Bologna, anni Tommy Bandiera, orfano di padre, cresce con la mamma Alice e la famiglia di lei. I racconti dell'avventuroso zio Ianez, i giochi condivisi con gli amici Athos e Selva fra cortile e parrocchia, e le prime, timide, relazioni con le coetanee scandiscono le tappe della sua crescita sino alla sconvolgente apparizione del vero amore. L'impareggiabile Ester, però, fa battere il cuore anche al nuovo arrivato Raul, che di Tommy diventerà la guida e la nemesi, il modello irraggiungibile e il "peggiore amico" capace di scortarlo attraverso le prove iniziatiche tutt'altro che innocenti dell'adolescenza.
L'asimmetrico triangolo che li lega negli anni delle scuole superiori prenderà via via i colori di una tenera educazione sentimentale e di una conturbante lotta per trovare il proprio posto nel mondo; la meraviglia e la fatica del diventare grandi li metteranno di fronte a scelte non scontate e passi senza ritorno, tradimenti che li sprofonderanno nell'abisso della disperazione e inattese prove di lealtà capaci di riaccendere la fiducia, sino alla grande, incancellabile, avventura che vedrà i tre ragazzi protagonisti nell'estate dei diciott'anni.
Tu che sei di me la miglior parte non è solo un'eccezionale panoramica dell'Italia anni Ottanta e Novanta rischiarata dalla prodigiosa memoria mitopoietica dell'autore - ci sono le musicassette TDK e le festicciole delle medie, lo zaino Invicta e la Vespa, i concerti scolastici e le risse sulle gradinate degli stadi - ma s'impone come un maestoso, ironico e commovente romanzo di formazione, delicato come il fortunatissimo Jack Frusciante è uscito dal gruppo e potente quanto lo sperimentale Bastogne; i ragazzi protagonisti sono chiamati a fare i conti con l'amicizia e l'amore, la rabbia e la speranza, la scoperta del sesso e la tentazione delle sostanze proibite, la lontananza degli adulti e l'urgenza d'incamminarsi in prima persona verso un avvenire da conquistare un giorno alla volta.
Quando lessi Bastogne (il passato remoto è d'obbligo, visto che si ritorna all'alba della mia tardo-adolescenza), aspettandomi come quasi tutti un Jack Frusciante 2, rimasi spiazzata, mi sentii quasi tradita. Ma poi mi si scatenò l'ammirazione per questo tizio che non cavalcava l'onda del successo, sbattendo in faccia a tutti che lui poteva essere molto di più di quello che avevamo creduto. Poi ha navigato 25 anni tra alti e bassi. Ora ci ha riportato là, nei luoghi e nei tempi di quando ci siamo conosciuti (non lo so, non riesco a immaginare cosa possa dire questo romanzo a chi non c'era allora, forse poco, temo), ci ha riportato nel suo linguaggio creativo e unico, ci ha fatto anche vedere il buon vecchio Alex e Martino e tutti gli altri, ma mentre ci fa struggere di nostalgia e ci fa sentire a casa, ci sbatte contro il muso un personaggio violento, spesso stupido, senza sufficienti rimorsi per quello che fa. Ci sbatte in faccia tutto il brutto degli anni '90 proprio mentre ci fa ricordare la meraviglia dello spirito del cambiamento che stavamo vivendo (o che credevamo di vivere). E lo fa da cronista, senza esprimere giudizi, forse con un po' troppa benevolenza ma d'altra parte, guardatelo come fila via quel Girardengo d'altri tempi, un po' più basso e rock... Ho detto D.
lo ammetto: i tafferugli da ultras curvaroli li ho saltati. il resto l'ho letto tutto, un tuffo nei favolosi anni 80 e 90, fra tdk, zainetti invicta e la sensazione di avere tutta la vita spalancata davanti.
