Gianbattista è un ragazzo fuori dal comune: fin dalla nascita non sente il dolore fisico e non prova emozioni. Orfano di madre, viene cresciuto dal padre, custode di un cimitero di campagna, che non è però in grado di educarlo ai sentimenti. Ma il ragazzo vuole imparare a conoscerli e per farlo osserva le reazioni emotive delle persone cui causa di proposito dolore, fisico e morale. Per acquisire “conoscenza” non si ferma di fronte a nulla, neanche davanti al male assoluto. Il mondo e le emozioni umane, però, si rivelano più complicati di quanto possa immaginare e Gianbattista rimane inebriato, poi stordito e infine travolto da ciò che scopre, compreso il grande amore per una ragazza. La sua crescita porta a un finale appassionato, crudele, struggente e inaspettato. Fuoco Fatuo è un romanzo romanticamente macabro che si situa all’incrocio di diversi generi letterari: nella cornice di un peculiare bildungsroman si passa dal fantastico all’horror con atmosfere surreali che ci ricordano i film di Tim Burton e Il Profumo di Patrick Süskind.
La successione degli eventi avviene in mondo ambiguo, quasi surreale: i tempi sono lenti nelle prime due parti – il romanzo infatti viene suddiviso in tre parti: INFANZIA, ADOLESCENZA, ADULTA – mentre nell’ultima veniamo trascinati in un turbinio di eventi inebrianti che fomenterà nel giovane protagonista quei famosi sentimenti che non provava: passione, amore, tenerezza, amicizia, delusione, rabbia travolgeranno totalmente Giambattista e sconvolgeranno il suo personaggio sino nel più intimo angolo del suo animo. Il finale è in parte spiazzante in parte comprensibile, ma forse l’autore poteva osare di più, poteva farcelo gustare meglio, cosi come abbiamo assaporato bene le prime due parti del romanzo; l’elemento base della storia, ossia la morte, torna in modo irruento e deleterio, trascinando con sè il protagonista e tutto il suo tetro ma sicuro mondo.
Scoprire Alberto è stato un bellissimo regalo, vinto si grazie ad uno dei tanti giveaway ai quali partecipo, ma che serberò sempre nel cuore; da subito ho rivisto nella storia sfumature di mondi paralleli e quasi spettrali, percependo nella mia pelle ogni singola parte da lui narrata, dai fili d’erba all’odore pungente dei cadaveri in decomposizione. I sentimenti che Giambattista non riusciva a comprendere e la sua inquietudine nel sentirsi diverso dal resto del mondo l’ho assimilata e fatta mia, quasi tentando invano di aiutarlo a reagire e vivere meglio la sua solitudine.