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A Dio per la parete nord

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Di Dio si parla, da qualche millennio, in molti modi, e diverse sono le sue facce. Quantomeno due: il Dio personale e avvolgente delle religioni positive e dogmatiche – l'assolata e ospitale «parete sud»; e il Dio impersonale, inconoscibile, abissale di certi mistici e filosofi – la vertiginosa «parete nord». Se un volto di Dio può mostrarsi, oggi, è plausibile che sia innanzitutto il secondo. Lo suggeriscono le pagine di questo libro luminoso, franco diario personale e al tempo stesso guida attraverso gli indizi offerti da miti, leggende e racconti. E se in Le cose come sono Hervé Clerc si è aperto una via attraverso i testi buddhisti, riuscendo a renderli accessibili, allo stesso modo qui, allargando lo sguardo a varie tradizioni religiose, con rara grazia offre un appiglio per ascendere verso la più ineffabile e nascosta delle realtà. «A Dio per la parete nord è un libro essenziale» ha scritto Emmanuel Carrère. «Uno di quei libri rari in cui ha preso forma, in una lingua limpida e amichevole, tutto quanto è e pensa un uomo». E conclude: «L'ho già letto tre volte, e lo rileggerò spesso. Perché si tratta di un libro-compagno, un libro-conversazione, un libro su cui – al pari del suo autore – si può contare per la vita».

