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La festa nera

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Dopo un terribile caso di shaming che li ha quasi distrutti, Misha, Nicola e Ali tornano dietro la macchina da presa per raccontare il mondo in cui sopravvivono. Sono reporter, ma soprattutto sono ragazzi. Nell'Italia del futuro, fare documentari è un lavoro socialmente utile, l'ultimo stadio di un'umanità che ha scelto il tracollo come aspirazione esistenziale. L'unica via di fuga è la Val Trebbia, culla di nuove comunità autarchiche. Seguendo il fiume come una linea d'ombra, i protagonisti incontreranno madri che venerano il dolore, uomini convinti che la donna sia un virus invincibile, hipster eremiti che ripudiano la tecnologia, famiglie integraliste che credono in un'Apocalisse ormai passata dia moda, un misterioso guaritore, "il Padre", capace di sanare ogni malattia, a un prezzo. Usando i colori più vividi del genere, Violetta Bellocchio sfiora i temi brucianti del presente illuminando la narrazione con una scrittura espressiva, caustica, mai arresa. Un racconto tragicomico che non ha paura di colpire dove fa più male, mostrando il lato nascosto della violenza, quello che quando le luci rosse delle telecamere si spengono non fa più notizia, la vera festa nera.

160 pages, Paperback

First published June 14, 2018

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Violetta Bellocchio

19 books15 followers

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Community Reviews

5 stars
55 (18%)
4 stars
126 (42%)
3 stars
84 (28%)
2 stars
21 (7%)
1 star
10 (3%)
Displaying 1 - 30 of 41 reviews
Profile Image for Micol Mian.
Author 20 books28 followers
July 30, 2018
Onestamente più 4.5. Super atmosferico e allucinato e tagliente, perturbante proprio perché così vicino: quasi bastasse incrinare pochissimo la realtà - *questa* realtà - per arrivare a qualcosa di molto simile. O semplicemente sollevarne un lembo, scoprirla già presente. La scrittura è efficacissima e lo stesso vale per il montaggio, ipnotico e affascinante, e i personaggi sono *così belli* nonostante tutto. E l'ambientazione - quella provincia nordica in rovina, tra paesi abbandonati e ruderi, natura che continua indifferente, e boschi - è uno sfondo che rende ancora più perturbante una storia di perdita e rinuncia, e sconfitta tanto umana quanto sociale.
Spero di riuscire a scrivere una recensione più elaborata, appena riordino le idee e trovo il tempo di rileggere qualche passaggio, ma volevo fissare qualche pensiero subito. Per evitare di perderli per strada tutti, come capita un po' troppo spesso.
Profile Image for Silvia ❄️.
263 reviews34 followers
November 17, 2023
Futuro prossimo, in un nord Italia abbandonato al proprio destino, in rovina, Violetta Bellocchio ambienta una storia perturbante, disturbante, angosciante.
Siamo in Val Trebbia, per la precisione, ormai terra di nessuno, o forse terra di sette che si spacciano per gruppi di aiuto per persone disperate: Secondo Zion, Scuola Frank, Luna Nuova e La Mano. Tre reporter hanno in progetto di filmare cosa davvero accade all’interno di questi gruppi e ci riusciranno, sì, in un crescendo di follia e orrore.
La scrittura è vivida e tagliente, non ci risparmia nulla, Violetta, non usa filtri e ci descrive la realtà com’è, come sarà.
Un libro che si divora in poco tempo, sicuramente difficile da digerire (contiene molti trigger warning) e tra le cui pagine si annida la terribile profezia del nostro futuro.
Profile Image for Francesca Maccani.
215 reviews39 followers
July 16, 2018
La festa nera di Violetta Bellocchio è il secondo romanzo della collana Altrove, curata da Michele Vaccari.
In questo libro i temi sono diversi. Abbiamo sicuramente quello delle comunità che si aggregano con l'intento di abbandonare la civiltà, una civiltà che si colloca intorno al 2025 fatta di città invivibili e sovraffollate, dove le persone sono ormai schiave della rete e dove il fenomeno dello shaming ha ormai preso piede al punto da rendere la vita impossibile. Il dare addosso a tutto e a tutti, la violenza che si propaga attraverso la tastiera.
I 3 protagonisti della storia sono reduci da questo tipo di esperienza. Sono 3 ragazzi che si occupano di arte e se ne occupano come se fosse un lavoro socialmente utile al pari del pulire le aiuole spartitraffico, perché nel futuro la cultura sarà un settore del quale si occuperanno solo quelli che non hanno di meglio da fare.
Violetta in questo suo lavoro identifica alcuni fenomeni che rappresentano la contemporaneità malata, mostrandoci, quasi come in un film, ciò che potrebbe accadere fra qualche anno, con una visione da cronista che ha raccolto molte storie e molto materiale e quindi parla con cognizione.
Ne La festa nera c'è una comunità di maschi, stupratori, omicidi e violenti che decidono di ritirarsi a vivere in disparte per non cadere in tentazione. C'è una protagonista adolescente, pura e a tratti ingenua che viene attaccata e massacrata sui social perché oggi, più pulito sei più cercano di sporcarti.
E come deus ex machina non si ricorre più alla religione. Si torna a un paganesimo tribale, si venera LA Mano, un santone salvifico, che controlla tutto e che può tutto.
Una menzione a parte merita la scrittura.
Violetta ha la capacità di trasformare la prima persona in qualcosa di verosimile e questo libro ne è la piena dimostrazione.
I lettori vedono la fiction ma riescono a leggervi tutto il substrato di contemporaneità e riescono a farlo grazie alla lingua che Violetta usa.
Perché Violetta non ha filtri, ha una penna consapevole che sa tenere insieme stile, artificio, espressionismo e sguardo sul mondo come potrebbe essere fra 10 anni.
Il romanzo si inserisce perfettamente nella collana Altrove che ha come intento il dare vita a una letteratura futuribile (non parliamo di fantascienza), dove trovano spazio le storie di anticipazione. (Il realismo aumentato di Deotto per capirci).
In generale gli scrittori ragionano su ciò che è già stato e accaduto facendo leva sulla nostalgia, sul conosciuto, sulla rievocazione. Altra cosa è scrivere ciò che potrebbe accadere e Violetta Bellocchio con il suo romanzo ci è riuscita alla grande.
Profile Image for Rosita Pederzolli.
50 reviews18 followers
September 5, 2018
SIX SIX SIX REASONS TO READ "LA FESTA NERA" BY VIOLETTA BELLOCCHIO

