Jump to ratings and reviews
Rate this book

L'isola del non arrivo: Voci da Lampedusa

Rate this book
Lampedusa è un pezzo dimenticato d’Italia, assente persino dalla cartina del meteo in TV. È una piccola isola, più vicina all’Africa che all’Europa, lunga appena sei chilometri, battuta dal vento, circondata da un mare meraviglioso e abitata da una piccola popolazione, per lo più di pescatori. Di colpo, Lampedusa balzò all’onore delle cronache nazionali una prima volta nel 1986, quando Gheddafi le lanciò contro due missili. Tornò nei telegiornali nazionali con la prima ondata migratoria, dopo la primavera araba, e poi soprattutto con la nuova ondata dei migranti provenienti dall’Africa subsahariana. Senza volerlo, Lampedusa è così diventata un simbolo: l’avamposto d’Europa, la prima meta delle masse di disperati in fuga dalla guerra e dalla fame. Il 3 ottobre 2013 avvenne la tragedia: un barcone si rovesciò a poche centinaia di metri dalla spiaggia, lasciando in mare trecentosessantotto morti accertati.
Come ha reagito la popolazione dell’isola all’enorme pressione mediatica alla quale è stata improvvisamente sottoposta? Cosa pensano i lampedusani degli immigrati? Come reagisce l’Italia che si trova davvero sulla prima linea della più tragica emergenza internazionale degli ultimi anni? Per rispondere a queste domande, Marco Aime ha parlato a lungo con gli abitanti, con le autorità e con la gente comune dell’isola. L’isola del non arrivo è il racconto di queste voci, che tracciano un ritratto complesso e plurale, dove tuttavia prevale su tutto la solidarietà tipica della gente di mare.

173 pages, Kindle Edition

Published March 29, 2018

38 people want to read

About the author

Marco Aime

81 books31 followers
Marco Aime è un antropologo e scrittore italiano, docente di antropologia culturale presso l'Università di Genova.

