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Il peso del legno

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Prima c’è Simone di Cirene, che torna dai campi e viene fermato da un centurione per aiutare Gesù a portare la croce sul Golgotha. Non sappiamo cosa abbia pensato, né cosa gli sia successo dopo, ma solo che quell’azione involontaria ha avuto terribili conseguenze sui suoi figli. Poi c’è Gesta, che cerca di essere salvato da Gesù e, invece, si ritrova con la sua croce sulla stessa via Dolorosa che porta alla morte. In mezzo ci sono Lazzaro, Giuda, Pilato, e tutti gli scrittori – da Borges a Simone Weil, da Camus a Elias Canetti – che si sono interrogati su quel racconto, cercando il senso della croce in parole come colpa, fede, giustizia e amore. Tra tutti loro c’è anche Andrea Tarabbia, che raccoglie queste domande per tuffarle nel nostro presente.

192 pages, Paperback

Published May 17, 2018

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About the author

Andrea Tarabbia

22 books33 followers
Andrea Tarabbia (Saronno, 1978) è uno scrittore italiano.
Ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi Il demone a Beslan (Mondadori, 2011; poi Bollati Boringhieri, 2021) e Il giardino delle mosche (Ponte alle Grazie, 2015, Premio Manzoni 2016 e Premio Selezione Campiello 2016). Nel 2012 ha curato e tradotto Diavoleide di Michail Bulgakov per Voland. Nel 2013 è uscito il racconto La ventinovesima ora (Mondadori Xs). Nel 2018, per NN editore, ha scritto Il peso del legno, un saggio narrativo con tema la croce. Ha curato l’antologia Racconti di demoni russi (Il Saggiatore, 2021). Con Madrigale senza suono (Bollati Boringhieri, 2019), ha vinto la 57esima edizione del premio Campiello.
Vive a Bologna con la moglie e i due figli.

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for ☽ Sono sempre vissuta nel castello Chiara.
185 reviews297 followers
June 11, 2018
https://hosemprevissutonelcastello.wo...

Il link è alla recensione completa nel Blog. Vi dico solo che questo libro è riuscito a stupirmi, a mettermi in discussione. Un saggio/autobiografia/insieme di riflessioni sul tema della sopportazione del dolore, sulla pietà, la fede, la malattia, che Andrea Tarabbia è riuscito a creare portando riletture di passi del Vangelo, frammenti tematici di grandi scrittori come Camus, Borges, Dostoevsky ed episodi personali. Un libro estremamente umano su questioni divine. Bellissimo e unico
Profile Image for Antonio Gallo.
Author 6 books56 followers
June 2, 2018
“Tarabbia sale al Calvario senza l'aiuto della fede. In "Il peso del legno" l'autore affronta con ottica profondamente laica lo scandalo della Croce.

Quando leggo un libro, mi chiedo sempre: c'è uno scrittore, qui? E, se c'è, dove sta? Nel pensiero? Nello stile? Nella capacità affabulatoria? In quella argomentativa? O in altro? Ma lo scrittore, quando c'è, ti salta addosso dalle pagine del libro, pretende che tu lo legga, che tu entri in una strana, realissima comunione con lui, se necessario ti fa violenza. È quello che mi è capitato nei giorni scorsi leggendo un libro bellissimo, forse il più bello che io abbia letto da diverso tempo, “Il peso del legno” di Andrea Tarabbia (NNE editore, pagg. 203, euro 14). Il primo motivo d'interesse sta nella collana, CroceVia, in cui il libro è collocato. Essa nasce da una bellissima idea di Alessandro Zaccuri e del suo editore: quella di affidare ad alcuni scrittori non dichiaratamente credenti alcune parole nate dalla tradizione cristiana e di cui facciamo tutti un uso quotidiano anche a prescindere dal loro significato d'origine.

«Croce» è una di queste parole, ed è il tema che Tarabbia si è preso a cuore. Che cos'è, per un intellettuale italiano quarantenne, docente universitario e residente nella colta e laica Bologna, la «croce»? Cosa rappresenta questo richiamo a una fede che non risparmia né il dolore fisico né lo scandalo cui è sottoposta la ragione, qualcosa che ricorda il credo quia absurdum di Tertulliano? È ancora possibile dire «sì» consapevolmente a una sfida così radicale e in apparenza così anacronistica?

La forma in cui si presenta questo libro - non saggio, non narrazione, non autobiografia ma tutte queste cose insieme - non trova paragoni se non in generi letterari frequentati in tempi antichi (da Seneca ad Agostino), i vari soliloquia ripresi nello scorso secolo soprattutto in Francia (per esempio Bernanos, Camus, France) sulla tradizione di Montaigne, Pascal, Bossuet. Ma la sua forza ha un'altra radice, di cui lo stesso Tarabbia non sembra del tutto consapevole. Serio e scrupoloso fino a sfiorare la pignoleria, Tarabbia interroga senza sosta i Vangeli e altre opere che li riguardano per cercare di capire quale dramma si consumò, in quei famosi giorni, a Gerusalemme, come si svolse il processo, chi erano Giuda, Pilato, Simone il Cireneo e gli altri attori di quello che è stato il più grande dramma di ogni tempo. E soprattutto per cercare di capire se ciò che quel supremo sacrificio propone sia ancora proponibile alle miserie dei nostri giorni.