Commento a caldo e molto sconclusionato: ammetto di aver faticato un po’ a finire questo libro (le scene degli ultras a mio parere erano veramente troppe), ma do 4 stelle perché mi ha lasciato qualcosa. Un mix di amaro in bocca ma allo stesso tempo un sorriso per il finale. Tommy e Raul mi sono piaciuti un sacco e ho adorato le ultime battute, su come si sono confessati. Ho capito meno le motivazioni di Ester. Nel senso, in quanto donna comprendo il suo desiderio di emancipazione e la sua frustrazione nel dover dimostrare sempre più degli altri. Meno capisco il fatto che sia consapevolmente andata a letto sia con Raul che con Tommy sapendo dei sentimenti di entrambi. Mi è parsa una mossa sadica, un voler giocare con i sentimenti di tutti e due giustificando la cosa con “le ragazze devono fare come vogliono”. Non so, trattandosi comunque di due amici e due persone a cui tiene e che tengono l’uno all’altro mi è sembrata una mossa inutilmente cattiva (mia opinione personale, magari cambierò idea). Al di là di tutto è una storia che mi è piaciuta e mi ha lasciato un po’ un senso di nostalgia.
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RECENSIONE COMPLETA QUI: http://cristinabenedetti.blogspot.com... Tu che sei di me la miglior parte è una storia di crescita e di scoperta, pervasa da quel desiderio inconfondibile e indimenticabile che travolge ogni ragazzo e ragazza alle porte dell’adolescenza. Mentre le pagine scorrono veloci si viene catapultati nel cuore e nella mente pulsanti di un adolescente: i desideri, la brama di scoperta, la sensazione che tutto è possibile, che il mondo è li basta solo allungare la mano e afferrarlo, la gioia della vita, l’esultanza delle prime volte, la scoperta della sessualità che inebria il cervello e instupidisce, la voglia di ribellione e il desiderio di primeggiare anche a costo di mettersi nei guai, i primi amori che spezzano il cuore e la forza dell’amicizia, quella sensazione che si rimarrà amici per sempre, amici del cuore, fedeli, immutabili, unici. Tutto questo ci investe con una forza pazzesca, rimaniamo sommersi e non è possibile non rievocare la propria adolescenza con i suoi turbamenti e le sue emozioni estreme. Un libro pulsante, intenso e vero! L’autore ci catapulta in quegli anni così mutevoli costellando il romanzo di elementi caratteristici come la moda, la musica e i film ma anche la mentalità della gente, il pensiero collettivo e gli eventi storici e politici. Grande protagonista della storia è Bologna, una città che prende vita tra le righe di questo libro, palpitante, profumata, carica di atmosfera, affettuosa osservatrice di questi ragazzi che sgomitano per trovare il proprio spazio. Unica pecca del libro è il calcio, questo sport invade interi capitoli, Tommy è un tifoso sfegatato del Bologna, diventerà un Ultras e si scatenerà allo stadio in mezzo agli altri pazzi che fanno parte del suo gruppo. Consiglio vivamente questa lettura che mi ha colpita ed emozionata, Tu che sei di me la miglior parte è un romanzo di formazione che tocca tematiche molto importanti e ingombranti con delicatezza e decisione, è un libro potente che colpisce con la vividezza delle sue immagini e con la forza delle passioni che si scatenano tra le sue pagine.
L'ho letto in vacanza sotto l'ombrellone ed è stata una lettura avvincente, per via della trama movimentata e per la caratterizzazione dei personaggi, simpatica e brillante. L'ho acquistato guidato da una botta di nostalgia. L'autore è più giovane di me di dieci anni, è anche lui bolognese e il romanzo si svolge tra ragazzi, sul finire degli anni ottanta inizio novanta. I soggetti che l'autore avrà frequentato e conosciuto molto bene, tanto da rappresentarli in modo nitido, non sono degli esempi di moralità. Sono ultras, spacciatori, drogati, violenti, fusi di varia natura che fanno azioni poco edificanti. Poi ci sono ovviamente anche gli amori e le ragazze. Insomma questo è un romanzo di formazione ambientato nel bolognese, ricco di spunti ironici e con il sapore dell'adolescenza, cioè di quando si cresce e si scopre il mondo e gli istinti sono sempre vigili e guidano le azioni, spesso incapaci a mediarle. Ciò racchiude anche un'innata e involontaria saggezza. Perché la vita in fondo va vissuta ed è questo il messaggio che secondo me si leva da queste pagine. Non ho mai letto "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", che è il bestseller di questo autore e quindi non posso fare confronti. Devo riconoscere però che mi ha meravigliato per la fantasia, il mestiere e la capacità di sapere condurre la narrazione. La scrittura è semplice all'apparenza, in verità è abbastanza ricercata e, pur essendo un libro rivolto a un pubblico di ragazzi (ragazzi di oggi), lo sguardo lucido dell'autore che osserva con gli occhi del protagonista è schietto e smaliziato e non si perde in stereotipi, propri del mondo adulto. Forse l'unico neo è che il romanzo stenta a partire, ma poi decolla, tanto che alla fine dopo ben 540 pagine, fatica a fermarsi e il finale resta aperto. Forse la storia di Tommy Bandiera continuerà in un altro volume?... Chissà?
