Tante righe sono state scritte, tante pagine sono state riempite, per raccontare il viaggio dei migranti. Conosciamo molte storie su chi parte, lasciando alle spalle guerre, persecuzioni e miserie. I giornali ci hanno raccontato l’accoglienza, come modello di integrazione o di business malato. Pochi, però, sono i racconti su quel momento di contatto tra chi viaggia nella disperazione e chi accoglie con coraggio. Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso salgono a bordo di una nave di soccorso di una ONG, per il primo reportage a fumetti da un’operazione di salvataggio. I due autori sono testimoni delle operazioni. E intervistano gli organizzatori, l’equipaggio, i mediatori culturali, ma anche i migranti. Raccogliendo storie, esperienze ed emozioni.
Marco Rizzo (Erice, 24 ottobre 1983) è un fumettista e giornalista italiano.
Nella sua carriera ha collaborato con varie testate tra cui L'Isola possibile, Il Giornale di Sicilia, Fumo di china, e con l'agenzia di stampa ANSA. È il fondatore del portale Comicus.it e, assieme a Sergio Algozzino, della rivista antologica sperimentale Mono, edita da Tunué. Come sceneggiatore di fumetti la sua produzione spazia dai racconti brevi di vario genere (noir, fantascienza, supereroico e sociale) ai romanzi a fumetti, ma si è particolarmente distinto all'interno del nuovo filone "giornalismo a disegni" (graphic journalism).
Ha collaborato come editor e traduttore per Edizioni BD e Magic Press e dal 2010 svolge quel ruolo per Panini Comics. Dal dicembre 2010 scrive inoltre per L'Unità, per cui tiene il blog Mumble Mumble, su fumetti e attualità.
Marco Rizzo, giornalista e scrittore e Lelio Bonaccorso, disegnatore, hanno unito le loro capacità per mettere in luce fatti ed emozioni che ci riguardano tutti. "Salvezza" è il resoconto di tre settimane che hanno trascorso nel Mediterraneo sulla nave Aquarius bianca e arancione perché è questo il colore dei giubbotti di salvataggio e simbolo di speranza. I due collaborano a stretto contatto con gli operatori di Medici Senza Frontiere e SOS Méditerranée vivendo la realtà, il dolore, le difficoltà dei migranti che dalla Libia compiono la difficile traversata in mare sperando di trovare la loro isola felice. Un racconto forte, duro arricchito da disegni che mostrano quei giorni e momenti orribili, ma anche un invito a tendere la mano all'altro e non guardare dall'altra parte, ma essere e imparare a tornare di nuovo umani verso chi soffre e fugge dalla propria terra d'origine.
Da studentessa di Antropologia della migrazione, ho apprezzato gli inserti tecnici e spiegazioni della attuale gestione della questione migratoria nel Mar Mediterraneo, con numeri e statistiche chiari e precisi. Da essere umano, trovo che Rizzo e Bonaccorso hanno toccato ogni corda del mio cuore, mostrando un'empatia immensa e traslandola su questo piccolo capolavoro.
Per l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, negli ultimi quindici anni oltre 30000 persone sono morte tentando di attraversare il Mediterraneo. I numeri, ovviamente, sono imprecisi. Non avremo mai le cifre esatte né conosceremo le storie di chi giace in fondo al mare. Però questa volta, a differenza di altre stragi, non potremo dire "Noi non sapevamo", né voltarci dall'altra parte.
Non so come definire quest'opera di graphic journalism se non come un qualcosa di necessario . Rizzo e Bonaccorso, talvolta in modo didascalico e stemperando il racconto con parentesi 'leggere' della vita a bordo della Aquarius, raccontano le storie di chi è costretto a fuggire, le situazioni da cui queste persone si sono ritrovate a scappare, le torture, le violenze, il dramma di quanto hanno dovuto subire e l'operato di chi è in mare per salvare le persone, proteggerle, testimoniare la loro sofferenza .