1) It's the kind of book that keeps you up at night, reading with the light of your smartphone, trying not to wake up your partner sleeping next to you.
2) It's the kind of book that you can actually visualize, see, imagine. It's so vivid it might be a graphic novel or a very weird movie.
3) It's far far away from a certain Italian academic style I'm used to (and tired of). It's fresh, anarchist, dark and most important thing it's fucking funny as well.
4) The dystopian Italian setting is bold, essential, extremely well written, both inclusive and scary as it should be and makes me hope for a bright future of the genre in this country.
5) The general tone of the novel made me feel good about myself smoking too many cigarettes and not washing my hair in the three days of reading.
6) Beyoncé quotes. 🍋
Profile Image for Diego Frau.
14 reviews9 followers
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July 10, 2019
(Questa recensione è apparsa su FuoriPosto il 29 aprile 2019: https://fuoriposto.com/site/oltre-la-...)

La fine del mondo, nell’immaginario collettivo, si nutre di cliché e di strutture oramai consolidate e abusate, che talvolta ci fanno quasi sorridere per la loro posa artefatta. Ripensare o riconsiderare oggi, invece, la  fine del mondo semplicemente come la lenta agonia della società per come la conosciamo, o di un certo tipo di divenire contemporaneo che continua a riverberare nonostante tutto, è ben altro affare. In un periodo, quindi, in cui il romanzo distopico italiano, nei suoi diversi gradi, è diventato quasi un’urgenza per certi autori per poter raccontare o esorcizzare il presente, un libro come La festa nera di Violetta Bellocchio (pubblicato a giugno dello scorso anno per ChiareLettere) è, sotto ogni punto di vista, molto più che un semplice libro di “genere”.

La storia è quella di un trio di documentaristi Ali (fonica e voce narrante), Misha (popolare YouTuber e volto del progetto) e Nicola (videomaker e compagno di Misha), che in seguito ad un loro video pubblicato su Internet, vengono investiti da quella che è a tutti gli effetti una shitstorm d’odio collettiva che li costringerà in maniera violenta ad abbandonare inizialmente ogni forma di progetto comune.

Detta così, sembrerebbe quasi una storia ordinaria, ed è questo che colpisce, se non stessimo parlando però di qualcosa ambientato nella provincia italiana in un futuro prossimo, vicino: il 2026. Un futuro in cui il mondo è collassato, e in cui ognuno prova a ricucirsi addosso un senso alla propria vita, quando l’unica cosa, al di là delle macerie, l’unico appiglio che persiste, sembrano essere soltanto le relazioni e il loro valore.