Di Enrico Brizzi avevo letto solo Jack Frusciante è uscito dal gruppo, e l'ho fatto quando il libro è stato pubblicato, giusto qualche anno fa ecco, e ne ho un ricordo bellissimo. Questo nuovo titolo ha avuto su di me un fascino magnetico, io dovevo leggerlo e così ho fatto. Questa però è stata la conferma che crescendo si cambia, perché la sensazione di essere travolta dalla storia, come capitato da ragazza, in questo caso non è successa.
Tu che sei di me la miglior parte mi ha catapultata nel viale dei ricordi della mia infanzia e adolescenza, lasciandomi in questo quasi senza fiato. La ricostruzione di quel periodo è da pelle d'oca. L'autore ha più o meno la mia età e ho rivissuto esperienze e sensazioni che erano ormai ricordi sfuggevoli, a volte mi è sembrato di riprovare quelle emozioni, quasi persino assaporando sapori e odori. Un ritorno al mio passato, che mi ha fatta emozionare molto, rivivendo canzoni, film, modi di dire, tutto quanto.
Però poi è finita lì. Cerco di spiegarmi meglio e premetto che secondo me io non ho capito l'essenza di questo libro. In tutto questo rimembrare e rievocare ero sempre in attesa di qualcosa, della svolta della storia, anzi della storia stessa. Ho avuto come l'impressione che non si arrivasse a niente, che mancasse il filo conduttore, il contenitore. ... continua sul blog
E finalmente l'ho terminato! Lo dico con un certo orgoglio perché ammetto di aver fatto molta fatica a finirlo. Lo stile è scorrevole, niente da dire, e la storia non è noiosa e nemmeno scontata; tuttavia non è scattata la scintilla. Probabilmente avevo delle aspettative altissime dopo l'amore incondizionato provato per Jack Frusciante. Sempre Bologna al centro, tanto cara all'autore, sempre storie di amicizia e d'amore, sempre i ragazzi protagonisti, ma freddo e monocorde. Tommy e Raul sono due ragazzi quando si incontrano, gregario da parrocchia il primo, bulletto con la cresta il secondo. Entrambi senza una figura di riferimento fanno i loro "esperimenti" senza nessuno che dica loro dove sta il confine tra buon senso e follia. Entrambi innamorati della stessa donna, una che sa il fatto suo, libera come il vento e che difficilmente si lascia catturare. Una sorta di triangolo amoroso che richiama le atmosfere di Jules e Jim, sullo sfondo di una Bologna anni '90, quando le droghe da estraneazione lasciano il posto a quelle da prestazione da consumare in compagnia per uno sballo disinibito; quando il movimento Ultras tocca l'apice della violenza immotivata. Brizzi dà un forte spaccato di quegli anni senza edulcorare la pillola benché tutto sia filtrato dagli occhi di un ragazzino. Bullismo e violenza sono descritti con lucidità e dovizia di particolari. Ragazzi alla conquista del mondo, ma che col mondo si scontrano. In questo è stato bravo l'autore, ma quei personaggi che scorrono nelle pagine del libro appaiono sfuggenti e distanti. E lei, la principessa Polinesia, la bella Ester intorno alla quale si muovono i due protagonisti, sfoggia una spocchiosa saggezza che la rende un pochino odiosa anche se alla fine la fa in barba a tutti. Più spazio a questo mè nage à trois e un bel colpo di scena non guastavano a mio avviso. Però grazie per il richiamo ad Alex e Adelaide..
" Loro ormai erano una coppia, condannati a sopportarsi a vicenda, mente io avevo ancora davanti tutto il ventaglio delle possibilità."
" Le donne non appartengono ai padri, non sono proprietà dei mariti e non devono diventare le serve dei figli."
