Quark è una parola usata nella fisica delle particelle, una stramba parola dal suono di papera che James Joyce usò spesso per rivolgersi alla figlia schizofrenica. Quando Silvana si ammala di quello che gli psichiatri definiscono genericamente “psicosi”, sua figlia Simona e il genero Maurizio, per evitare di impazzire anche loro, la utilizzano come via di fuga per troncare i deliri paranoici della donna. Perché una malattia mentale coinvolge a tal punto la famiglia del malato da rischiare di portarsi appresso tutti, come mobili da giardino dopo un uragano: dal cane al gatto, dal marito ai figli, dai vicini di casa al genero. Tutti sull’orlo del baratro, dal quale Maurizio ci racconta, con disincantata ironia, di una famiglia che si stringe attorno alla suocera, di una figlia ritrovata, di un padre egoista e di una sorella ego-riferita, tra speranze di guarigione, ricoveri coatti, scene surreali e una folle via crucis in cerca di una struttura idonea che aiuti tutta la famiglia.
Il libro racconta , con sguardo ironico ma affettuoso , lo spaesamento di una famiglia a fronte della malattia mentale di una congiunta. Nella prima parte l’euforia dell’io narrante, che reagisce al dolore con l’apparente “contro-follia” del sarcasmo, non basta a reggere una storia meritevole di maggior delicatezza, ma , a partire dal racconto del t.s.o. della suocera l’autore abbandona finalmente il registro artificioso e il romanzo ne trae beneficio. due stelle e mezzo. Sarebbero tre se un editor illuminato avesse depennato qualche grossolanità spacciata per sense of humour.