Otto anni di Obama non hanno intaccato la crescente polarizzazione politica e sociale, ora l’amministrazione Trump vuole eliminare le paure dei bianchi sulla pelle di migranti, musulmani, donne, neri e coloro che non “meritano di vivere il sogno americano”. In questo passaggio critico è fondamentale indagare il rapporto tra le esperienze di base e la loro produzione culturale, capire quali percorsi si stanno sviluppando nella ricerca di un nuovo immaginario black. Stand 4 what è un viaggio nelle contraddizioni causate dalle politiche neoconservatrici, una riflessione sui movimenti radicali delle periferie e della provincia americana. A partire da Black Lives Matter, un fronte dissidente formato da giovani e sostenuto da una scena di artisti riscopre nel rap l’arma più potente. Una raccolta di saggi e interviste ai protagonisti della scena hip hop: Common, Kendrick Lamar, Beyoncé, T.I., Nick Cannon, Childish Gambino, JayZ e molti altri.
U-net è lo pseudonimo con il quale firma Giovanni Pipitone, studioso di cultura hip-hop e afroamericana in generale ma Stand 4 What non è un libro sul rap/hip hop; è piuttosto un saggio di attualità o “politico” come dice l’autore, tra l’altro aggiornatissimo. Parte da un dato di fatto, vale a dire che negli ultimi anni e soprattutto negli USA abbiamo assistito ad un rinascimento della cultura Black in tutti i settori artistici: nel cinema (Moonlight, Il diritto di contare, Black Panther per citarne alcuni), nella letteratura (Paul Beatty, Colson Whitehead, Ta-Nehisi Coates…) nella musica (basta citare il rapper Kendrick Lamar vincitore di un premio Pulitzer ma non solo). Alla base di questa copiosa produzione culturale, di questa “urgenza” espressiva non c’è purtroppo solo un “effetto Obama” in positivo, c’è anche piuttosto un inasprirsi delle condizioni di vita degli Afroamericani, nonostante Obama e per non parlare di Trump.
Attraverso un collage di brevi saggi, interviste, articoli e testimonianze (molti dei quali di prima mano) l’autore ci racconta cosa sta succedendo negli Usa a partire dal secondo mandato Obama, ci spiega perché Obama per la popolazione Afroamericana è stato solo un’illusione; tenta di spiegare come si è arrivati all’elezione di Trump, come costui sostiene le violenze da parte della polizia e dei suprematisti bianchi. Parla delle periferie, dei ghetti, delle conseguenze delle politiche volte alla gentryfication dei quartieri delle città. Ampio spazio viene dato al movimento Black Lives Matter e di come questo coinvolge attivamente molti artisti, molti musicisti che ne diventano testimonial citandolo nelle loro produzioni (es. Spike Lee), di come si sta muovendo in difesa non solo delle questioni razziali ma anche dei diritti Lgbt e delle sue potenzialità anche sul piano politico.
E poi certo, parla di artisti del panorama hip-hop e dei loro contributi aiutandoci ad interpretare canzoni, video musicali, (non sempre alla portata di chi non mastica il linguaggio – anche visivo – della cultura hip-hop). Molti di loro si espongono in maniera molto decisa, siano essi artisti minori o stelle mainstream come Jay-Z e Beyoncé e attraverso un percorso, che diventa quasi una guida all’ascolto commentata, tra vari artisti ci mostra una presa di coscienza collettiva, ci fa vedere come questa comunità artistica sta reagendo, come sta cercando di sensibilizzare la propria gente, come sta cercando di organizzarsi di fronte alle elezioni mid-term, guardando già alla scadenza del mandato Trump.
Pur non essendo assolutamente una conoscitrice del mondo hip-hop, per quanto appassionata fan di Lamar, ho apprezzato moltissimo questo testo perché ha messo insieme tutto ciò che io, da lettrice infatuata della letteratura Afroamericana vecchia e nuova e musicalmente curiosa, avevo finora solo intuito inseguendo suggestioni letterarie, musicali ecc. ecc.
analisi attenta sul movimento dei diritti civili dal 2016 e che potrebbe tornare tremendamente attuale. da l'ennesima riprova sulla forza dei social e tutto il movimento che ne viene fuori dalla coesione dei vari movimenti