“Questa è la storia di noi che perdiamo tutto. Questa è la storia della fine del mondo, quando la realtà, per come la conoscevamo noi, è scomparsa. È inutile cercarci una morale o una logica. Nessuno saprebbe dire come si è aperta una simile crepa nella terra sotto i nostri piedi. Però è successo, a noi, ed è per questo che siamo finiti come siamo finiti.”

In un contesto del genere, documentare quello che resta dell’umanità, ridare speranza a chi quel tipo di società la vive, la subisce, fa si che proprio quel progetto che sembrava aver distrutto il trio, improvvisamente acquisisca nuova luce. Venga, per certi versi, nobilitato a ruolo sociale. Sarà proprio questa nuova luce improvvisa, questo riscatto, che spingerà i tre a credere di nuovo nel loro percorso e alle loro idee, questa volta con uno spirito totalmente diverso. Ali, Misha e Nicola, infatti, muovendosi e documentando quello che succede nella Val Trebbia, avranno a che vedere con comunità e organizzazioni spontanee in cui andranno a rifugiarsi figure di ogni tipo, e che alimenteranno quello che sarà il vero viaggio di ricerca per i tre: conoscere chi si cela sotto lo pseudonimo de Il Padre, una figura considerata mistica e in grado di poter curare e assolvere qualsiasi tipo di malattia o di ricordo.

La festa nera è un libro che disturba proprio a partire da quel senso di inadeguatezza, di cinismo, di odio, che si percepisce nelle parole di queste vite a metà. Esiste infatti, circoscritto ai sopravvissuti, un dolore continuo che si rigenera e crea comunità tra le persone. Un odio che è liberazione e giustizia a qualunque costo.

La violenza con la quale agiscono le organizzazioni spontanee del romanzo, sembra, a tutti gli effetti, la proiezione dell’hate speech presente online. Un fenomeno che talvolta risulta impossibile da arginare, ma che è capace di distrugge le vite di tutte le persone che lo subiscono.

Violetta Bellocchio torna al romanzo con una prova davvero notevole sotto ogni aspetto. La festa nera è un’opera che senza dubbio mi rimarrà impressa proprio per la grande potenza evocativa del testo e della lingua. Un romanzo, quanto mai attuale, e che consiglio fortemente.
Profile Image for Come Musica.
2,225 reviews690 followers
December 16, 2018

“Mi hai insegnato cosa fosse la fame, e cosa, di preciso, potesse capitare a chi non faceva mai i conti con la sua crepa. Mi hai insegnato che tutti hanno un punto debole e che la sottile bellezza del nostro lavoro sta nell’andare a picchiarci contro, un giorno dopo l’altro, una persona dopo l’altra. Mi hai aperto le vene e gli hai dato fuoco.

Mi hai dato lo stile, mi hai dato la grazia. Mi hai dato un’ombra e mi hai dato un corpo. Mi sei entrata nel sangue e ci resterai per sempre, e lo dirò a tutto il mondo.”

Che scrittura avvincente!
Profile Image for Samuele Petrangeli.
433 reviews87 followers
March 2, 2019
La Festa Nera ha l'enorme problema di essere estremamente godibile, roba che non staccheresti gli occhi dalla lettura, totalmente immerso nell'Italia del 2026, fra sette e apocalissi, che uno rischia seriamente di perdersi tutti i discorsi che riesce a portare avanti Violetta Bellocchio. Il che è un enorme peccato. La storia, infatti, è quella di tre documentaristi, nell'Italia del 2026, dopo essere stati piuttosto distrutti dall'odio della gente, cercano di tornare a farsi notare con un servizio sulle sette che popolano una valle del Nord Italia.

1 La prima cosa che salta all'occhio è che La festa nera è un libro profondamente cinematografico. Lo è, innanzitutto, nella scrittura, che si basa molto sullo show don't tell, e che scorre via velocemente, quasi come se fosse una sceneggiatura. Lo è, poi, nel suo essere pieno di riferimenti, perfettamente integrati all'interno della narrazione, sia nella storia in sé (la storia di gente che va a fari documentari è un po' la cifra dell'horror degli anni 2000), sia nelle continue citazioni che fanno i personaggi - vuoi nei dialoghi, vuoi nella narrazione in prima persona di Ali. Il che è normale: sono tre documentaristi, amano il cinema, parlano attraverso il cinema. E' il loro mondo. Di quello si nutrono e quello risputano fuori. Ma è cinematografico anche nella messa in scena. Ok, mi spiego meglio. Quando i tre documentaristi vanno a fare il loro documentario, la videocamera è sia esterna, sia, soprattutto, nelle lenti speciali di Misha, che filmano tutto in prima persona. Uno strumento che, in pratica, una volta montato dà l'idea allo spettatore di essere lì, fisicamente. Di essere all'interno del corpo di Misha, di assumerne il punto di vista. Avete presente, no?, quei finti documentari tipo Blair Witch Project o Rec? Ecco, in quel modo, solo un gradino in più. Per capirci, tanto siamo tutti adulti e vaccinati: tipo i porno in pov. Ora, tutta la storia, però, è raccontata in prima persona da Ali (la fonica del gruppo). Il racconto in prima persona fa proprio quello che fanno le lenti speciali: ti fanno assumere il pov di chi sta narrando. Unita a una scrittura particolarmente cinematografica, Bellocchio riesce quindi a ricreare perfettamente l'impressione che si potrebbe avere guardando attraverso le lenti. Il finto documentario che formalmente si ricrea nel romanzo.