A me piace tantissimo il graphic journalism, trovo che il disegno aggiunga qualcosa in più alla narrazione dei fatti di cronaca. Qui Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso salgono sull'Aquarius a fine 2017 e seguono le operazioni di salvataggio dei migranti che attraversano il Mar Mediterraneo. C'è tutta l'ansia della ricerca in mare dei barconi, il salvataggio ma la parte che più colpisce è quando alcuni dei migranti parlano delle loro esperienze. Ci sono le storie del prima, della scelta del viaggio per un posto migliore per varie motivazioni e delle violenze terrificanti che devono subire in Libia. Non tutte sono a lieto fine. Lettura che consiglio assolutamente perché è sempre attuale visto che gli accordi con la Libia continuiamo a farli e la gente continua ad affrontare questa tratta.
Purtroppo, sono rimasta molto delusa da questo fumetto. Su tutto, penso che ad offendermi maggiormente nella lettura sia stata la scelta di focalizzarsi troppo su chi scrive/disegna e sulla vita dell'equipe della nave. Sono state raccontate solo un paio delle storie dei migranti salvati (o di quelli che non ce l'hanno fatta) ed è stato dedicato loro pochissimo spazio: una tavola per parlare di qualcuno a cui è stata sciolta della plastica addosso e parimenti una tavola per dispiacersi dell'impatto ambientale negativo che ha affondare un gommone senza poterne smaltire la plastica (perché gli scafisti non possano riutilizzare il mezzo per un altro viaggio). Per me rimane un mistero questa suddivisione degli spazi. Penso sia giusto incensare i soccorritori, la prima metà del libro parla praticamente solo di loro, ma a mio avviso non è su di loro che si dovrebbe concentrare un reportage su questo tema in un momento storico che già fatica a dare spazio alle vere vittime di questa situazione. Ad ogni modo, anche la vita da soccorritore è ritratta in maniera superficiale. Così come superficiale mi sembra il taglio dell'intera opera: il punto di vista è tutto sbagliato, le voce dei migranti non si sentono, non sembra che chi scrive si sia messo davvero all'ascolto. Si racconta di una donna violentata ripetutamente durante la prigionia ad esempio, e rimasta incinta: ecco, la sua storia è raccontata da un altro (il presunto marito, che chiederà poi ai giornalisti informazioni sulla possibilità di abortire - anche lì, argomento liquidato in fretta), lei non parla, non è neanche disegnata tanto spesso quanto invece lo sono il suo uomo e i giornalisti, in primo piano rispetto a lei. L'ho trovato tanto inadatto. Le pagine con l'uccellino che sciorina dati per me è un espediente narrativo che non riesce a nascondere come gli autori non abbiano saputo inserire quelle informazioni in maniera organica nel fluire delle vignette. Il libro non risponde neanche alle domande che ci si pone durante la lettura (salta continuamente fuori il dato che la maggior parte dei migranti è eritrea o del sudan, ma si parla della situazione politica in libia).
Consiglio al posto di questa lettura La frontiera di Leogrande, quello sì bellissimo e adeguato.
Una graphic-novel toccante, dato il tema forte che affronta. Le pagine illustrate con colori della scala cromatica del grigio, spezzato a tratti dall'arancione (strizzando l'occhio alle cromie del pettirosso che vola qua e là tra le tavole), riescono ad essere delicate e drammatiche insieme e riflettono proprio quella delicatezza e drammaticità delle stesse storie che raccontano. Di contro, proprio non mi sono piaciute le pagine didascaliche in cui si cerca di spiegare schematicamente la situazione politica internazionale in Libia o di descrivere l'organizzazione strutturale delle Ong coinvolte, del loro lavoro e del team protagonista dei salvataggi. La sensazione è quella di essere di fronte a diagrammi a metà tra la presentazione power point e la famosa pubblicità con l'uccellino. In generale, in contrasto con la profondità del tema trattato, ho trovato piuttosto semplicistico e frettoloso il modo in cui si espongono i fatti. Mi sarei aspettata uno stile più coraggioso, che raccontasse a testa alta l'encomiabile lavoro di questi uomini e donne, con quella dignità che è doveroso riconoscergli; quasi mi sembra invece che si tratti di un'operazione finalizzata a"giustificare" l'operato delle Ong, una scrittura un po' troppo sulla difensiva. E' probabile che il fine fosse proprio questo, ovvero difendere le Ong dalle insensate accuse che subiscono un giorno sì e l'altro pure e quindi di scrivere con semplicità la verità dei fatti, per far comprendere a quante più persone possibile ciò che realmente succede. Ma la semplicità poco si sposa con un tema tanto complesso come quello del soccorso in mare di migranti.