L'impresa è troppo grande: la bibliografia usata è un miliardesimo di quella prodotta sul tema, né potrebbe essere diversamente, ed è inevitabile che molte delle interpretazioni presentate risultino già note. Ma Tarabbia non ha paura di questa insufficienza, ed è questo un segno importante, il segno del vero scrittore. Non nasconde i propri limiti, i propri cortocircuiti narrativi, talvolta si getta in considerazioni narratologiche che appaiono fragili forse ai suoi stessi occhi, ma tira avanti. Cammina, cade, si rialza, procede lungo un cammino pieno di dubbi ma troppo importante per essere interrotto. Il piglio è davvero commovente e degno di un vero, oserei dire grande scrittore. Come un amico, giunto per la prima volta nella città dove noi siamo nati, Tarabbia parla dei Vangeli con una freschezza che io - che ci convivo da quando ero adolescente - devo imparare da lui. Raffronta i sinottici tra loro e questi con la versione giovannea, con osservazioni la cui importanza sta in primis nel modo in cui quei fatti risuonano in lui e di conseguenza risuonano sulla pagina.

Poco importa se tutto questo lavoro abbia prodotto in lui un cambio di prospettiva sulla religione cristiana. L'impressione è che no, Tarabbia continui a pensare alla fede e alla ragione come a due sfere incompatibili e che la sofferenza patita da Cristo sulla croce sia improponibile per un uomo del nostro tempo. Rimprovera a Gesù - secondo un cliché interpretativo di radice positivista - di avere «usato» Giuda e Pilato come attori necessari alla Sua gloria per abbandonarli poi alla perdizione. Ma, una volta tanto, non è l'interesse del pensiero a dominare, bensì un'altra cosa, ben più importante: la partecipazione, l'energia, la domanda sempre disperata di risposte ma sempre riaccesa, che investe queste pagine, il cui cuore non è, poi, la vicenda personale di Gesù di Nazareth, ma quella dello stesso Tarabbia, un figlio come tutti alle prese con la salute incerta del padre, con la somiglianza fisica e caratteriale che li unisce, con la paura di quello che non sappiamo, e che perlopiù non reca notizie felici: invecchieremo, ci ammaleremo, moriremo, e lo stesso accadrà dei nostri figli.

Questa è la porta che spalanca sulla profondità del libro, che non è una ricognizione sulla vita di Gesù in cerca di risposte, bensì una conversazione, sincera fino alla brutalità, tra due figli - lo scrittore e Gesù Cristo - ambedue alle prese con un padre, e con l'enigma della sua perdita, della sua morte o del suo crudele abbandono. Tarabbia scruta per fortuna senza successo una personalità troppo complessa, ne rileva gli aspetti che appaiono contraddittori, talvolta lo rimprovera, altre volte ne rimane sconcertato, per poi scoprire - come dovrebbe accadere a tutti - che il vero sconcerto non riguarda mai Dio ma riguarda piuttosto noi stessi, e tutto ciò che emerge da noi stessi ma per così dire «fuori quadro», come a dire che ciò che siamo veramente non ha quasi nulla a che vedere con ciò che pensiamo - anche fermamente - di essere.

Il peso del legno è un alto e inquieto grido. Le stesse domande si ripetono, le stesse risposte seguono, ma le domande si riaprono, la ferita non si chiude, la grande questione della nostra esistenza sulla terra non accetta consolazioni, e Gesù Cristo, con la sua ignominiosa morte e la sua incomprensibile resurrezione, è e rimane - per credenti e non credenti allo stesso modo - il solo segno che ci è dato, il solo interlocutore storico, la sola fonte delle parole che noi non possiamo non affrontare se vogliamo trovare, per questo enigma, non diciamo una chiave, ma quantomeno un senso possibile.

(Luca Doninelli - IL GIORNALE - 30 maggio 2018)
Profile Image for Fefs Messina.
210 reviews6 followers
June 6, 2018
Secondo appuntamento con la serie CroceVia della NN Editore. Questa volta la parola commissionata era Croce.
Difficile giudicare questo libro, che potrebbe essere definito un saggio se non avesse un'impronta così personale e un breve racconto alla fine.
Andrea Tarabbia conduce una personale analisi e riflessione sul peso della Croce (è proprio questo che indica la sineddoche, il "legno", del titolo): quella portata da Gesù - insopportabile per qualcun altro che non abbia origine divina -, quella personale che porta ognuno di noi.
Vengono posti grandi interrogativi a cui non viene data una risposta (che è, d'altra parte, quella che ancora ricerca l'autore), quesiti che ogni cristiano si fa ad un certo punto nel suo percorso religioso: perchè Dio mi infligge questa croce che non ho richiesto? E perchè io dovrei essere in grado di portarla senza avere in cambio nessuna consolazione, a differenza di quella che aveva Gesù quando si è immolato per gli uomini (la promessa di Resurrezione e del compimento del suo Regno)?
Queste e altre domande vengono affrontate seguendo un percorso attraverso i Vangeli sinottici, attraverso opere letterarie varie (I fratelli Karamazov, Lettera a un religioso, L'uomo in rivolta, Tre delitti rituali e tanti altri) e personaggi minori della Bibbia: Lazzaro, Ponzio Pilato, Giuda, Gesta (uno dei "ladroni" crocifissi con Gesù e ripreso da Tarabbia, che da la sua breve interpretazione in un racconto alla fine del libro).
Sicuramente una lettura che consiglio a chi sia interessato di religione, a chi si è fatto molte domande sui precetti del cristianesimo e quindi a chi si chiede spesso "Sono credente o no?".
La mia risposta io l'ho trovata e per me questo libro, sebbene sia ben scritto e abbia dietro una ricerca di materiale molto impressionante, non ha molto interesse.
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