2 Lungi, però, dall'essere una scelta puramente stilistica, questa ibridazione con il cinema è fondamentale per un discorso sullo spettatore e, legato a quello, sul confine fra realtà e finzione. Prima lo spettatore. Allora, la storia ci viene raccontata da Ali, che, unica sopravvissuta del gruppo, ha il compito di raccontare quello che è successo - in pratica è come quasi fosse diventata la videocamera del gruppo: colei che ha impresso gli eventi e ha il compito di (rimontarli e) raccontarli. Però, al contempo, è anche spettatrice, ascoltatrice della sua stessa storia. Una volta raccontata, infatti, è come se prendesse coscienza di tutto quello è accaduto e ne esce totalmente cambiata. "Io sono figlia di una leggenda". Questo perché, in fondo, la vera protagonista di La festa nera non è tanto Ali, quanto, per sua stessa dichiarazione, Misha. Raccontando, quindi, la storia di Misha, Ali la rielabora e ne viene cambiata. Rigenerata. Perché è questa l'importanza delle storie, no?, il fatto che ti cambino, che ti permettano di entrare in contatto con qualcosa di esterno a te, e che ti mutino nel profondo. Non dico che ti insegnino qualcosa perché è una stronzata edificante, però, insomma, tipo i pugni. I pugni non ti insegnano nulla, ma ti cambiano. La storia di Misha per Ali è un enorme pugno. Così come lo è il cinema. O le storie in generale.

3 L'altro punto, il confine fra realtà e finzione. Allora, il documentario è, apparentemente, il genere cinematografico votato alla rappresentazione della realtà. Ma è piuttosto ingenua pensarla così. Sia in generale, sia per quanto riguarda 'sti tre scappati di casa. I loro documentari, per capirci, sono una roba più vicina a un servizio delle Iene più che a Flaherty. E' roba che loro caricano su youtube (ah, a proposito, questo è uno dei pochi libri che riesce a rappresentare un meme per bene. O anche internet in generale. Grazie, Violetta. Ma, oh, d'altronde Bellocchio è una che nell'internet italiano dovremmo portare in palmo di mano), comunque, dicevo, è roba che loro caricano su Youtube e che è fondamentalmente loro che cercano il clickbait. Tipo Misha che si versa sangue forse umano in testa. O anche il cercare 'ste sette, e soprattutto il modo in cui le rappresentano, alla ricerca del sensazionalismo e dello scandalo. Quindi, comunque, dietro la dichiarazione di realtà vi è la finzione. Ma la finzione permea l'intero libro. Tutti gli individui delle sette che incontrano, hanno rinunciato al loro vecchio nome, in favore di uno nuovo, spesso che fa riferimento alla cultura pop. O, ancora, nessuno dei tre documentaristi usa il suo vero nome, addirittura ad Ali glielo hanno dato gli altri due. Ma, attenzione, anche il cinema è finzione. E la finzione non è necessariamente un male. E' ciò che rimane quando la realtà è collassata. La finzione è la costruzione di una realtà soggettiva quando la realtà oggettiva è crollata. E', cioè, la ricreazione. E' libertà. E' fluidità. Come il rapporto fra Ali, Misha e Nicola. Una famiglia che si auto-costruisce, che si forma con Misha e Nicola genitori di Ali. Il cinema, quindi, che permea tutto il romanzo è un vero e proprio atto fondativo, ripetuto infinite volte, di chi è rimasto.