Sicuramente non è quello che mi sarei aspettata. Ho trovato questo fumetto molto approssimativo nei temi trattati. Il tema di base è senza dubbio importante proprio per questo mi sarei aspettata più approfondimento. Il fumetto si incentra più sull'esperienza dei fumettisti autori sulla nave di salvataggio che sui salvati. Anche la parte che parla delle ong riporta dati che inserite nel contesto creano discontinuità rendendo il tutto confusionario.
Le storie raccontata (che dei migranti sono praticamente due) sono solo accennate e non approfondite. Senza un epilogo, solo accenni che bene o male un po' tutti sappiamo. Non c'è nulla di veramente interessante.
Unica nota positiva sono i disegni che sono molto ben fatti
BD très intéressante sur la réalité au quotidien de l'Aquarius, ce bateau qui va secourir les réfugiés en Méditerranée. Ils n'essayent pas de faire dans l'émotion à tout pris - c'est un reportage qui me semble très réaliste et qui en est donc assez touchant !
In una periodo politico realmente preoccupante e allarmante, soprattutto per quanto riguarda l'immigrazione, che è ormai diventato uno dei temi più caldi del momento, Salvezza, la Graphic Novel di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, dovrebbe essere letta e riletta da tutte quelle persone che ad oggi, hanno ancora il coraggio di dire: "non lo sapevo... no pensavo ci fosse questa situazione"
Siamo in balia di un governo convinto che per risolvere i problemi del Paese, bisogna impedire agli immigrati di sbarcare...proprio in questi giorni infatti mi è capitato di leggere addirittura di una nave piena di immigrati, ferma in banchina a Trapani, perchè Salvini stava aspettando di sapere se a bordo ci fossero dei delinquenti... ma è possibile che gli errori della storia non ci hanno insegnato niente? E' possibile che ad oggi ancora ci sono conflitti per l'egemonia territoriale o nel nome di un Dio che se solo fosse reale, a quest'ora ci avrebbe già "donato" la giusta punizione? E' possibile che ancora esiste il Razzismo?
Salvezza pur essendo una Graphic Novel realizzata da disegni monocromatici, in cui sono ammessi solo i colori riconducibili alla salvezza come l'arancione, è riuscita a toccarmi veramente tanto, facendomi anche commuovere. Proprio per questo mi sento di ringraziare i due autori che, attraverso i disegni, l'intrattenimento e le testimonianze, ci hanno mostrato che l'essere umano, è in grado anche di fare del bene.
Attraverso i loro occhi e le loro "mani" infatti abbiamo potuto osservare da vicino quello che accade al di là del nostro comodo divano. Rizzo e Bonaccorso, un giornalista e un fumettista, hanno scelto di imbarcarsi sull’Aquarius, una ONG, nave soccorso di SOS Méditerranée, che si impegna ogni giorno nel salvataggio di tutti quegli immigranti che cercano di attraversare il mediterraneo.
Grazie a queste tavole, che mi hanno toccato più di una qualsiasi trasmissione televisiva sull'argomento, ho avuto modo di capire realmente quello che sta accadendo lungo le nostre coste Italiane. Di toccare con mano fatti reali e non gonfiati o modificati dalla TV solo per un po' di audience... Qui ci sono storie vere, persone che pur di avere una piccola possibilità in più nella vita, hanno subito abusi, torture e perso ogni briciolo di dignità... e noi cosa facciamo? Abbiamo solo il coraggio di gridare: "rimanete nel vostro Paese siamo già troppi!"
Quanti di noi conosco realmente i veri drammi del continente Africano? Ma pensate veramente che queste persone affrontato il viaggio della speranza, consapevoli anche di poter morire, solo per toglierci il pane? Documentatevi, leggete, toccate con mano la realtà solo dopo allora potrete essere liberi di esprimere il Vostro giudizio ma vi prego, non parlate a vanvera solo per farvi grandi o per andare dietro alla corrente di pensiero del momento...