" Con certe persone è più facile volersi bene da lontano, e se volevo ritrovare un rapporto sereno con mia madre, era indispensabile che non vivessimo più sotto lo stesso tetto."
Tommaso è un bambino che sta crescendo senza padre, morto in un incidente quando lui aveva solo due anni. Vive con la madre a Bologna, in un quartiere come tanti, e cerca la figura paterna nel giovane ed estroso zio viaggiatore, Ianez. A partire dalla sua infanzia e continuando poi per tutta l'adolescenza, appare chiaro che Tommy abbia un'indiscutibile ed innata dote; legarsi a doppio filo ai personaggi peggiori della scuola e imboccare sempre la strada peggiore. Nonostante la sua situazione sociale non sia certamente così disastrata infatti, il nostro protagonista riesce a partecipare ad un'azione più deplorevole dell'altra, in un concatenarsi di incontri ed eventi da far rabbrividire il peggiore dei delinquenti. Dagli atti di bullismo piuttosto efferati, alle discriminazioni di ogni genere, dalle "scorribande" col suo gruppo di Ultras allo spaccio in quantità industriali, non si risparmia proprio nulla. Ambientato tra gli anni '80 e '90, Brizzi ci riporta un pò indietro ai bei tempi della sua prima, fantastica opera, "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", senza però riuscire ad eguagliarlo. ...(continua sul blog)
Romanzo di formazione? Sì, certo. L’unica certezza però, a ben guardare è la seguente: questa storia è narrata talmente bene che potrebbe essere ambientata ai tempi di Re Artù o su una colonia terreste in galassie sconosciute nel 3565. Non farebbe alcuna differenza. Perché sì, ci sono gli anni a cavallo tra ’80 e ’90, ci sono le cassette TDK e gli zaini Invicta bicolore e gli stili nel vestire tipici di quel periodo. Ma parla di un ragazzo e dei suoi amici, di un bambino che cresce e diventa adolescente e poi anche giovane uomo. Con tutti i travagli del caso, senza un padre che segnali il confine tra il bene e il male. Inseguendo figure che appaiono forti e invincibili ma si rivelano semplici esseri umani. Recensione completa su: https://ilbistrotdeilibri.com/2018/07...
Tommaso Bandiera è un ragazzino nella Bologna degli anni Ottanta, è orfano di padre in seguito ad un incidente con la moto. Certo questa mancanza si fa sentire, ma la sua vita è come quella di molti altri ragazzi del quartiere, amici con i quali gioca interminabili partite a pallone. Sua mamma e i nonni non lo lasciano solo, e si sente protetto e benvoluto quando vive nella grande casa dei nonni paterni. E' il racconto della tormentata stagione dell'adolescenza, le prime emozioni forti dovute a quelle cose che in quegli anni erano la normalità, ma che viste oggi lasciano un sospiro malinconico a tutti quelli che li hanno vissuti. Gli amici più vicino sono Athos Carboni, alto sicuro di sé e sempre con una ragazza, Matteo Maria Selva educato e fanfarone. Poi irrompe Raul Germano ripetente e sfacciato come un adulto maleducato. Da qui parte il cambiamento, la crescita che non è detto sia migliorativa. Stile, esperienza, interessi mai conosciuti, modi di dire e attività dopo scuola tutte nuove. Solo che Raul si mette con Ester, la prediletta, il sogno di Tommy. Battaglie interiori, amicizie rotte, feste deliranti, strade che si dividono e perdita di un'educazione instillata dai genitori e persa dai figli. Questo libro fa abbastanza male, fa arrabbiare, delude, emoziona. La meschinità degli adolescenti è indicibile, gesti che guastano le persone per sempre. Ci si sente in colpa per l'impotenza di fronte a scelte stupide, totalmente prive di morale o senso civico. Spesso i passaggi del racconto sono sprovvisti di intermezzo. Si sta parlando di una cosa in un posto con qualcuno e ci si ritrova improvvisamente altrove con altre persone. Questo dettaglio è spiazzante e si perde un po' il filo anche se le situazioni sono sempre le stesse. L'insensatezza delle risse degli ultrà allo stadio, il fumo e lo sballo insieme alla musica, lo spaccio, l'amore non corrisposto, il rapporto con i genitori. La storia è una corsa inevitabile verso l'abisso della violenza e dell'odio, della realtà alterata dall'uso di droghe e dalla mancanza di senso del limite. Il libro non è affatto male, quello che mi è piaciuto meno sono le emozioni e i sentimenti descritte da alcuni personaggi della storia. Adolescenti che sembrano violenti filosofi che sanno spiegare esattamente la loro vita. Mancano le famiglie, soprattutto la figura del padre e manca la scuola che pur essendo citata è assente.
