Un thriller venato di comicità, partorito dalla geniale mente di Pino Imperatore, che coinvolge il lettore in un turbinio di suspance, prelibatezze culinarie e richiami culturali. Sullo sfondo di una Napoli voluttuosa e intrisa di storia, si aggira l’Ispettore Capo della polizia di Stato Gianni Scapece, napoletano verace che si ritrova ad essere assegnato, dopo anni di lontananza dalla sua città natale, al commissariato appena inaugurato in piazza Sannazzaro, nel vivace quartiere di Mergellina e all’affettuosa e paterna supervisione del commissario Carlo Improta, che lo appoggia con stima ed amicizia. Per Scapece è un gradito ritorno alle origini, ad una città che riesce oggi a guardare con occhi quasi da “turista”, perdendosi tra i richiami a metà tra storia e leggenda delle sue chiese, delle sue fontane e dei suoi antichi quartieri, nel periodo più sacro dell’anno, le festività natalizie. Il riappropriarsi del territorio dell’ispettore, viene però brutalmente interrotto dal ritrovamento di un cadavere che porterà grosso scompiglio al commissariato e nella vita degli abitanti di tutto il quartiere. L’assassino che toglie il sonno a Gianni Scapece agisce con meticolosa precisione, seguendo un febbricitante disegno e lasciando delle “piccanti” tracce ad ogni omicidio: firma le sue imprese con peperoncino, olio ed elementi basilari della cucina partenopea. Il commissariato si trova proprio di fronte alla storica trattoria a conduzione familiare, la “premiata trattoria Parthenope”, governata con allegria dalla famiglia Vitiello: il capostipite Francesco, detto Ciccio, coadiuvato dal figlio Peppe, soprannominato per la sua stazza “Braciola”, e dalle sorelle Gianquinto, Bettina e Cristina, sorelle e cuoche sopraffine ormai entrate a far parte dell’allargata famiglia Vitiello. La suddetta trattoria, subito adocchiata dal palato raffinato dell’attento Scapece, diventa ben presto luogo non solo di piacevoli libagioni ma anche quartier generale delle indagini dell’ispettore, che si destreggia con intuito ed intelligenza tra i piatti tipici della tradizione partenopea serviti al solito tavolo a lui riservato, raccontati con animosa passione da Ciccio Vitiello, e la spasmodica ricerca di un assassino delirante e crudele, che viene scovato grazie all’aiuto indiretto dei personaggi che transitano alla Parthenope, traghettandoci verso un vero e proprio finale con il “botto”.
Gianni Scapece mi è piaciuto dal primo istante: 40enne, belloccio, stiloso, irrimediabilmente “femminaro” e incautamente godereccio, folgorato in gioventù dalla lettura di Conan Doyle e dal personaggio di Sherlock Holmes da cui trae il vezzoso utilizzo di una lente di ingrandimento, feticcio che si porta sempre dietro. Scapece ha charme da vendere ma non ostenta, rimane sempre ben piantato per terra, anzi oserei dire attaccato al tavolo dell’allegra trattoria Parthenope, in cui osserva, (spettatore divertito) i deliziosi siparietti tra il sagace nonno Ciccio, 70enne arguto ed intuitivo, che sfrutta la sfrontatezza acquisita con lo status di “anziano”che ha ormai raggiunto ed il “giovane”figlio Peppe, che alla soglia dei 50anni viene bacchettato ora dal padre ora dalla moglie Angelina, un tempo giovane e remissiva mogliettina, oggi annoiata ed incazzosa donnona con la passione per l’horror e straordinari poteri di chiaroveggenza. Nonno Ciccio Vitiello si scioglie soltanto di fronte alla bellissima e dolcissima nipote dalla chioma fulva Isabella, eterea fanciulla che rapisce anche il cuore dello scapolone impenitente Scapece, e davanti ai racconti di una Napoli che fu, quando presidenti, attori e cantanti famosi transitavano nei prestigiosi locali della trattoria. Davvero ben descritti anche i personaggi satellite, simpaticissima la figura di “Zorro” quadrupede pensante, mascotte della trattoria, dotato anche lui, di sentimenti e opinioni, canine, ma tanto tanto umane!!!
Lo stile della narrazione di Pino Imperatore è molto molto piacevole: è semplice, diretto, colloquiale, ricco di riferimenti a serie tv attuali (passione che condivido con Angelina!!) e ben condito di riferimenti letterari che mi hanno permesso di imparare qualcosa in più su opere d’arte e sulla bellissima città di Napoli, così come allo stesso tempo riesce a creare un gradevole effetto di attesa, di pathos che mi ha accompagnato fino all’ultima pagina. Mi è piaciuto lo spazio dedicato a ciascuno dei personaggi e l’originalità di un assassino a tema culinario, così come il sapiente mix di umorismo, noir e superstizioni. Pur riconoscendo alcune “forzature”, necessarie sicuramente a stemperare la tematica seriosa di una indagine per omicidio, che mi hanno fatto un attimo storcere il naso ( ho trovato poco credibile infatti, che un ispettore di polizia, condivida con dei perfetti sconosciuti delle informazioni riservate generalmente agli inquirenti) credo che gli spassosi espedienti disseminati tra le 360 e più pagine rendano assolutamente valido l’intero romanzo. Consigliatissimo a chi, come me, è una buona forchetta, ama il genere poliziesco, le indagini misteriose e non disdegna una sana risata di tanto in tanto!!!!