Che delusione.
E che dolore.
Enorme. Enorme.
Fred, la mia Fred.
Ci ho scritto una testi universitaria, l'ho letta, tradotta, e ho premiato alcuni dei suoi romanzi (fra i quali l'indimenticabile "Nei boschi eterni") con cinque stelline, adorandoli.
Insomma, per me è una di quelle scrittrici per cui puoi dire "Ma sì, ormai mi fido così tanto che vado a colpo sicuro!". Una garanzia che ti spinge a comprare il libro dopo poco che esce senza attendere la biblioteca, insomma.
E invece stavolta qualcosa non ha funzionato. E nemmeno capisco bene che cosa.
Lo stile è il solito, dialoghi frequenti, ironia tagliente, e anche il nostro caro "spalatore di nuvole", Adamsberg, è preso tra le sue solite riflessioni durante innumerevoli camminate, per arrivare a risolvere un caso che ha sempre a che fare con una paura ancestrale, una fobia eterna. Qui abbiamo degli anziani che muoiono dopo il morso di un ragno all'apparenza innocuo. Manca la doppia ambientazione che di solito alterna Parigi a un paese straniero, nonostante all'apertura Adamsberg si trovi in Islanda (ma non mi pare ci ritorni, e uso il verbo "mi pare" perchè, nell'assenza di passione, potrei essermi persa qualcosa).
E quindi?
E quindi non lo so. Ma dopo le 100-150 pagine, infarcite di dialoghi, a dire il vero un po' lunghi, che ho letto senza interesse, ho capito che questa volta il feeling tra me e il romanzo non era scattato. E tutto il resto mi è parso sciapo, noioso, privo di quel brillante misto fra humour e giallo che da sempre rende i romanzi della Vargas unici e molto piacevoli.
O è "colpa" mia, e le vicende di Adamsberg iniziano a stancarmi (ma non propendo per questa ipotesi, perchè io non mi stanco mai di quello che mi piace, vedi De Giovanni e il ciclo di Ricciardi, che ho letto per intero e che leggerei all'infinito senza che il mio interesse cali un briciolo!), oppure è Fred ad essere stanca dei suoi personaggi e ad avere bisogno di cercare nuove trame e nuove storie. Ma esiste anche una terza ipotesi, la più triste e temibile. E cioè che qualcuno stia iniziando a scrivere al posto suo, un po' come sospetto da anni accada con Stephen King, i cui ultimi romanzi, infatti, non hanno nulla (ma proprio nulla!) a che vedere con i suoi capolavori stile "It" o "Shining". Eppure qui lo stile pare lo stesso. E' solo la crescente antipatia fra Adamsberg e Danglard, sempre più distanti, che non mi spiego.
Insomma, delusa, dispiaciuta e a malicuore, assegno per la prima volta due stelline a Fred. Sigh...