Salvezza è una Graphic Novel, un libro documentario, un faro in mare aperto e tanto altro ancora ma soprattutto è la triste e cruda realtà... solo leggendola però, potrete apprenderne il giusto valore.
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso,di razza,di lingua,di religione,di opinioni politiche,di condizioni personali e sociali." Questo e il primo comma del 3 articolo dei 12 principi fondamentali che regolano la nostra costituzione.
“Salvezza” è una Graphic Novel scritta e disegnata da Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso pubblicata nel 2018. Come in tutte le Graphic Novel, ovviamente il linguaggio del disegno è piuttosto esplicito nel descrivere i personaggi fisicamente e le loro espressioni. Essendo però una Graphic Novel di tipo giornalistico, il punto focale sono le testimonianze e i fatti. In questo libro si entra in un mondo molto attuale ma anche peno di pregiudizi e di luoghi comuni che quasi fanno dell'argomento un tabù. Gli autori ci hanno voluto raccontare i vari punti di vista presenti a bordo della nave Aquarius: da quello dei soccorritori, che è difficile comprendere dal di fuori, a quello dei migranti che intraprendono il viaggio, che spesso viene immaginato come quasi “una passeggiata”. La realtà che ne emerge è una realtà dura di cui è difficile parlare o di cui a volte non si vuole parlare. Ho trovato questo racconto un po' frettoloso rispetto ad altri con cui ho avuto a che fare, cosa che credo sia dovuta a una difficoltà oggettiva nel narrare certe storie o esperienze che ci toccano nel profondo ed è quindi complesso metabolizzare. Complessivamente trovo comunque che ci siano delle parti molto interessanti che permettono di focalizzare l'attenzione su informazioni che a volte sfuggono. Mi riferisco soprattutto alle parti in cui è il pettirosso a parlare che spiegano aspetti tecnici della situazione (ho apprezzato l'espediente della voce fuori dal coro che voleva rappresentare l'obbiettività).
Un esempio di graphic journalism molto carino. Mi è piaciuta in modo particolare la scelta dei colori, gli stessi della nave Aquarius di Sos Méditerranée.
Questo tipo di narrazione ha il grande pregio di raccontare le storie di singole persone con le loro stesse parole, permettendoci di entrare davvero in contatto sia con chi vive la migrazione che con chi lavora in mare per salvare vite. Abbiamo davvero bisogno di oltrepassare le parole "migranti" e "ong", troppo generiche e spesso abusate fino alla perdita di senso. Opere come questa sono uno stimolo a tornare nella sfera del concreto, delle vite delle persone.
Ho qualche perplessità sulle pagine "spiegone" che, secondo me, hanno il difetto di risultare allo stesso tempo troppo vaghe per chi ha una certa familiarità con le questioni trattate e troppo puntuali per chi, invece, ne è completamente digiuno.
Vale la pena assolutamente prendersi del tempo per leggere questo titolo e, se posso permettermi, anche "Libia" di Francesca Mannocchi, altro esempio stupendo di graphic journalism, per seguire dalla radice di ciò che accade in Libia fino alle conseguenze nel Mediterraneo.
Recupererò anche "A casa nostra. Cronaca da Riace"
Salvezza è un graphic novel potente nelle intenzioni e importante per il tema che affronta. Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso raccontano il dramma dei soccorsi in mare con uno sguardo umano e partecipe, riuscendo a restituire la complessità emotiva di chi è coinvolto in prima linea e di chi cerca semplicemente una possibilità di sopravvivere. Il punto di forza dell’opera è senza dubbio l’urgenza morale: la storia colpisce, fa riflettere e costringe il lettore a confrontarsi con una realtà spesso semplificata o strumentalizzata. Il segno di Bonaccorso è efficace, essenziale, capace di sostenere il peso emotivo di molte scene senza bisogno di eccessi. Allo stesso tempo, però, il racconto a tratti appare troppo didascalico e meno sfumato di quanto avrebbe potuto essere. Alcuni passaggi sembrano più orientati a ribadire un messaggio che a lasciare spazio all’ambiguità e alla complessità narrativa, riducendo l’impatto sul lungo periodo. Un libro sincero, necessario e ben realizzato, che però avrebbe potuto osare di più sul piano narrativo. Consigliato, soprattutto a chi cerca una lettura civile e impegnata, più che una storia stratificata.
