Sono più eroici e folli i protagonisti dei racconti di questa antologia o chi li ha scritti? Questa è una domanda che mi sono posto più di una volta mentre leggevo Thanatolia, e la risposta è semplice: sono molto più eroici e folli Forlani e Davia ad averla ideata, e Longo, Henriet, Atzori, Mortellaro e tutti gli altri ad aver risposto alla crociata. Scrivere buon fantasy in Italia, infatti, non è impresa da poco, e tutti loro potrebbero affrontare le trappole e le aberrazioni sepolte nel continente-cimitero di Thanatolia con la stessa spocchia di Conan davanti a quel bastardello di Yara. Thanatolia non è, tra l’altro, quel che gli aedi definirebbero un locus amenus. A nessuno piacerebbe vivere (e morire) in un Necrontinente dove esistono solo due metropoli, mentre il resto del territorio è un ininterrotto susseguirsi di deserti, sarcofaghi ammuffiti, cataste di ossa e mausolei. Specie se si tratta, al contrario di quel che si potrebbe immaginare, di sudari che pullulano di vita…
Armatevi, lettori, di coraggio e spada, e forse nemmeno vi basteranno per superare indenni le notti di Thanatolia. Che dire, davvero davvero una bomba questa antologia di racconti, che ho amato veramente alla follia. Estremamente corali nonostante ovviamente di autori diversi, i racconti tengono tutti un livello altissimo di qualità e pathos, con l'atmosfera dell'ambientazione che viene resa splendidamente vivida, e le storie che compongono l'antologia sono tutte un tassello di un mosaico che consegna al lettore l'immagine di un regno dove la morte è viva, in ogni sua forma e terrore, e cammina senza timore alla luce del sole così come fiera lo fa nel suo regno, la notte. Straconsigliato!!
Senza infamia e senza lode. Inizio però a credere di avere un problema nell'entrare in sintonia con personaggi di trame fantasy con un arco di vita di poche pagine. Senza dubbio Thanatolia ha il pregio di avere un'ambientazione omogenea, quindi luoghi e personalità ritornano spesso, facilitando l'immersione. È un mondo intrigante che meriterebbe un romanzo vero e proprio, anziché una serie di racconti che, a lungo andare, il denominatore comune rende un po' ripetitivi. I racconti. Come accade spesso, il primo è quello che mi ha colpito di più, per stile, per ritmo, per linguaggio. Poi però tutto si appiana e si torna a narrazioni più classiche, fino all'ultimo episodio, il più lungo, ricchissimo in lessico inconsueto - quindi molto utile per chi, come me, è sempre a caccia di parole sconosciute - ma dall'azione poco incalzante che, nel mio caso, ha spostato l'attenzione più sul linguaggio usato che sulla storia in sé.
Non posso dire che mi abbia deluso, l'ho comunque letto con piacere, interesse e curiosità. Peccato che fossero solo racconti.
Piccola nota negativa riguardo l'editing: l'edizione è zeppa di errori.
Se ho comprato Thanatolia è perché, prevedibilmente, mi attirava l'ambientazione macabra ed esotica posta in condivisione fra una buona decina di autori: ero proprio curioso di vedere aspetti diversi di un medesimo mondo messi in scena da penne diverse. Ancora una volta però Watson Edizioni ha accettato tutta una serie di testi i-m-b-a-r-a-z-z-a-n-t-i che sarebbero dovuti essere riscritti da capo almeno una volta o due, e dei rimanenti un po' troppi giocano fin troppo sul sicuro e mettono in campo un saccheggiatore di tombe a caso che va a lavorare: solo in pochi si azzardano a farci vedere la società che ai cacciatori di tesori ci gira attorno (e quei pochi sono piuttosto validi). Rapporto qualità-prezzo insufficiente, per parte mia, e non credo che darò altre chance alla collana fantasy della Watson.
Pro: Setting molto caratterizzato, sporco e grottesco.
Contro: Senza togliere nulla ad ogni racconto singolo, alla lunga sono tutti molto simili e danno l'idea di non far partire mai il libro. Ogni poche pagine si trova una breve intro di Thanatolia, un gruppo di avventurieri, una Necropoli da saccheggiare e morti da ammazzare, il setting merita un racconto di più ampio respiro.