4 Ok, a questo punto mi sa che tocca parlare del mondo. Tocca perché è un mondo tanto brutto quello dell'Italia del 2026. Ed è tanto brutto soprattutto perché La festa nera non è fantascienza, non è distopia. Ma è semplicemente immaginare come sarà il mondo se continuiamo su 'sta strada. Cioè, a una certa c'è stata una guerra, ma quello è paradossalmente il minimo. Comunque. Il world-building è fatto in modo implicito, con frasi buttate là, com'è normale: Ali non sta raccontando un saggio socio-politico, racconta per chi quel mondo lo conosce. Possiamo immaginare che i confini siano iniziati a farsi veramente tanto pesanti. Che ci sia una fortissima crisi economica. Le città sempre più affollate e al contempo invivibili. Insomma. Adesso, solo che è il 2026. Una delle risposte delle persone è stata quella di abbandonare tutto e rifugiarsi in delle sette, che, insomma, quando hai perso tutto, qualsiasi cosa ti possa dare una soluzione è ben accetta. I tre documentaristi visitano cinque sette di una valle del Nord-Italia. Bellocchio riesce a caratterizzare ogni setta in modo particolare, ognuna metaforona di qualcosa, però al contempo così inquietanti, così disturbanti, da risultare concrete. Da non essere un vuoto fondale. Ci sta
- quella del serpente nero (gli uomini che hanno fatto del male alle donne. Ma non quelli malvagi, sia chiaro: quelli che sono stati costretti dalle donne e dai loro influssi. E che quindi per evitare di fare di nuovo roba brutta, si isolano
- quella dei ragazzi convinti che si è tutti morti nel 2015 e che quindi utilizzano e mangiano solo cose di prima del 2015: "Quando è stata l'ultima volta che chiunque ha avuto anche la minima fiducia nella possibilità di un futuro? ... A occhio e croce nel 2015? I nostri calcoli lo confermano. Ma stiamo alla realtà. Il naufragio nel Canale di Sicilia, gli attentati a Parigi, lo stupro alla Stanford University, quella storia terrificante della ragazza a Torino. E' stato l'ultimo momento nel regno dell'uomo in cui si era disposti a fingere che sarebbe andato tutto bene". Insomma, se qualcuno vi chiede una descrizione dei Millennials, voi fategli leggere il capitolo dedicato a Zion
- quella che si occupa di educare i bambini. Militarizzandoli.
- quella, vertice horror del libro, Bellocchio che diventa si butta nel cannibal movie, delle donne (e qualche uomo) concentrate a infliggersi ferite su ferite, concentrate unicamente sul proprio dolore autoinflitto. Chiuse nel proprio dolore autoinflitto
- la Mano, che si dice sia guidata da un Padre (o forse Madre) che ha il potere di guarire le persone. Ultima speranza in un mondo chiaramente andato

5 Cinema, finzione, mondo che fa schifo al cazzo convergono e esplodono nel flashback di Ali, con il racconto di quando internet si era accanito con violenza contro di loro, e in particolare contro Misha. Durante l'ennesimo servizio, fondamentalmente uguali a tutti gli altri, vengono accusati di star fingendo tutto. Il sottile confine fra realtà e finzione collassa, gli spettatori lo rigettano. E da qui è violenza pura. Minacce di morte. Auguri di stupro. Stalking. Diffusione di foto intime. Insomma, internet. E' interessante come questa violenza rimanga confinata al mondo virtuale: Ali rimane stupita come nessuno l'attacchi fisicamente, nonostante quasi lei cerchi un annientamento fisico. E' una violenza verbale, fatta di continue minacce. Una violenza finzionale, che non si traduce mai in realtà concreta. Oh, sia chiaro non so sostenendo che sia meno dolorosa. Sto sostenendo che la stessa violenza che viene messa in atto è una violenza finta, ricreata. Perché ricrearla è più facile, più comodo. Anche perché paradossalmente ha la stessa forza, la stessa capacità distruttiva di quella concreta. Solo che manco devi alzarti dal divano. O, soprattutto, vedere in faccia la persona che stai massacrando. L'intelligenza di Bellocchio sta nel riuscire a descrivere delle vittime che non sono perfette. Sono a loro volta carnefici (le loro manipolazioni verso le sette), fanno un lavoro discutibile. Ma nulla, NULLA, giustifica una tale violenza. Il mondo dell'Italia del 2026, o quello del 2018, è un mondo che si regge sulla violenza, sull'attacco di quello più debole socialmente. Sia uno Youtuber su cui è stato sdoganato l'attacco dall'intera società, sia uno che è stato in prigione e che quindi dovrebbe vivere sotto un ponte per legge. In questa descrizione della realtà, La festa nera, allora, è particolarmente vicina a Dogman, per rimanere in tema cinematografico.