286 pages, Kindle Edition

First published March 30, 2016

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Hervé Clerc

7 books8 followers

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Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Asclepiade.
139 reviews81 followers
May 7, 2023
Libri come questo di Clerc mettono alquanto in imbarazzo, perché non si sa bene da che parte prenderli e donde partire a parlarne; ma temo che ciò non dipenda da mia incapacità, bensì costituisca un effetto voluto dall’autore, che immagino nemico del pensiero definibile come lineare, consequenziale o razionale. Data l’allergia di Clerc per l’argomentazione, direi che argomentare contro questo frullato di Meister Eckhart, sufismo e Vedanta costituirebbe una mera perdita di tempo: non vi si riferisce, d’altronde, nulla di prettamente originale, né forse Clerc aspira punto all’originalità, essendo, a suo avviso, realtà atemporali quelle che presenta: o, se si vuole, contemporanee come l’uomo del neolitico; ma se ora cercassi di spiegare che il Nostro presenta come risposta alla crisi spirituale dell’occidente moderno una sorta di panteismo apofatico, mi ribatterebbe che sto categorizzando, che sto chiudendo l’esperienza spirituale in una gabbia di concetti, che sto facendo della metafisica: contento lui, contenti tutti. Poi però, quando chiosa la prima parte della shahada “Non c’è altro Dio che Dio” con “Non c’è altro che il reale” a me sembra che, a voler essere buoni, si stia baloccando con le parole, anche se non sono né un arabista né uno studioso dell’Islam; e forse un po’ se ne accorge lo stesso autore, quando accenna al fatto che a un certo punto si voleva convertire, appunto, all’Islam, ma poi ha cambiato idea: mi figuro che avesse capito anche lui che la sua idea dell’Islam era decisamente diversa da quella che ne hanno i musulmani in carne ed ossa, i quali dopotutto posseggono tutto il diritto di dettar legge in casa propria più del primo giornalista gallico che passi per la strada, e aversene a male se costui si costruisce un Islam fatto in casa a proprio uso e consumo. Un conto, infatti, è sciorinare irenistiche vaghezze per incantare il lettore occidentale affamato di “spiritualità” ma poco incline ad abbracciarne una solida e genuina con tutte le osservanze, i limiti e le devozioni del caso, un altro è aderire a una religione e poi pretendere di adattarla ai proprî capricci misticheggianti, sorprendendosi magari se s’incappa in qualche Torquemada in turbante che non si lascia mettere nel sacco da un qualsiasi Clerc con qualche raffica di citazioni dotte tra Socrate e Niestzsche, saggi indù e Schopenhauer, ma preferisce (comprensibilmente) risolvere le questioni di eterodossia con le maniere spicce. Ovviamente il libro garberà parecchio invece agli “occidentali” avvezzi a vivere “all’occidentale” fin che fa comodo, per poi concedersi un po’ di yoga, un po’ di meditazione Zen, un po’ di lettura di poesie sufi (in comoda traduzione), un po’ di Meister Eckhart (in comoda traduzione), un po’ di quinoa al vapore, un po’ di tè verde. Io purtroppo sono un “occidentale” di altra specie; and this is not my cup of tea.
Profile Image for Benedetta Ventrella (rienva).
228 reviews49 followers
November 8, 2018
In questo bel libro Hervé Clerc, che qualcuno conosce perché è l'amico di cui parla Emmanuel Carrere in "Il Regno", prova a spiegare quali sono le affinità concettuali tra induismo e islam: in sostanza il percepire la realtà e "dio" come unità, cosa che nel cattolicesimo non esiste. E' un libro molto bello, che può essere letto per vari motivi: io l'ho fatto per approfondire le due religioni in questione, e vi ho trovato molte storie e spunti interessanti. La scrittura è colloquiale, non banalizza ma cerca di tendere la mano al lettore e portarlo con sé in un percorso.
Profile Image for Yupa.
791 reviews128 followers
March 31, 2025
Non so quanto starei simpatico all'autore, visto che a giudicare da qualche punto del libro pare gradisca poco l'epoca contemporanea, quella fatta di scienza rigorosa ed economia consumistica. Certo, non gradisce neanche il passato dell'inquisizione, anzi, ma mostra una convinzione forte che della religione non se ne possa proprio fare a meno, e preconizza pure che il Mondo sarà presto pronto per riabbracciarla; ma, dice poi, sarà una religione diversa da quelle cui la Storia, specie da queste parti, ci ha abituati, non più quella del dio personale, con la barba e il suo trono, ma del dio abissale, senza volto, quello dei mistici, quello che lui chiama il dio "della parete nord", quella apparentemente priva di appigli per la scalata.
Ma nonostante io pensi che il metodo empirico sperimentale sia una delle migliori scoperte mai fatte dall'umanità, se non forse la più importante, a me l'autore sta comunque simpatico, ha un bell'entusiasmo, non è dogmatico, cosa questa molto importante, e quindi la sua visione della religione sarebbe forse quella che manderei giù con minor fatica.
Per scrivere questo libro si vede che ha studiato, che la sa lunga, ed è lodevole, almeno per l'impegno, il tentativo che fa di avvicinare due tradizioni che apparentemente farebbero a pugni (e fisicamente l'hanno fatto spesso e lo fanno tutt'ora): da una parte l'induismo, col suo colorato proliferare di figure divine, e dall'altra il monoteismo radicale dell'islam. Va detto che in più punti il tentativo scricchiola, specie quando cerca di mostrare in buona luce proprio l'islam, che di questi tempi sta antipatico a molti, e io, forse limitato dalla mia ignoranza in materia (o forse no), potrei anche inserirmi tra chi lo guarda con sospetto a dir poco.
Il libro, intorno a questa idea del dio abissale, del dio che è tutto e niente al contempo, ci gira intorno, e forse non potrebbe fare altrimenti, perché come si fa a parlare di qualcosa che sfugge alla parola, anzi, che sfugge a qualunque cosa? Sarà anche per questo che, di pagina in pagina, le ripetizioni sono tante e il discorso è assai disorganico, poco ordinato, fatto di continue interruzioni, riprese, divagazioni. È comunque un cavalcata affascinante, per me più quando tocca l'induismo che non l'islam, ma voltata l'ultima pagina mi ripeto che il fascino che io subisco è puramente narrativo, immaginifico, perché quando sento affermare che la realtà, nel suo fondamento, è proprio quella che avrebbero visto i mistici nei secoli, be', sento subito lo scetticismo che mi pizzica spingendomi ad allontanarmi da tanta certezza.
Certo, poi magari un giorno lontano, remoto, remotissimo, quando gli strumenti della conoscenza e della mente si saranno evoluti oltre limiti che oggi non possiamo nemmeno immaginare, allora ci sarà anche modo di indagare la sostanza più profonda del reale, e magari si scoprirà che i mistici avevano ragione. Ma sarà una coincidenza. Perché si mi dite che, oggi o in passato, quelle minuscole pallottole di materia grigia traversate da infinitesimali lampi elettrici, confinate su un pianeta trascurabile, già riuscivano a cogliere in qualche modo quel che sta alla base di un universo (o forse persino molti universi) popolati da miliardi e miliardi di galassie, be', a me vien da chiedere come questo sia possibile. Perché una cosa è dire che le cose stanno così o cosà perché "lo senti", altro è saperlo provare in una maniera condivisibile a tutti, spiegando come questa conoscenza funzioni e sia prodotta. E così alla fine si torna sempre lì, al buon vecchio metodo empirico sperimentale. Teniamocelo stretto finché è possibile.
Profile Image for Davide Orsato.
126 reviews4 followers
September 2, 2018
Carrere-wave: tanta autobiografia e gusto per l'attualità. Così, il giornalista Clerc in un libro che parla "di Dio" ci infila dentro Massoud e Charlie Hebdo. Ed è difficile accorgersi che dietro c'è una preparazione sterminata, da Sorbona sulla storia delle religioni. Affascinante la tesi, che si può riassumere così: "Dopo la morte di Dio nietszcheana, è rimasto vivo, ancora più vivo, il Dio impersonale che si può riscontrare in alcune tradizioni religiose, l'Islam sufi e l'induismo (laddove Dio e il brahman)". Stimolante l'accostamento fra due mondi che si odiano e che, secondo l'autore, dicono più o meno la stessa cosa. Qualche delusione negli ultimi capitoli, dove si tenta di difendere la tesi che in Occidente è nota come quella del "fato maomettano" e gli argomenti, prima lucidissimi, sembrano scricchiolare.
Profile Image for Elenapetulia.
191 reviews18 followers
December 30, 2018
Amo Clerc. Lo vorrei come amico. Siamo sulla stessa strada e ci incontriamo tra le pagine di ogni suo libro.
Profile Image for Mighty Aphrodite.
626 reviews61 followers
August 31, 2020
Lo stile semplice ed immediato di Clerc ci spinge a riscoprire la nostra natura più intima, spirituale, che tende inevitabilmente alla trascendenza, alla ricerca di una risposta che vada al di là di ciò che possiamo vedere con i nostri occhi mortali. Attraverso le sue parole, Clerc ci spiana la via per un viaggio interiore di sola andata dove la vita si colora di nuova vita attraverso gli insegnamenti dell'islam e dell'induismo.
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