Vuonna 1928 ilmalaiva ”Italian” paluumatka pohjoisnavalta päättyi onnettomuuteen Huippuvuorilla. Aluksen miehistön löytämiseksi käynnistettiin historian suurin kansainvälinen pelastusoperaatio, johon otti osaa myös Roald Amundsen. Ikääntyvä naparetkeilijä lähti kehnoin varustein ja suunnitelmin uhkayritykseen, jonka oli määrä palauttaa hänen maineensa kansallissankarina.
Toisin kävi: Amundsen katosi jäljettömiin. Amundsenin pelastuslentokoneen ja sen huono-onnisen miehistön kohtalo on jäänyt arvoitukseksi. Rikoskirjailijana ja naparetkeilijänä tunnetun Monica Kristensenin tiheätunnelmainen teos raottaa arktisen mysteerin verhoa uusien todisteiden voimin.
Monica Kristensen (s. 1950) on norjalainen kirjailija, jäätikkötutkija ja naparetkeilijä. Tutkimusmatkoillaan hän on kiertänyt sekä pohjoisilla että eteläisillä napa-alueilla.
Monica Kristensen Solås er en norsk glasiolog, meteorolog, polfarer og forfatter. Hun ble født i Torsby i Sverige av svensk-norske foreldre, men familien flyttet senere til Kongsvinger.
Solås er utdannet cand.mag. med matematikk og fysikk som fag ved Universitetet i Oslo og deretter cand.real i teoretisk plasmafysikk ved Universitetet i Tromsø. I 1983 tok hun en doktorgrad med emnet antarktiske isfjell ved universitetet i Cambridge i England.
Hun har vært flere ganger både i Antarktis og i Arktis. I 1986–1987 ledet hun en ekspedisjon til Sydpolen langs Roald Amundsens gamle rute. Et av målene var også å finne Amundsens telt på Sydpolen. Dette ville kunne stilles ut under OL på Lillehammer i 1994. På grunn av uvær og storm måtte hun og kollegene snu ved 86 grader sør. Under en ny ekspedisjon i 1993, ble det gjort et nytt forsøk. Denne gangen ble teamet rammet av en tragedie da hennes nære medarbeider Jostein Helgestad falt ned i en bresprekk og omkom.
Senere har hun vakt vitenskapelig interesse gjennom sitt forskningsarbeid både i Arktis og Antarktis. I 1989 ble hun — som den første kvinne siden 1942 — tildelt Royal Geographical Societys gullmedalje (Founder's Medal), og i desember 1991 påtok hun seg å koordinere et treårig forskningsprosjekt i Antarktis.
Etter dette har hun vært leder for Værvarslingen i Nord-Norge og leder i Kings Bay AS på Svalbard. Hun var i 2004-05 generalsekretær i Redningsselskapet. Fra 1. januar 2005 er hun leder for Norsk Genressursråd.
Lasciare il Polo Sud (come letture) non è stato facile, è stata l’ultima scoperta romantica, con i cani e le slitte. Dopo, sono arrivati gli aerei e i dirigibili, le radio e le onde corte (al Nord), e letteralmente migliaia di uomini che non contavano più su abilità di sopravvivenza o di studi artici, ma solo su meccanica e conoscenze di volo. Pensavo di leggere qualcosa di approfondito su Amundsen, ma più che l’ultimo viaggio di A. poteva chiamarsi “La ricerca di Nobile ovvero dell’impossibilità di coordinare ricerche a cui partecipino più di tre stati europei e un numero imprecisato di privati” con ulteriore sottotitolo “Come l’Urss dimostra che un cervello dotato di muscoli vince su tutto” . Che senza la rompighiacci sovietica, gli facevano una bara di neve ai poveretti della tenda rossa. Iper dettagliato, supertecnico (confesso che mi sono persa nella descrizione dei tipi di idrovolanti, aerei e navi polari rompighiacci), rispettoso nel citare ogni singolo partecipante all’imponente operazione di ricerca (tranne i nomi di 6 alpini italiani, tutti gli altri sono citati, compresi i macchinisti), manca un po’, anzi quasi del tutto di spirito narrativo. Non dico Tuena (e il suo taglio onirico), ma almeno Lansing. Il focus su Amundsen è poco più che uno spunto. Sì, scandisce i capitoli, ma il vecchio orso non ha alcun fascino (per me italiana) e la tragedia di Nobile calamita tutta l’attenzione, suscitando prima simpatia e poi orrore e sdegno per la pochezza dell’allora governo italiano. Che scaricò Nobile e non fece nulla, proprio nulla, per ricercare i 6 dispersi. Anzi cercò di insabbiare e fare dimenticare al più presto. La figura di Amundsen, che adocchia il lettore nella foto posata in studio, conferma un bassissimo tasso di simpatia (doveva esserlo solo per i norvegesi - e neppure tutti); esploratore vecchio stampo, decisamente autoritario, amante dei riflettori, anche dispettoso (il suo telegramma a Scott e la citazione di Briton Losers sono momenti abbastanza odiosi), senza alcuna spinta letteraria, o scientifica. Il classico uomo solo al comando. Finché vince, tutti con lui. Quando perde trascina alla morte i compagni (e reduce dalle letture Shackeltoniane sono pochissimo ben disposta verso quelli che si immolano all’altare degli eroi morti). Pochi fanno bella figura nel libro, ma anche nella Storia, svettano tra tutti Umberto Maddalena, Viglieri, Riuse, i piloti tutti.