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
13 (44%)
4 stars
9 (31%)
3 stars
6 (20%)
2 stars
0 (0%)
1 star
1 (3%)
Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Giulia Cerutti.
20 reviews4 followers
May 19, 2020
Un racconto reale, ricco di testimonianze di un'isola crocevia che negli ultimi vent'anni è diventata la porta d'Europa per migliaia di persone che fuggono da regimi totalitari, da guerre, da povertà. Un'isola a lungo strumentalizzata di cui nessuno prima si curava, in venticinque anni entrata di prepotenza nelle cronache italiane ed europee. Ma questa non è la storia della crisi migratoria né della politica d'asilo europea e neppure della politica nostrana, è la storia di un'isola e dei suoi abitanti che si sono trovati ad essere porto e porta di speranza per una vita migliore, il primo approdo, l'isola del non arrivo, perché chi arriva ha ancora un lungo viaggio da compiere ma quando poggia piede sul molo del porto ha in realtà concluso la parte più infernale e disumana del viaggio e soprattutto può contare sulla solidarietà dei lampedusani, non tutti buoni come non tutti gli stranieri sono cattivi e criminali come alcuni politici vorrebbero farci credere, ma sicuramente caratterizzati da una particolare apertura all'accoglienza. Un libro reale, a tratti disarmante e potente per capire un po' di più quel minuscolo lembo di terra di nome Lampedusa. Da leggere anche per approcciare alla questione migratoria meno asetticamente, meno burocraticamente e in modo più umano.
Profile Image for Telarak Amuna.
224 reviews3 followers
March 30, 2023
Aime, con la sua solita sensibilità per le sfumature, con il suo sguardo antropologico fortemente obliquo e al contempo critico, sia verso la propria cultura, sia verso quella a cui è puntato, evitando così di cedere al fascino dell’altro visto come vittima di una colonizzazione politica e culturale e quindi automaticamente nel giusto, affronta la tematica della migrazione a Lampedusa. Il saggio, oltre alla piacevole scorrevolezza anche tipica dello stile divulgativo dell’autore, si contraddistingue per la sua polifonicità: Aime intervista la gente del posto e parte dalle loro parole per costruire la propria riflessione. Questa strategia permette di far emergere divergenze di posizione e ideologiche, percezioni non coincidenti del fenomeno e reazioni ad esso variabili da individuo a individuo. Se questa tipologia di discorsi socio-antropologici corre il rischio di essere troppo astratti o unitari, partire dalle voci concrete di chi ha vissuto e vive la situazione in analisi permette di radicare l’analisi alla realtà effettiva dell’isola e di accogliere all’interno del discorso tutte le sfumature tipiche della realtà. Se quindi il testo è estremamente utile per informarsi in maniera finalmente completa e obiettiva (per quanto i due termini possano essere soddisfatti) su una tematica ampliamente dibattuta dai media, il suo punto di forza maggiore è forse proprio quello di portare in risalto la mediatizzazione del fenomeno, ossia la sua polarizzazione per scopi politici, di propaganda o per altri fini (di sharing, economici, …), lasciando sotto la superficie la sua vera natura e le sue radici. È una denuncia dura, che Aime raccoglie dalle voci degli isolani e rende propria, alla politica, agli enti e a tutta quella spinta voyeuristica della società, nutrita dai media che spettacolarizzano la realtà, piuttosto che riportarla in modo neutro. Aime non trascura neanche l’aspetto storico, ripercorrendo sommariamente, ma in maniera funzionale al suo testo, la storia dell’isola e della sua colonizzazione. Ma soprattutto si concentra sull’aspetto umano: i migranti non sono numeri, non sono masse, ma sono singoli individui con una propria storia, proprie esigenze e proprie speranze. Perdendo l’anonimità delle masse, diventando in un certo senso dei nostri vicini, dei nostri conoscenti (che quindi ci interrogano personalmente), allora è possibile affrontare davvero la problematica, rimanendo equidistanti dal polo della xenofobia e da quello del politicamente corretto acritico. Il migrante è una persona in una situazione di crisi e in quanto tale andrebbe da un lato sostenuto, dall’altro non disumanizzato (nel bene e nel male); in più andrebbe affrontata la situazione di crisi, o quantomeno compresa per giudicare in maniera più precisa la situazione (evitando banalizzazioni che nascondo pensieri protezionisti quali “aiutiamoli a casa loro”). Aime costruisce quindi un racconto del dolore (perché rimane comunque una situazione tragica) che non punta a un facile effetto, bensì a un tentativo di diagnostica, da cui in futuro possa emergere una cura o più cure (non macroscopiche, di risoluzione dei problemi dell’intero continente africano, bensì microscopiche, sulla gestione ottimale di coloro che verso il nord cercano una nuova vita), alcune delle quali già suggerite nel libro.
Profile Image for Svalbard.
1,150 reviews68 followers
December 11, 2020
Lampedusa, l’isola di cui nessuno sapeva nemmeno dell’esistenza finché Gheddafi non cercò di bombardarla, producendo involontariamente un lancio turistico del tutto inatteso. E poi, in tempi più recenti, tornata all’onore delle cronache per via della questione degli sbarchi, con strumentalizzazioni allucinanti di tutte le parti politiche. E’ di questo che si parla nel libro.

Che del suo sarebbe anche bello, soprattutto quando riporta informazioni di cronaca e testimonianze di persone coinvolte nei fatti, tra cui forse qualcuna che ho anche conosciuto personalmente e le cui parole ho ritrovato (a dimostrazione che l’autore non si è inventato niente). Il problema è quando è lui a prendere la parola. Infatti infastidisce il tono terribilmente moralistico, se non a tratti proprio patetico, ben diverso da quello che ci si potrebbe aspettare da un antropologo.
Displaying 1 - 3 of 3 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.