Questo libro di Alberoni è dedicato all’amicizia, quindi a qualcosa che si presume che la maggior parte della gente comune abbia sperimentato. L’autore afferma che l’amicizia, a differenza di quanto alcuni pensano, nella società attuale esiste, anche se ammette che “il mondo degli affari è dominato dal mercato e dall’utile economico. La politica dalla competizione per il potere. In entrambi i casi c’è ben poco spazio per rapporti personali sinceri.” Dopo aver affermato che in Italia la parola amicizia “ha addirittura assunto un significato negativo, di privilegio e di raccomandazione” e definito i diversi significati del termine amicizia, nel linguaggio corrente e cioè conoscenti, solidarietà collettiva in cui “amici sono tutti coloro che stanno dalla nostra parte” come in guerra, nelle sette, nei partiti e nelle chiese; relazioni di ruolo come quelle dei soci in affari, dei politici; relazioni professionali fra colleghi di lavoro e relazioni fra vicini di casa, delinea ciò che intende per amicizia e ne descrive i caratteri fondamentali. In tutto il libro si fa un confronto continuo tra amicizia e innamoramento. Scrive “istintivamente questa parola ci fa venire in mente un sentimento sereno, limpido, fatto di fiducia, di confidenza”. L’amicizia per Alberoni nasce dall’incontro definito come “un momento in cui proviamo un forte moto di simpatia, un interesse, sentiamo un’affinità verso una persona. Se la conoscevamo già da tempo è come se la vedessimo in modo nuovo per la prima volta”. L’amicizia è una “filigrana di questi incontri” in cui “ogni incontro è diverso, scopre una strada nuova, ci apre nuove prospettive”. L’incontro è “un momento di autenticità perché è l’apparizione di un senso. È il moltiplicarsi del molteplice, dell’identità disordinata (…) È il momento in cui riconosciamo la nostra identità”. “L’amico è colui che ogni volta ci fa intravvedere la meta e che fa con noi un pezzo di cammino. Dall’incontro con l’amico mi attendo perciò sempre una rivelazione”. “Quando incontriamo un amico anche dopo anni è come se lo avessimo lasciato un momento prima”. Mette in evidenza il fatto che l’amicizia è una forma di amore caratterizzato da una forte componente etica. Nell’amicizia la massima di Kant “Agisci in modo tale da trattare l’umanità, sia nella tua persona sin che in quella di ogni altro, sempre come fine e mai semplicemente come mezzo”, e l’altra massima “agisci soltanto secondo quella massima che al tempo stesso puoi volere che diventi una legge universale” sono principi che vengono più rigorosamente messi in pratica, almeno tra gli amici nei rapporti tra loro. “L’amicizia è la rete di relazioni interpersonali che attraversa i campi di solidarietà collettiva, siano essi una coppia, un gruppo o una chiesa”. “Vista dall’interno, invece, l’amicizia è reticolare. Al centro vi sono pochi affetti profondi, rinnovati e riscoperti innumerevoli volte e che sono i pilastri del sistema”. Nel libro vengono delineati i caratteri fondamentali dell’amicizia. Gli amici si capiscono tra loro, l’amico è colui che senza imporre niente aiuta a trovare la propria strada ad andare verso la direzione giusta, è colui che resta al proprio fianco nelle situazioni di difficoltà. I rapporti di amicizia sono in genere possibili solo in situazioni di uguaglianza. Tutto il discorso sull’amicizia è inserito negli schemi sociologici elaborati da Alberoni, la distinzione tra stato nascente, istituzionale e vita quotidiana. “L’istituzione è animata da credenze ed ha una forte solidarietà. Non è però ardente come lo stato nascente”. “Il terzo stato che ho chiamato quotidiano è il prodotto dell’indebolirsi e del decomporsi dell’istituzione. È caratterizzato da una bassa solidarietà ea rapporti utilitaristici e pragmatici”. Un capitolo è dedicato all’erotismo. Il libro contiene anche digressioni su argomenti i più diversi, tra cui sulla Psicoanalisi, sul cristianesimo e sulla società in generale. Per ciò che riguarda la Psicoanalisi afferma “tutto ciò che non si presenta in forma direttamente erotica è in termini psicoanalitici prodotto o della rimozione o della sublimazione (…) Qualsiasi