«Non era una guida nel significato comune che si dà a questo termine, ma una personalità completa e unica: un'aquila dei monti.» Descrive così Julius Kugy, il grande cantore delle Alpi Giulie, Anton Oitzinger (1860-1928), l'uomo di Valbruna che per oltre venticinque anni lo accompagnò nelle sue scalate alla scoperta di un mondo ancora incontaminato. Il libro è un omaggio alla guida alpina, ma anche il racconto delle straordinarie esperienze che i due uomini condivisero, ponendo in primo piano valori immortali: l'amore per la natura, il senso della libertà e dell'amicizia al di là di confini, lingue e condizioni sociali. Le straordinarie fotografie d'epoca, in gran parte inedite, tratte dall'album della famiglia Oitzinger, lo stile asciutto e romantico del testo di Kugy nella bella traduzione di Rinaldo Derossi fanno di questo volume un prezioso amico di tutti gli amici delle montagne.
Julius Kugy (original surname Kogej) was a mountaineer, writer, botanist, humanist, lawyer and officer of Slovenian descent. He wrote mostly in German. He is renowned for his travelogues from opening up the Julian Alps, in which he reflected on the relationship between man, nature, and culture. During all his life, he opposed competing nationalist ideologies in the Alpe-Adria region, insisting on the need of peaceful co-existence among Slovene, Italian and German peoples.
Anton Oitzinger, 1853 – 1928, carinziano di Valbruna. “Ciò che i Carrel e i Maquignaz rappresentano per la Valtournanche, Emile Rey per Courmayeur, Payot e Ravanel a Chamonix, gli Almer a Grindelwald, i Burgener a Zermatt, gli Innerkofler a Sesto di Pusteria, ebbene tali erano i Komac in Val Trenta e Anton Oitzinger a Valbruna.” Questo è l’incipit di un articolo scritto per l’Österreichischen Alpenzeitung celebrando l’ultima arrampicata di quest’uomo dallo straordinario percorso di vita. Nasce austriaco a Wolfsbach, oggi Valbruna, incuneata nell’ultimo angolo dell’Italia, stretto tra l’Austria e la Slovenia, da una povera famiglia di contadini. Ma del resto a Valbruna erano tutti come lui. Quello che differenziava Anton da tanti altri era la prontezza di spirito, la capacità di accettazione della vita nel senso di accogliere quello che gli capitava, cercando di trarne sempre vantaggio – per stare meglio. Parte giovanissimo per la Galizia e poi per la Bulgaria per fare il boscaiolo, non solo un lavoro durissimo e molto pericoloso in sé, ma anche perché disseminati tra i boschi vicino alle segherie, vivevano bande di briganti alquanto spietate, pronte a disseminare morti orrende a chi non li avrebbe accontentati nelle loro richieste. Anton riesce a fronteggiare la vita anche a contatto coi briganti per cinque anni, dopo di che ritiene di aver fatto abbastanza di quella vita, di aver messo da parte a sufficienza e decide di tornare a casa. Coi soldi risparmiati compra una casa in paese – e con l’occasione la rialza di un piano. Si sposa, mette al mondo quattro figli e diventa un abile commerciante di bestiame. Fino a quando un incendio non gli rade al suolo la casa. Che si mette a ricostruire. Poi arriverà la prima guerra mondiale e le sue case (la moglie gliene aveva portata in dote una) vengono rase al suolo dai bombardamenti. E lui si rimette e costruirle. Tra una ricostruzione e l’altra, tra una compravendita e l’altra di bestiame, Anton conosce Julius Kugy, grande appassionato di montagna, il Paul Grohmann delle Alpi Giulie. Si instaurerà un sodalizio speciale tra questi due uomini, cui si aggiungeranno altri due, un po’ guide e un po’ portatori: Jose Komac e Osvaldo Pesamosca i “paladini” di Kugy. Anton e Julius intrecceranno un’amicizia che durerà per trent’anni, che passerà attraverso la prima guerra mondiale (che li separerà per qualche anno). Alla sua morte, Kugy scriverà questo libro delizioso e prezioso per tanti motivi: innanzi tutto perché è scritto molto bene; poi perché offre uno spaccato sia su montagne di cui si conosce pochissimo, quali le alpi Giulie e poi anche sulle condizioni di vita a cavallo del secolo; infine ci restituisce il ritratto di una persona veramente eccezionale e la storia di una gran bella amicizia. Un libro toccante, scritto da una persona colta e profonda che mantiene viva la memoria di una capitolo poco conosciuto ma non per questo meno importante, della storia dell’alpinismo.