Per molto tempo la storiografia, sia ottocentesca sia contemporanea, non si è occupata di come sia nato il concetto di identità nazionale nell'ltalia del Risorgimento, concetto che è stato considerato un dato di fatto. Solo negli ultimi anni gli eventi internazionali e interni hanno costretto tutti, collettività e specialisti, a esaminare la questione: ciò nonostante, gli studi si sono concentrati soprattutto sulla fase postunitaria, sul bisogno del neo-Stato italiano di diffondere una vera e propria pedagogia della nazione, mentre continua a mancare un esame dei significati che, durante il Risorgimento, si attribuivano all'idea di nazione. Il libro di Banti viene a colmare questa lacuna, occupandosi della fase di formazione dell'identità nazionale: interrogandosi sullo sviluppo del patriottismo e sulla diffusione di società segrete e libri proibiti, l'autore indaga ciò che il concetto di nazione significava per gli uomini e le donne che vissero in quell'epoca. Tale indagine, dichiaratamente «soggettivista», si basa soprattutto su testi letterari: a partire dalle convinzioni e dai sentimenti espressi in quei testi, lettori e lettrici divennero patrioti e patriote, scoprirono la propria appartenenza a una nazione; e quei testi sono il miglior documento per analizzare le componenti prepolitiche che giocarono un ruolo determinante nella diffusione del discorso nazionale fra il triennio giacobino e l'unità d'Italia.
Nato nel 1957. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Storia e Civiltà all’Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Dal 1992 insegna Storia contemporanea all’Università di Pisa. Fra i suoi libri: La nazione del Risorgimento, Il Risorgimento italiano, L’età contemporanea. Dalle rivoluzioni settecentesche all’imperialismo, L’età contemporanea. Dalla Grande Guerra a oggi, Sublime madre nostra. La nazione italiana dal Risorgimento al fascismo.
Utilissima, e di notevole spessore letterario, disamina del discorso risorgimentale. Tra violenze, martirii, donne vergini e uomini eroi, la Nazione romantica compì nella sua élite quel tentativo di unificazione di difficile comprensione ancora al giorno d'oggi. L'autore nelle conclusioni lo mette solo come work in progress, ma è chiaro che il discorso nazionale dell'Italia postunitaria, e forse (almeno in parte) i proclami fascisti derivino da questa retorica.
Un libro importantissimo per la moderna storiografia del risorgimento. Un primo e riuscitissimo tentativo di approcciare lo studio di questo periodo con gli strumenti dello storico del ventunesimo secolo