un gran lavoro di ricerca e di documentazione, un'infinità di fonti citate, un'ampia bibliografia, preciso, molto dettagliato. Ecco, forse un po' troppo dettagliato, confesso qualche colpo di sonno. Nell'insieme però un libro che sono contenta di aver letto, ne so un po' di più di un sacco di cose mi sono anche emozionata ogni tanto, e ho avuto modo di assistere a una bella figuraccia internazionale dell'Italia fascista.
Sono sempre rimasta affascinata da tutto ciò che cela un mistero sotto la superficie, dalle vite che finiscono in maniera nebulosa, da quello che non è netto e chiaro, ma che rimane avvolto nell’inspiegabile e nell’ambiguo. Amo tutto ciò che può dare adito a congetture, teorie, complottismi: le vite (e le morti) enigmatiche sono il mio amore segreto, letterariamente parlando. La vita di Roald Amundsen cade sicuramente in questa categoria. Amundsen è stato un esploratore polare norvegese: condusse la prima spedizione capace di raggiugere il Polo sud, sorvolò il Polo Nord e compì la prima traversata del passaggio a nord-ovest, dalla baia di Baffin allo stretto di Bering. Insomma, di viaggi avventurosi ne sapeva qualcosina. Ma ancora più avvincente è l’oscurità che avvolge la sua scomparsa, avvenuta nel 1928. Il libro di Monica Kristensen comincia narrando la spedizione polare di Umberto Nobile con il dirigibile Italia, organizzata proprio per sorvolare il Polo Nord. Il dirigibile raggiunse il Polo poco dopo la mezzanotte, ma, proprio mentre si accingeva a rientrate alle Svalbard, il maltempo mise fuori uso timone e motori, facendo schiantare il dirigibile contro il ghiaccio. Non tutto l’equipaggio sopravvisse, in realtà solo con un gruppo, dove c’era anche il capo spedizione Nobile e, soprattutto, una radio, i soccorsi riuscirono a mettersi in contatto; degli altri, quelli rimasti sul dirigibile al momento del primo impatto con il ghiaccio che colpì la gondola facendone sbalzare fuori tutti i presenti, non si seppe praticamente più nulla. La storia di Amundsen comincia qui, con la narrazione di tutte le spedizioni private e nazionali organizzate per andare in soccorso della squadra di Nobile. Quella di Amundsen in particolare fu una spedizione finanziata privatamente. L’aereo francese su cui viaggiava, il Latham, gli era stato gentilmente concesso dal governo francese, dopo che l’azienda tedesca produttrice degli idrovolanti Dornier-Wal si era rifiutata di vendergli un aereo, viste le sue finanze disastrate. La spedizione di Amundsen partì in ritardo rispetto a quelle norvegese e italiana, ma Amundsen sembrava non voler perdersi d’animo: voleva cercare di salvare Nobile, suo nemico-amico ai tempi della spedizione sul Norge, con cui assieme aveva sorvolato il Polo Nord. Il Latham su cui viaggiava con gli altri membri dell’equipaggio, però, svanì, semplicemente. Partì da Tromso la mattina del 18 Giugno e non atterrò mai più. La narrazione qui si dirama in due, raccontando da un lato l’incredibile rete di soccorsi che portò al salvataggio del gruppo di Nobile e dall’altro le ricerche (misere) che vennero attuate per trovare il Latham scomparso e i membri dell’equipaggio volati via con il dirigibile. Quello che se ne deduce è che furono praticamente abbandonati al loro destino. La storia è avvincente, serrata, lo stile dell’autrice coinvolgente, soprattutto quando Kristensen passa in rassegna tutti i ritrovamenti veri e presunti