"Non ho mai avuto la mia età" ha vinto il Premio Mare di Libri 2019. Questa è la storia di un ragazzo che non ha mai avuto la sua età. Non ha mai avuto neanche un nome, non ha mai avuto nulla. I suoi anni, dai 7 ai 18, scandiscono i capitoli del romanzo: anni duri, che sanno di povertà e periferia, con la consapevolezza che l'unico modo per salvarsi è andare via... Distefano racconta la storia di un ragazzo, e dei tanti come lui, alle prese ogni giorno con un Paese che non si ricorda che essere italiani non è un merito ma un diritto.
Born in Busto Arsizio (VA), in nothern Italy, from angolan parents, he grew up in Ravenna. Since teenaging became a hip-hop fan, writing songs and being part of a duo. In 2010 took part in a photographic project “Generazioni in movimento” dedicated to second generation of immigrants children. In 2015 published for Mondadori the romance "Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?". This romance had a great success by self publishing.
Lo compré porque se supone que la serie Zero está basada en esta novela: es cierto que al protagonista lo llaman Zero, que la chica blanca se llama Anna, que su amigo promesa del fútbol se llama Inno y el macarra Sharif, pero ahí acaban las coincidencias. Aquí no hay un hijo de inmigrantes que puede volverse invisible y lucha contra los especuladores que quieren destruir su barrio.
No. Aquí hay un muchacho nacido y criado en Italia al que preguntan de dónde viene y cuando volverá a su país, un chiquillo abandonado por su madre, lleno de inseguridades porque vive esperando el siguiente golpe. La sociedad que lo ve como un delincuente le niega todas las oportunidades y lo reduce a convertirse en aquello que esperan que sea. Incluso los africanos son racistas entre sí, no es lo mismo un senegalés que un congoleño y sólo se unen frente a la hostilidad de los blancos. Al final, su país se reduce a su barrio y a sus amigos, el único sitio donde puede sentirse seguro y abrirse un poco.
Indeciso tra le 2 stelle e le 2 stelle e 1/2. Ci sono dei momenti di vulnerabilità molto belli e dei passi interessanti, descritti con specificità quasi tangibile. Il problema è che l'autore, almeno per come stanno le cose ora, con questa prova di scrittura, non ha la stoffa del romanziere, quindi continuerò a nutrire i miei dubbi e a chiedermi dove finisca l'autore e dove cominci il fenomeno (più o meno costruito).
La scrittura di Distefano trabocca di metafore e similitudini stereotipate. Le scene di sesso, poi, sono surreali e tale effetto è chiaramente non voluto (ammetto di aver riso e pure parecchio). Trama anch'essa che sa di già sentito, purtroppo.
Temo Distefano sia piu caso letterario che romanziere. Il libro intreccia temi senza svilupparne nessuno. Razzismo e classismo sono confusi. Il libro é infarcito di personaggi mal sviluppati che ruotano intorno al protagonista senza avere molto da dire. La storia lascia molto poco e le riflessioni finto profonde lasciate qua e la nel testo non hanno nessuna potenza perché non sono costruite nel testo ma buttate li come frasi motivazionali. Alcune scene sono estremamente stereotipate, sembrano prese e impiantate nel libro da film per adolescenti (urlare da un tetto). Forse andrebbe bene come lettura per pre-adolescenti.
Solo persone con la grande sensibilità di Antonio Dikele Distefano sono in grado di portarci nelle vite altrui e farne parte attraverso le parole.
Non ho mai avuto la mia età è uno di quei libri che va letto, punto.
Breve, scorrevole, eppure così carico di tante cose. Saremmo tutti delle persone migliori se solo ci fermassimo tra queste righe.
Zero è nato in Italia ma per l’Italia non è Italiano, anche se lo è molto più di certi altri. Eppure, è un passaporto a contare e quello parla chiaro. Zero non è il suo vero nome ma è così che i suoi amici lo chiamano nel quartiere dove sta crescendo e da dove non si vede via d’uscita; a lui va bene così perché alla fine “a volte casa è una persona” e tutto quello che ha sono i suoi amici, sua sorella Stefania e suo padre. Zero non vuole mettersi nei guai, vuole solo che sua sorella sia finalmente felice e che suo padre possa smettere di ubriacarsi tutte le sere. Zero è un ragazzo nero e quando gli altri lo guardano gli sembra che abbia scritto in testa ladro, stupratore, assassino. Zero è un ragazzo che non ha mai avuto la sua età perché la vita gli ha tolto tanto e gli dato nulla.