tommy è un ragazzino fatto e finito, ancora acerbo e che prende decisioni con il culo, ma in questo romanzo si parla di tutto, dall’amicizia all’amore, dalla perdita al rimpiazzo, delle cose giuste ma alla fine si fa sempre quella sbagliata, e a volte ci va bene altre ci prendono a mazzate. si parla di violenza ingiustificata per l’amore di una quadra e di quando hai davanti agli occhi una scena atroce hai il coraggio di voltarti dall’altra parte. è un romanzo scorretto che parla di personaggi scorretti che vivono nel mondo reale, che è un mondo anch’esso scorretto, sorretto da musica rock, droga e dal why choose della principessa polinesiana che in primis spiazza e poi sai che c’è? c’ha ragione sta ragazzetta bolognese che suona il basso, vai con tutti fatti amare, ma non sei di nessuno se non di te stessa. a volte però una palla atomica con questi ultras che mi hanno sfracassato almeno tre quarti di minchia, così detta in francese.
Delusissima. Millemila anni dopo il capolavoro adolescenziale con il vecchio Alex protagonista, Brizzi ci propina ancora storie scolastiche, in cui ragazzini delle medie si esprimono come mai nella vita a quella età (chiamare gli amici "Compañeros? Dichiararsi dediti "alle donne"? Ma poi Alessandro Magno indicato come Il Vecchio Alex? I macchiettismi dialettali del patrigno di Tommaso?). Il tutto imperversando per un numero di pagine che la metà bastava. Non sono riuscita ad andare oltre l'inizio del Liceo, dubito di recuperare questa lettura in seguito. Probabilmente da amante dei primi titoli, romanzi che ti travolgevano e ti trascinavano in mezzo ai personaggi (il liceo Caimani di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, o il giro di Ermanno Claypool nelle trame di Bastogne) mi aspettavo che a 25 anni di distanza Brizzi potesse darmi altro che del giovanilismo un tantalchilo.
20 anni e più dopo Jack Frusciante, il buon Enrico torna a deliziarci con questo racconto ambientato tra gli 80 e i 90 e lo fa con quella consapevolezza e maturità che il tempo gli ha (e ci ha) nel frattempo regalato. Nel leggere ancora una volta le storie, le ambientazioni, il percorso dei protagonisti che avevo amato da adolescente alla luce dei miei 36 anni, ammetto che mi sono sentita di botto vecchia. Non è una critica, sia chiaro: il libro riletto alla luce del tempo passato fa riflettere sulle vicende intime che ognuno di noi nel bene e nel male si è portato dietro tra la lettura di Jack Frusciante e questa ultima fatica letteraria, e ne è passata di acqua sotto i ponti. Come se non fosse abbastanza l'ondata di emozioni miste a nostalgia che ti trascinano via durante la lettura, ecco apparire il vecchio Alex, Martino e Aidi. Grazie Enrico.
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Ho letto questo libro con la speranza di rinfocolare una nostalgia che, in questo particolare momento confusionale in Italia sia dal punto di vista sociale, politico ed economico, preme nella testa e nel cuore perché dal passato si può trovare spesso la risposta per affrontare il futuro. Ma sono rimasto in parte deluso. La storia di questo ragazzo, Tommaso Bandiera, scorre fra le pieghe di una Bologna ferita, appena uscita dalla strage della stazione del 2 agosto 1980, una città in preda alla foga di rinascere e di vivere nuove stagioni serene, la vicenda copre un decennio dal 1982 al 1992 e va dagli otto anni di Tommy fino ai diciotto.