Non è mai troppo scontato affermare che questo libro è importante. Il suo titolo stabilisce un dato di fatto: per chiunque si trovi nel deserto in cerca di un passaggio verso i porti della Libia, per chi sprofonda in mezzo ad altri corpi su un gommone, anche per chi affoga, noi rappresentiamo Salvezza. Per questo motivo da parte nostra deve esserci necessariamente una risposta solidale. Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo hanno risposto a questo imperativo col reportage della loro esperienza sull'Aquarius: così le storie di alcune persone fra le donne e gli uomini che cercano accoglienza in Europa trovano posto fra i numeri esorbitanti che ritraggono la grande tragedia del Mediterraneo. In questa graphic novel in cui la scala di grigi accoglie la luce dell'arancione (colore rassicurante, il colore della salvezza) si dipana il tentativo più nobile di sensibilizzazione, contro ogni porto chiuso, contro ogni sguardo indifferente.
3,5 ⭐️ Avrei voluto trovare spiegazioni più dettagliate, su alcuni aspetti si resta un po' sulla superficie: quando la nave militare Libica, per esempio, si impone per riprendersi le persone di un barcone non viene spiegato il motivo per cui lo hanno fatto. Si può intuire, certo, ma non viene spiegato. Probabilmente dipende dal fatto che nel 2017 il meccanismo non era tanto chiaro come oggi. Il tentativo, ovviamente, è quello di riprendere le persone per riportarle in Libia così da poter ricominciare con il circolo vizioso delle torture e dei riscatti, così da spremere lə stessə disperatə ancora una volta. Questo è il motivo per cui i push back sono così terribili, oltre ad essere contro il diritto internazionale. Come introduzione al tema comunque ci sta sicuramente. Ho apprezzato molto le informazioni sulla situazione politio/militare della Libia, di cui sapevo poco. Appena possibile leggerò anche il successivo: "...A casa nostra. Cronaca da Riace".
Questo "comic-document" insieme al video reportage di Diego Bianchi, chiariscono senza dubbi quali siano le reali condizioni di chi prova ad attraversare il Mediterraneo alla ricerca di una nuova vita. Non ci sono reticenze, non c'è meta narrazione, non c'è retorica "buonista", non c'è fake che si possa sollevare: solamente il dramma, la paura, le violenze, la discesa all'inferno delle donne, degli uomini e dei bambini che scappano, da una parte; dall'altra l'abnegazione, la forza di volontà, il coraggio, la determinazione a salvare vite delle donne e uomini dei team operanti sull'Aquarius (e per estensione sulle navi delle altre associazioni umanitarie che solcano le acque del Mediterraneo). È una diretta sulla tragedia quotidiana di esseri umani che hanno avuto la sfortuna di nascere altrove. Un documento che dice: restiamo umani. Poi è disegnato benissimo.
RECENSIONE COMPLETA QUI: https://arcadialoscaffalesullalaguna.... Un tema caldo, quello dell’immigrazione. Le storie di chi ha preso il deserto o il mare in cerca di salvezza sono ormai sulla bocca di tutti: sono diventate, loro malgrado, uno strumento di compassione, di odio o un mezzo politico per dar forza ad ideali uno diverso dall’altro. I due autori hanno quindi deciso di affrontare in modo estremamente originale qualcosa che al giorno d’oggi non si può più ignorare. Attraverso parole meravigliose, poetiche, a tratti informative, e disegni altrettanto magnifici, ci raccontano una storia che loro stessi hanno vissuto cercando di trasmetterci tutte le emozioni, dal dolore alla felicità passando attraverso la disperazione e la speranza. E direi che ci sono riusciti piuttosto bene.
👉 Il 10 novembre 2017 il giornalista e il fumettista salgono sulla nave di salvataggio Aquarius per vivere sul campo una missione di salvataggio e poterla così documentare. A bordo si trovano davanti situazioni al limite della vita, grandi difficoltà ma anche un equipaggio pieno di coraggio e umanità. Capiscono da vicino quanto sia pericoloso attraversare il mare con un gommone stracarico. I dialoghi, le immagini, gli sguardi dei personaggi davanti all’immensità del mare e a ciò che di orribile si cela tra le onde è ciò che mi ha colpito di più. Un opera senza precedenti, lontana da tutta la retorica dei giornali e piena di umanità, trasmessa attraverso i bellissimi disegni. Un racconto che fa riflettere, commuove e appassiona. Da non perdere.
