Chi era l’uomo che affiancò come cronista Magellano nella spedizione alla volta delle Molucche, le leggendarie isole delle spezie, lasciandone un resoconto che ispirò a William Shakespeare le atmosfere della Tempesta? Un viaggio al seguito dei grandi esploratori, tra fantasia e realtà, tra ricostruzione storica e invenzione letteraria. «Antonio Pigafetta, che accompagnò Magellano nel suo primo viaggio attorno al mondo, scrisse, durante il suo passaggio attraverso l’America Meridionale, un rigoroso resoconto che sembra un’avventura dell’immaginazione. Raccontò di aver visto uccelli privi di zampe le cui femmine covavano le uova sulla schiena del maschio. Raccontò che il primo nativo incontrato in Patagonia fu messo davanti a uno specchio, e che quel gigante, impressionato, perse l’uso della ragione per la paura della propria immagine» (Gabriel García Márquez)
Siviglia, 1519. Più uomo di penna che di spada, Antonio Pigafetta, vicentino di nascita, decide di prendere parte alla straordinaria impresa di Ferdinando Magellano che si appresta a salpare con cinque navi cariche di provviste, armi, specchietti e cianfrusaglie da baratto. Ai suoi ordini, tra marinai e soldati, duecentosessantacinque uomini, di cui ventisette italiani. Scopo della missione è raggiungere le Molucche, isole delle spezie, in senso contrario alle rotte usuali su cui il Portogallo esercita una pericolosa concorrenza. Per arrivare al Pacifico bisogna però trovare el paso, mitico stretto che non è riportato sulle approssimate carte nautiche, ma ben definito nella mente del caparbio comandante. Ostacolato da infidi sottoposti, che mal tollerano l’autorità di Magellano, il viaggio sarà irto di pericoli ed eventi drammatici, sorprendenti scoperte e amare sconfitte, qui ripercorsi sulla falsariga del diario di Pigafetta, coraggioso cronista. Superando inaudite difficoltà, la spedizione, decimata da perdite di uomini e navi, si concluderà con un successo. Ma la gloria, come la fortuna, si rivelerà cieca?
Ho trascorso quasi interamente la mia carriera porgendomi domande su Antonio Pigafetta. E la domanda più ovvia era il perché egli avesse così tanta fama in Veneto e ancor più in quel di Vicenza. Da adolescente, non ero lontana a un liceo classico che porta il suo nome.
Fu in una sera invernale qualunque in cui mal sopportavo il telegiornale locale, che spuntò un'intervista agli autori di questo libro. Esclamai: "Appena lo becco, lo compro volentieri".
Ora. Calma e sangue freddo. E' un'inchiesta? No. Ma è una rielaborazione romanzata molto lucida sul poco rimasto sul primo giro del mondo conosciuto all'epoca di Antonio Pigafetta. Poco rimasto, ritrovato e salvato almeno tre secoli più tardi. Gran romanzo, quindi. Con un civilissimo giovane giornalista predestinato a cambiare la storia, insieme a potenti molto meno civili di lui. Con, di passo, un saggio angelo custode pennuto.
E non posso non ridacchiarmela come il Grinch, pensando all'ossessione veneta per la propria cultura (da intendersi "il mondo finisce sul mio ombelico"). Antonio Pigafetta vale davvero tempo e orgoglio, eppure questo libro è troppo costoso, quando invece dovrebbe far parte dei programmi delle scuole superiori (almeno) venete.
Premessa: libro letto obbligatoriamente per la scuola, non l'avrei mai letto se non sotto dovere.
Non è proprio mio genere.
Siviglia, 1519. Antonio Pigafetta, cronista vicentino, decide di prendere parte alla straordinaria impresa di Ferdinando Magellano che si appresta a salpare con cinque navi cariche di provviste, armi, specchietti e cianfrusaglie da baratto. Ai suoi ordini, tra marinai e soldati, duecentosessantacinque uomini, di cui ventisette italiani. Scopo della missione è raggiungere le Molucche in senso contrario alle rotte usuali; ostacolato da infidi sottoposti, che mal tollerano l'autorità di Magellano, il viaggio sarà irto di pericoli ed eventi drammatici, sorprendenti scoperte e amare sconfitte. Superando inaudite difficoltà, la spedizione, decimata da perdite di uomini e navi, si concluderà con un successo.
Questo libro non mi ha presa proprio per niente, l'ho trovato lento e noioso, per niente scorrevole, tanto che non sono mai riuscita a leggere più di 20/30 pagine al giorno. Nei sessanta capitoli totali, ne ho trovati carini sono cinque, se vogliamo abbondare; verso il 40% del libro, questo sembrava riprendersi e diventare più entusiasmante, ma così non è stato. Ho trovato che un sacco di scene raccontate non avessero piena attinenza con quello descritto, in più spesso e volentieri veniva citata una situazione che, per mio gusto, avrei preferito fosse approfondita. Uno dei problemi, però, più significativi di questo libro sono i troppi nomi elencati, alcuni di questi apparivano all'inizio e tornavano alla fine, quando però nel mezzo del libro sono state nominate altre cinquanta persone; alla fine tutti questi nomi, oltre a non servire poi a molto, hanno creato in me solo tanta confusione.
La scrittura l'ho trovata medio semplice, la punteggiatura qualche volta mancante.
Credo che per gli appassionati del genere, posso anche essere un libro piacevole e interessante, purtroppo non avendomi presa per nulla, anzi, avendo annoiata molto, il libro non mi ha causato molta curiosità.
Romanzo storico destinato a coloro che vogliano approfondire l'incredibile e tribolata spedizione di Magellano e i suoi attorno al mondo, senza per questo leggere direttamente le 'Relazioni' di Antonio Pigafetta (scritte in un laconico italiano '500esco) , diarista di bordo. Il libro di per sé è estremamente scorrevole, con capitoletti di poche pagine a scandirne il ritmo, ciò grazie anche ai continui colpi di scena che caratterizzano l'impresa: ammutinamenti, rapporti non sempre pacifici con gli indigeni, eventi naturali avversi. Basti dire che delle 5 navi partite da Siviglia nel 1519 solo una farà ritorno in Spagna tre anni più tardi con a bordo solamente 18 uomini dei 265 partiti.