Non è scattata la scintilla. Probabilmente a causa di una visione molto "maschile" dell'adolescenza (le parti allo stadio per me sono state di una noia mortale), "Tu che sei di me la migliore parte" mi ha coinvolta solo a metà. La cosa meglio riuscita all'autore è, a mio parere, la descrizione di quel "tutto è ancora possibile" tipica dell'età dei protagonisti...una sensazione che mi è piaciuto ritrovare e accarezzare. Lo stile è sicuramente divertente e frizzante anche se non nuovo e a volte ho trovato gli elementi vintage un pò forzati (quasi come se fosse uno Stranger Things letterario). Piacevole ma non superlativo.
Esiste un personaggio più passivo e odioso di Tommy? Al momento non me ne viene in mente nessuno. Peccato, in Brizzi ci credevo. Sarà che se avessi voluto leggere un libro sulle violenze perpetrate dagli ultras me lo sarei andata a cercare. Non saprei nemmeno cosa dire, ci ho messo una vita a finirlo… forse mi aspettavo un altro Jack Frusciante e invece mi son beccata Tommy lo spacciatore violento. Tra l’altro i parallelismi tra le due opere si sprecano: Tommy ed Ester altro non sono che la pallida copia di Alex e Aidi e Raul è palesemente la versione ancora più oscura di Martino. Occasione sprecata per Enrico Brizzi. Peccato.
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Premetto che non amo i romanzi troppo lunghi, quindi anche in questo caso ho fatto un'enorme fatica nel concludere la lettura. Amo i romanzi adolescenziali, mi piace analizzare esternamente pensieri, stati d'animo, esperienze che io da adolescente non ho vissuto. Ho trovato, però, inspiegabile la violenza da "stadio" e ridondante il tema degli ultrà. Erano davvero parti della narrazione inutili che hanno reso la lettura estenuante, dal mio punto di vista. Bella la parte finale, dove viene riassunta e ribadita la caratterizzazione dei personaggi e sottolineata la "cruda" amarezza de sogni infranti davanti alla realtà della vita.
Di Brizzi avevo apprezzato tantissimo "Jack Frusciante...", col quale il presente libro ha molte cose in comune. Infatti, entrambi sono romanzi di formazione, entrambi sono generazionali. Ecco, un romanzo generazionale è ben riuscito quando, leggendolo, ci si sente stringere lo stomaco e la testa si perde dietro a una sensazione che viene stimolata dalle pagine che si hanno sotto gli occhi. Questa volta, per me, non è successo: il libro è scritto bene, i personaggi sono a loro modo intriganti ma... manca qualcosa. E quindi mancano due stelle per arrivare alla valutazione massima.
Una adolescenza vera più che mai è ciò che emerge dalle pagine di questo splendido romanzo di formazioni ambientato tra anni Ottanta e Novanta in una sempre vivacissima Bologna. Tanti ragazzi, provenienti da contesti familiari diversi, tutti alla ricerca del proprio posto nel mondo. Tra sesso, droga, musica e bischerate varie si finisce per affezionarsi ogni capitolo sempre di più ai protagonisti del libro, peccato solo che ad un certo punto ci si debba separare.
Sarà che non sono più adolescente ma la storia non mi ha appassionata, anzi ho trovato un po’ di tristezza in questi giovani anni 80 con pochi ideali, tanto alcol, droga e violenza. Non mi spaventa leggere 600 pagine ma per questa storia le ho trovate davvero troppe. I tempi di Jack Frusciante sono proprio passati...
Per me è no. Speravo che questo romanzo mi riportasse alle vibes di Jack Frusciante, ma no. Non mi piace lo stile di scrittura, lo slang con cui parlano i ragazzi mi innervosisce, i personaggi sono tutti piuttosto negativi (forse giusto il protagonista si salva… ogni tanto) e ci sono troppi aspetti dei loro comportamenti che disprezzo molto. Quindi perché andare avanti?
Il libro è scritto molto bene, ma quando nutri una profonda antipatia per il personaggio principale e non condividi quasi nessuno dei sui comportamenti, c'è poco da fare per farti piacere il libro.
Libro che mi ha accompagnato in questo periodo triste della mia vita facendomi rivivere la mia adolescenza e ricordandomi Bologna.. Finale un po’ deludente..
Ero partita con troppe aspettative e con tutta una diversa idea, forse sarà per questo che l'ho trovato un po' noioso. Belli però i rimandi a Jack Frusciante.