Uno degli autori è un mio amico: Lelio Bonaccorso che stimo e apprezzo molto per la bravura, professionalità e soprattutto per la sua semplicità. Un ragazzo davvero in gamba! Ho letto altri suoi fumetti e devo dire che li ho apprezzati molto. Adesso a quelli aggiungo questo che tra tutti quelli letti ritengo il piu' toccante. Una fotografia di quella che è la triste realtà dell'emigrazione, del dramma che vive e subisce la gente che è costretta ad abbandonare la propria terra alla ricerca della salvezza...Un tema quello affrontato, seppur attraverso la semplice rappresentazione fumettistica, di grande riflessione!!!
Tecnicamente non mi sentivo di dare più di 4 stelline ma il fatto che gli autori abbiano deciso di raccontare le storie vere di poveri immigrati è molto nobile. I colori essendo molto fiacchi, anche l'arancione dei salvagente, non attirano l'occhio come farebbero altre graphic novel ma i dati che ci vengono proposti durante la lettura sono molto interessanti e soprattutto validi. Consigliatissima se si vuole approfondire l'argomento anche se non si conoscono molte dinamiche politiche del mondo arabo.
l'argomento è fondamentale, l'ironia nel citare tutte le volte che è stato citato loro Zerocalcare è geniale, però l'impostazione è molto distaccata (volutamente, ma a me piace poco) e di conseguenza molte tavole sono "saggistica" poco coinvolgente (ripeto, immagino sia una scelta e sono d'accordo sull'importanza di tali contenuti). in sintesi: non è bellissimo come fumetto, per i miei gusti, ma credo sia importante leggerlo (e, magari, farlo leggere).
Reportage di un turno sulla barca Aquarius. Quanta tristezza per non impedire quello che succede in Libia e nel resto dell'Africa e del Medio Oriente. Da leggere e vedere, come se fosse un documentario ma in più i disegni fermano le immagini e i pensieri per dar tempo di comprendere. Purtroppo la propaganda di regime vuol far vedere queste persone come un pericolo come un male, ma il peggio è non risolvere i problemi veri nei loro paesi di origine.
"Credo anche che davanti alla sofferenza di migliaia di persone certa propaganda debba finire... a volte l'unica cosa veramente degna è il silenzio." E in silenzio potete leggere questo graphic novel, che racconta di alcuni giorni a bordo della nave Aquarius. L'argomento è uno dei più caldi in questo periodo. Però prima di dire qualsiasi cosa, leggete, documentatevi, pensate con la vostra testa. "[...] non potremo dire "Noi non sapevamo", né voltarci dall'altra parte. Voi che scusa avete?"
Questo fumetto dovrebbe essere letto da tutti, e proposto anche ai più giovani nelle scuole per cominciare a sensibilizzarli su quest'importantissima questione. L'ho trovato altamente educativo, ricco di dati e di spiegazioni ben fatte oltre che capace di trasmettere le emozioni e le sensazioni provate da Rizzo e Bonaccorso nel corso di questa forte esperienza. Mi ha lasciato profondamente commossa!
Alors on n'est pas sur le la lecture super joyeuse... Mais le récit, bien qu'assez peu détaillé, est poignant : il raconte les histoires de ces personnes qui traversent l'enfer. On y voit bien le travail indispensable des équipes d'SOS Méditerranée et de MSF également.
Un sujet qui mérite toute notre attention (que je connais plutôt bien par mon travail) mais je n'ai pas pu aller au bout de cette BD que j'ai trouvée terriblement mauvaise : c'est didacto-chiant, plat, caricatural et au final assez superficiel... Dommage !
Un fumetto chiarificatore sulle migrazioni nel Mediterraneo, sul ruolo delle ONG e sulla situazione in Libia. Scritto ed illustrato molto bene, in più di una tavola l'ho trovato struggente.