6 Il racconto di La festa nera è allora il racconto di Misha, "la ragazza più sola che ho mai conosciuto". Il racconto di Ali è un racconto volto a cercare di arrivare alla sua crepa: "Nessuna vita è bella come sembra, nessuna vita è brutta come sembra: c'è una crepa in ogni singola cosa. Cercala, infilaci due dita e guarda la luce che entra". Ad Ali viene rinfacciato di non aver visto quella crepa, d'altronde quante cazzo di volte non ci rendiamo conto, non per cattiveria, ma perché siamo stanchi, distratti, pigri, ingenui, e magari con un po' di pregiudizi, di come la vita degli altri non sia come la immaginiamo. Di come confondiamo la nostra finzione con la loro realtà. Allora, attraverso il racconto (che la cambierà), Ali vuole guardare finalmente dentro la crepa di Misha. Riuscire finalmente a cercare di capirla, di entrarci in contatto. Perché, in fondo, è quello che dovremmo fare, e La festa nera ce lo dice a brutto muso e in prima pagina, proprio per essere sicuri che lo capiamo.
Profile Image for Michele Bellana.
59 reviews58 followers
January 17, 2019
La festa nera parla di tre ragazzi documentaristi, Misha, Ali e Nicola, che dopo un brutto episodio di shaming che li ha visti nell’occhio del ciclone delle offese di tutta la rete, decidono di tornare a calcare le scene con un servizio molto particolare e potenzialmente pericoloso: percorrendo la Val Trebbia, il progetto prevede la visita a cinque comunità autarchiche sulle tracce del Padre, una figura misteriosa in grado di curare le persone da qualunque cosa le affligga, purché siano disposte a pagarne il prezzo.

Scritto, oltre che molto bene, con uno stile che trasmette bene l’idea del documentario, La festa nera è fatto di scene, scorci e commenti di quello che vede la sua voce narrante, Ali, la fonica del trio. Leggendolo si ha proprio la sensazione di essere lì, zaino in spalla, a registrare insieme ai ragazzi quelle scene di un’Italia in rovina, in cui migrazioni ed epidemie hanno lasciato spazio alla desolazione e al proliferare di queste comunità. Comunità non necessariamente religiose: troviamo donne masochiste, uomini rei di violenza sulle donne rinchiusi in clausura, hipster che rifiutano la tecnologia, chi insegna ai bambini a sparare: c’è veramente di tutto in questo romanzo perché i culti, oggi, si formano intorno alle cose più impensabili.

Ma la cosa che sorprende è che tutte queste comunità, quando poi arriva verso metà libro il flashback dello shaming subito dai tre ragazzi in un’altra comunità, una community online, quella di YouTube, non sembrano più così assurde come sembravano in un primo momento. Anzi, mettono ancora più in evidenza lo strano momento in cui viviamo: il web è proprio come quella Val Trebbia percorsa dai tre protagonisti di questa storia, un insieme di piccole comunità intransigenti e di falsi profeti; dei non luoghi in cui molte persone si ritrovano solo perché vittime del carisma di certe figure, di linguaggi forti o della propria solitudine: abbracciano idee e sposano cause che non sono realmente loro per sentirsi parte di qualcosa, forti, per ritrovarsi all’improvviso in una posizione di potere sugli altri.

E sempre da quel capitolo emerge un’altra cosa ancora, che poi forse è proprio quella che più di tutte caratterizza le comunità online: l’odio. Oggi basta un minimo passo falso, un nulla, per ritrovarsi sommersi dall’odio. E quando la macchina dell’odio si mette in moto, non hai più scampo: offese, stalking e minacce, nell’era dell’always online, causano alle persone più danni delle malattie. Non occorre guardare tanto lontano per accorgersi quanto l’odio venda oggigiorno: dalla politica all’intrattenimento, la denigrazione e l’annientamento dell’altro sono la portata principale del cannibalismo virtuale che abbiamo ormai abbracciato.

Ça va sans dire, trattandosi in questo caso di vittime donne, il tutto viene condito da una problematica ancora ben lungi dallo smettere di essere attuale e per questo, giustamente, molto cara all’autrice: è un attimo perché l’odio inizialmente generato da un brutto servizio su YouTube porti alla pubblicazione di una foto privata di una delle due ragazze e lo shaming diventi improvvisamente di tipo sessuale. La vita delle due protagoniste viene completamente stravolta, annientata, non solo nel pubblico ma anche nella loro sfera privata perché non sono più solamente delle cattive reporter ma delle puttane che meritano solo le peggiori punizioni carnali.
Su questo argomento la Bellocchio scrive indiscutibilmente le pagine piu’ belle, sentite e disturbanti di tutto il romanzo, traspare da ogni riga di quel capitolo l’urgenza di raccontare e denunciare il fenomeno. Le sette de La festa nera non sono peggio delle atrocità della realtà.