dei “pezzi” del Latham nei mari intorno alla Norvegia (in particolare 2 serbatoi). Dalle condizioni in cui vengono ritrovati pare fortemente improbabile che l’idrovolante francese sia precipitato in mare. Il mistero si infittisce ancora di più quando si racconta del ritrovamento fatto nel 1936, che solleva nuove e affascinanti ipotesi sul destino degli scomparsi, sia di Amundsen che dei naufraghi del pallone Italia: l’Università di Oxford organizzò nel 1936 una spedizione di studenti che, il 10 Aprile, mentre erano in viaggio in slitta dal Rijpfjord fino all’interno del Zorgdragerfjord e tutt’intorno alla penisola di Platen, trovarono un rudimentale accampamento, con un mucchio di sassi piramidale, alcune scatole e vecchie lattine. «In una delle scatole c’erano documenti italiani, carte di cioccolato e un grosso pezzo di tela plastificata, di quella che si usava per i palloni dei dirigibili. I due studenti fecero uno schizzo dell’accampamento e annotarono i punti in cui avevano trovato i diversi oggetti che furono poi portati alla base centrale e mostrati al capo della spedizione e agli altri partecipanti». Pare, inoltre, che all’accampamento furono ritrovati uno sci spezzato, un osso di foca e un ritaglio di giornale norvegese, biscotti e crostini di pane secchi; era anche evidente uno spiazzo quadrato, dove era stata probabilmente piantata una tenda per molto tempo. Il ritrovamento più strano fu senza dubbio quello dei crostini di pane, perché non erano tra le provviste presenti sul dirigibile Italia. Erano molto probabilmente presenti sul Latham. L’idea che piano piano prende piede è quella che il Latham, avendo una lunga autonomia, abbia cercato di raggiungere i luoghi del disastro del dirigibile e si sia imbattuto nei sopravvissuti del pallone. L’aereo, però, è sicuramente rimasto danneggiato nell’atterraggio, tanto da non essere più utilizzabile. I sopravvissuti hanno cercato di riparare i danni all’idrovolante (lo dimostrano anche i serbatoi ritrovati nei mesi successivi alla scomparsa, che portano i segni evidenti di intervento umano), senza riuscirci; sono rimasti vivi a lungo? Perché hanno lasciato l’accampamento senza lasciare indicazioni sulla direzione intrapresa? Avevano già abbandonato le speranze di essere ritrovati? Non esistono risposte a queste domande e, da una parte, la grandezza di questa storia risiede proprio in questo.
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Eine Arktis Expedition von Nobile endet in einer Katastrophe. Das Luftschiff havariert und die Expeditionsteilnehmer verharren auf dem Norpoleis und warten tagelang auf Rettung.
Die Rettung macht sich auf den Weg. Unter anderem der Südpolbezwinger Amundsen. Doch auch dieser Rettungsversuch geht schief, denn das Flugobjekt verschwindet und konnte bis heute nicht aufgefunden werden.
Ich habe ehrlich gesagt nicht verstanden, was mir dieses Buch erzählen will. Es war inhaltlich nicht wirklich eine spannende Geschichte. Empfehle ich nicht so.
Un libro molto complesso e storico che permette rivivere pienamente sulle lastre di ghiacci di Svalbard in cerchio Polare gli episodi più drammatici della storia polare. ❄️🏔️
"Alla fine del viaggio è tornato alle terre di ghiaccio, dove lo aspettavano le avventure della sua vita. Lì ha trovato una tomba ignota, sotto il cielo terso del mondo glaciale e nel fruscio d'ali dell'eternità che attraversa l'aria."
