Se tutti i socialisti, all'ebica della Marcia su Roma, avissiro agito come stanno ora facenno i fratelli Sacco, mai il fascismo sarebbi acchianato al potiri
“Questa storia assolutamente autentica l’ho potuta scrivere solo perché Giovanni Sacco, uno dei sei figli di Girolamo, m’ha invitato a raccontare le vicende della sua famiglia fornendomi documenti ufficiali, scritti familiari, e anche gli atti del processo. [….]"
C'è veramente il sapore di western di cose nostre in questa vicenda che investì la famiglia siciliana dei Sacco durate i primi anni del secolo scorso, un'onesta famiglia che creò la propria fortuna con la fatica ma decretò la propria sfortuna con il non piegarsi di fronte ad una realtà mafiosa sottaciuta e accettata dai più come normale e a volte esaltata.
Non si trattò di un gesto di eroismo, il loro, semplicemente reagirono alle sopraffazioni di chi li voleva controllare attraverso il pizzo. Un gesto, però, che ebbe come conseguenza quella di catapultarli verso una scelta obbligata, la latitanza, grazie anche e soprattutto all'inefficienza delle forze dell'ordine del loro paese, incapaci di rappresentare un solido fronte di giustizia aggrappandosi a prove e indizi traballanti.
Se si aggiunge il fatto che i Sacco furono dichiaratamente socialisti in anni in cui il fascismo prese il sopravvento in Italia, conviene meditare sulle implicazioni del termine Banditismo affibbiato loro.
Fu gente che rifiutava la violenza e l'illegalità, ed è buffo come, proprio per aver contrastato la mafia, i Sacco vennero perseguitati dalla giustizia e dallo stesso fascismo - il Prefetto di Ferro Cesare Mori, a metà degli anni 20, fu incaricato da Mussolini di andare in Sicilia per sconfiggere la Mafia, appunto.
Nero mangia Rosso.
Per dirla alla Arbore: Meditate, gente, meditate.