Chiusa questa lunga, ma per me necessaria, parentesi, il giudizio generale sul romanzo è decisamente positivo. La festa nera è un atipico on the road che gioca con la distopia e il weird che affronta, attraverso una trama interessante e ben raccontata, dei temi a mio avviso molto importanti. Però niente retorica e niente pateticità: solo una cronaca molto viva e visiva di cose che accadono, proprio come se fossero delle riprese. La Bellocchio la scopro solo con questa sua ultima uscita ed è un’autrice davvero interessante che terrò sicuramente d’occhio da ora in avanti.

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Profile Image for Francesco.
1,686 reviews8 followers
August 5, 2021
In un'Italia post-apocalittica (anche se cosa sia esattamente questa apocalisse non viene mai detto) una Youtuber e il suo team di cameraman e fonica/tuttofare si mettono in viaggio nella Val Trebbia per andare ad intervistare cinque "sette".
In un incrocio tra "The Blair Witch Project" e "Black Mirror", assistiamo ad un crescendo di violenza e misticismo che confluisce nell'incontro con il capo della misteriosa "Mano", la setta più inavvicinabile di tutti.

Un romanzo allucinante e con immagini forti tratteggiate, una distopia fantasiosa ricca di citazioni e di riferimenti alla cultura moderna ma non solo.
Non posso dire che mi sia piaciuto - soprattutto il finale, che avrei preferito più netto - però è ugualmente una lettura che mi permetto di consigliare.
Profile Image for zoe Ladra.
23 reviews21 followers
November 15, 2018
Ci sono libri che non si consigliano, Devi esser tu a sentirti di leggerli. Perchè questi non ti porteranno in un mondo fatato e idilliaco, ma in un luogo oscuro, in un bosco, in una fiaba nera che ti farà scendere inesorabilmente dentro la parte più oscura di te.
Questo è quello che ha fatto "Le festa nera", letto senza sapere nulla, curiosa di una buona scrittura ho varcato la soglia dei libri che ti entrano dentro, di quelli che qundo li chiudi sei diverso, senti che in quel momento la storia ti ha oltrepassato e si è infiltrata nella tua testa.
Un libro che ho divorato e ancora mi echeggia in fondo all'animo.
Profile Image for Hal Incandenza.
617 reviews
July 27, 2018
Un libro che in tanti dovrebbero leggere ma che temo leggeranno e capiranno solo coloro che “non ne hanno bisogno”. Un ironia nera che decodifica e racconta lucidamente il nostro quotidiano, condita da una miscela di King (The Stand, tra tutti), McCarthy e della Atwood.
Profile Image for Alfonso D'agostino.
1,003 reviews74 followers
August 3, 2019
C'è un gioco che immancabilmente caratterizza le cene meravigliose che io e MoglieRiccia ci godiamo con i nostri amici più cari: indovinare gli ingredienti del piatto con cui veniamo deliziati.

Terminata la lettura, intensa e appassionata, de La festa nera di Violetta Bellocchio ho provato a distinguerne i sapori. In questa distopia tutta italiana in cui si scorgono brandelli del nostro presente, ho avvertito il gusto dei migliori episodi di Black Mirror. Ho isolato il sapore della vera letteratura, assaggiato spezie di Ballard con un retrogusto nazionale alla Tullio Avoledo. Nella storia di questi documentaristi videomaker a caccia di storie e di salvezza, ho percepito l'afrore della narrativa non-fiction al suo meglio (qualche profumo Wu Ming, per intendersi). Tutto, sottolineo tutto, miscelato con una abilità avvolgente, su un corpo narrativo solido, con personaggi credibili e assieme incredibili e una assoluta originalità d'insieme, con un timbro inconfondibile.

Così come è complicato raccontare a parole la bontà di un piatto cucinato dalla nostra amica, non proverò neppure ad andare oltre. Mi limito a consigliare La festa nera, spassionatamente.
Profile Image for Cesare Trucco.
11 reviews11 followers
December 27, 2021
Ottimo romanzo contemporaneo italiano . La Bellocchio sa scrivere , graffia la superficie oltre la quale la nostra realtà diventa troppo presente e fastidiosa .
Profile Image for Francesca.
2,197 reviews172 followers
November 19, 2025
3.5/5

Romanzo peculiare, una sorta di distopico ambientato nel nord Italia in un futuro vicino, una storia potente e disarmante, un ritratto caustico della società. La realtà, come la conosciamo, è collassata, lasciando spazio a comunità autarchiche.