relazione interpersonale sia essa amore o amicizia, raggiunge la sua verità, diventa autentica solo quando svela la sua natura erotica. Questa tendenza di pensiero caratterizza soprattutto certe scuole di Psicoanalisi conne quella di W. Reich, ma è implicita in tutte (…) Anche l’amicizia eterosessuale perciò, all’inizio, ha sempre degli spunti erotici. Se questi vengono abbandonati lo psicoanalista ritiene che l’amicizia sia proprio il prodotto di quell’abbandono. Gli stessi impulsi rimossi o sublimati, sarebbero ora alla base dell’attrazione amicale. Lasciandoli liberi, l’amicizia svanirebbe per tornare all’erotismo da cui era nata”. “Non esiste un’arte dell’innamoramento o dell’amicizia. Libri come quello di Fromm sull’arte di amare sono mistificazioni come quello di Dale Carneige sull’arte di conquistare gli amici. L’amore non si apprende, è un apriori. Non si apprende neppure l’amicizia”. Sulla religione fa diverse osservazioni. “Osservando il gruppo religioso (allo stato nascente) troviamo persone toccate dalla rivelazione divina, piene di una fede ardente ed una grandissima speranza di rinnovamento. Tutti i gruppi cristiani prima e dopo la Riforma, hanno avuto inizio con l’esperienza di poter realizzare un po’ più profondamente, un po’ più autenticamente il vero messaggio del Vangelo. Vi è fratellanza, comunismo spontaneo, la gente è piena di gioia. Nella fase “istituzionale” la setta si è imposta delle norme, ha definito il proprio campo di attività, elegge in un certo modo i suoi pastori. La solidarietà non è più appassionata, fremente”. Nel terso stato, “quello della quotidianità”, “la setta esiste come struttura consuetudinaria. Nessuno vi entra per conversione. Vi fa parte la gente che nasce nella zona, che va in chiesa. Il sacerdote si occupa più di affari mondani che di Dio. Non c’è più una forte solidarietà tra gli aderenti. Si usa ancora la parola fratello, ma solo durante le funzioni religiose”. Un’altra affermazione interessante è questa: “il movimento chiede una dedizione illimitata. Nei movimenti religiosi a Dio. In quelli politici al partito, alla patria, alla rivoluzione. Questo servizio è più importante del singolo individuo, il quale nei suoi confronti non è nulla. Se c’è un conflitto tra l’individuo e la rivoluzione o la divinità, l’individuo viene spezzato. Gli amici diventano improvvisamente nemici. Faranno di tutto per convincerlo ma al di là di una certa soglia scatta l’odio, l’accusa di tradimento”. Delinea nell’ultimo capitolo il rapporto tra l’ideale eroico della carità secondo cui l’amore “deve essere incondizionato. L’amore vero ci impone di amare l’altro, qualunque cosa esso faccia, anche se è diventato un miserabile, un assassino. Che amore è un amore che si ritira se l’amato non si comporta come noi vorremmo. Il vero amico deve “amare, amare e non chiedere mai nulla”. Di fronte a sentimenti tanto sfolgoranti l’amicizia sembra una cosa da poco, meschina. E infatti tutti i grandi santi, i fondatori di religioni, i capi carismatici che hanno fatto leva sull’entusiasmo, sull’eroismo, ne hanno sempre diffidato”. Per ciò che riguarda l’ideale eroico della carità “duemila anni di storia del cristianesimo ci mostrano che la realtà è stata spesso l’opposto dei valori proclamati” (…) “Un’etica dell’eroismo oscilla sempre tra il fanatismo ed il compromesso. Se io pongo l’ideale della carità totale poi dovrò trovare mille scappatoie nella vita quotidiana. Il cattolicesimo è caratterizzato proprio da questo divario tra ideale e realtà, tra il modello astratto e praticaccia di ogni giorno. Per questo capisce poco l’amicizia che vuole meno ma non accetta compromessi. (…) Quando la moralità della carità eroica scende nel mondo, diventa connivenza, indulgenza, complicità, ipocrisia”. È presente una critica nei confronti “della più cupa morale della controriforma cattolica che teneva inchiodati col terrore i credenti perché anche se la loro vita era stata santa, bastava un peccato all’ultimo istante per essere condannati ai tormenti eterni. Bastava un nulla, una disattenzione, una debolezza, ed era finita”, definita come un estremo di crudeltà psichica.