L'ultimo viaggio di Amundsen è un racconto\documentario che si concentra sulle vicende legate ad una delle missioni artiche più famose e misteriose della storia delle esplorazioni. Tutto inizia nel Maggio del 1928, quando il dirigibile Italia, di ritorno da una spedizione al Polo, si schianta sulle coste delle isole Svalbard. Parte dell'equipaggio sopravvive, tra cui lo stesso comandante, Umberto Nobile, ma le loro condizioni sono disperate. Si trovano a migliaia di chilometri da un centro abitato, hanno poco cibo, sono feriti e si trovano praticamente in un deserto di ghiaccio in balia del gelo. Sono molte le nazioni che si mobilitano per salvare quegli uomini, tra cui Italia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Francia ed Unione Sovietica. Parte una vera e propria ricerca volta alla localizzazione e al recupero dell'equipaggio dell'Italia. 1 mese dopo l'accaduto anche Roald Amundsen, famoso eroe ed esploratore artico, parte a bordo di un idrovolante francese deciso ad essere il primo a ritrovare i dispersi della spedizione. Timoroso di essere lasciato indietro dai numerosi equipaggi partiti prima di lui, e forse spinto anche dalla voglia di rivalsa nei confronti dell'ex amico Nobile, Amundsen rischia il viaggio con un prototipo e parte. Dopo la partenza l'idrovolante Latham sparisce senza lasciare traccia con a bordo Amundsen e il suo equipaggio. Monica Kristensen, meteorologa, fisica e giaciologa, è considerata come una delle più note esploratrici polari del Nord Europa. Mettendo a frutto la sua personale esperienza ci guida alla scoperta di uno dei misteri più famosi relativi alle esplorazioni artiche dei primi anni del 900. Si tratta di quella che tutti conosciamo come la missione di salvataggio di Amundsen. L'esploratore partì alla ricerca dei sopravvissuti dell'Italia, ma durante il viaggio qualcosa andò storto e non si ebbero più notizie della spedizione. La beffa maggiore fu sicuramente il fatto che, in contemporanea con la sparizione del Latham, i sopravvissuti dell'Italia furono ritrovati e recuperati dalla banchisa di ghiaccio su cui avevano trovato rifugio. Di Amundsen e del suo equipaggio però non si seppe più nulla, non vennero ritrovati oggetti, parti dell'idrovolante nè tanto meno corpi. L'unica cosa che fu recuperata qualche mese dopo fu un pezzo dell'idrovolante che in seguito venne identificato proprio come parte di un serbatoio del mezzo. In seguito furono ritrovati anche dei resti di un accampamento in una zona in cui le ricerche non si erano mai concentrate. La Kristensen ha uno stile molto scorrevole, nonostante comunque i temi trattati siano abbastanza inusuali e piuttosto specifici. Per quanto mi riguarda il tema del'esplorazione artica mi è sempre interessato molto, e ho trovato questo mix tra racconto e documentario davvero interessante e ben studiato. Si nota che a narrare la storia è una specialista del settore, è ovvio che l'autrice conosce bene l'argomento; anche perchè, come ho scoperto in seguito, ha lei stessa partecipato a numerose spedizioni sulle tracce di Amundsen. La narrazione ha un ritmo piuttosto serrato e che riesce a tenere viva l'attenzione del lettore e ad evitare che si annoi. Il libro mi è piaciuto molto, ho apprezzato in modo particolare la descrizione delle esplorazioni artiche e anche il tratteggio di questo personaggio così particolare e affascinante che ebbe un ruolo di spicco nell'esplorazione polare. Quello che viene fuori dalle descrizioni di Roald Amundsen è il ritratto di un eroe, di un uomo avvezzo ai pericoli e alla ricerca continua di quel brivido che solo i viaggi tra i suoi amati ghiacci riuscivano a dargli. Tutt'oggi il mistero resta irrisolto. Della spedizione di Amundsen non sappiamo nulla, non sappiamo che cosa accadde, se un incidente o uno sbaglio nel calcolo del viaggio. Quello che sappiamo per certo è che una spedizione di salvataggio si è trasformata in una tragedia, una tragedia che, come la stessa Kristensen precisa, ha privato del mondo dell'esplorazione polare una delle sue stelle più brillanti.
3,5 - rundet opp, fordi jeg ble positivt overrasket.
