Alice: Come primo racconto sicuramente l'ideale, il più d'effetto. Ti lascia con l'amaro in bocca quando capisci che non proseguirà oltre,ma ti fa divertire per le poche e chiare informazioni di cui hai bisogno: in questo libro nulla ha un senso canonico, niente è come siamo abituati a conoscerlo. Vedremo come proseguirà.
I rulli di legno: punti di contatto con il primo racconto quasi non ce ne sono. Rimane l'atmosfera di surrealtà presente già in precedenza, l'autore gioca con il tempo come se fosse un qualcosa che si può piegare a suo piacimento, il futuro che diventa passato e viceversa. Interessante, ma a tratti troppo dettagliato per essere un racconto. Racconto lungo, decisamente.
Sanguine: Terzo racconto e forse finora quello che mi ha convinta di più. Punti di contatto con il primo racconto, nessuno, mentre con quello precedente sicuramente torna il fuoco e gli incendi che fanno da sfondo ad entrambe le vicende. Anche qui ci troviamo in una situazione paradossale, quasi magica ed esoterica, anche se non ho trovato la classica morale che mi sarei aspettata dal binomio bello/brutto. Si passa dalla dimensione temporale ad una dimensione soggettiva, anche un po' egoista, dei protagonisti. Di questo racconto avrei voluto leggerne di più, avrei letto volentieri un romanzo lungo.
La rivoluzione permanente: il racconto che mi ha convinto meno di tutti, quello che ho trovato più difficile da seguire ed anche il più lontano da me. Siamo tornati ora ad occuparci delle altre possibili realtà, come nel primo racconto, in un continuo mescolarsi di realtà e sogno, fino a perdere di vista quale sia il punto zero da cui siamo partiti. Non so, l'ho trovato un po' confusionario, ma forse era quello l'obiettivo.
L'esistenza degli extraterrestri: il quinto racconto è, insieme al precedente, quello che mi è piaciuto di meno. Il più difficile da comprendere a fondo, per me che non credo quasi in nulla. Siamo in un mondo particolarmente fantascientifico, ma con una critica dura alle credenze delle società attuali. Forse qui c'è tutta la filosofia propria dell'autore, che ha dato sfoggio di un ragionamento astratto notevole. Si salva solamente sul finale, che spiazza un po'.
Emisferi: penultimo racconto e ancora non ho trovato un collegamento con i precedenti, spero nell'ultimo. Questo racconto, forse più breve degli altri, è tra quelli che ho preferito. Mi piace questa sensazione di mondo futuro e post-apocalittico che ti costringe a pensare a che fine farai, a chiederti in cosa credi, ad affrontare il silenzio. Mi ha convinto, più degli altri, ma l'ho trovato totalmente slegato dai precedenti, se non per le sensazioni che suscita.
L'ultimo racconto, il più lungo, quello che speravo tirasse le fila del discorso e unisse tutti i precedenti, si è rivelato noioso e ridondante oltre che inutilmente prolisso. E non ha congiunto i punti. Forse questo libro non appartiene alla categoria di quelli che mi piace leggere, ma l'ho trovato parecchio noioso, salvando solamente due o tre racconti.