Si rischia di rimanere spaesati addentrandosi nel paesaggio della paura in cui ci conduce l'autore. Spaesati perché la materia è tanta, l'autore estremamente erudito, la documentazione ricca e la sua esposizione asistematica e procedente per accumulo. Bisogna farsi largo con pazienza perché un disegno coerente cominci lentamente a formarsi, sino alle conclusioni, in cui vengono finalmente tirate le fila della vasta materia trattata.
Anche perché nell'Europa dei primi secoli dell'era moderna c'era davvero paura di tutto: paura del mare, dei vicini di casa, del futuro, dei lupi, delle tasse, degli ebrei, dei vagabondi, di fantomatici rapitori di bambini. Paura di tutto. Paura soprattutto del soprannaturale: malefizî e sortilegi, spiriti dei morti, diavoli e demoni. Era un Mondo saturo di magia, come del resto è sempre stato per tutta l'umanità dai tempi delle caverne almeno sino al grande disincanto avvenuto, lento, tra XVIII e XIX secolo.
Paura del diavolo, della fine dei Tempi, dell'Anticristo, soprattutto nella cultura alta.
L'autore disseziona la geografia della paura dell'età moderna senza fare della cultura un blocco unico, ma individuando dove, nel tempo e nello spazio e nei diversi strati sociali, emergono, si sviluppano e poi si spengono le singole paure.
Perché, in Europa, all'inizio dell'età moderna, avviene qualcosa di diverso rispetto al passato. La società comincia a essere ossessionata dalla paura e si mettono così in moto dei meccanismi persecutorî, di tipo politico e giudiziario, per combattere una guerra spietato contro un male visto in agguato ovunque.
Ma rispetto ad altri autori, questo libro ha il grande merito di riuscire a individuare con rara precisione i colpevoli che portano all'istituzione dei meccanismi di cui sopra. Solitamente si parla di "crisi": ad esempio, quando si cercano le cause delle grandi cacce alle streghe, si parla di "reazione a una crisi". Spiegazione insoddisfacente perché vaga, troppo vaga.
L'autore del libro in questione, invece, elenca la lista degli elementi che scossero la società, ormai in disfacimento, del Medioevo: dapprima la Peste Nera, e tutte le epidemie che vennero in seguito; e poi il Grande Scisma; l'avanzata apparentemente inarrestabile dei Turchi; la diffusione sempre più intensa delle eresie; l'avvento di Riforma e Controriforma e le sanguinose guerre di religione che seguirono.
Tutti eventi catastrofici che, secondo la mentalità del tempo, non potevano essere fortuiti: dietro di essi agiva la mano di un Dio vendicatore e terribile o, peggio ancora, quella di Satana, che non poteva non avere alleati tra il popolo; ecco quindi irrompere sulla scena la strega e lo stregone, individuati spesso nei residui di paganesimo che, ancora nella prima età moderna, sopravvivevano tra campagne e montagne, che dovevano essere cancellati.
È così che, finalmente, la caccia alle streghe trova una sua spiegazione. Troppo spesso analizzata come fenomeno isolato, se ne chiarisce la genesi e il decorso in un più ampio meccanismo persecutorio dai molti volti, quello della lotta contro le eresie, contro gli ebrei (soprattutto i convertiti, visti come sospetti di apostasia), contro gli untori che portavano le epidemie, e così via.
Una lettura impegnativa, che richiede pazienza con le sue seicento pagine e che tuttavia ripaga ampiamente. È con libri del genere che si può dire che il passato illumini il presente. L'autore ci conduce in un'epoca ossessionata da un complotto a spese della cristianità, complotto per fermare il quale ogni mezzo politico e giudiziario non era mai sufficiente. La mente corre allora ad altre grandi persecuzioni, quelle novecentesche, le persecuzioni razziali, politiche o quelle a spese delle minoranze e "devianze" sessuali, e altre ancora. Persecuzioni del XX secolo che ancora attendono un loro cronachista che abbia uno sguardo ampio come quello del nostro autore, che trovi una chiave di lettura e comprensione generale.