In questo contesto, la trama segue le vicende di Ali, Misha e Nicola, tre giovani reporter specializzati nel filmare “tutto quanto sta all’incrocio tra lo strano, il triste e l’oscuro”, in particolare il loro viaggio in Val Trebbia, alla ricerca di storie locali e di un misterioso guaritore. Ma questa esperienza sarà una discesa nel lato più oscuro e irrazionale dell’essere umano.

La prosa è espressiva, tagliente, senza retorica, solo cronaca cruda del tracollo esistenziale. È un’opera che respinge e affascina, perché si sente terribilmente vicina e attuale e questo crea sconcerto, in particolare indagando le dinamiche comunicative del web, l’iper narrazione ed esposizione mediatica e social.
Profile Image for Roberta Bellitto.
26 reviews16 followers
August 24, 2018
Lasciarsi accompagnare da Violetta Bellocchio in un futuro possibile (e temibile) è stato molto piacevole, ma angosciante al tempo stesso. Un libro godibile che ti fa riflettere sulla realtà e il momento storico.
Profile Image for Rachele.
29 reviews6 followers
February 7, 2021
we need more, more romanzi ambientati in un'italia post apocalittica!!
Profile Image for Domenico.
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August 19, 2021
Un'oscurità posticcia e molto pop che non sorprende, non interroga, non affascina. Scrittura da settimanale. Abbandonato a metà.
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February 2, 2022
Non mi è piaciuto lo stile dell'autrice, la storia è anche interessante ma purtroppo questo modo di raccontare non fa per me.
Profile Image for Elisa.
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March 13, 2021
Questa volta ho scelto di uscire dal mio piccolo guscio fatto maggiormente di fantasy, mi sono lasciata guidare dal consiglio di un'amica. Ci troviamo in una realtà parallela, una realtà che sembra la nostra, ma sembra anche assolutamente diversa dalla nostra; seguiamo lo strano viaggio di tre reporter Misha, Nicola e Ali, che dopo un fatto che li ha portati alla rovina vogliono tornare alla ribalta girando un documentario sulla Val Trebbia, culla di nuove comunità autarchiche. Un viaggio nel torbido.
All'inizio non posso negare di aver fatto fatica ad adattarmi allo stile di Violetta Bellocchio, ma appena ho preso un pochino di familiarità è stato difficile staccarmi. L'atmosfera è pesante e rapisce, sfido chiunque a iniziare questo libro e a non provare la voglia allo stesso tempo di posarlo e non riprenderlo mai più e di continuarlo fino a quando non si è finito. L'autrice non ha paura di gettare in faccia le cose ai propri lettori, per poi lasciarli confusi e con mille spunti di riflessione.
52 reviews1 follower
August 14, 2018
Mi è difficile dare un'opinione. Un libro che è a metà tra l'esercizio di stile e la distopia cinica che parla del mondo attuale; proteso fra la selva incessante di idee e la scarsa realizzazione delle stesse strizzate in un formato troppo piccolo, tra la fatica e l'interesse.
Difficile dare un'opinione, ma questo libro stimola molti tra i miei guilty pleasures (la distopia, le sette, l'ambientazione geograficamente rintracciabile, l'avventura da cui non si può tornare indietro, citazioni musicali e cinematografiche, ecc...) e non posso non promuoverlo.
PS forse questo libro è proprio questo, un concentrato di guilty pleasures che difficilmente si ammetterebbe di apprezzare tutti insieme, ma che ti vengono buttati addosso uno dopo l'altro.
Profile Image for Enza Reina.
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June 24, 2020
Mad Max in Val Trebbia.
Una distopia sicuramente originale, cinematografica, immaginifica e molto visiva.
Tre personaggi interrotti. Un gioco dell'oca a tappe per arrivare a un finale sicuramente annunciato.
Iniziato, lasciato, ripreso, finito dopo un anno.
Profile Image for Alessandro.
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October 13, 2021
Un altro libro che avevo messo in lista da leggere per non mi ricordo quale motivo, che ho comprato perché l'ho trovato in offerta sullo store di Google, e che ho letto senza saperne niente.
Inaspettato, sorprendente, in entrambi i casi in positivo. Mi è piaciuto.
Profile Image for Lorena.
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January 31, 2023
Una storia che cattura ma non convince al 100%. Era da tanto che era nella mia lista, guardato con un filo di sospetto... onestamente non ho ancora capito se mi è piaciuto o no. Nel dubbio voi leggetelo. Male non fa.
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