Ben ritrovate amiche del confine, oggi sono veramente felice di parlarvi dell’ultima lettura che ha accompagnato queste prime giornate di giugno e che ho ricevuto in anteprima per potervene parlare proprio nei giorni dell’uscita italiana. Si tratta di “Invincibili come noi”, edito Garzanti e scritto da Louise Pentland, scrittrice e vlogger inglese.
La protagonista è Robin Wilde, giovane donna divorziata e madre di una splendida bimba di sei anni, Lyla, di cui si occupa in maniera quasi esclusiva. Robin adora la figlia e cerca di destreggiarsi come può tra il suo lavoro di truccatrice freelance e gli impegni da mamma, ma spesso la sua buona volontà nulla può contro la sensazione di non essere abbastanza. Vorrebbe essere come le Mamme Snob che incontra alla scuola privata di Lyla, sempre eleganti e puntuali, ma soprattutto con un marito perfetto al loro fianco. Decide allora di rimettersi in gioco scaricando un’app di incontri per conoscere finalmente l’uomo giusto che potrà rendere più facile la sua vita incasinata. Quello che all’inizio parte quasi come un gioco la spinge quindi a superare le sue insicurezze e a sperimentare nuove situazioni, collezionando spesso fallimenti e brutte figure, ma sempre mantenendo la sua spontaneità. Ma alla fine esiste davvero la vita perfetta?
Ragazze, donne, mamme e non mamme, questo romanzo è per voi, anzi per noi. Impossibile non ritrovarsi in almeno una delle tante situazioni descritte, merito anche della presenza di numerose figure femminili che fanno da contorno alla vita di Robin e Lyla. C’è Lacey, la migliore amica di Robin che sembra vivere la vita perfetta ma che fatica a rimanere incinta; Piper, lo spirito libero che colleziona uomini come francobolli; la zia Kath, quasi una madre per Robin, che la aiuta e la sostiene anche presentandosi alle sette del mattino per riordinarle la cucina; Nathalie, il capo di Robin, altrimenti detta Wonderwoman, per essere riuscita a crescere tre figli e dirigere un’agenzia di truccatori senza mai spettinarsi un capello.
Fosse un film verrebbe descritto come un cast quasi totalmente al femminile, dove gli uomini hanno ruoli marginali e di passaggio, senza nessuna cattiveria o pretesa di femminismo politico ma semplicemente perché quasi non trovano spazio nella storia.
Robin è una di noi. Fin dalle prime pagine ci sembra di conoscerla perché in un momento o l’altro della nostra vita a tutte è capitato di sentirci come lei: un casino.
È una donna appassionata e forte, anche se spesso non se ne rende conto, che si ritrova a badare da sola alla figlia dopo che il marito la lascia per un’altra. Innamorata dell’idea dell’amore e col sogno di una famiglia unita in cui crescere Lyla, l’unica ragione che la spinge ad alzarsi dal letto in quelle mattine in cui tutto sembra semplicemente troppo. Vive tutte le difficoltà di una madre single sul limite della depressione o come lo chiama lei, “Il Grande Vuoto”; quella sensazione di ansia e solitudine che spesso minaccia di sopraffarla e a cui resiste solo e unicamente per la figlia.
Robin è talmente avviluppata da tristezza e autocommiserazione che spesso non si rende neanche conto della fortuna che ha nell’essere circondata da tanto amore, in primis quello rivoltole da Lyla, che stravede per lei.
Assistiamo però a un mutamento quando decide finalmente di riemergere dalle spire della depressione e cerca di ottenere la vita perfetta che tanto ammira nelle altre donne. Con lo scorrere delle pagine ci accorgiamo che non è tutto oro quel che luccica e anche quelle che sembrano in apparenza vite perfette nascondono i mille problemi con cui ciascuna di noi deve fare i conti, prima fra tutte la sensazione (ahimè molto spesso tutta al femminile) di non essere e non fare abbastanza.
Mi sembra addirittura scontato dire a questo punto che ho amato questo libro e l’ho trovato una di quelle letture che fanno bene al cuore. Mi sono commossa e ho riso leggendo delle disavventure di Robin, che mi ricorda quasi una moderna e cresciuta Bridget Jones alle prese con l’eterna lotta con la bilancia e la moda, a cui si aggiungono solo i dubbi da madre. L’autrice riesce a conquistarci da subito con uno stile fresco e allegro, definibile quasi come un costante flusso di pensieri piuttosto che un diario. Non avendo mai letto nulla di Louise Pentland prima d’ora non ho potuto fare a meno di cercare altre pubblicazioni che sono già nella mia lista lettura.