Trodde denne skulle være relativt spekulativ og dramatisk (baksideteksten bruker ordet THRILLER), i stedet er den omstendig og faktabasert, og kun et par kapiteler er viet til teorier om nøyaktig hvor/når/hvordan Amundsens møte sin kalde død. I stedet får vi servert historien om luftskipet Italia sitt havari, og om den massive redningsaksjonen som ble iverksatt for å finne dem. Amundsens lete-ekspedisjon var bare en av mange. Det passer meg utmerket, italienerne sjarmerer meg uansett mer enn Amundsen, - selv om han unektelig må ha vært en fascinerende fyr. Nest år skal jeg lese Amundsens selvbio (som gjennom hele den boka refereres til som "den utskjelte/mislykkede/uheldige selvbiografien"). Tipper den består av 60% selvskryt, 20% paranoide vrangforestillinger og 20% blodig fornærmelser av andre polarforskere. Gleder meg!
Nå skal jeg google meg fram til noen bilder hvor Amundsen faktisk har skjegg (please si at de finnes), slik at jeg kan få sneket inn denne i siste biorunde.
Kranke Geschichte. Erst die Havarie des Luftschiffes. Dann eine internationale Rettungsaktion. Eines der Rettungsflugzeuge war mit Roald und ein paar Franzosen bemannt. Sie kamen leider nie wieder zurück. Verschollen. Insgesamt hat die Rettung der Leute, die mit dem Luftschiff havariert sind, 47 Tage gedauert. Solange haben die da oben in der Ödnis auf einer Eisscholle gesessen und auf Rettung gewartet. Krank.
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Inhalt: "Verschollen im ewigen Eis - Mythos Amundsen Am 18. Juni 1928 besteigt Roald Amundsen in Tromsø ein französisches Flugboot mit Ziel Spitzbergen. Der Bezwinger des Südpols und norwegische Nationalheld macht sich auf, den Polarforscher Umberto Nobile zu retten, der mit dem Luftschiff »Italia« bei der Rückkehr vom Nordpol abgestürzt ist. Am Abend jenes Tages geht ein Funkspruch von der Latham 47 ein – es sind die letzten Lebenszeichen von Amundsen und der Crew. Bis heute fehlt von ihnen jede Spur. Was ist damals tatsächlich passiert? Ausstattung: 24 Seiten farbiger Bildteil"
Meinung: Zuerst möchte ich mich beim Bloggerportal, dem Verlag und bei der Autorin für dieses Rezensionsexemplar bedanken! Fangen wir einmal mit dem Cover an, welches aus Kopien von Originalfotos besteht. Unter anderem ist Roald Amundsen darauf zu sehen. Ich persönlich finde die Wahl des Coverdesigns perfekt für ein Sachbuch dieser Art. Kommen wir aber auch schon zum Inhalt. Da ich mich seit einer Weile durchaus für geschichtliche Ereignisse interessiere, haben mich sowohl der Titel als auch der Klappentext natürlich direkt angesprochen. Vor allem spannend fand ich das Buch ja vorneweg, da es sich hierbei um einen Fall handelt, der so gesehen bisher noch nicht aufgeklärt wurde. In dem Zusammenhang die zwei wahrscheinlichsten Theorien von einer Autorin zu lesen, die überaus fundiert arbeitet und eine Expertin ist, war wirklich toll. Auch die persönliche Ansicht der Autorin am Ende des Buches fand ich durchaus relevant. Was man natürlich auf keinen Fall beim Lesen vergessen sollte ist, dass Kristensen selbst nur Vermutungen aufstellen kann. Zwar arbeitet auch sie mit vertrauenswürdigen Quellen, die sie einem auch angibt, jedoch war sie keine direkte Augenzeugin des Geschehens. Insgesamt ist der Schreibstil für ein Sachbuch durchaus angenehm und flüssig. Natürlich weißt das Buch aufgrund des Genres nicht die einfachste Sprache auf, jedoch lässt es sich trotzdem zügig lesen und man wird schnell ins Geschehen hinein gezogen.
Fazit: Alles in allem ist es ein äußerst gutes Sachbuch, das am Ende noch Raum für eigene Spekulationen lässt, dem Leser jedoch einen möglichen Ablauf des Ganzen mit Fakten belegt vorlegt. Ich würde dieses Buch an jeden Geschichtsinteressierten definitiv weiterempfehlen!