Ho sinceramente apprezzato quest'opera di Distefano, la quale tratta di un argomento molto importante - il razzismo - in maniera semplice e diretta, tramite Zero.
Il giovane Zero ci racconta passo per passo la sua vita, dandoci l'opportunità di entrare nel suo mondo, di metterci nei suoi panni e vivere insieme a lui ogni momento di sofferenza, di sconforto, ma anche di piccole gioie. Ci insegna ad essere forti, per i nostri familiari, per gli amici e tutte le persone che amiamo, ma soprattutto per noi stessi.
Grazie alla sua storia, Zero ci apre gli occhi e ci fa vivere il trattamento che fin troppe persone - non solo Italia - rivolgono alle persone di colore. Persone che meritano di avere pari diritti, pari possibilità e, soprattutto, lo stesso Rispetto che viene riservato ai cittadini bianchi.
È la prima opera che leggo, di questo autore, e voglio dire che ha un grande talento, sono impaziente di mettere le mani sulle altre. Un abbraccio!
Questo non è semplicemente un libro, è un' opera di letteratura. Questa storia ci fa capire come il problema del razzismo (e del razzismo interiorizzato) sia, a differenza di cosa vuole farci credere una certa fetta della nostra classe politica, una problematica ancora presente nella nostra società. Questo romanzo ci fa capire come esista, purtroppo, un doppio metro di misura con cui si valutano le persone.
L' autore sa narrare molto bene la storia e sa trasmettere molti messaggi attraverso uno stile di scrittura semplice, scorrevole, ma allo stesso tempo poetico e d' impatto.
Un libro che andrebbe letto da tutti (adolescenti e adulti) e che a mio avviso dovrebbe essere letto sopratutto nelle scuole.
Si parla spesso del razzismo, ma leggerlo in prima persona ti ci fa immergere dentro. Ovviamente dato l’argomento è stato a tratti pesante e triste, ma d’altronde un libro è scritto bene quando ti suscita emozioni, positive o negative che siano.
Purtroppo non mi è piaciuto il modo in cui si è parlato di un episodio stupro in quanto viene detto che (solo) uno dei responsabili viene arrestato perché nero. Si tratta di razzismo a tutti gli effetti, si, ma.. piuttosto che voler tirare fuori lui da questa situazione “ingiusta” (pur essendo lui colpevole) perché invece non pensare a come far arrestare ANCHE quegli altri due ragazzi? Non capisco..
Ho apprezzato tanto questa lettura per il modo in cui tratta argomenti difficili Un punto di vista innocente su una dura realtà che ha cambiato e fatto crescere intere generazioni
L'autore tratta il tema del razzismo in modo sincero, vero, senza parafrasare, ma semplicemente riporta anche quello che ha vissuto e vive sulla sua pelle. Un libro che in questo periodo dovrebbe aiutare l'Italia a ritornare a riflettere. Su questo libro non c'è molto da dire, semplicemente un aggettivo lo può descrivere: VERO.
“Ci sono gli sguardi indiscreti sul bus, le persone che tengono più stretta la borsa quando ci si avvicina, le ragazze che aumentano il passo e cambiano strada quando ti incontrato. C’è un Paese che non ti riconosce, gente che non si ricorda che essere italiani non è un merito ma un diritto.”
Finito. La lettura di questo libro mi ha lasciato una sensazione di vuoto. È come se l'autore non avesse coraggio ad andare a fondo delle cose, a scavare dentro di esse e affrontare gli scheletri (o fantasmi). Parla di razzismo, del rapporto turbolento prima con la madre e poi con il padre, del primo amore, del rapporto con gli amici... Eppure rimane tutto sulla superficie. Una serie di fatti e eventi che personalmente non mi hanno toccato. Non mi hanno detto nulla. È poi pieno di frasi fatte e metafore per rendere più accattivante la scrittura, col risultato che si vede che sono palesemente create ad hoc e non è qualcosa che esce naturale dalla penna dell'autore. Credo che scrivere non significa solo riportare i fatti, ma indagare ed esplorare la pische e le emozioni di chi quei fatti li ha vissuti, altrimenti saremmo tutti scrittori.