«...Ruppe gli indugi e affrontò decisa la strada deserta. Giunta alla chiesetta, girò a destra per imboccare il viale ombreggiato dai platani che attraversava il parco. L'atmosfera serena di quel giardino romantico sciolse per un istante l'angoscia che le toglieva il respiro. Si guardò intorno: all'ombra degli alberi l'aria era frizzante e profumava di fiori di maggio e d'erba novella. A lei parve che nessuno l'avesse vista giungere fin lassù e in seguito sì appurò che, in effetti, nessuno la scorse percorrere il viale alberato e nemmeno scendere la lunga scalinata che dal parco portava alla piazza. Da quel momento, insomma, nessuno la vide più.» La sera prima si era svolta una festicciola nel magazzino d'ortofrutta di Giorgio Chemello, due stanzoni imbucati in una stretta via del centro storico. Una cosa alla buona, un incontro fra amici. Ed è stato proprio da lì, da quella innocente riunione fra ragazzi, che ha preso avvio la tragica vicenda segnata dal susseguirsi d'efferati omicidi. Chi è il colpevole? E qual è il movente? Il maresciallo Giovanni Piconese indaga, in un'estate al tempo stesso torrida e piovosa, intuendo un po' alla volta che dietro alla catena di delitti si nascondono altre trame e altre persone, più pericolose di quanto lui stesso abbia fino a quel momento immaginato. Siamo nel 1970, l'anno che dà inizio al progressivo tramonto della grande voglia di libertà e di cambiamento del decennio precedente: l'inquietudine di quei giorni di mezzo, sospesi tra le speranze degli anni Sessanta e i primi segnali di terrore, permea l'intera vicenda. L'inchiesta ben presto si complica, il mistero s'infittisce e coinvolge altri luoghi, altre persone, altri orizzonti: dall'Altovicentino al Salente, da Milano a Francoforte, da Cesenatico a Reggio Emilia...
Umberto Matino è nato a Schio e vive a Padova. I suoi libri raccontano, nella forma letteraria del giallo e del noir, la storia del Veneto osservata da un punto di vista inconsueto e suggestivo, ponendo cioè al centro della narrazione il territorio dell’alto vicentino e la sua popolazione di antica origine alemanna, i cosiddetti Cimbri.
Nel 2007 ha esordito con La Valle dell’Orco, edito anche in Germania nel 2014. Nel 2011 ha pubblicato L’ultima Anguàna (Premio GialloLimone-Piemonte e Finalista al Premio Cortina), e con il terzo romanzo, Tutto è notte nera, del 2015, ha completato quella che è stata definita la trilogia cimbra.
Nel 2018 ha pubblicato I Rossi, un giallo che ha come riferimento storico, l’epopea dell’imprenditore vicentino Alessandro Rossi, il più importante industriale laniero dell’Italia dell’800.
Con il nuovo romanzo Giallo Palladio (2022) continua il racconto dei caratteri più significativi della società veneta, rivolgendo questa volta l’attenzione all’opera di Andrea Palladio, il grande architetto rinascimentale.
Accanto ai romanzi, Matino ha pubblicato anche, nel 2016, la Storia degli Uscocchi, libera trascrizione di un testo del XVII secolo che narra la lotta fra Venezia e gli Uscocchi, i feroci pirati dell’Adriatico; e nel 2019 Cimbri, vicende, cultura, folclore, una raccolta di brevi saggi divulgativi che raccontano la storia dei boscaioli tedeschi insediatisi, nel medioevo, a cavallo del confine tra il Veneto e il Trentino.
Tutte le sue opere sono edite da Edizioni Biblioteca dell’Immagine.
Come negli altri libri di Matino, la trama gialla è solo un pretesto per raccontare e diffondere la storia locale e i relativi aneddoti; personalmente ho trovato quella narrata qui (lo spirito innovativo di Alessandro Rossi, il modo con cui ha rivoluzionato la città, etc) più interessante di quella riscontrabile negli altri romanzi dell' autore scledense. Apprezzabili le note a piè di pagina che raccontano fatti ed aneddoti di interesse, integrando quanto si deduce dalla lettura del romanzo; piccola chicca le appendici al romanzo che con immagini reali e fumetti raccontano e riassumono una parte della dell' imprenditore Alessandro Rossi e della sua famiglia. Per quanto riguarda il livello puramente narrativo, il ritmo del giallo è incalzante e sufficientemente ben scritto e raccontato. Da leggere e consigliare.
Una rocambolesca avventura nel mezzo di lotte operaie che travalicano i secoli, dall’industriale scledense Alessandro Rossi agli anni Settanta del 900. Un commissario stufo ma tanto arguto, quattro ragazzi in cerca di un futuro migliore, spie, appostamenti, fughe tra i monti... Un fantastico spaccato della mia terra (quel Veneto che è sempre uguale a se stesso, ancora oggi) e dei suoi abitanti. Unica pecca: in Matino trovo sempre una scrittura un po' povera, asciutta ma senza grandiosità. È piana, ma comunque godibile.
Aspetto sempre con grande entusiasmo l’uscita di un nuovo libro di Matino. Anche questa volta il ritmo incalzante della sua scrittura rende la lettura estremamente scorrevole e piacevole. Ho trovato questo romanzo leggermente diverso rispetto alla trilogia precedente, ma ugualmente interessante. I continui richiami storici a cui si fa riferimento nel corso dei romanzi sono certamente i punti di forza della scrittura di Matino. Consigliato.
Un libro molto "locale", dalla scrittura semplice e senza pretese. Eppure...eppure la nascita dell'industria moderna nel vicentino, con i suoi padroni illuminati e i primi quartieri operai, è ben documentata dalle note a pié di pagina (e non a fine libro) da una bibliografia ricca, e da numerose riproduzioni di stampe e documenti d'epoca. Il mondo del lavoro operaio non è l'unico focus: il secondo è l'uscita allo scoperto della strategia del terrore, in Italia e all'estero, e la storia priva di fronzoli di come ragazzi normali che avevano 20 anni negli anni 70 siano finiti da una parte o dall'altra, senza che questo fosse scontato. Questa storia è già stata scritta da molti, ma mi sembra che l'autore stia particolarmente vicino ai suoi personaggi come uno che sa già come è andata a finire e gli dispiace, come un padre putativo, come il maresciallo dei carabinieri protagonista del romanzo, che anche se non conosce la fine sembra presentirla