La storia del dirigibile Italia, comandata dal generale Umberto Nobile, che nel 1928 si schiantò a nord delle Isole Svalbard. E della misteriosa fine di Roald Amundsen, leggendario esploratore polare, decollato per salvare il suo rivale e scomparso misteriosamente nel Mar Glaciale Artico.
E' una vicenda di grandissimo fascino e interesse, e mi ci sono accostato con l'aspettativa di un thriller avventuroso. Grosso errore: Monica Kristensen è (glaciologa, fisica ed esploratrice polare anch'essa) si accosta alla storia con la tigna accademica, per cui ci tiene a far sapere quanto studio c'è dietro. Cita tutto quello che può citare, entra nel dettaglio tecnico di ogni singolo velivolo utilizzato, nomina tutti i partecipanti di un lontano convegno avvenuto anni dopo la tragedia.
Il risultato è sicuramente un lavoro serio e puntuale, ma se cercate ritmo, azione e una scrittura più avvincente, forse è meglio cercare altrove.
„Amundseni viimane retk“ oli sedasorti raamat, mis alguses kuidagi vedama ei hakanud, aga mida hiljem ei saanud enam käest panna. Vahepeal tundus, et talv saab enne otsa, kui mina selle raamatu lõpetan, aga võta näpust, kliimal oli veel paar üllatust varuks.
Autor ise on küll paadunud Amundseni fänn, aga tal on õnnestunud 1928. aasta suve tormilistest sündmustest igati tõetruu pilt maalida. Krimkakirjaniku kõrvad paistavad ka mõnes peatükis välja, aga see muudab kogu loo ainult paremaks. Sara Culeddu tõlge oli täiesti viimase peal, igati asjatundlik ja nauditav.
Vahepeal nii populaarsest Amundseni surmasoovi teooriast ei jäta see raamat kivi kivi peale. Kristenseni enda teooria selle kohta, et vanal polaaruurijal õnnestus enne surma Italia vrakk üles leida, tundub mulle natuke liiga uljana, aga on väga veenvalt esitatud.
Talvehooaja kokkuvõtteks tuleb tunnistada, et poolakate Amundseni oopuse ja Buddy Levy oleks võinud rahumeeli vahele jätta; Bĕhouneki raamat oli ka selline piiri peal saavutus. Monica Kristensenil on õnnestunud neist kõigist paremini Amundseni isiksuse traagikat edasi anda. Samas, John Tolandi raamatu Amundseni peatükk oli küll lühike, aga detailide ja hinnangute osas üllatavalt täpne.
Suure hilinemisega tuli mulle meelde, et esimese lume paiku oli mul plaan hoopis üks talvine õudukas ja nimelt Dan Simmonsi „The Terror“ ette võtta. Aga eks külma ilma tuleb ka tulevikus ette.
Monica Kristensen Solås kan det hun skriver om. Hun er glasiolog og meteorolog, har vært direktør for Kings Bay i Ny-Ålesund og er polfarer selv. Hvem andre kunne skrevet denne page-turneren? Og det skyldes ikke minst at hun er forfatter av flere bøker: både sakprosa som denne, men også en tekke kriminalromaner. Det har hun brukt i dramaturgien i denne boka. Selv om alt er faktabasert med en mengde referanser så skaper hun en spenning som holder på din oppmerksomhet og pirrer deg til å lese videre. Og det er en utrolig spennende historie som hun bretter ut grundig og detaljert. Selv om boka har som hovedtema Amundsens mystiske forsvinning nær Svalbard i 1928 handler den også mye om Umberto Nobiles havari med luftskipet «Italia» som da var årsaken til at Amundsen dro ut på en lete og redningsaksjon. Detaljene rundt ettersøket etter begge mannskapene er fascinerende: her er aviasjon i sin ungdom, for ikke å si barndom. Polare strøk er fortsatt ukjent farvann for sivilisasjonen og det er midt mellom to verdenskriger med alt hva det innebærer av politiske intriger og mulige konflikter. Og det er snakk om personligheter med mye prestisje og gammeldags æresbegrep.
