Ci sono pagine della storia d'Italia che conosciamo ormai a memoria, e altre su cui ancora non è stata scritta la parola "fine". E poi ci sono le pagine dimenticate, relegate all'oblio perché troppo dolorose. Anche quelle, però, fanno parte del nostro passato. In questo caso, del nostro passato di "potenza coloniale". La mattina del 19 febbraio 1937, ad Addis Abeba, il viceré Rodolfo Graziani e le autorità italiane che da nove mesi governano un terzo dell'Etiopia celebrano la nascita del primo figlio maschio del principe Umberto di Savoia. Ma un gruppo d'insorti riesce a superare i controlli e, all'improvviso, otto bombe a mano seminano il caos tra quei notabili. Di fronte al bilancio — sette morti e decine di feriti, compreso lo stesso Graziani — il Duce ordina la repressione: "Tutti i civili e religiosi comunque sospetti devono essere passati per le armi". È così che si scatena uno dei massacri più ignobili della parentesi coloniale italiana: giorni di terrore, tra omicidi e saccheggi, durante i quali migliaia di innocenti vengono trucidati con sistematica brutalità. Repressione che culmina, nel maggio dello stesso anno, con l'eccidio di centinaia di monaci, preti e pellegrini cristiani della Chiesa copta, tutti disarmati, radunati nel monastero di Debra Libanos. Intanto, le Camicie nere ne approfittano per azzerare l'intellighenzia etiope, in un vero e proprio pogrom. Con precisione accademica e passo narrativo, Ian Campell ricostruisce in questo saggio una delle atrocità meno conosciute del regime fascista, analizzandone premesse e conseguenze, senza fare sconti a nessuno. Perché è venuto il momento di guardare in faccia la realtà e l'orrore di quanto accaduto, per non dimenticare né le vittime né i carnefici.
Riporto dall’epilogo del testo ... Che le radici di tale efferatezza siano attribuibili all'indottrinamento dei fascisti oppure no, resta il fatto che Gran Bretagna e Stati Uniti restarono in silenzio, e l'Italia non ha mai dovuto rispondere né delle proprie mire espansionistiche che culminarono nella Seconda guerra mondiale, né dei crimini commessi in Etiopia. La Germania, invece, fu costretta a pagare per i crimini compiuti dai nazisti. L'Italia ha dunque operato una sorta di rimozione, e non ha sottoposto a un un dibattito pubblico quei temi, a differenza del suo ex alleato di guerra. In Germania, tale dibattito avrebbe condotto allo sviluppo di una maggiore consapevolezza, all'accettazione e a un senso di responsabilità e di vergogna per gli orrori dell'Occupazione, ma in Italia non avvenne nulla di tutto ciò. ...
E, sempre dall’epilogo, questo capitoletto che dovrebbe farci ulteriormente riflettere e preoccupare
Lo spettro di Graziani Nell'agosto del 2012 in Italia è avvenuto un fatto sorprendente. Il sindaco di Affile, il paesino nei pressi di Roma in cui un giovane Graziani aveva trascorso parte della sua vita, ha realizzato con fondi pubblici un parco di mezzo ettaro alla sua memoria, con un monumento e un mausoleo. Sormontato dall'iscrizione PATRIA - ONORE a caratteri cubitali, in perfetto stile fascista, il sacrario è stato inaugurato ufficialmente davanti a una folla entusiasta di visitatori desiderosa di rendere onore all'uomo che chiamavano orgogliosamente «il figlio di Affile». A settembre e ottobre gli etiopi, i libici e i loro sostenitori hanno protestato davanti alle ambasciate italiane e alle residenze degli ambasciatori a Londra e a Washington. Anche in Italia vi è stata una reazione indignata che non si è spenta molto facilmente, sebbene siano pochi (e ciò non sorprende) gli italiani, soprattutto i più giovani, che conoscono ciò che i loro connazionali fecero in Libia e in Etiopia. Certo, questi aspetti della storia italiana moderna non sono affrontati nei manuali scolastici italiani. Ciononostante, la reazione internazionale alla notizia diffusa attraverso Internet ha suscitato un interesse più ampio da parte degli italiani. Nel novembre 2012 alcuni contestatori hanno manifestato ad Affile, lasciando scritte antifasciste sul monumento, sono stati creati dei comitati e si è tenuta una fiaccolata per protestare contro il sacrario in memoria di Graziani e per esprimere indignazione contro i propri connazionali che hanno reso onore a un uomo rienuto tra i più grandi criminali di guerra del Novecento. Il 19 febbraio 2013, durante la celebrazione ad Addis Abeba del 76° anniversario dello Yekatit 12, i Patrioti presenti alla cerimonia hanno preso una decisione sorprendente: alla cerimonia del ricordo hanno fatto seguire una dimostrazione, per rendere chiaro che, nonostante fossero dei novantenni, il loro compito non era ancora finito. Poiché avevano perso famiglia e amici nel massacro di Addis Abeba o negli orrori che seguirono, erano indignati alla notizia del sacrario a Graziani. All'ombra del monumento dello Yekatit 12, dove era iniziato l'eccidio, i bambini etiopi hanno messo in scena il massacro davanti a una grande raffigurazione della carneficina, che avevano dipinto in perfetto stile etiope. Con cartelloni in mano recanti le scritte «Abbasso i seguaci di Graziani!», «La lotta dei patrioti etiopi continua!», «La giovane generazione terrà alto l'onore dei