Rzym, 1903: spokój przyjemnej, letniej nocy zakłócony zostaje przez zbrodnię popełnioną w zdawałoby się najbezpieczniejszym z możliwych miejsc, na terenie Watykanu. Znaleziono tam zwłoki jednego z gwardzistów oraz pokojówki. Wiekowy papież ma związane ręce: oficjalne śledztwo wywołałoby skandal, wystawiając na szwank wiarygodność Kościoła. Ojciec wiekuisty zajmie się ukaraniem winnego. Ale Leon XIII chce za wszelką cenę zapobiec sytuacji, w której po jego śmierci, na tronie Piotrowym mogłaby zasiąść osoba zamieszana w tę zbrodnię. I tak, aby dyskretnie rozwiązać zagadkę, Leon XIII postanawia zwrócić się do wiedeńskiego lekarza Zygmunta Freuda, o którym mówi się, że stworzył teorię będącą w stanie zrewolucjonizować sposoby badania ludzkiego umysłu. Ojciec Święty wyznacza Freudowi do pomocy kleryka, w którym pokłada pewne nadzieje – to młody Giuseppe Angelo Roncalli, otoczony już wtedy aureolą świętości. Spod pióra jednego z najpopularniejszych autorów powieści historycznych wychodzi kolejna, napisana żywym językiem, wciągająca opowieść o pierwszym śledztwie doktora Zygmunta Freuda.
Carlo A. Martigli, toscano, dopo gli esordi come autore di narrativa per ragazzi, ha scritto i bestseller mondiali 999 l’ultimo custode (Castelvecchi, 2009; Tea, 2013), L’eretico (Longanesi, 2012) e La congiura dei potenti (Longanesi, 2014), tradotti in oltre venti lingue. Con Mondadori ha pubblicato nel 2016 La scelta di Sigmund.
Martigli non ha una brutta scrittura, dimostra di avere un lessico forbito e di saper fare ottime ricerche storiche, tuttavia......mi duole dirlo ma ho letto questo libro con molta fatica; frasi ad effetto che non trasmettono nulla, elucubrazioni del protagonista che appaiono disconnesse e per finire, al di là del lessico forbito si ha una prosa lenta e per nulla travolgente con suspance inesistente e colpi di scena finali che si intuiscono fin dalle prime pagine del libro. Caro Martigli io una possibilità te l'ho data, ma sinceramente a mio avviso l'hai sprecata.
Romanzo carino, simpatico in certi punti, ben narrato. Giallo abbastanza intrigante da voler arrivare fino alla fine anche se ero comunque dubbioso su diversi elementi. Intrighi, discorsi e misteri tra scienza e religione in un miscuglio tra fantasia e fatti e personaggi reali sono un punto di forza, ma non ho apprezzato così tanto la figura quasi da "macchietta" di un grande come Freud. Non lo conosco come persona, non so se era davvero così ossessionato dai sigari (se ne parla praticamente ogni pagina del libro, cosa che mi ha disturbato non poco), se era un fedifrago, se parlava così bene l'italiano tanto da esser chiamato a indagare al posto di veri detective (lo so che usando il nome di Freud il libro attira sicuramente di più...), se aveva davvero così tanti difetti e ossessioni varie così come viene presentato. E non so se c'erano davvero così tante vipere tra quei personaggi nel Vaticano, e se i personaggi reali citati erano davvero così. Troppi dubbi per farmi apprezzare meglio un romanzo, che preferirei possibilmente con personaggi inventati con una storia realistica. E il finale? Cosa ha risolto Freud? C'era proprio il caso di scomodarlo? I prossimi saranno Einstein o Nicola Tesla?
Non mi ritrovo con le considerazioni fatte da altri. Ho trovato la lettura piacevole con una bella storia. Sigmund Freud si dimostra un personaggio interessante.
Mi ero messo a leggere questa scelta di Sigmund soprattutto per la presenza di Leone XIII e del Vaticano nel suo periodo quasi eroico di resistenza all'assedio piemontese, che fa di Leone XIII una sorta di Dalai Lama ante litteram. L'apparizione di Sigmund Freud come indagatore in un simile contesto conferisce anche alla storia un'idea di ucronia che la rende ancora più interessante. Ci sono autori quali Vittorio Giacopini, Tiziano Terzani, Leonardo Sciascia, e anche il Francesco Mastriani dei 'misteri di Napoli', che hanno reso un grande servigio alla lingua italiana; qui siamo di fronte ad un'italiano corretto, ovviamente, ma nulla di più; non ci si possono aspettare voli creativi. Tuttavia il libro ha il pregio di aver riportato in vita Leone XIII, perché inserire personaggi storici in un romanzo è un vero e proprio fatto di risuscitamento, e nel caso dell'assediato Leone XIII anche un fatto di giustizia.