Det er noe av det beste jeg har lest på lang lang tid. Og selv om du sitter igjen med en større innsikt i hva som skjedde denne sommeren i ishavet nord for Svalbard, så er det fortsatt et spennende mysterium som står ubesvart. Men forfatteren serverer en forklaring som er svært interessant og som fortsetter å kverne i hodet lenge etter at du har lagt boka fra deg.
3,5 Questo libro offre un’analisi approfondita e ben documentata delle imponenti operazioni di salvataggio dell’equipaggio di Nobile, il cui dirigibile il 25 maggio 1928 perse quota e si schiantò contro il ghiaccio durante il viaggio verso le Svalbard, dopo aver sorvolato il Polo Nord. A causa dell’impatto, nove membri dell’equipaggio, tra cui lo stesso Umberto Nobile, furono sbalzati sul mare ghiacciato. Fortunatamente, poterono contare su alcune attrezzature, tra cui una ricetrasmittente, e su una scorta di cibo scagliati nello schianto. Feriti, malati e con scarse provviste, si trovarono intrappolati in un deserto di ghiaccio, lontanissimi da qualsiasi rotta o centro abitato. Degli altri cinque membri dell’equipaggio, rimasti aggrappati ai resti del dirigibile, non si ebbero più notizie e le ricerche furono presto interrotte per criticabile decisione del governo italiano. Tra coloro che presero parte alle operazioni di soccorso, c’era anche Roald Amundsen, l’eroe norvegese sopravissuto a tante imprese e per il quale questo fu l’ultimo viaggio: "Alla fine del viaggio è tornato alle terre di ghiaccio, dove lo aspettavano le avventure della sua vita. Lì ha trovato una tomba ignota, sotto il cielo terso del mondo glaciale e nel fruscio d'ali dell'eternità che attraversa l'aria." E’ stata una lettura interessante, anche se il taglio prettamente tecnico l’ha resa poco scorrevole.
Monica Kristensen, glaciologa ed esploratrice polare norvegese, é l'autrice di “L’ultimo viaggio di Amundsen” libro di genere storico e documentario, con un finale immaginativo (Un mistero artico 399-419), sempre ambientato alle Isole Svalbard, è dedicato alla sfortunata spedizione polare di Umberto Nobile con il dirigibile Italia e alle spedizioni polari ufficiali e private, che furono allestite per salvarlo, fra le quali quella di Roald Amundsen, privata e dall’esito tragico, che dà il titolo al volume.
Libro che romanza la storia della spedizione sfortunata del dirigibile Italia, guidato da Umberto Nobile alla conquista del Polo Nord e l'intervento di salvataggio del medesimo dirigibile da parte dell'esploratore polare Roald Amundsen. Nel complesso un buon libro d'avventura, molto dettagliato e forse anche troppo, data la precisione e la minuziosa ricerca di ogni singolo anedotto o testimonianza inerente alla vicenda; abbassando la soglia dell'attenzione del lettore sul romanzo.
Would give this 3.5 stars if it was possible. Book has collected all facts about the Nobile’s expedition which turned into rescue operation where Amundsen and his crew disappeared. Book reminded me of Bea Uusma’s book the expedition which was about another arctic mystery and that book was written in more personal style which I was missing here as well.
Minuzioso reportage storico-giornalistico dal disastro del dirigibile "Italia" al Polo Nord (1928), del conseguente intervento di Amundsen, delle altre spedizioni di soccorso. Il titolo è fuorviante: il libro parla di tutta la faccenda, da Nobile ad Amundsen. A tratti l'autrice si dilunga un po' troppo su particolari francamente irrilevanti. Ma se interessa l'argomento, questo è un buon libro.
1928, stanno finendo i tempi delle grandi esplorazioni del nostro pianeta. Il dirigibile Italia comandato da Umberto Nobile in viaggio verso l’inviolato polo nord si schianta sui ghiacci polari. Il leggendario Amundsen si mette tra tanti altri alla ricerca dei dispersi lasciando a sua volta la vita nel tentativo. E’ un mondo che non c’è più. I libro della Kristensen ripercorre gli eventi con tono documentaristico per illustrarci uomini, gesti e imprese ormai anch’essi dispersi. Un libro da leggere con un pizzico di nostalgia per i tempi in cui, geograficamente parlando e non solo, rimaneva ancora qualcosa da scoprire.