparente perché, è una fissa mia sia chiaro, se devo immaginarmi Fabio che racconta della propria vita, io sono sicuro che lo farebbe fingendosi un narratore distaccato per evitare di trovarsi immischiato nella propria vita, o nella vita di chiunque altro a ben pensarci. Proprio come per Raffaele, che fosse vero o meno, il grosso dei problemi è cominciato nell'infanzia (se non vedendo scopare i genitori, quanto meno nell'affido allo zio ultra-macho), anche per Fabio il suo distacco dalla realtà è iniziato con i suoi genitori, dalla loro freddezza, dalla malattia del padre. Insomma, la realtà che si va a creare Fabio (proprio come Raffaele) è una risposta a quegli anni. Fabio, prima ancora di diventare un programmatore in età adulta, si crea la propria realtà virtuale da ragazzino, creandosi un mondo - ma perfino un avatar, l'astronauta - in cui estraniarsi e fuggire. Un mondo sicuro. Che poi si traslerà nel mondo dei videogiochi e dell'informatica. Che poi, oh, sia chiaro non è che Fabio è Fabio per motivi astratti o puramente suoi, ma anche perché quando ci prova a mettersi in gioco, poi le cose finiscono veramente male, tipo il rapporto tossico con Matilde (come si diceva prima, il crollo di un mondo). Raffaele e Fabio, per un verso, sono le due facce della stessa medaglia, agli antipodi, ma proprio per questo capaci di inglobare un'intera generazione perduta. Il loro incontro, quindi, in Comeetr li racchiude entrambi: il principio del piacere di Raffaele, l'idea di rapporto umano senza contatto di Fabio. Fabio, infatti, vuole avere rapporti (come tutti), ma senza contatto, senza rischio di essere ferito, senza essere toccato. Il che è ovviamente impossibile, il desiderio di un bambino. Quando poi arriva l'amore - e l'amore è un asteroide che fa piazza pulita di ogni convinzione del cazzo - Fabio si rende conto che non è vero, che l'amore è tale perché è impossibile non rimanerne toccati, non venirne mutati. L'ironia tragica sta nel fatto che però questo lo devasta, perché insomma, le cose brutte accadono. La grandezza di Fabio, invece, sta nel riuscire a non comportarsi da bambino e ad andare avanti e accettarlo. A essere una persona un po' migliore.
COMETA
Il finale è una roba strana. Cioè, è malinconico, ma anche piuttosto bello vedere 'sti due che, in fondo, sono cresciuti. Sono diventati adulti, non dico funzionali al 100%, ma insomma, che "per qualche tempo rigarono dritto". E poi arriva la Cometa - forse la versione reale di quella virtuale di Comeet? Boh. Arriva la cometa, le luci si spengono su tutto il mondo (o solo negli USA? o solo in quelle città?). E forse sono gli alieni. Forse è un enorme complotto. Forse è il crollo definitivo della civiltà. Forse è solo una cometa. Non lo so. Ma stanno Fabio, Raffaele e l'amico loro sotto questo cielo immenso stellato. Maestoso e sterminato. E stiamo al termine di duecento e passa pagine di dubbi, crolli e ironia. Ed ecco, finalmente, quel cielo enorme, che non si sa bene che significato abbia, ma "la Via Lattea si dispiegava intorno, ovunque, e molti si illusero che la somma di tutte le costellazioni componesse la figura serena, morbidamente adagiata sul giaciglio dello spaziotempo, della madre di tutti gli esseri". E a me tanto basta.