Individui sono i corpi e le persone che incontriamo nel mondo in cui viviamo. In questo libro, di P. F. Strawson, essi sono analizzati secondo il criterio della metafisica descrittiva, cioè nello spazio intermedio fra l’esperienza del mondo e le sue teorizzazioni scientifiche. L’autore parte dall’analisi delle pratiche linguistiche degli individui per giungere alle loro condizioni ontologiche di possibilità. Individui rappresenta un testo fondamentale, non solo nella produzione filosofica di Strawson, ma anche nella filosofia analitica del Novecento.
Sir Peter Frederick Strawson FBA was an English philosopher. He was the Waynflete Professor of Metaphysical Philosophy at the University of Oxford (Magdalen College) from 1968 to 1987. Before that he was appointed as a college lecturer at University College, Oxford in 1947 and became a tutorial fellow the following year until 1968. On his retirement in 1987, he returned to the college and continued working there until shortly before his passing.
Many disagree with me but this book has always been grossly overlooked. In Individuals Strawson suggests a new metaphysical approach that still isn’t taken to its full potentials. The reason behind this is, of course, the lack of enthusiasm towards Kantian worldview among analytic philosopher but then that’s exactly where Strawson’s model could flourish the most: see if descriptive metaphysics works without Kantian assumptions. You might say then that’s not Strawson’s “descriptive metaphysics” anymore... Sure! So, what?
Il testo analizza il concetto di individuo: che cosa permette all'essere umano di indicare questa cosa e proprio questa?
Utilizzando il linguaggio della filosofia analitica (rigoroso, lento, logico, asciutto) il testo mostra come la base di ogni individuazione sia la materialità, cioè l'essere soggetto allo spazio e al tempo. Tutti gli altri tipi di riferimento dipendono dai riferimenti materiali. Anche il concetto di persona è primitivo: non dipende da altri tipi di individuazione, poiché il concetto di persona (in quanto soggetto che pensa) è alla base del concetto di riferimento stesso: ci si riferisce a qualcosa perché qualcuno fa un riferimento che deve essere compreso da un'altra persona che ascolta.
Successivamente, S. analizza la grammatica della lingua, partendo dalla struttura di base della proposizione: soggetto-predicato. Al di là di tutte le posizioni grammaticali, tale struttura si genera in questo modo: i soggetti rappresentano i particolari, cioè individui identificabili in un qui e ora, mentre i predicati sono universali. I soggetti sono completi, cioè esistono di per sé, mentre i predicati sono incompleti (in grammatica, ad esempio, se usiamo un verbo, percepiamo il bisogno di un soggetto, di un complemento oggetto o di un altro tipo di complemento che definisca meglio il contesto in cui si svolge l'azione). Inoltre, i particolari suppongono degli universali, cioè delle caratteristiche che sono capaci di raggrupparli in insiemi più vasti. La somma di più caratteristiche definisce l'individuo.
Anche i tempi e i luoghi, gli elementi che definiscono il qui e l'ora degli individui, quando vengono essi stessi individualizzati, dipendono dai particolari: un certo luogo diventa individuo se in esso è riconoscibile un particolare che permette di individuarlo (una casa, una montagna, un parco). Lo stesso vale per un tempo: quel tempo può essere individuato se è legato un particolare.
Infine, S. mostra come il concetto di esistenza dipenda dai particolari: solo di un particolare ha senso dire se esiste o meno; e il concetto di esistenza indica, semplicemente, se di un particolare si può dire se esso sia individuabile o meno.
Una lettura per gli amanti della logica, della grammatica e della filosofia analitica. Non soddisfa il gusto di un pubblico più vasto, che ama pensare senza addentrarsi in discorsi troppo tecnici.
Phenomenologically, this book happened *to* me, like getting swept under a tide. Read the first half in a reading group, the second half (foolishly, valiantly) alone and later realized that even the Stanford encyclopedia is like "jk don't read the second half". Very confused about the last bit on existence; over the mind-body problem (intractable) but an interesting connection to personhood as a primitive concept; if you like weird thought experiments (no-space worlds; language without particulars), go for it I guess.