Andrea Pazienza debuted in 1977 on the magazine Alteralter with his first comic story, The Extraordinary Adventures of Pentothal, the surrealistic and psychedelic story of an alter ego named after the sedative Penthothal. He subsequently published several short stories on Cannibale, Il Male, and Frigidaire, of which he was one of the founders. Pazienza developed a personal body of work, alternating between playful comic cartooning—at times politically charged–and much more elaborate, dark, disturbing graphic novels, often dealing with drugs and wanton violence, with a scattering of black humor throughout. In 1980, he created the character Zanardi and collaborated with the magazines Corto Maltese and Comic Art, while also producing movie and theatre posters, scene designs, record covers, and advertising material. He was extremely prolific through the 1980s, penning hundreds of single-panel cartoons as well as longer, intricate stories. Pompeo, his last graphic novel, depicts the gradual downfall of a heroin addict (a largely autobiographical character), is generally considered his masterwork. He died of heroin overdose in 1988, at the age of 32.
Pert: bella città, belle fighe. Come si fa, come si fa a mettere in bocca al presidente partigiano certe sconcezze? Un amore sconfinato per l'unico uomo politico italiano vagamente ricordato con affetto dai più, sullo sfondo la tela piduista con Costanzo che si piglia del piduista di merda. Pagine da ciclostilare e appendere al frigorifero.
Dico subito che, per me, Pazienza non era un disegnatore da strips : la battuta comica non era nelle sue corde, nè i suoi disegni avevano la necessaria ripetitività da tormentone grafico per essere memorabili. La strana coppia di partigiani Pert e Paz ha avventure poco interessanti e dallo sviluppo abbastanza prevedibile - meglio sono le tavole a tutta pagina nelle quali il genio di Pazienza ha lo spazio per emergere. Resta l'interesse per queste pagine da un altro tempo, dove un giovane disegnatore di talento si poteva immaginare compagno di avventure di un politico - come se oggi ZeroCalcare si vedesse sodale di Mattarella.
Il più politico dei libri di Pazienza, un omaggio al bel paese (se di omaggio si può parlare) e al suo presidente della Repubblica più puro e più bambino, Pertini. Immensa e troppo divertente la coppia Pert- Paz, in tutte queste vignette che spaziano dal demenziale all'esilarante. Pazienza è brillante e molto meno cinico di quanto volesse apparire in un'opera come Zanardi; Pazienza lo amo.
QUESTE COSE CHE VI DICO SEMBRANO FESSERIE, MA RICORDATE: PER TUTTI VIENE IL MOMENTO DI LOTTARE X LA LIBERTA'! DITELO AI VOSTRI FIGLI PER QUANDO SARANNO GRANDI, DOMANI
Volume spassoso, che rappresenta la summa delle vignette satiriche di Pazienza. Da come si evince dal titolo, Pertini non è l'unica figura che compare, seppure sia quella predominante.
Pertini ha tratti grotteschi: un nonnino vivace, dal carattere robusto, deciso e allo stesso tempo dal corpo minuto, sbilanciato rispetto alla grossa coppola e alla grossa pipa. Lui e Paz creano un duo comico dove Paz è la spalla stupida dell'eroe fin troppo avventato. Sono racconti che rievocano la resistenza italiana, seppure in chiave al limite del nonsense.
Fa strano, invece, vedere come alcune critiche mosse ai politici di allora non di discostano poi di molto da quelle di oggi. La satira di Paz non è intellettuale, umoristica o raffinata: è becerona, che non si vergogna di essere stupida, dove a regnare è il fondamentale atto catartico di iconoclastia ai danni del potente di turno. Non si salva nessuno, neppure i partiti più a sinistra.
Qui si assiste a un tratto veloce, poco dettagliato, dove le figure umane assomigliano a pupazzi. Non si riesce a prendere sul serio nessuno dei politici conciati a quel modo, per questo la potenza satirica è già presente nel tratto, oltre che nelle didascalie.
In molti hanno provato a posteriori a interpretare quale fosse il motivo della fascinazione di Paz per Pert. Io ipotizzo una ragione molto semplice, e al tempo stesso non scontata negli individui: la sincerità. Forse Paz vedeva in quel personaggio privo di barriere formali una sorta di mentore, lì a ricordargli che si può essere se stessi, avere i riflettori addosso, ma senza essere al contempo incredibilmente fragili. Interpretazione mia. Non si tratta sicuramente della produzione artistica migliore di Paz, ma a leggere adesso queste strisce viene da sorridere pensando a un tempo in cui nella vita politica di questo Paese si poteva essere irriverenti e al tempo stesso dichiarare la propria stima per qualcuno ed essere a propria volta stimati, senza insinuazioni di collusione, anche fra personaggi provenienti da mondi radicalmente opposti.
Fantastico, sarà perché Pertini è stato un poco il nonno di tutti noi cresciuti con quel "partigiano come Presidente", ma lo rimpiangi. Come altri morti troppo presto si vede il genio di Paz e quanto può essere avanti rispetto a noi altri che lo ri-leggiamo. A 20 anni dalla sua triste partenza. Comunque "Pertini" è una di quelle opere che è meglio non rileggere con spirito critico, altrimenti è sconfortante.
Smisurato, incondizionato e sfacciato affetto, nostalgia e divertimento trasudano queste pagine, che però sono e rimangono nient'altro che una sparsa collezione di strisce da sfogliare casualmente, tra un sospiro e una risata, e niente più.
Il genio di pazienza, la sua visione bella e drammatica della politica italiana degli anni ottanta. Difficile da capire se non si è vissuti in quegli anni. Per me il TOP.