Jukebox all'idrogeno raccoglie le prime due opere pubblicate da Ginsberg, ossia "L'urlo e altre poesie", e "Kaddish e altre poesie". Come si evince dai titoli delle due raccolte, sono "L'urlo" e "Kaddish" i due componimenti principali non solo delle due raccolte, ma dell'intera produzione poetica di Ginsberg. La prima è una poesia manifesto, sia di un'intera generazione di autori (presente in essa e spesso nella poetica di Ginsberg sono infatti Kerouac, Borroughs e molti altri, soprattutto Carl Solomon, dedicatario del testo), sia di un'intera generazione di giovani: la loro ribellione nei confronti del conformismo borghese, la loro audacia, follia, spregiudicatezza, espresse dalle sconsiderate avventure cantate nel testo, diventano tema essenziale della poesia di Ginsberg, assieme all'implementazione del verso lunghissimo, beat nel senso musicale del termine (secondo me molto più nella prima che nella seconda raccolta) linguisticamente crudo, spoglio, tutte caratteristiche fondamentali del suo stile poetico. La seconda è invece un vero e proprio poema, incentrato sulla figura della madre, un lamento (ciò il significato del titolo ebraico) in cui Ginsberg narra vita e morte di lei, indagando quei tratti che ne hanno caratterizzato la vita sventurata e trasmessi per via matrilineare al figlio, ossia ebraismo, comunismo ma soprattutto pazzia, il tutto all'interno di un'atmosfera sacrale distrutta talvolta solo dalle sconsiderate gesta di Naomi. I due componimenti mi son piaciuti, ma non li ho trovati così straordinari come pensavo fossero: soprattutto "L'Urlo", cui importanza è più forse attorno a quel ruolo di partecipazione e identificazione giovanile che assunse piuttosto che per grandezza poetica. Ma straordinarie secondo me sono le ultime poesie della seconda raccolta, quelle incentrate invece sull'uso di allucinogeni: le visioni e le sensazioni vissute diventano per Ginsberg mezzo per indagare, toccare e vivere il suo Dio, un connubbio tra divinità Buddhista e spiritualità ebraica e cristiana incredibile, il tutto espresso in un insieme di immagini geniali. Ciò che al contempo ho tuttavia odiato della poesia di Ginsberg (e che gli preclude le 5 stelle), oltre alla presenza di qualche mediocre testo nelle raccolte, è il lato più hippy dell'autore, che lo induce, a volte anche in momenti estremamente alti, a dover inserire necessariamente immagini sessuali, spesso totalmente decontestualizzate.