Sei stata spaventata per troppo tempo. La gente teme quello che è diverso. Che non può controllare. Ha paura del futuro. E questo è ciò che sei, miss Fresh. Il futuro. E la gente farebbe bene ad avere paura di te. Perché non sei sola.
4,5 - Se il primo mi era piaciuto, questo l'ho letto in un giorno (di sabato; lo ricorderò come uno dei pochi sabati in cui me ne sono stata a leggere in panciolle, senza rimorsi e con i familiari altrove, immersa in una bolla magica) e l'ho concluso più gasata che mai.
Come avevo notato in precedenza, personaggi e scrittura (nei limiti in cui lo è lo stile talora cruento e cinico di zio Jay) lo rendono uno YA e il clima generale si mantiene sempre fumettistico, fracassone e sopra le righe, e bla bla, ma che caspita di serie: divertente, emozionante, non riesci a staccartene.
Questo, peraltro, si è rivelato il mio volume preferito, in tutto e per tutto: si parte con la marcia ingranata, esattamente da dove eravamo rimasti, e si prosegue accelerando a più non posso.
Kristoff ci dona soprese e brividi a ogni scena, con un continuo alternarsi di certi personaggi dal lato buono e da quello oscuro.
Amo Lem, amo Lemon Fresh, perché è una quindicenne sciocchina e sognatrice, che ostenta l'aria da dura per sopravvivere nelle discariche e in un territorio (il mitico Yousay) irradiato dopo la guerra mondiale 3.0 e devastato ulteriormente dopo l'insurrezione cyborg 4.0.
In questa irriconoscibile terra post-apocalittica, ricoperta ora di deserto vetrificato, ora di rifiuti e plastica, tantissima plastica, si muovono i sopravvissuti del disastro, che parrebbero non aver capito nulla degli errori delle generazioni precedenti: pregiudizi e bigottismo religioso, invidie economiche e spionaggio industriale all'ennesima potenza, umani che considerano oggetti e schiavi i logika e i makina, e poi androidi iper evoluti che non accettano di restare mere creazioni, ma pretendono di sostituirsi ai loro creatori.
Ma in tanta bruttura, c'è ancora speranza, c'è ancora il tempo per gustarsi una barretta liofilizzata e fare festa, c'è il tempo per gli amici e cercare le proprie origini. Persino per leggere un vecchissimo romanzo rosa, sopravvissuto alla catastrofe (qui sono ufficialmente scoppiata ridere... geniale).
«Resta qui, Lentiggini.»
«Vericerto» annuì lei. «Sono troppo carina per morire.»