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La ragione flessibile

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Con le arti marziali l'intelligenza filosofica spartisce fin dai suoi inizi l'attitudine strategica e agonistica, la destrezza accorta e dirimente. Tuttavia delle ingegnose movenze del sapiente guerriero, della sua duttilità mentale nello sciogliere enigmi e nell'irretire o eludere gli avversari, non reca traccia l'apparato categoriale né della logica classica, da Aristotele a Kant, né di quelle postclassiche. La loro impostazione, pur rivoluzionata nel tempo, si regge ancor sempre sull'alleanza tra leggi supreme e un'idea incrollabile di univocità, che depaupera la potenza del pensiero restringendolo a procedure livellari e inferenze rigide. Contro questa rigidità ormai esausta, ma finora non scalfita, Giovanni Bottiroli schiera persuasivamente gli argomenti di una logica allargata, in cui la flessibilità sia ragion d'essere, modo di operare e scopo, e ottenga il primato che le spetta tra le categorie. Nasce così un pensiero modale che non scinde il "che cosa" della metafisica occidentale dal "come". Perché pensiamo in molti modi, ossia attraverso stili diversi e combattenti, ed è proprio lo stile - che un noto adagio di Frege liquidava come affare di sarti e calzolai - a inoculare il principio di instabilità che ci fa comprendere l'eterogeneità della mente, il pluralismo logico, il linguaggio della densità nell'arte, il conflitto insito nell'identità.

375 pages, Paperback

Published January 1, 2013

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Giovanni Bottiroli

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Profile Image for Gerardo.
489 reviews34 followers
June 6, 2018
Testo molto complesso, che necessita di conoscenze di base di esistenzialismo e filosofia analitica.

Partendo dalla filosofia di Heidegger, B. sostiene che non esiste un solo modo per poter riflettere, ma più modi: gli stili di pensiero. La storia della filosofia occidentale non sembra aver colto tutto ciò a causa della "rigidità" che le deriva dal volere trovare le proprietà delle cose e non i loro modi di essere.

B. riconosce tre stili di pensiero, anche se sono solo degli abbozzi (l'intero testo vuole aprire una prospettiva, ma non si considera una schematizzazione esaustiva): il separativo, il distintivo e il confusivo. Il separativo cerca l'essenza di ogni cosa, di definire le caratteristiche del singolo elemento. E' lo stile più rigido di tutti. Il distintivo, invece, mostra le caratteristiche dei vari elementi, caratteristiche che, però, sono riconoscibili solo quando gli elementi vengono messi in relazione tra di loro. Infine, il confusivo mostra come le cose possano essere se stesse o il proprio contrario, senza però perdere di essenza.

B. applica questo ragionamento al concetto di identità, mostrando come ogni identità sia, di fatto, un'identificazione: si è sempre anche qualcos'altro, si è sempre proiettati verso un'alterità che non combacia con noi stessi. E' in questo non combaciare che si riconosce la flessibilità, questo poter cambiare stile di pensiero a secondo del proprio fine e della situazione.
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