propri antenati!» e «Chiediamo agli etiopi di resistere con noi contro il fascismo!», i Patrioti hanno raggiunto la cattedrale della Santissima Trinità, dove si sono riuniti, vicino al portale occidentale, a pochi passi dal cenotafio dei martiri dello Yekatit 12. Con un'espressione feroce, decisa e luminosa e uniformi impeccabili, hanno onorato i morti e protestato contro il sacrario a Graziani con una serie di discorsi molto toccanti (fig. 166). Nel periodo in cui questo testo è stato dato alle stampe, la «questione Affile» non è stata ancora risolta. Dopo le proteste giunte anche dai Paesi stranieri, i finanziamenti pubblici per il sacrario sono stati revocati e, nell'aprile 2013, il ministro degli Esteri etiope ha affermato che Graziani avrebbe dovuto sempre essere ritenuto responsabile di crimini di guerra, genocidio e crimini contro l'umanità. Al momento è difficile dire quale sarà l'esito di questa vicenda.* Ci si aspettava che il governo italiano esprimesse pubblicamente la propria denuncia del monumento, ma finora ciò non è avvenuto. Tuttavia è evidente che, se il nome di Guido Cortese è già stato dimenticato, non si può dire altrettanto di Rodolfo Graziani.
* A novembre del 2017, il tribunale di Tivoli ha condannato in primo grado il sindaco di Affile a una pena di otto mesi di reclusione e due assessori del Comune sono stati condannati a sei mesi di reclusione ciascuno. (N.d.T)
[EDIT 21/03/2024] Capisco ora da questo articolo dell’11/08/2012 https://roma.repubblica.it/cronaca/20... che all’inaugurazione del mausoleo da 127.000€ dedicato a Graziani c’era anche Francesco Lollobrigida ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste nel governo Meloni.
chilling book...deflates any illusions about the kinder and gentler forms of Italian fascism and its role as a colonial power in Africa (Ethiopia, Somalia, Libya). Very well documented - difficult to read because the brutality is so carefully and thoroughly documented. Highly recommended.
Stunning. For those, like me, who only had a cursory, if any, knowledge of the events described, this is an essential primer (and a warning, in current times...) Deeply researched, methodically put together and solidly thought through, despite the length of time that has passed since these events, and the shockingly few witnesses to survive them, it hopefully will serve to bring this "forgotten holocaust" out into the air, finally. Apart from the inconceivably cruel and wide-spread nature of what happened on the ground, the sting in the tale of the story is the cynical disregard and outright arrogance with which the Allies (notably Britain) refused to intervene at the time, and, worse, sought to cover it all up afterwards. Political expediency, realpolitik, is one thing, but this smacked of the same Western chauvinism which fired the Fascists' inhumanity. (Clearly, in this regard, Italy has most to answer for - still erecting monuments to the perpetrators as national heroes.)
A word on the form of the book - it feels like one giant postscript; more a management report or the findings of an expert enquiry (which, in essence it is.) So it lacks some of the coherence and readability of a superstar historian's magnum opus. But plough through to the end - only by laying out the facts (and meticulously explaining their provenance and reliability) does the author build a case for his ultimate conclusions. By all means skip to the end for this - but you would be doing a disservice to the hundreds of thousands of slaughtered innocents if you didn't go back and read through the story of why they and their future families are not here.
As an Italian, I struggled on how to rate this book. I really appreciated the well researched details. But I was appalled at what they showed. At times, it may have been too graphic, but it was appropriate to discuss the level of depravity that the facists thought appropriate.
As a student of history, it was good to get an understanding of a 20th century slaughter that was completely unknown to me.
Probabilmente una delle letture più difficili della mia vita. Una cosa da far leggere a scuola, per dissipare il vigliacco e colpevole silenzio sulla stagione coloniale italiana e magari far passare la fantasia di intitolare piazze e monumenti a Graziani e Badoglio.
L'opera è necessaria. Manca nella conoscenza generale degli italiani la consapevolezza dei crimini atroci commessi ai danni della popolazione etiope. La ricostruzione dell'eccidio è minuziosa e sconvolge la gratuità ferocia degli autori del massacro. Occorre studiare e conoscere tali fatti, spesso coperti dal silenzio degli Alleati per ragioni di piccolo cabotaggio politico.
A well-written and deeply researched account of the Italian occupation in Ethiopia. I was pleasantly surprised to find firsthand interviews from survivors, including my own grandfather’s story. I am grateful to the author for documenting these atrocities and ensuring the world remembers the devastating impact of 1930s fascism.
The author has put a lot of effort reviving history of Addis in this book. Well researched book. But I found some of the facts represented in the book are repetitive.