Sulla spiaggia di Le Baule, mentre le divisioni corazzate tedesche corrono le pianure della Polonia e si preparano a invadere la Francia, l’autore trentasettenne cerca di fissare lo sguardo sulla crisi della cultura europea e di interrogare le ragioni che hanno condotto un’intera civiltà al suo esito catastrofico. Con una scrittura insieme fresca e ambiziosa, Levi sottopone a una critica implacabile la religione (che trasforma il sacro in sacrificio), lo Stato (l’idolo sociale per eccellenza, da cui la politica occidentale in tutte le sue forme non riesce a liberarsi), la guerra, il sangue, la massa, l’amore e l’arte. Ed è solo a partire dalla libertà dischiusa da questo percorso allucinato e quasi profetico che le opere successive di Levi, da Cristo si è fermato a Eboli a L’orologio acquistano il loro vero senso, che è quello di una testimonianza che non riguarda il passato, ma il nostro presente.
Carlo Levi was an Italian-Jewish painter, writer, activist, anti-fascist, and doctor. He is best known for his book, "Cristo si è fermato a Eboli" (Christ Stopped at Eboli), published in 1945; a memoir of his time spent in exile in Lucania, Italy, after being arrested in connection with his political activism. In 1979, the book became the basis of a movie of the same name, directed by Francesco Rosi. Lucania, now called Basilicata, is historically one of the poorest and most backward regions of the impoverished Italian south. Levi's lucid, non-ideological and sympathetic description of the daily hardships experienced by the local peasants helped to propel the "Problem of the South" into national discourse after the end of the World War II.
He leído este libro despacio, en parte porque creo que así lo requiere, pero también porque debo reconocer que en algunas ocasiones me ha costado bastante seguir al autor y captar y entender todo lo que quería mostrar. Puede que sea porque no estoy muy familiarizada con este tipo de escritos en el que abundan unas reflexiones bastante filosóficas. Aún así me ha parecido muy interesante y me ha dado mucho qué pensar, la verdad es que han habido algunas reflexiones que me han parecido especialmente acertadas y en las que yo no había recapacitado nunca. Con otras no he estado del todo de acuerdo pero también ahí está la riqueza, es un mensaje que abre la mente, que invita a reflexionar, a comparar con tus ideas y a reconstruir tu propia opinión.
Saggio incompiuto che presenta una materia complessa, ardua e mal compresa (vedi l'introduzione di Agamben), scritto in un momento cruciale della nostra storia e oggi ancora denso di riflessioni sostanziali, soprattutto nelle pagine sulla schiavitù e sulla massa.
«La massa è il nulla, è il sonno, è l'anarchica unità; è l'immagine negativa dello stato. Dalla sua infinita indifferenza sorge l'uomo e sorgono gli stati; ma ogni nascita, ogni nazione è una frattura della massa, una riduzione dell'ombra, che ne costituisce l'origine e il termine. Il suo opposto, ugualmente inesistente, l'anarchica molteplicità, l'impossibilità dello stato, è la finitezza assoluta, l'individuo astratto, la vecchiaia. La storia non è che la vicenda eterna del faticoso determinarsi della massa umana, e del suo risolversi in stato, poesia, libertà, o del suo celarsi in religione, rito, costume; e del ricrearsi continuo della massa dall'inaridire degli stati, dal cristallizzarsi delle religioni. La massa è in ciascuno di noi, nascosta in una profondità maggiore della coscienza e della memoria, perché ne costituisce il limite sacro. Nel gran corpo individuale di un popolo, è la pura materia, fuori della coscienza e della memoria storica. È massa tutto ciò che nel popolo non ha forma, e che tende oscuramente a separarsi, scindersi, e nascere, come persona e come stato. Massa non è quindi il popolo, e neanche la sua parte più bassa, la plebe; né è una determinata classe sociale — ma è la folla indeterminata, che cerca, con l'angoscia del muto, di esprimersi e di esistere». p. 126
"La propaganda è sempre religiosa, è sempre «Propaganda fide»: credere nell'idolo non è pensare, ma adorare." (p. 112)
"L'idolo statale può reggersi soltanto finché avrà di fronte a sé uno straniero: un nemico necessario, che dovrà essere continuamente espulso e continuamente ritrovato, una vittima provvidenziale." (p. 114)