Sulla società in generale fa diverse osservazioni. “I rapporti sociali, anche in una società pacifica e regolata minuziosamente da regole universalistiche restano intessuti di intrighi, maldicenza ed invidia. L’insincerità e la malvagità fanno parte integrante delle regole del gioco del mercato e del successo”. Riguardo all’eticità nell’amicizia invece dice che “l’amicizia non può esistere senza questa stima, non può esistere senza un reciproco comportamento morale”. Parla anche del “processo di rimozione che le strutture sociali, le istituzioni consolidate compiono nei riguardi di ciò che è vivo, irreggimentato, di ciò che cerca il nuovo ed il diverso (…) fra l’individuo e la collettività c’è tensione. L’amicizia è dalla parte dell’individuo contro la collettività (…) L’amicizia è questo ricomporre della tensione, cioè della individualità e della sua esigenza di spontaneità e di autenticità”. “Per capire l’amicizia dobbiamo fare uno sforzo e sottrarci alla mentalità del mercato e dell’organizzazione. Dobbiamo sbarazzarci di una psicologia ed una sociologia che riproducono dentro di noi quel mercato e quell’organizzazione”. “I rapporti descritti dalla sociologia economicista e organizzazionale avvengono tra attori che sanno chi sono (oppure possono saperlo). Invece la più profonda realtà umana è fatta di incontri in cui, chi si incontra non sa chi è e non sa cosa vuole. È nell’incontro che cerca ciò che è e ciò che desidera”. Interessante questa affermazione: “I momenti in cui ci facciamo dei nuovi amici sono quelli in cui siamo costretti a cambiare, a riprogettare ciò che facciamo e ciò che siamo (…) Ma è soprattutto la società nel suo complesso che cambia. Nel giro di pochi anni mutano i modi di pensare, i valori dominanti. Non sono solo le soluzioni che cambiano, ma anche i problemi. Si modificano le parole, i linguaggi. Chi continua a parlare diventa incomprensibile e ridicolo. L’impressione di stabilità deriva dal fatto che tutti, più o meno, si adattano a questa trasformazione e riescono a conservare la propria identità”. Interessante l’affermazione “non c’è nessuna conoscenza del mondo che non parta dalla fantasia. Nel momento in cui si spegne, in cui cessa la creazione dell’immaginario, scompare anche la curiosità ed è finito il sapere. Questo è vero in ogni ambito della vita. È però nell’infanzia e nell’adolescenza che si vede più chiaramente all’opera questo meccanismo del conoscere”. Interessanti anche le osservazioni sull’adolescenza.
Nell’ultimo capitolo fa un confronto tra l’amicizia ed il rapporto tra fratelli e con i genitori e conclude con una sintesi dei caratteri dell’amicizia e cioè: “Nell’amicizia la distanza tra ideale e reale deve essere breve. Nell’amicizia non possiamo proclamare una cosa e farne un’altra. I patti vanno rispettati, la fiducia meritata. L’amicizia deve essere leale, sincera, limpida. L’amico deve volere il bene dell’amico non a parole, ma concretamente. Deve essere presente nel momento del bisogno. Nell’amicizia non si può ingannare, non si può fare del male. Neppure una volta. Nell’amicizia bisogna saper vedere la virtù dell’altro e valorizzarla…”.
Come ogni libro del genere, che parla di esperienze umane e di sentimenti è difficile da riassumere e lascia un senso di vuoto, di incompletezza. L’autore non ha un’immagine schematica e riduttiva dell’uomo ma lo analizza nella sua complessità sia dal punto di vista individuale che nei rapporti sociali. Ci sono delle osservazioni molto acute ed istruttive che spesso esulano dall’argomento del libro L’autore propone praticamente un modello di rapporto positivo con il prossimo, sincero, libero, leale, alla portata di tutti. Stona e dà fastidio qualche piccola concessione al darwinismo sociale. Alberoni non è un comunista, scrive infatti che l’uguaglianza porterebbe alla guerra di ognuno contro tutti e viceversa (qui cita la Bibbia). Ogni sistema teorico soprattutto nel campo delle scienze sociali non può né racchiudere né spiegare tutta la realtà. La realtà e sempre più complessa di qualsiasi schema teorico o tipo ideale. Il libro può essere un utile punto di riferimento, ma bisogna essere consapevoli dei suoi limiti e del fatto che la realtà può essere diversa, in ogni caso e sempre più complessa, articolata, determinata dal caso e da eventi imprevedibili ed anche unici e irripetibili.