Il libro propone una storia del fascismo e di Mussolini visto da Montanelli che, da giornalista e personalita' indiscussa del panorama culturale italiano del XX secolo, ha avuto accesso a materiale, soprattutto umano, come pochi altri. Il libro e' in realta' una raccolta di pezzi scritti nel tempo; questa particolare caratteristica, simil diario, offre la possibilita' di apprezzare l'evoluzione del pensiero di Montanelli nei confronti del regime e di Mussolini nel tempo. Montanelli non ha problemi ad ammettere la sua iniziale infatuazione per il fascismo e per cio' che avrebbe potuto rappresentare. Difficile giudicare il giovane Montanelli e tanti altri giovani italiani che vissero negli anni 30 del secolo scorso con il mindset del 2019. Certo, un po' ricordano gli odierni nazionalisti e integralisti religiosi che cercano una via di rivalsa, un modo di affermarsi e un paradigma strutturato e semplificato in cui identificarsi. Il merito che va certamente riconosciuto a Montanelli e' che, come in altri suoi scritti, traspare una chiarezza di pensiero, priva della retorica e del falso senso di moralita' che accompagna gli italiani dal 1861. La stessa ipocrisia borghese che ha nascosto il fascismo sotto il tappeto nel secondo dopoguerra, lasciando Mussolini come unico caprio espiatorio di un'intera nazione. Non che non lo fosse, le sue responsabilita' sono evidenti. Ma Mussolini allora, cosi' come Berlusconi piu' recentemente rappresentava benissimo una nazione di pavidi, basata sull'apparenza piu' che sulla sostanza. Una nazione in cui l'arte di arrangiarsi prevale sempre. E che Dio ce la mandi buona!